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La pirateria e la morte della letteratura

05 Set

Mi è capitato spesso, soprattutto negli ultimi tempi,di leggere discorsi che collegano l’insuccesso o il fallimento di autori, collane editoriali, editori e quant’altro alla pirateria. In alcuni casi si trattava di affermazioni fatte o riportate da persone che conosco e di cui, in circostanze normali, ammiro l’intelligenza. L’idea che “la pirateria uccide gli artisti” non è una novità: sono anni che le industrie editoriale, cinematografica, musicale e chi più ne ha più ne metta hanno fatto di questa idea degenere il loro cavallo di battaglia.

Ovviamente, dato che siamo su Neyven, avrete già capito cosa ne penso di tutto ciò.

Gordonata pazzeca

L’idea che una copia piratata sia una copia invenduta nasce dall’arroganza di persone che vogliono giustificare le proprie mancanze. È facile alzare i pugni al cielo e imputare la mancanza di vendite a tutti quei pirati cattivi che scaricano da Internet invece di comprare: molto più facile che esaminare il proprio operato e rendersi conto di aver sbagliato. “Se non ci fosse la pirateria, potrei vivere del mio lavoro!” esclama lo scrittore fallito. Guarda caso, non ho mai sentito un autore o un editore affermare: “Ho sbagliato questo e quest’altro. La colpa del mio insuccesso è solo mia.” Chissà come mai. ^_^

La verità è un’altra: chi preferisce piratare a comprare non è una persona che, in altre circostanze, acquisterebbe il prodotto che ha scaricato illegalmente. Per questo la cosiddetta “lotta alla pirateria” è perfettamente inutile: sono soldi buttati, spesi inutilmente in “protezioni” che infastidiscono gli acquirenti legittimi e non fanno nulla per ostacolare i pirati (anzi,aumentano le possibilità che le persone appartenenti alla prima categoria, esasperate dalle limitazioni, passino alla seconda).

Se non posso permettermi una cosa, impedirmi di piratarla (cosa che, peraltro, è impossibile) non mi farà acquisire magicamente il denaro per acquistarla. Se non ho intenzione di spendere soldi per qualcosa che secondo me non li vale, rendermi impossibile venirne in possesso se non pagando non mi farà venire improvvisamente voglia di acquistare qualcosa che, secondo me, non vale il suo prezzo. Non bisogna essere dei geni per capirlo: basta avere una minima comprensione di come funziona la mente umana.

A meno di non voler fare come quei filosofi che, invece di guardare dal cannocchiale di Galileo, preferirono imbastire un dibattito puramente teorico riguardo le stelle ^_^

A meno di non voler fare come quei filosofi che, invece di guardare dal cannocchiale di Galileo, preferirono imbastire un dibattito puramente teorico riguardo le stelle ^_^

Il vostro autore preferito non ha smesso di scrivere perché i pirati cattivi gli hanno impedito di trarre un guadagno dal suo lavoro: ha smesso di scrivere perché non vendeva abbastanza. La colpa della sua incapacità di scrivere decentemente, di promuovere le proprie opere e/o di commercializzarle non è dei pirati: è sua e soltanto sua. Se non ci sono abbastanza persone disposte a pagare per leggere i suoi romanzi, è naturale che egli debba trovare altre fonti di reddito. Il mercato premia chi lo conosce e sa adattarvisi, non “la passione” o chissà che cosa.

Per scrivere bene bisogna studiare le tecniche di scrittura. Per promuovere un libro in modo efficace bisogna studiare il marketing. Per scrivere un libro che venda bisogna studiare il mercato e conoscere i temi e i generi che vanno per la maggiore o che, quantomeno, possono attrarre una fetta di pubblico sufficiente alla sopravvivenza. Lamentarsi del fatto che “la tecnica uccide la passione”, che “il marketing è una truffa” o che “bisogna scrivere quello che si ha nel cuore, non quello che vuole il mercato” è come lamentarsi del fatto che, cadendo dal quarto piano, è molto probabile rompersi le ossa: né il cemento né forza di gravità, ossia le componenti più importanti della situazione, vi daranno retta. Ma suppongo che le lamentele possano aiutare a sentirsi moralmente superiori a non si sa chi. ^_^

Scrivere è un mestiere e quello dei libri è un mercato. Esattamente come un musicista o un artista, uno scrittore deve prenderne atto se vuole sopravvivere. Tenendo presente che diventare professionisti non è un obbligo: ci si può divertire anche rimanendo dilettanti e facendo altro per vivere. Ma questo non significa che professionisti non debbano prendere atto della situazione in cui si trovano e seguire determinate regole di sopravvivenza. Chi non ce la fa subisce le conseguenze naturali del suo fallimento.

Chiudiamo in bellezza con Lisa Ann

Chiudiamo in bellezza con Lisa Ann ^^

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Pubblicato da su 05/09/2015 in Letteratura, Uncategorized

 

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