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Archivio mensile:dicembre 2010

Consigli per gli acquisti: crema rigenerante per le mani Eucerin

Con questo post inauguro una nuova categoria: i “consigli per gli acquisti”, ovvero segnalazioni di prodotti che ho provato di persona e trovato utili. Spero che questi articoli aiutino altri a risolvere problemi come quello di cui vado a raccontare. :)

Saranno ormai otto anni che, tutti gli inverni, mi vengono le Stimmate: col freddo la pelle delle mie mani si secca e si spacca, sopratutto sulle nocche, provocandomi un forte prurito, dolore e sanguinamento (più antiestetico che pericoloso, ma di certo non è piacevole). In tutto questo tempo ho provato parecchie creme, ma il loro effetto era quasi esclusivamente palliativo: attenuavano i sintomi, ma il problema rimaneva e si ripresentava puntualmente ogni inverno. Credo sia una questione di ereditarietà: anche mio padre, infatti, ne soffre.

Di recente ho cominciato a usare una nuova crema, il cui nome completo è Eucerin CREMA RIGENERANTE MANI 5% UREA, che contiene – indovinate un po’? – il 5% di urea; quella che uso io contiene anche lattato. Gli effetti sono eccezionali: non solo le ferite si rimarginano rapidamente (togliendomi, purtroppo, la possibilità di creare un bussiness a la Padre Pio, ma vabbeh), ma la pelle mi sembra meno vulnerabile al freddo (posso togliermi i guanti per allacciarmi una scarpa e, una volta tornato a casa, non trovare nuovi tagli; prima, questo non era affatto garantito). Devo ancora osservare l’effetto di un uso prolungato, ma finora il prodotto mi sembra ottimo.

Una confezione della crema che uso; questa variante ha il 10% di urea invece che il 5%. Non so cosa cambi :P

Un flacone di crema da 75 ml costa intorno ai 10 euro; visto che è sufficiente usarne molto poca, almeno per me, per coprire il dorso della mano, le dita e gli spazi fra esse (non usate mai troppa crema: non viene assorbita e va solo sprecata), il prezzo è decisamente conveniente. Purtroppo il prodotto non si trova nei supermercati, a quanto mi dicono; bisogna comprarlo in farmacia, anche se non occorre ricetta.

Consiglio a tutti quelli che hanno i miei stessi problemi di usare questa crema: funziona! :D

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Pubblicato da su 20/12/2010 in Consigli per gli acquisti

 

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Perché i giovani sono imbecilli

Tempo fa, mia madre ebbe modo di parlare con la direttrice di una rete televisiva locale. Nel corso della discussione venne fuori il mio nome (per chi non lo sapesse, vorrei diventare giornalista). La signora, gentilmente, si disse disposta a prendermi come aiuto per seguire l’economia locale, posto che:

1) fossi pronto a lavorare gratis, perché (testuali parole riferitemi da mia madre) “finché ci sono gli stagisti che fanno 14 ore al giorno senza prendere un euro, non mi lasciano assumere nessuno”;

2) tenessi nascosto il fatto che sono figlio di mia madre, che per lungo tempo è stata esponente di un partito avverso all’editore della televisione.

Ora, il punto 2) è comprensibile, anche se riferire una tale meschinità mi imbarazza non poco. Ma il vero dramma è il punto 1). Come possono i giovani pretendere un futuro, se poi, da bravi coglioni, lavorano gratis inseguendo la carota di un’assunzione che probabilmente non arriverà mai? L’unico a trarre vantaggio dal loro comportamento è il datore di “lavoro” (chiamare “lavoro” delle prestazioni professionali a titolo gratuito fa quasi ridere), che non spende nulla e non ha alcun interesse a migliorare la posizione degli sventurati. Le persone capaci, invece, lo prendono in quel posto, dal momento che l’esistenza stessa di questi “lavoratori” mina le loro possibilità di ottenere l’assunzione (fra la persona capace, ma che vuole essere pagata, e quella meno capace, ma che lavora gratis, il tipico imprenditore italiano sceglie sempre la seconda).

I peggiori nemici dei giovani lavoratori, a quanto pare, non sono i “padroni”, ma i giovani imbecilli.

 
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Pubblicato da su 18/12/2010 in Rant, Slice of life

 

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Perché non sono cristiano – Parte 1

Di recente ho riletto la raccolta di saggi di Bertrand Russel pubblicata dalla Tea col titolo Perché non sono cristiano. Come ricordavo, i saggi interessanti sono sopratutto i primi: negli altri Russel parla di argomenti più generali, come l’educazione tradizionale, che riguardano la religione solo marginalmente (anche se alcune sue osservazioni, nonostante scrivesse negli anni ’30, sono valide ancora oggi). Ciò nonostante il libro è molto interessante: Russel ha le idee chiare e scrive con grande semplicità e ludicità. Consiglio a tuti, cristiani e non, di leggerlo, dal momento che parecchie idee dell’autore mi paiono condivisibili da tutti.

La rilettura mi ha dato l’idea per una serie di post in cui discutere delle mie credenze e, sopratutto, dei motivi per cui considero la religione organizzata inutile nel migliore dei casi e deleteria nel peggiore (non diversamente da Russel). Nei miei discorsi farò riferimento quasi esclusivamente al cristianesimo, perché è la regione monoteista con cui ho la maggiore familiarità, ma credo che la maggior parte di quello che dirò sia applicabile anche alle altre fedi.

La copertina della mia edizione del libro

Tengo a sottolineare che quanto esporrò sarà il mio pensiero, non quello di Russel: qualora citassi il filosofo, lo farò esplicitamente. Quindi non andate a dire che quello che scrivo io è quello che dice Russel, altrimenti il fantasma del caro Bertrand potrebbe venire a tirarmi le coperte e fissarmi col suo sguardo torvo perché io corregga l’ingiustizia. :P

La mente di Dio e la mente umana

Qualunque essere umano si pone delle domande su questioni fondamentali della vita; le più importanti, a mio parere, sono quelle che riguardano il dolore e il male. Da dove vengono? Qual è il loro rapporto con la divinità? A questi dubbi ha risposto Epicuro, duecento e rotti anni prima della nascita di Cristo, con il famoso tetralemma:

La divinità o vuole abolire il male e non può; o può e non vuole; o non vuole né può; o vuole e può.
Se vuole e non può, bisogna ammettere che sia impotente, il che è in contrasto con la nozione di divinità; se può e non vuole, che sia malvagia, il che è ugualmente estraneo all’essenza divina; se non vuole e non può, che sia insieme impotente e malvagia; se poi vuole e può, sola cosa conveniente allla sua essenza, donde provengono i mali e perché non li abolisce?

Insomma, l’esistenza di un Dio buono e onnipotente è logicamente impossibile, perché se il male esiste i casi sono due: o Dio lo consente, nel quale caso non è buono, o Dio non può evitarlo, nel qual caso non è onnipotente.

A questo punto i cristiani, vedendo menzionata la logica, tirano inevitabilmente in ballo la questione dell’imperscrutabilità della mente di Dio, che è troppo grande e complessa perché i mortali possano intuirne i piani. Se esiste il male, dicono, è perché Dio ha le sue ragioni per consentirgli di esistere, ma noi non possiamo nemmeno immaginare quali esse siano. Questa risposta è un “perché sì” bello e buono: se un adulto rispondesse in modo simile a qualunque altra domanda, lo prenderemmo in giro. Invece tale spiegazione è accettata quando si parla di religione. Lol?

Questa è la prima ragione per cui non sono cristiano: il cristianesimo fornisce agli adulti giustificazioni per comportarsi come bambini. Rifiutare di mettere in discussione le proprie credenze in nome di un malinteso “rispetto per le opinioni” non è un atteggiamento da persona civile: è un chiudersi a riccio quando c’è anche la minima possibilità di avere torto. Ci vuole poco a estendere questo atteggiamento ad altri ambiti della vita sociale, coi risultati che vediamo ogni giorno: una Chiesa cattolica potentissima e intoccabile, per esempio.

Fra l’altro, il discorso riguardo la differenza fra mente divina e mente umana è facilissimo da smontare. Se la mente umana è opera di Dio, infatti, ci possono essere solo due motivi per cui essa non è pari alla Sua: o Dio non lo ha voluto, oppure Dio non poteva creare esseri con una mente pari alla sua. Nel primo caso, non vedo altra ragione al di là del timore che la creatura potesse in qualche modo detronizzare il creatore; nel secondo, Dio è impotente e quindi non si vede perché dovrebbe interessarci qualcosa di lui.

La metafora dei ciechi

Spesso i cristiani, per “dimostrare” che Dio esiste, ricorrono alla metafora dei ciechi e dei colori. All’interno di un dialogo, essa si presenta solitamente così:

Agnostico/Ateo: “Io non sono in grado di percepire Dio in alcun modo, dunque Dio non esiste.”

Cristiano: “Se tutti, tranne te, fossimo ciechi e tu venissi a parlarci dei colori, avremmo ragione a dire che non esistono perché non possiamo vederli?”

La risposta alla domanda dovrebbe essere un netto “sì”. In un mondo di ciechi nessuno avrebbe bisogno dei colori, esattamente come nel mondo reale nessuno ha bisogno di Dio. Chi è cieco dalla nascita vive benissimo senza avere alcuna idea di cosa sia il rosso, perché non fa affidamento sull’aspetto delle cose per distinguerle.  Allo stesso modo, se il mondo che ci circonda si può spiegare tranquillamente senza ricorrere a teorie sull’Onnipotente ed Egli stesso non dà alcun segno della propria presenza, possiamo dedurne che Dio non esiste o che, se esiste, non serve proprio a niente.

Da notare l’atteggiamento implicito nel proporre una metafora del genere: i ciechi sarebbero i non credenti, che non vedono ciò che invece per il cristiano è evidente.  Il messaggio è: “Se qualcuno ti parla di qualcosa che potrebbe benissimo non esistere e non porta la minima prova in favore delle sue argomentazioni, ha ragione lui. Pirla!” Educativo, eh? Sarebbe come se, in un processo, la colpevolezza fosse assunta e la difesa avesse l’onere di dimostrare il contrario: un’impresa molto difficile, se non impossibile, perché dimostrare che qualcosa non esiste è di svariati ordini di grandezza più complesso che dimostrarne l’esisteza. Per il pensiero cristiano, invece, è sufficiente la fede, ovvero il “perché sì”, per essere sicuri: se gli altri non sono d’accordo, dimostrino che il cristianesimo ha torto! Un bel modo di ragionare per conservare i privilegi acquisiti nel corso dei secoli.

 
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Pubblicato da su 11/12/2010 in Religione

 

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