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Ma come le fanno le pubblicità? La campagna Aston Martin

È passato un bel po’ di tempo dall’ultima volta che ho parlato di pubblicità. È ora di rimediare.

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L’ad qui sopra è della Aston Martin. Avete cinque minuti di tempo per indovinare di cosa parla.

 

 

 

 

Automobili usate. Facile, no? Non importa che nell’immagine non ci sia nemmeno l’ombra di un’auto e che chi non conosce l’azienda può non avere la minima idea di quello che fanno (auto di lusso); chiunque, dopo aver visto questa meraviglia su un cartellone stradale, parcheggerebbe in doppia fila per tirar fuori lo smartphone e googlare il nome, no? Mmm, forse no. Personalmente, io credevo che si trattasse di una pubblicità di cucine usate.

Questo è soltanto uno dei gravi problemi di questa pubblicità (e no, non sto parlando e non voglio parlare di sessismo. Qui si fanno discorsi tecnici. Se volete farne di altro genere, fateli altrove). Il secondo è l’assenza di una qualsiasi reason why, cioè di una motivazione per cui il destinatario del messaggio dovrebbe acquistare il prodotto reclamizzato… cosa difficile, del resto, quando non si sa nemmeno qual è il prodotto in questione.

Sherlock Holmes movie image

No shit.

Terzo e ultimo errore grave dell’agenzia pubblicitaria è la scelta del doppio senso a tema sessuale. In primo luogo, l’uso del sesso (in particolare delle donne poco vestite) in pubblicità è talmente diffuso che, ormai, annoia; in secondo luogo, le signorine discinte interessano solo una fetta dei potenziali acquirenti (uomini etero- e bisessuali, donne omo- e bisessuali e alcuni transessuali) che immagino sia intorno alla metà. Ma tanto, di questi tempi, le vendite vanno benissimo e ci si può permettere di escludere buona parte della clientela dai messaggi, no?

La battuta a sfondo erotico è anche carina (in senso puramente intellettuale; non mi pronuncio sul fatto se sia “sessista” o meno, non mi interessa), ma è tutto ciò su cui si basa l’ad. Ok, a parte un discreto paio di natiche.  Mancano un riferimento al prodotto e un motivo per acquistarlo, nonché quel minimo di fantasia necessario a sfruttare, in pubblicità, qualcosa di diverso da una donna seminuda. Siamo nel 2013 e sarebbe anche ora di vedere qualcosa di nuovo, invece dei soliti espedienti delle agenzie per far pagare fior di quattrini ai clienti. Poi ci si lamenta che questi ultimi preferiscono far realizzare gli ad a personale interno che non ha le competenze necessarie; ma tanto, se chi le dovrebbe avere le usa in questo modo…

In compenso, noi qui non facciamo pubblicità, dunque possiamo postare Salma Hayek

In compenso, noi qui non facciamo pubblicità, dunque possiamo postare Salma Hayek

 

P.S. Sì, lo so che vi ho promesso altri articoli. Mea culpa.

 
10 commenti

Pubblicato da su 27/03/2013 in Pubblicità

 

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Ma come li fanno gli spot pubblicitari?

Di solito guardo la televisione solo alle ore di pranzo e cena, quando ci sono i telegiornali: del 90% dei programmi non mi importa un fico secco e per quanto riguarda film e telefilm, ho un sacco di roba migliore a disposizione fra YouTube, streaming e P2P. Per questo capita spesso che non sia molto aggiornato sulle pubblicità, come nel caso di quella del Campari Soda: hanno cominciato a trasmetterla a marzo, ma l’ho vista per la prima volta solo oggi.

Come sanno anche le piastrelle del bagno, ogni pubblicità deve avere una reason why, ossia dare allo spettatore una buona ragione per acquistare il prodotto o il servizio reclamizzato. Guardando lo spot del Campari Soda, a me sembra che il messaggio sia: “Questo prodotto vi fa rinunciare ai vostri sogni in cambio di incontri con uomini al bar.” Non proprio una prospettiva attraente, eh?

Certo, lo so che con ogni probabilità gli autori dello spot non intendevano dire questo (altrimenti sarebbero da ricovero coatto). Peccato che il “vero” messaggio, se c’è, sia sepolto dall’impressione negativa trasmessa dallo spot, peraltro accentuata dalla grafica: la vita della ragazza “prima” dell’incontro è un mondo di suoni e colori, mentre quest’ultimo si svolge in un banalissimo bar dalle pareti di un grigio-argento desolante.

Detto questo, lo spot del Campari è mille volte meglio di quello estivo della Beck’s, che diceva “bevete Beck’s perché Beck’s ha il vetro verde” ed era condito da una grafica alla organo genitale del canis canis. Il funerale del copywriting si terrà il giorno x alle ore xx.xx, presso…

Questa campagna è talmente obbrobriosa che non sono riuscito a trovare il video. Pigliatevi il manifesto

Perché una persona dovrebbe bere Campari o Beck’s dopo aver visto queste pubblicità? Spot e manifesto non trasmettono alcun messaggio, né razionale né emotivo, da questo punto di vista. Lo spettatore, non trovandolo, si sente preso in giro. Certo, apparire con un brutto spot è peggio che non apparire affatto… ma affidare la realizzazione a copywriter decenti non si poteva?

Questa gente lavora. Io no. “^_^

 
14 commenti

Pubblicato da su 09/10/2011 in Lavoro, Pubblicità

 

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