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Comix Archive e le traduzioni criminali

Come forse qualcuno si ricorderà, il vostro amato Bakakura di mestiere fa il traduttore. La mia professione è uno dei motivi per cui aggiorno il blog molto raramente: dopo aver passato ore e ore a tradurre, e ore e ore a scrivere, la voglia di passarne altre a bloggare non è spaventosamente alta.

A ogni modo, come ogni buon (?) traduttore che si rispetti, ho un’avversione naturale nei confronti dei traduttori cattivi. Non li sopporto. I cattivi traduttori gettano fango sulla professione e sull’arte della traduzione in sé, oltre a essere, normalmente, dei perfetti imbecilli: individui che solo la mollezza della società moderna ha risparmiato dal subire gli effetti della selezione naturale. In un ambiente sano, il gruppo si purgherebbe naturalmente di simili individui; purtroppo, per qualche motivo, essi tendono a rimanere liberi di operare e di corroderlo dall’interno.

Peggio ancora dei cattivi traduttori, però, sono i traduttori infami: coloro i quali distorcono volontariamente il messaggio originale per scopi di vario genere, solitamente di carattere ideologico. Non distinguo fra destra o sinistra, progressisti o retrogradi; chi nega la verità è un infame e merita di essere riconosciuto pubblicamente come tale. Non importa quanto sia buona la tua causa: se menti, sei un bugiardo.

Tutta questa premessa serve a introdurre l’orrore in cui sono incappato poco fa. Si tratta di una traduzione infamissima, dove affermazioni fasulle e diffamatorie sono attribuite a persone che non le hanno mai fatte. Sto parlando, ovviamente, della traduzione dell’intervista di CBR News ad Axel Alonso riguardo l’outing dell’Uomo Ghiaccio.

L’antefatto

Per chi ancora non lo sapesse, il numero 40 di All New X-Men ha visto l’ennesima innovazione in casa Marvel: l’Uomo Ghiaccio, uno degli X-Men originali, è stato ufficialmente dichiarato omosessuale. E fin qui, tutto bene. La politica della Marvel di “modernizzare” i suoi personaggi rendendoli gay, bisessuali, neri o [inserite la vostra minoranza preferita qui] si può discutere, ma quello che è certo è che dei loro personaggi fanno quello che vogliono, dicono quello che vogliono e, più in generale, hanno il pieno controllo.

Il fattaccio

Quello di cui non si può discutere, trattandosi di un principio non negoziabile, è il fatto che, nel tradurre un’intervista, va rispettato il messaggio originale. Fare il contrario non è soltanto contrario all’etica, alla morale e (nel caso dei lavori su commissione) alle condizioni contrattuali, è anche illegale: far dire a qualcuno cose che non ha detto, infatti, può configurarsi come diffamazione, soprattutto se le affermazioni in questione vengono messe tra virgolette. Potrebbe essere questo il caso dell’intervista ad Axel Alonsoeditor-in-chief della Marvel Comics, effettuata da CBR News, riportata e tradotta da Comix Archive. I primi due non hanno colpe, almeno per quanto ne sappia io: non mi risulta che abbiano commissionato o approvato la traduzione (del resto, per approvare una boiata del genere bisognerebbe essere autolesionisti). Comix Archive, invece, di colpe ne hanno un sacco. Vediamo quali.

L’articolo che ho linkato (reperito l’8 luglio 2015) riporta le domande del giornalista e le dichiarazioni di Alonso, entrambe in inglese, a fronte della traduzione in Italiano. Il problema è che, fra le une e l’altra, c’è un abisso in termini di tono. Alcune affermazioni hanno subito pesanti modifiche nella traduzione, con l’aggiunta di espressioni aspre e critiche che non appaiono nell’originale e ne stravolgono il significato. Ad esempio, osservate questo passaggio (fate click per ingrandire):

Screenshot 2015-07-08 18.18.37

Quel “caratterizzato da una sessualità molto deviata” non compare, nemmeno parafrasato, nel testo originale. È un’invenzione del traduttore. Non esiste. Eppure eccolo lì, attribuito a un redattore di CBR News che non si è mai sognato di pronunciarlo. Si tratta di un fatto gravissimo. “Deviata” è un termine fortemente negativo, e considerare tale l’omosessualità non rientra nella linea politica di CBR News, perlomeno per quanto ne sappia io. E anche se vi rientrasse, spetterebbe alla testata decidere come e in che modo esprimere questo suo orientamento, non certo al primo cretino che passa.

Non contento, il traduttore prosegue con ulteriori oscenità (fate click per ingrandire):

Quote 2

Continuano le invenzioni del traduttore, ormai fuori controllo: “sessualità depravata” e “che qualcosa non andasse in lui” non sono parole di Alonso, che non le ha mai pronunciate (e del resto, avendo lui stesso approvato il contenuto della storia, non avrebbe avuto senso che le pronunciasse). Non l’ho sottolineato e non ho voglia di riaprire Paint (sì, ho modificato gli screenshot con Paint. Denunciatemi), ma poco sotto si legge “se il giovane Bobby confessava [sic] la sua sessualità deviata”, traduzione poco probabile di “if young Bobby were to come to this moment of clarity”. Non contento, il traduttore massacra la lingua italiana oltre che l’intervista originale.

A parte il bigottismo più becero, condito da una buona dose di cretineria, quale altra giustificazione può esserci per questo comportamento? Ve lo dico io: nessuna. Chi ha tradotto l’intervista ad Alonso è un bugiardo, bigotto e ignorante (delle regole della traduzione e della grammatica, quantomeno). La sua opera danneggia gravemente l’immagine di un autore e di un intervistatore che, nell’originale, si comportano in modo esemplare. La cosa peggiore è che una persona che non legge bene l’inglese potrebbe non accorgersi delle menzogne e arrivare a credere che tanto Alonso quanto CBR News siano degli omofobi (magari lo sono davvero, ma di sicuro non in questa intervista).

Le menzogne non finiscono qui! Qualche paragrafo dopo, il traduttore inventa reazioni “esterrefatte e scandalizzate” a cui l’intervistatore non aveva neppure pensato (fate click per ingrandire):

Quote 3

Da notare come l’originale non specifichi le reazioni del pubblico, chiedendo semplicemente ad Alonso un’opinione sul responso dei lettori. Il giornalismo corretto è stato tradotto come giornalismo scorretto, dato che una delle regole fondamentali dell’intervista è “Mai guidare l’interlocutore verso una risposta specifica”.

Non sto a riportare il resto dell’articolo; gli ho dato solo una scorsa e mi sembra che di boiate grosse come quelle sopra non ce ne fossero. Potrei sempre sbagliarmi; del resto, non c’è limite all’idiozia. Disse bene il grande Isaac Aasimov quando scrisse: “Contro la stupidità umana, neanche gli dèi possono lottare con successo.

Non so se CBR news sia o meno al corrente della traduzione e l’abbia approvata. Nel dubbio, oltre ad aver scritto questo articolo, ho inviato loro una mail in cui ho denunciato l’abuso perpetrato nei loro confronti. Spetterà a loro, ed eventualmente ad Alonso e alla Marvel, intraprendere eventuali azioni legali. Da parte mia, ho semplicemente esercitato il mio diritto di critica e denunzia civile, come stabilito dalla Corte di Cassazione. Sperando che, almeno questa volta, sia sufficiente.

 
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Pubblicato da su 08/07/2015 in Fumetti

 

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Mail di lavoro e chiarimenti

Come i lettori fedeli sanno, il sottoscritto di mestiere fa il traduttore. Di recente ho ricevuto una mail dove mi si offriva una prestazione occasionale come interprete (che non equivale a “traduttore” e non rientra nel genere di servizi che io offro). Di seguito la mia risposta, che spero serva a chiarire eventuali dubbi di chiunque incappi da queste parti ^^

Buonasera,

Vi ringrazio molto per la proposta. Vi dico subito che mi vedo costretto a declinare, per due motivi. Il primo è un motivo di carattere professionale: non offro servizi di interpretariato. Mi stupisce che vi siate rivolti a me proprio per questi, dato che in nessun luogo ove sia reperibile il mio contatto e-mail ho mai affermato di essere un interprete o di essere disponibile a improvvisarmi tale. Non siete i primi a farmi una proposta del genere, dunque potrebbe esserci di mezzo un mio errore di comunicazione. Cercherò di rimediare.
Il secondo motivo del mio rifiuto è che, pur non essendo io stesso interprete, conosco il valore di un buon interpretariato, e trovo la vostra offerta gravemente insufficiente. La vostra mail prospetta un impegno giornaliero di circa 6 ore, a cui vanno sommate quelle spese in trasferta (di cui voi rimborsate solo i costi; il tempo che passo lontano dai miei cari, o comunque non in attività che sarebbero di mio maggiore gradimento, chi me lo rimborsa?). Per un totale di 12 ore più le trasferte, voi mi offrite 160 euro “COMPLESSIVI” (maiuscolo vostro) e “al lordo della Ritenuta d’Acconto”. Questo si tradurrebbe, per il sottoscritto, in un guadagno di 128 euro (la ritenuta d’acconto consiste nel 20% del totale). 128 diviso 12 fa 10,66, un compenso orario più o meno al livello di quello richiesto da uno studente universitario che dà ripetizioni in nero in una città dove il costo della vita non è troppo alto. Perdonatemi, ma non riesco a considerarlo minimamente adeguato, soprattutto a fronte di tariffe di mercato [qui ho inserito tre link, nda] che si aggirano intorno al quintuplo.
Mi permetto, infine, di segnalarvi come io non possieda né abbia mai dichiarato di possedere alcuna qualifica o esperienza nell’ambito dell’interpretariato. Il fatto che vi siate comunque rivolti a me mi fa pensare che non siate alla ricerca di persone particolarmente abili nello svolgere il loro lavoro, cosa che ritengo profondamente sbagliata e contraria all’interesse della vostra azienda.

Cordiali saluti,
Bakakura

 
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Pubblicato da su 05/05/2015 in Lavoro

 

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Piccole vanterie personali

Qualche giorno fa, l’e-zine americana Daily Science Fiction ha pubblicato una mia storia. Potete reperirla qui (gratis e senza bisogno di registrarvi).

La pubblicazione di questa storia mi rende felice per diversi motivi. In primo luogo perché è una storiella che mi piace; l’ho scritta in un momento di ispirazione, di getto, e il fatto che sia piaciuta anche ad altri non può che rendermi orgoglioso. È uno dei mie primi tentativi di flash fiction e, al tempo stesso, di storia con temi “impegnati”, anche se ho volutamente evitato morali di ogni genere (insomma, pensate quello che vi pare, l’importante è che pensiate – scherzo, l’importante è che non veniate a seccarmi se il contenuto offende la vostra sensibilità perbenista).

Un indizio sul tema della storia ^^

Un indizio sul tema della storia ^^

Il secondo motivo è che si tratta della mia prima storia pubblicata in inglese. Da diversi mesi ho cominciato a scrivere in questa lingua; all’inizio facevo pena, e si è visto (ho ricevuto un sacco di giusti rifiuti), ma poi ho cominciato a ottenere dei risultati, sia di persona che attraverso feedback altrui. La pubblicazione, ovviamente, è il feedback più gradito in assoluto, perché significa che qualcuno ha apprezzato il mio lavoro di scrittore al punto da pagarlo. ^_^

Il che ci porta al terzo motivo di gaudio: sono contento di aver pubblicato con Daily Science Fiction perché si tratta di quello che in gergo è definito un professional market, cioè un editore che riconosce ai suoi autori tariffe professionali. E va pure oltre il minimo sindacale: la SFWA considera “professionale” una retribuzione a partire da 0,06 $/parola, e DSF ne paga 0,08. Poco rispetto ai mercati più ghiotti (Tor.com arriva a 0,25 $/parola, ma ha criteri di selezione rigidissimi e tempi di valutazione molto lunghi), ma comunque un riconoscimento di tutto rispetto, che sottolinea quello che ho sempre sostenuto: non è vero che non si possono pagare gli scrittori. Non è vero che la scrittura dev’essere per forza un’hobby e che l’arte (in ogni sua forma) non debba avere la sua giusta retribuzione. Scrivere è un lavoro intellettuale che richiede molto studio, molta fatica e molto tempo. È giusto trarne profitto, così com’è giusto che chi produce contenuto (e dunque ricchezza) venga ricompensato.

Mi fermo qui, per evitare di trasformare il post in un rant. Spero che vogliate condividere la mia felicità levando un calice di buona birra e mangiando tante cipolle ^_^

 
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Pubblicato da su 07/12/2014 in Scrittura

 

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Dio è morto, il blog no

… anche se chi capita su questi lidi senza conoscerne la storia potrebbe pensarlo, visto che l’ultimo aggiornamento risale a febbraio, quello prima a novembre e quello prima ancora a settembre (e non è che fossero dei grandi aggiornamenti).

Quello che il vostro Baka ha vissuto e sta vivendo è stato un periodo difficile e strano. Molto strano. Sono successe tante cose, poche belle, alcune brutte, altre bizzarre. È un periodo della mia vita in cui mi trovo di fronte a un grande vuoto, che può significare opportunità come rischio di perdersi. Ma devo ammettere che non mi sono mai perdonato di aver abbandonato il blog.

Cosa vi prometto con questo post? Nulla. Ho già fatto promesse in passato; non le ho mantenute e non voglio commettere di nuovo lo stesso errore. Quello che posso dire è che, se da qualche parte ho ancora l’ispirazione per dei post, mi sforzerò di tirarla fuori invece di soffocarla vigliaccamente come ho fatto in quest’ultimo anno. Chissà, magari riceverò anche qualcuno di quei commenti che mi davano tanta soddisfazione.

Chiudo il post con un gufetto, perché i gufetti sono simpatici (quasi quanto i lupacchiotti).

"Poffarbacco, che gente strana che c'è qui."

“Poffarbacco, che gente strana che c’è qui.”

 
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Pubblicato da su 24/06/2014 in Comunicazioni di servizio

 

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Il mio Kobo Aura HD

Era da un po’ che volevo prendere un eReader touch: nonostante sia sempre stato soddisfatto dal mio Kindle 4, sottolineare e prendere appunti era un tormento, soprattutto da quando ho iniziato a leggere molti saggi e manuali di scrittura (dove evidenziare i concetti più importanti è quasi obbligatorio). Dopo essermi guardato attorno e aver chiesto consiglio al sempre disponibile Duca, ho optato per il Kobo Aura HD.

È stata una scoperta piacevolissima. Già da tempo la mia sfiducia negli schermi touch era diminuita, grazie all’acquisto di uno smartphone che mi ha abituato a usare le mani invece dei tasti per interagire con un dispositivo elettronico; ciò nonostante, continuavo comunque a pensare che un eReader touch si sarebbe presto riempito di fastidiosissime ditate che avrebbero ostacolato la lettura. Invece non è stato così: lo schermo dell’Aura HD, soprattutto quando è illuminato, non mostra i segni delle dita, che si vedono solo a determinate angolazioni e mai quando si legge. La comodità, la praticità e le diverse funzioni di questo lettore mi hanno portato a superare ogni diffidenza in brevissimo tempo.

Il lettore in sé

Il Kobo Aura HD è bello grande rispetto alla media degli eReader: 175,7 x 128,3 x 11,7 mm, contro i 169 x 117 x 9,1 mm del Kindle Paperwhite e i 166 mm x 114 mm x 8,7 mm del Kindle 4. Questo non è un problema: la maneggevolezza è pari o superiore a quella del mio Kindle 4, che ha dalla sua pure la copertina che aggiunge spessore. L’aspetto del Kobo è molto elegante, con una finitura nero opaco che riflette molto meno rispetto a quella del Kindle 4.

Il touchscreen del lettore è piuttosto sensibile e riconosce bene i comandi. Anche l’esecuzione dei suddetti è molto veloce; non siamo, naturalmente, ai livelli di uno smartphone o di un tablet, ma la rapidità è sorprendente. Qualche volta mi è capitato che il lettore non rispondesse o facesse qualcosa di diverso rispetto a quello che gli avevo detto di fare, ma è probabile che si tratti di miei errori e non di difetti del software.

kobo-aura-hd1

La caratterstica più interessante dell’Aura HD è la luce incorporata: la differenza fra questa e quella degli schermi LCD è che, mentre la seconda viene “sparata” negli occhi di chi legge e alla lunga dà fastidio, quella dell’eReader è indirizzata sullo schermo e riflessa come avverrebbe con la luce naturale. La comodità di questo accessorio è sconcertante: si può leggere ovunque, al buio e in penombra, senza infastidire altre persone nella stessa stanza.

Il Kobo Aura HD non ha tasti: ogni azione sul lettore viene effettuata tramite il touchscreen. All’inizio questo è stato un po’ sconcertante, ma sto già cominciando ad abituarmi. Gli unici pulsanti presenti sul lettore si trovano nella parte superiore e sono lo switch di attivazione e il tasto della luce. Nella parte inferiore abbiamo invece l’ingresso per il cavo USB e lo slot per la Micro SD (che, come al solito, vista la capienza del lettore credo proprio non mi servirà mai).

La lettura

Leggere sul Kobo Aura HD è bellissimo.

Il refresh dello schermo è veloce (non come quello di un lettore non touch, questo è vero, ma per la categoria è più che buono) e la nitidezza dei caratteri, soprattutto con la luce accesa, è impressionante: per la prima volta da quando uso gli eReader mi è parso di leggere un libro stampato.

Il lettore ha tutte le opzioni di lettura comuni sugli eReader (scelta font, dimensioni carattere, interlinea, margini) e la possibilità di impostare la giustificazione. Vi sono, inoltre, una serie di opzioni avanzate per modificare le proprietà dei singoli font, ma non ho voluto addentrarmi in una materia che non è di mia competenza.

Lo schermo del Kobo; al buio si vede molto bene la luce integrata

I dizionari di base installati sono due: Italiano e Inglese-Italiano; si possono poi scaricare, gratuitamente, una serie di altri dizionari mono- e bilingue, anche se l’unico che offra definizioni da un’altra lingua all’italiano è quello Inglese-Italiano. Toccando una parola appare subito la definizione, senza che si apra un’altra finestra che interrompe la lettura; cliccando un’icona in fondo alla pagina si può aprire il dizionario e, cambiando quest’ultimo (ad esempio da Inglese a Inglese-Italiano) avere anche la traduzione. Nonostante abbia cercato su Internet, non ho ancora capito come si faccia a impostare il lettore in modo che utilizzi sempre un dato dizionario (per es. Inglese-Italiano) in un dato contesto (per es. quando leggo un libro in Inglese); spero che non sia impossibile, perché sarebbe un vero peccato.

Sottolineare è facile e veloce (basta premere nel punto dove si vuole iniziare e far scorrere il dito o un pennino), anche se all’inizio ho avuto qualche difficoltà nel fare sottolineature precise, probabilmente perché ho le dita un po’ tozze; con il pennino va tutto più liscio. Prendere appunti è molto comodo: il tastierino virtuale è sensibile e ha i pulsanti belli grossi, al punto che sbaglio più spesso scrivendo al cellulare (che uso da più tempo, lol) che non sul Kobo. Nel complesso, un’ottima esperienza di lettura.

EDIT del 4 marzo 2014: È stato rilasciato un aggiornamento del firmware che avrebbe dovuto rendere le sottolineature ancora più veloci ed efficienti; purtroppo, contemporaneamente alla sua installazione ho notato un rallentamento di questa e di alcune altre funzioni. Speriamo rimedino all’errore al più presto.

EDIT del 7 maggio 2014: Un secondo aggiornamento ha migliorato un pochino le cose… ma adesso capita che il lettore si blocchi nel bel mezzo di una sottolineatura o mentre ritorno alla home, costringendomi a bloccarlo e sbloccarlo. Sigh.

Conclusione

Il Kobo Aura HD è un buon prodotto, dal prezzo forse un po’ elevato (169 €) ma di ottima qualità. Se volete comprare il vostro primo eReader o cambiare quello che avete, ma pensate di utilizzarlo solo per leggere, questo lettore non fa per voi: prendete un Kindle 4 a 59 € e investite il resto in ebook. Se invece siete come me e vi piace sottolineare, prendere appunti e in generale studiare con il lettore, il Kobo Aura HD è un acquisto consigliato.

 
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Pubblicato da su 05/02/2014 in ebook

 

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Bulliamoci

So che non mi faccio sentire da una vita ecc ecc, ma volevo bullarmi di questa cosa:

 

2013-Winner-Facebook-Cover

 

Ora me ne torno nell’ombra.

 

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Il Baka su Melt-a-Plot

Ebbene sì, ci sono caduto anch’io.

Non poteva mancare questa citazione

Non poteva mancare questa citazione

Per chi non lo sapesse, Melt-a-Plot è una bizzarra creatura della Rai che si nutre della linfa vitale degli scrittori in erba. Si tratta, in sostanza, di un progetto a contribuzione libera in cui tutti, partendo da spunti comuni, possono inserire i propri contenuti a colpi di 140 caratteri alla volta. Il risultato sono storie ramificate a volte piuttosto bizzarre. Un buon 90% è schifosino, ma c’è anche qualcosa che va oltre la banalità.

Per chi fosse interessato alle mie schifezze, questo è il mio profilo su Melt-a-Plot. Così sapete anche i miei veri nome e cognome e potete stalkerarmi, se vi va.

Come? Che fine ho fatto? Beh, sono ancora vivo, a meno che a scrivere non sia il mio gemello malvagio (ora mi vengono le crisi di identità). Sono stato occupato a scrivere improbabili racconti in inglese sperando nella pubblicazione, a tradurre, a correggere bozze e a giocare un po’ al PC. Ho trascurato il blog perché 1) non paga e 2) richiede più impegno che videogiocare. Brutta cosa, lo so. Per farmi perdonare, magari farò qualche articolo. Sì, lo so, ho già detto in passato che avrei ripreso e poi ho fatto poco o niente. Ma è questo il bello dell’essere un blogger amatoriale: posso dire quello che voglio e non ci perdo nulla a non mantenere le promesse. Un po’ come fare il politico, ma con meno procedimenti a carico.

Vi lascio (per il momento, si spera) con la mia ossessione più recente: 7734 dei Sabaton.

 

 
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Pubblicato da su 15/09/2013 in Roba che scrivo, Slice of life

 

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