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Il mio Kobo Aura HD

Era da un po’ che volevo prendere un eReader touch: nonostante sia sempre stato soddisfatto dal mio Kindle 4, sottolineare e prendere appunti era un tormento, soprattutto da quando ho iniziato a leggere molti saggi e manuali di scrittura (dove evidenziare i concetti più importanti è quasi obbligatorio). Dopo essermi guardato attorno e aver chiesto consiglio al sempre disponibile Duca, ho optato per il Kobo Aura HD.

È stata una scoperta piacevolissima. Già da tempo la mia sfiducia negli schermi touch era diminuita, grazie all’acquisto di uno smartphone che mi ha abituato a usare le mani invece dei tasti per interagire con un dispositivo elettronico; ciò nonostante, continuavo comunque a pensare che un eReader touch si sarebbe presto riempito di fastidiosissime ditate che avrebbero ostacolato la lettura. Invece non è stato così: lo schermo dell’Aura HD, soprattutto quando è illuminato, non mostra i segni delle dita, che si vedono solo a determinate angolazioni e mai quando si legge. La comodità, la praticità e le diverse funzioni di questo lettore mi hanno portato a superare ogni diffidenza in brevissimo tempo.

Il lettore in sé

Il Kobo Aura HD è bello grande rispetto alla media degli eReader: 175,7 x 128,3 x 11,7 mm, contro i 169 x 117 x 9,1 mm del Kindle Paperwhite e i 166 mm x 114 mm x 8,7 mm del Kindle 4. Questo non è un problema: la maneggevolezza è pari o superiore a quella del mio Kindle 4, che ha dalla sua pure la copertina che aggiunge spessore. L’aspetto del Kobo è molto elegante, con una finitura nero opaco che riflette molto meno rispetto a quella del Kindle 4.

Il touchscreen del lettore è piuttosto sensibile e riconosce bene i comandi. Anche l’esecuzione dei suddetti è molto veloce; non siamo, naturalmente, ai livelli di uno smartphone o di un tablet, ma la rapidità è sorprendente. Qualche volta mi è capitato che il lettore non rispondesse o facesse qualcosa di diverso rispetto a quello che gli avevo detto di fare, ma è probabile che si tratti di miei errori e non di difetti del software.

kobo-aura-hd1

La caratterstica più interessante dell’Aura HD è la luce incorporata: la differenza fra questa e quella degli schermi LCD è che, mentre la seconda viene “sparata” negli occhi di chi legge e alla lunga dà fastidio, quella dell’eReader è indirizzata sullo schermo e riflessa come avverrebbe con la luce naturale. La comodità di questo accessorio è sconcertante: si può leggere ovunque, al buio e in penombra, senza infastidire altre persone nella stessa stanza.

Il Kobo Aura HD non ha tasti: ogni azione sul lettore viene effettuata tramite il touchscreen. All’inizio questo è stato un po’ sconcertante, ma sto già cominciando ad abituarmi. Gli unici pulsanti presenti sul lettore si trovano nella parte superiore e sono lo switch di attivazione e il tasto della luce. Nella parte inferiore abbiamo invece l’ingresso per il cavo USB e lo slot per la Micro SD (che, come al solito, vista la capienza del lettore credo proprio non mi servirà mai).

La lettura

Leggere sul Kobo Aura HD è bellissimo.

Il refresh dello schermo è veloce (non come quello di un lettore non touch, questo è vero, ma per la categoria è più che buono) e la nitidezza dei caratteri, soprattutto con la luce accesa, è impressionante: per la prima volta da quando uso gli eReader mi è parso di leggere un libro stampato.

Il lettore ha tutte le opzioni di lettura comuni sugli eReader (scelta font, dimensioni carattere, interlinea, margini) e la possibilità di impostare la giustificazione. Vi sono, inoltre, una serie di opzioni avanzate per modificare le proprietà dei singoli font, ma non ho voluto addentrarmi in una materia che non è di mia competenza.

Lo schermo del Kobo; al buio si vede molto bene la luce integrata

I dizionari di base installati sono due: Italiano e Inglese-Italiano; si possono poi scaricare, gratuitamente, una serie di altri dizionari mono- e bilingue, anche se l’unico che offra definizioni da un’altra lingua all’italiano è quello Inglese-Italiano. Toccando una parola appare subito la definizione, senza che si apra un’altra finestra che interrompe la lettura; cliccando un’icona in fondo alla pagina si può aprire il dizionario e, cambiando quest’ultimo (ad esempio da Inglese a Inglese-Italiano) avere anche la traduzione. Nonostante abbia cercato su Internet, non ho ancora capito come si faccia a impostare il lettore in modo che utilizzi sempre un dato dizionario (per es. Inglese-Italiano) in un dato contesto (per es. quando leggo un libro in Inglese); spero che non sia impossibile, perché sarebbe un vero peccato.

Sottolineare è facile e veloce (basta premere nel punto dove si vuole iniziare e far scorrere il dito o un pennino), anche se all’inizio ho avuto qualche difficoltà nel fare sottolineature precise, probabilmente perché ho le dita un po’ tozze; con il pennino va tutto più liscio. Prendere appunti è molto comodo: il tastierino virtuale è sensibile e ha i pulsanti belli grossi, al punto che sbaglio più spesso scrivendo al cellulare (che uso da più tempo, lol) che non sul Kobo. Nel complesso, un’ottima esperienza di lettura.

EDIT del 4 marzo 2014: È stato rilasciato un aggiornamento del firmware che avrebbe dovuto rendere le sottolineature ancora più veloci ed efficienti; purtroppo, contemporaneamente alla sua installazione ho notato un rallentamento di questa e di alcune altre funzioni. Speriamo rimedino all’errore al più presto.

EDIT del 7 maggio 2014: Un secondo aggiornamento ha migliorato un pochino le cose… ma adesso capita che il lettore si blocchi nel bel mezzo di una sottolineatura o mentre ritorno alla home, costringendomi a bloccarlo e sbloccarlo. Sigh.

Conclusione

Il Kobo Aura HD è un buon prodotto, dal prezzo forse un po’ elevato (169 €) ma di ottima qualità. Se volete comprare il vostro primo eReader o cambiare quello che avete, ma pensate di utilizzarlo solo per leggere, questo lettore non fa per voi: prendete un Kindle 4 a 59 € e investite il resto in ebook. Se invece siete come me e vi piace sottolineare, prendere appunti e in generale studiare con il lettore, il Kobo Aura HD è un acquisto consigliato.

 
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Pubblicato da su 05/02/2014 in ebook

 

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IVA al 4% per gli ebook? Vedremo

Questa volta, mi limito a riportare una notizia appresa altrove: è stata presentata in Parlamento una proposta di legge per ridurre l’Iva sugli ebook, dal 21% attuale (follia) al 4% che già si applica ai prodotti editoriali cartacei. Vedremo cosa ne verrà (ho dei dubbi che la stessa maggioranza autrice della legge anti-Amazon ne appoggerà una che avvantaggerebbe tantissimo il principale venditore di ebook in Italia, ma tant’è).

Siccome il post è breve, per non lasciarvi a bocca asciutta vi linko una delle mie canzoni preferite di uno dei miei gruppi preferiti, i Van Canto:

 
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Pubblicato da su 22/11/2012 in ebook

 

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Il Kindle si illumina d’immenso

Forse qualcuno non lo sa ancora, ma entro breve arriveranno due nuovi Kindle: la nuova versione del Kindle “base” e il Kindle Paperwhite, le cui grandi innovazioni consistono nel contrasto altissimo e nello schermo illuminato (ma non retroilluminato; ora vi spiego). Il primo sarà disponibile in Italia dalla settimana prossima; il secondo arriverà negli USA a ottobre.

Il nuovo Kindle “base”

La nuova versione entry level del Kindle è molto simile a quella attuale, con alcuni miglioramenti: caratteri più definiti, refresh più rapido, ecc. E poi è nero, cosa che non fa mai schifo. Sempre e comunque un buon acquisto, a cui sto pensando seriamente (l’Odissey è carino, però non si possono fare ricerche nel testo e la cosa è pesante), ma nulla di rivoluzionario. La vera novità è il Kindle Paperwhite.

Kindle Paperwhite

La prima caratteristica importante di questo nuovo modello di e-reader è il contrasto: bianchi bianchissimi e neri nerissimi (anche se ho il sospetto che le immagini siano state manipolate per farlo sembrare molto migliore dei Kindle vecchi, che in foto sembrano avere più “grigio di sfondo” di quanto non abbiano nella realtà). A giudicare dai video che ho visto, anche la velocità di cambio pagina sembra ottima.

Il Kindle Paperlight ha un’altra caratteristica che lo differenzia dalla maggior parte degli e-reader: una luce integrata che, a differenza degli schermi LCD, non viene emessa dallo schermo, ma riflessa da quest’ultimo. A sentire Amazon, dovrebbe essere equivalente alla luce ambientale e non dare fastidio agli occhi. In ogni caso, è possibile regolarla o spegnerla; tenendola accesa, l’autonomia del dispositivo è di otto settimane (immagino sia una stima ottimista, ma anche se fossero 5-6 non sarebbe male). Potenzialmente, un’ottima cosa.

Purtroppo, il Kindle Paperwhite ha un difetto abbastanza grave, almeno per me: come il Kindle Touch, non ha i pulsanti per girare pagina. Tutti viene fatto tramite il touchscreen, il che implica ditate ovunque o l’uso di un pennino apposito (molto scomodo qualora si voglia leggere a letto e, in ogni caso, assai meno semplice e funzionale dei pulsanti ambidestri del Kindle “normale”). Certo, il touchscreen ha diversi vantaggi… ma con quei maledetti pulsanti, il Paperwhite sarebbe stato per me un acquisto assicurato. Ora come ora, sono indeciso: l’idea di rinunciare ai tasti mi dà fastidio, ma il Paperwhite sembra davvero un ottimo prodotto. Mah.

 
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Pubblicato da su 08/09/2012 in ebook

 

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Sul valore dell’editing in Italia

Fra i romanzi candidati al Progetto Valinor c’è stato anche Sentieri di luce, sentieri d’ombra di Flavio Graser. Dopo averlo letto, pur avendo deciso di non recensirlo in quanto carente dal punto di vista stilistico, ho mandato una mail all’autore dicendogli che era il più interessante fra quelli che avevo (e, aggiungo, ho) ricevuto e che, con un buon editing, avrebbe potuto fare una discreta figura. La risposta di Flavio, che quest’ultimo mi ha autorizzato a pubblicare, mi ha lasciato di stucco: non solo il romanzo era stato editato, ma l’editor a cui lui si è rivolto ha anche voluto essere pagato per un lavoro molto scadente! Ecco la storia come me l’ha raccontata lui:

A marzo 2010 stavo compilando l’elenco degli editori a cui
sottoporre il manoscritto, ma dopo aver scoperto che molti di quelli
che avevo in mente (tipo la Fanucci, come sempre si tenta di volare
all’alto, all’inizio) non accettavano, di fatto, nulla dagli
esordienti ho deciso di avvalermi dei servigi di un’agenzia
letteraria.

Spulciando il relativo forum su Writer’s Dream ne ho trovato uno che
mi sembrava adatto: ottimi feedback, aveva risposto con chiarezza a
domande poste dagli iscritti al forum, ecc.

Chiamiamolo signor K, come nei romanzi di Kafka (giusto perchè non
voglio entrare in polemiche con lui, quel che è stato è stato).

Guardo il suo sito e vedo che ha un portfolio di autori pubblicati con
piccole e medie case editrici (la Leone Editore, ad esempio) e che si
occupa anche di editing e attività connesse. Lo contatto e mi chiede
36€ per la lettura del testo, e viste le cifre che avevo sentito per
colossi del tipo Grandi&Associati mi è sembrata una richiesta onesta
(parliamo di 450 cartella, alla fine).

Gli invio il testo in pdf e dopo una decina di giorni (mi pare) mi
risponde con un’analisi del testo assolutamente seria: generi, punti
di forza, punti deboli… cose così, rilevando anche difetti di cui
ero già conscio, quindi fino a questo momento niente da dire, impatto
molto positivo e serio.

K mi propone di rappresentarmi e di inviare il testo alle case
editrici e mi consiglia, prima, di fare l’editing (non obbligatorio).
Visto il numero delle cartelle mi spara una cifra di poco sopra ai
1000€ (e, di nuovo vedendo i prezzi dell’editing offerto da siti più o
meno famosi, WD in primis, era addirittura economico).

Ci penso e decido di fare l’investimento (lo vedevo così). Visto che K
è occupato fino a giugno voliamo di tre mesi e poi si inizia: legge il
testo e mi rimanda un .doc con tutte le segnalazioni evidenziate
(ripetizioni, snellimento di alcune parti, punti da riscrivere,
eccetera). Sistemo e rimando, lui effettua un secondo giro e io faccio
lo stesso.

A fine agosto mi arriva il testo finale, ma dentro ci trovo ancora
sezioni evidenziate ed errori (alcuni dovuti all’editing, tipo
sostituzioni di testo errate). Mi incazzo come una biscia (scusa il
francesismo) e K mi dice che ha fatto fare la revisione a un
collaboratore (e all’inizio diceva che se ne sarebbe occupato lui, ma
lasciamo perdere) poco capace, si riprende il testo e nell’arco di
qualche giorno mi arriva a posto (in teoria, ma ovviamente non l’ho
riletto tutto!)

Sembra di essere nel mercato immobiliare o in quello dei servizi mensa: chi riceve l’incarico lo subappalta a un altro e il risultato è uno schifo. Solo che qui non si tratta di truffare lo Stato, impersonale e ladro, ma una persona volenterosa (quanti autori italiani sono disposti ad ammettere le proprie mancanze e a pagare un editor per correggerle?) che ha dato fiducia a chi non se la meritava. E non è finita qui…

“Sento puzza di deiezioni solide… strano, eh?”

Sorvoliamo sull’invio dei manoscritti agli editori e andiamo avanti di
un anno circa, quando cioè ho deciso di autopubblicarmi a causa dei
responsi negativi ma privi di motivazione (scritto male? editato
peggio? poco originale? Sorvoliamo anche qui…). Ho chiuso i rapporti
con il signor K e mi sono messo a rivedere il testo (e a farlo leggere
ad alcuni volontari per scovare eventuali refusi), e qui la sorpresa:
errori ovunque, pezzi di frase mancanti eccetera eccetera, i residui
cioè dell’ultima revisione di fine agosto.

Mille euro per 450 cartelle sono un ottimo prezzo, se il lavoro è svolto come si deve; peccato che l’editor abbia lasciato perle di questo genere:

«Tranquillo, nonostante la corporatura esile non mi stanco facilmente.»

Un chiaro esempio di dialogo scorrevole e, soprattutto, naturale. Suona fasullo a un miglio di distanza e qualunque editor l’avrebbe segnalato e corretto; il signor K, invece, l’ha fatto passare.

«Hai ripreso i nostri documenti?»

«Certo, ecco qui il tuo», rispondo porgendole il passaporto.

A parte la virgola fuori dai caporali (che a me, personalmente, non piace), qui c’è un grossolano errore di contenuto: la storia si svolge negli anni Duemila e i protagonisti viaggiano dall’Austria all’Italia. Entrambi i paesi fanno parte dell’Unione Europea, dunque per attraversare la frontiera non è richiesto il passaporto.

Ci sono poi i momenti di riflessione sull’Universo che qualunque editor capace avrebbe suggerito di modificare o tagliare, come questo:

Chissà, magari non siamo altro che questo: un formicaio che un dio impazzito disturba ogni tanto per vedere come ci comportiamo.

Oppure gli immancabili dialoghi didascalici:

«È un monumento dedicato al traforo del Frejus, un tunnel ferroviario che collega l’Italia con la Francia. È stato realizzato nella seconda metà dell’Ottocento, ma non ricordo l’anno esatto. La piramide che vedi è formata da blocchi provenienti dallo scavo della galleria, le statue di pietra rappresentano i Titani sconfitti e la statua al vertice è un Genio alato. L’opera rappresenta il predominare della ragione sulla forza bruta: vittoria pagata a caro prezzo, visti i morti e le fatiche che hanno dovuto sopportare gli operai che hanno contribuito alla costruzione.»

Per non parlare di queste descrizioni, lasciate inalterate:

Mi trovo nella ricostruzione moderna di un tempio classico, direi romano, una thòlos circolare molo ampia. Le colonne scettano verso l’alto, confondendosi fra le nuvole.

Io ho fatto greco e so cosa significhi il termine thòlos, ma il lettore comunque no, soprattutto se alla parola è accompagnata una descrizione scarnissima.

Ci sono poi frasi bizzarre come “tutti i balconi sono spalancati” (WTF?) e scene improbabili (non una, ma ben due persone non si fanno problemi a dare a due perfetti sconosciuti le chiavi dell’appartamento di un tizio sulla cui morte c’è un’indagine in corso). Questo in aggiunta ai soliti problemi di infodump, punto di vista non solidissimo, ecc (anche se siamo messi meno peggio che in altri romanzi che ho ricevuto). Nulla di cui stupirsi nell’opera di un autore esordiente; tutte cose che un editor professionale deve segnalare e per cui deve suggerire correzioni. Altrimenti non si tratta di un professionista, ma di un farabutto.

Sfortunatamente, non solo in Italia l’editing è merce rara (molti non sanno neppure che esista), ma in alcuni casi (oltre a quello di Flavio, mi viene in mente quello di Viola “Killerqueen” Lodato) si arriva persino al punto di approfittarsi di quei pochi scrittori onesti che decidono di far correggere il proprio lavoro da qualcun altro. Come fare per evitare di farsi fregare? Bella domanda. Per il momento, a parte indagare a fondo sull’editor a cui si pensa di rivolgersi e al prediligere persone di cui si può esaminare il lavoro (meglio ancora, che forniscono di propria iniziativa referenze valide), non saprei cosa consigliare. L’importante è non spendere i propri soldi a cuor leggero e, al tempo stesso, non pensare che a un prezzo basso corrisponda una buona qualità del lavoro svolto.

In compenso, dopo tutti questi obbrobri, ho una segnalazione interessante da fare: la cara Platinum ha lanciato un concorso sul suo blog, il cui vincitore otterrà l’editing gratuito di un brano. Consiglio a tutti di prenderlo in considerazione, perché l’organizzatrice sa di cosa parla e perché, in fondo, è gratuito. ;-)

E a Platinum dedico l’immagine di chiusura dell’articolo ^_^

 
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Pubblicato da su 13/05/2012 in ebook, Letteratura

 

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Che fine ha fatto il progetto Valinor?

EDIT DEL 29/09/2015: Il progetto è sospeso a tempo indeterminato, come avrà potuto constatare chi ha notato la sparizione del widget dalla colonna di destra. Ho poco tempo da dedicare alla lettura e, purtroppo, il 99,9% dei romanzi che ho ricevuto era una schifezza e il restante 0,1% era poco interessante. In futuro il progretto potrebbe riprendere, ma ne dubito. 

Qualcuno si sarà chiesto perché, a oltre due mesi dall’avvio del Progetto Valinor, non abbia ancora pubblicato la recensione di un singolo ebook. Il motivo è semplice: di tutti i romanzi arrivati non ce n’era uno che fosse degno di essere inserito nel progetto, che, ricordo, ha lo scopo di rendere più visibili sulla Rete i romanzi di quei pochi autori fantasy italiani degni di tale nome. Avrei dovuto aspettarmelo, ma, francamente, ci sono rimasto male. I difetti riscontrati sono sempre i soliti: punto di vista gestito alla membro canino, descrizioni che sembrano opera di Manzoni sotto LSD, dialoghi che paiono tratti dall’enciclopedia Treccani. Ho letto opere di autori più o meno colpevoli, ma tutti, nessuno escluso, hanno commesso gli stessi errori.

Il baka è triste :-(

Questo non significa che il Progetto sia morto; sono sempre in attesa di nuovi romanzi da leggere, purché rispettino i requisiti indicati nella pagina del progetto. Non mandatemi romanzi gialli, mainstream o erotici, perché, ribadisco, non mi interessano. E non mi interessano neppure lo steampunk, il dieselpunk, il cyberpunk o qualunque altra cosa finisca in -punk. Horror e romanzi storici, invece, potrebbero andare bene, ma  non prendetevela nel caso li dovessi rifiutare. Ricordo inoltre che il fatto che accetti di leggere il vostro romanzo non significa che lo recensirò, né che lo leggerò tutto (se non lo sopporto più dopo venti pagine, lo cestino).

Ho molte speranze per questo progetto: sono sicuro che ci siano ottimi autori italiani, là fuori, e voglio venirne a conoscenza (per piacere personale) e valorizzarli (per il bene di tutti). Fatevi avanti, o scrittori!

 
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Pubblicato da su 08/05/2012 in ebook, Letteratura, Recensioni

 

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Oggi è la giornata mondiale contro i DRM

A partire dal 2010, il 4 maggio si festeggia la Giornata mondiale contro i DRM, a cui anche Neyven aderisce in tutto e per tutto. Dei DRM e del motivo per cui sono il Male ho già parlato qui; mi limito a ricordare che si tratta dell’espediente nato morto di un industria grassa e pigra ossessionata dalla “roba mia”, che preferisce punire gli acquirenti onesti piuttosto che incoraggiare l’acquisto dei propri prodotti. Per fortuna, in ambito musicale i DRM sono stati quasi del tutto sconfitti; non così per quanto riguarda gli ebook, dove la loro presenza è ancora forte (basta pensare ad Amazon, che vende tutti i suoi ebook in uno schifoso formato proprietario protetto da DRM). E non ci si può difendere dicendo che “la pirateria uccide la cultura”, perché è vero il contrario: sono i DRM a farlo, ostacolandone la libera fruizione.

La vera rivoluzione degli ebook consiste nella perdita di valore del concetto di “copia” di un libro e sarà completa solo quando i lettori avranno il diritto di leggere prima, pagare poi, perché nessuno dovrebbe essere costretto a dare il proprio denaro in cambio di un prodotto scadente. E no, i “free samples” di Amazon &co. non sono abbastanza: in molti casi mi è capitato di scaricarli solo per scoprire che il loro contenuto si limitava a una prefazione oppure addirittura (nel caso di un libro molto lungo) che erano costituiti per metà dal solo indice! Mi spiegate come diavolo faccio a capire se un libro vale o meno il mio denaro, in questo modo? La risposta è semplice: lo pirato e solo dopo decido se acquistarlo o meno. Se non avessi questa possibilità, non lo comprerei mai e l’editore avrebbe perso un potenziale acquirente. Ma si sentirebbe più furbo, immagino. “^_^

Non comprate gli ebook protetti da DRM, a meno che non vi siate già procurati il libro in altra maniera e vi sia piaciuto, o non possiate proprio farne a meno. Questa piaga può essere sconfitta, ma lo sarà solo grazie a voi, non certo grazie all’intelligenza o al buon cuore degli editori (qualità ormai più rare della verginità sopra i 12 anni).

 
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Pubblicato da su 04/05/2012 in DRM, ebook

 

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Uhlol

Geniale. Davvero geniale.

 
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Pubblicato da su 26/04/2012 in ebook

 

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