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Archivio mensile:dicembre 2011

Il Kindle, questo sconosciuto

Un sacco di visite al blog dai motori di ricerca sono di persone che vogliono informazioni sul Kindle di Amazon, in particolare sulle specifiche tecniche. Avevo già fatto, tempo fa, un post al riguardo, ma senza entrare nel dettaglio; in questo cercherò di rispondere alle domande – implicite o esplicite – contenute nelle chiavi di ricerca segnalatemi da WordPress. Questo post sarà aggiornato man mano con le risposte a nuove domande; se avete qualche dubbio irrisolto, non esitate a chiedere!

Domanda: A cosa serve il Kindle?

Risposta: A leggere libri. Libri elettronici, per la precisione (detti “ebook”). A differenza dello schermo del PC o dell’iPad, quello del Kindle è di tipo “E Ink” e non affatica la vista più della lettura su carta. Grazie alla sua memoria, il Kindle può contenere migliaia di libri e, grazie alla sua leggerezza, consente di portarseli dietro un po’ ovunque.

D: Che tipo di schermo usa il Kindle?

R: Uno schermo E Ink Pearl da sei pollici (quindici centimetri circa). “E Ink” sta per “electrophoretic ink” o, traducendo un po’ liberamente, “inchiostro elettronico”: in sostanza, ci sono delle microcapsule con pigmenti bianchi e neri che, ogni volta che si gira pagina, sono riorganizzate in una frazione di secondo per dare forma al nuovo testo. L’inchiostro rimane in quella configurazione fino a quando non gli si dice di cambiarla, pertanto il lettore non consuma la batteria rimanendo acceso (e, in effetti, non ho idea di come si faccia a spegnerlo: il salvaschermo che si attiva dopo dieci minuti di inutilizzo serve semplicemente a evitare di premere tasti per sbaglio).
“Pearl” indica che lo schermo del Kindle è di seconda generazione, con un contrasto migliore rispetto a quelli della prima; per fare un paragone coi libri stampati, siamo al di sopra della qualità della carta riciclata, ma al di sotto di quella della carta nuova. Si legge comunque benissimo.

D: Quindici centrimetri? Non è un po’ piccolo?

R: No, per un motivo molto semplice: si possono modificare a piacere le dimensioni dei caratteri (non zoomando, proprio ingrandendoli – o riducendoli, se uno vuole). Se siete ciechi come pipistrelli, tipo il sottoscritto, non ci sono problemi: basta premere due tasti e i caratteri diventeranno di un bel corpo quattordici o sedici. Cosa che non si può fare coi libri stampati in corpo minuscolo per risparmiare su carta e inchiostro.

D: Quali formati supporta il Kindle? Ci posso leggere i PDF?

R: Il Kindle supporta AZW, TXT, PDF, MOBI non protetto, PRC nativo; HTML, DOC, DOCX, JPEG, GIF, PNG, BMP con conversione. In questo elenco manca l’ePub ed è un peccato, perché si tratta di un formato libero e diffusissimo su Internet; del resto, Amazon vende libri nei formati di sua proprietà e ha tutto l’interesse a far sì che il proprio lettore non ne supporti altri. Non è molto corretto, ma è una limitazione che si può aggirare utilizzando Calibre (un programma gratuito di conversione).
Per quanto riguarda i PDF: il Kindle li legge, ma si tratta di un formato pessimo. Con i PDF non si può modificare la dimensione dei caratteri, né fare sottolineature o note. Alcuni si possono convertire senza troppi danni; per altri, la faccenda non è così semplice. In generale, se avete bisogno di leggere i PDF il Kindle non fa per voi.

D: Quanti libri ci stanno sul Kindle?

R: Dipende dalle dimensioni e dal formato. Facendo una stima molto grossolana, con 1,25 GB di memoria disponibile, possono starci attorno ai 1.900 libri (Amazon dice 1.400, ma è una stima al ribasso); questo numero è drasticamente inferiore se caricate molti PDF, che sono pesantissimi rispetto ai libri in altri formati.

D: Quanto dura la batteria del Kindle?

R: Secondo Amazon, “una carica completa permette di leggere fino a mezz’ora al giorno per un mese intero con il wireless disattivato. Mantenendo il wireless sempre attivato la carica dura fino a 3 settimane.” Questo vuol dire molto poco, perché come già detto la durata della batteria andrebbe misurata in pagine e non in giorni o ore. Personalmente, leggendo fra le sei e le otto ore al giorno, mi capita di dover ricaricare il lettore al massimo una volta ogni due settimane, attaccandolo per due o tre ore al computer con il cavo USB allegato. Siccome la durate della batteria del mio Kindle (che è un modello Keyboard) è il doppio di quella del Kindle in vendita su Amazon.it, i conti sono presto fatti; un forte lettore avrà bisogno di ricaricare la batteria una volta alla settimana. Niente di sconvolgente.

D: Il Kindle si può ricaricare attaccandolo alla presa della corrente?

R: Normalmente no: nella scatola non c’è un adattatore per la corrente, solo il cavo USB da attaccare al computer (attraverso il quale si può sia ricaricare il Kindle, sia metterci dentro nuovi ebook o cancellare quelli già inseriti). L’adattatore si può comprare a parte, al prezzo di 15 euro.

D: Il Kindle è delicato?

R: Sì, come tutti i lettori di ebook. Bisogna fare attenzione a non farlo cadere e a non piegarlo mai, nemmeno un poco: lo schermo rischia di rompersi. È praticamente indispensabile l’acquisto di una custodia; Amazon vende la sua a 35 euro, ma se ne trovano molte a prezzi inferiori (sia su Amazon che su eBay). C’è da dire che il lettore ha due anni di garanzia e che Amazon lo sostituisce anche in caso di rottura per colpa dell’utente… ma è meglio non romperlo comunque, no? ;-)

D: Con il Kindle si può andare su Internet?

R: Sì, ma solo se c’è una rete wireless disponibile. Il modello venduto su Amazon.it non ha il 3G.

D: Non rischio di perdere il gusto di leggere i libri cartacei, se uso il Kindle?

R: Sì, alla stessa maniera in cui i nostri bisnonni hanno perso il gusto di morire di colera a 12 anni. Il Kindle, rispetto ai libri, ha l’unico svantaggio di richiedere una ricarica ogni tanto: per il resto, è convenientissimo in termini di peso, spazio, costi e facilità di lettura.

 
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Pubblicato da su 30/12/2011 in ebook

 

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Gente che cerca VI

Lo so, ho trascurato un po’ il blog in questi giorni. Sto traducendo un romanzo e, dopo cinque-sei ore (al giorno) passate a scrivere, non ho molta voglia di mettermi a scrivere ancora. Ciò nonostante, sto andando avanti con Un favore restituito, di cui presto (si spera) vedrete la seconda parte; nel frattempo mi diverto a leggere le chiavi di ricerca tramite le quali la gente arriva da queste parti.

Ben quindici visite sono giunte da persone che cercavano la combinazione

amnell+bakakura

Ora, non so come questa cosa sia potuta venire in mente a qualcuno, ma è bene precisare:

a) Amnell ha sedici anni (come scrive sul suo blog); io ne ho venticinque. C’è una minuscola differenza di età.
b) Amnell sta dalle parti di Rimini; io sto a Brescia. C’è una infinitesimale distanza geografica.
c) Amnell è una bella fanciulla; io sono così brutto che alcune persone brutte mi vorrebbero pagare perché stia loro vicino, in modo da farle sembrare meno brutte.

In altre parole, not going to happen. Con buona pace di chi ci vorrebbe accoppiati. “^_^
Passando ad altro, due persone hanno cercato

foto di bakakura

Non so se dovrei essere inquieto o lusingato. Ma è meglio per la vostra sanità mentale che il mio volto resti ignoto (ia! ia! Cthulhu ftaghn!).
Qualcuno ha cercato

armatura dei rinnegati femminile

E io questa non la capisco. Probabilmente c’è un riferimento che mi sfugge. O_o
I pervertiti continuano ad arrivare:

immagini donne fantasy nude

.tutti nudi.com fantasy

Insomma, figlioli, perché le volete proprio fantasy? Non vi bastano delle belle figliole tipo Sasha Grey, Gianna Michaels, Eva Angelina… ops! Torniamo a noi.
Un bel premio a chi ha cercato

licia troisi scrive merda

Brava/o figliola/o, hai visto la Luce. ^_^
Non sapevo che Mario Monti scrivesse fantasy, ma evidentemente lo fa, vista questa chiave di ricerca:

fantasy lacrime e sangue

La chiave di ricerca più weird di oggi è…

torte compleanno uomo api

Sul serio, non voglio sapere cosa stava cercando costei o costui.
Qualcuno è alla ricerca del

puntatore mouse ken il guerriero

Per caso quando clicchi appare un messaggio tipo “Il tuo PC si formatterà fra dieci secondi”?
Come al solito, in giro c’è gente confusa:

fighette allungate

Figliolo, hai sbagliato dimensione. E di più non spiego. Ti segnalo, in compenso, un tuo collega, che ha cercato

donne nude con armature

Solo io ci vedo una contraddizione?
Qualcun altro, invece, ha le idee chiare:

simbolismo arma la lancia

Ehm. Uhm. Sì.
C’è poi un’altra delle numerose vittime del monoteismo:

mi lascia perchè non sono cristiano

Figliolo, se quella è veramente la causa, non dovevi mettertici insieme; se non lo è, beh, prova a riflettere.
Ecco invece una ragazza, che vorrebbe sapere

come fregarsene di un uomo

Se vuoi, posso darti il numero di un sacco di fanciulle il cui menefreghismo ho testato personalmente. Soddisfatta o rimborsata!

Per oggi è tutto. Ci vediamo alla prossima!

 

 
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Pubblicato da su 21/12/2011 in Comunicazioni di servizio

 

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Di nuovo sui nostri schermi: Martina Ferrari

Qualche tempo fa ho segnalato il webcomic Davvero, dando le mie prime impressioni (non del tutto positive). All’epoca, era uscita da poco la terza puntata; ora siamo all’ottava. Qualcosa è cambiato, qualcosa no. In generale, mi sembra che la situazione sia migliorata non di poco, ma ci sono ancora dei punti estremamente critici.

Tanto per cominciare, la coerenza nel character design comincia a venire meno: il caso più emblematico è la puntata 5, dove i genitori di Martina (in particolare la madre) cambiano aspetto a ogni vignetta, sfiorando il super-deformed (seconda tavola, ultima vignetta). C’è poi il fatto che, nella puntata 8, Martina acquisti magicamente una o due taglie di reggiseno in più, o che nella settima il body shot dell’ultima tavola sembri basato su geometrie non euclidee; ho visto di peggio (l’episodio di Brendon in cui il disegnatore ha dato al pallido protagonista lineamenti africaneggianti… brr!), ma anche di meglio. Se non altro, la qualità dei disegni rimane buona, a livello di molti fumetti venduti in edicola.

Marti/Paola, lo vieni a chiedere a me? Mica lo scrivo io il fumetto! "^_^

Mi ha lasciato perplesso il commento di Paola Barbato, sceneggiatrice del fumetto, in risposta alla mia segnalazione riguardo, uhm, i polmoni della protagonista:

I fab 12 avevano avuto indicazioni precise su altezza e aspetto, ma nulla sulla procacità, e lavorando in parallelo ognuno ha seguito la propria scuola…

Il pubblico femminile mi darà del pervertito (quelle che non l’hanno già fatto, intendo ^_^), ma credo che un aspetto così importante del lato fisico del personaggio principale non andrebbe preso tanto alla leggera. Per dirla in altri termini, l'”identità fisica” è importante almeno quanto quella caratteriale e, in effetti, le due dovrebbero essere strettamente correlate: una ragazza piatta e acida trasmette un’impressione diversa rispetto a una prosperosa e acida, o sbaglio? Nel primo caso, se non altro, qualcuno potrebbe pensare che le radici del suo atteggiamento siano all’altezza del petto… ^_^ Immaginate, per analogia, un protagonista maschile disegnato a volte magrolino e altre volte con dei muscoli più che dignitosi: non fa la stessa impressione, no?

Caratterialmente, Martina sembra diventata bipolare, alternando momenti di sconforto e lacrime a momenti di euforia. Questo non è per forza un male, però in diveri punti l’enfasi sulla “paura del mondo esterno” è un po’ eccessiva e contrasta troppo con il menefreghismo mostrato prima o dopo. Di buono c’è che, nonostante questo, il personaggio è diventato più credibile e simpatetico rispetto a prima; se non altro, ha dei motivi per comportarsi come si comporta. Prima, il suo carattere era ingiustificato, una semplice scusa per dare il via alla storia; adesso contribuisce a creare aspettative e dubbi su “cosa accadrà”.

Quoto, figliola, quoto

Parlando della storia: finora, complice anche la brevità delle puntate, è successo un gran poco. Nonostante gli “avanzamenti veloci” siamo comuni (specialmente nel caso dell’ottavo episodio), la mia impressione è che a volte quanto viene mostrato non sia “davvero” importante: nell’ultima puntata si sarebbero potute eliminare alcune vignette (quella in cui Martina giace sul letto e quella in cui compra l’orologio) e usare lo spazio così guadagnato per raccontare in modo più approfondito e meno frammentario il resto. In generale, però, la gestione dei ritmi non è malvagia e, dovendo raccontare ciascun episodio in poche vignette, si è per forza costretti a fare qualche taglio.

Davvero continua a incuriosirmi e io continuerò a seguirlo, anche se credo che buona parte di questa attrattiva sia dovuta alla sua gratuità: se fosse a pagamento, non penso che lo leggerei. Perlomeno, non se lo diventasse domani; la mia opinione iniziale è migliorata e credo che, in futuro, ci potrebbe essere un mercato per fumetti come questo… anche se preferirei una soluzione “all’americana”, con il fumetto che rimane gratuito e una serie di “accessori” (raccolte stampate, merchandising, speciali, ecc) disponibili per l’acquisto. Però credo sia ancora presto per fare progetti di questo genere.

 
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Pubblicato da su 15/12/2011 in Fumetti, Uncategorized

 

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Un favore restituito – Parte I

Non è la sorpresa che vi avevo promesso qualche giorno fa, ma un nuovo racconto su Kron, fuori antologia e con una dedica speciale al termine. Ecco la prima parte. ^_^

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«È il vostro coinvolgimento in questo affare a non rassicurarmi, Alberik!» gracchiò la donna. «Chi garantisce che, dopo che lui sarà morto, voi non facciate valere quello sputo di sangue regale nelle vostre vene per salire sul trono?»

L’interpellato, un uomo dai capelli dorati che sedeva a capo della grande tavola di granito rosa, mise giù la sua coppa d’argento e sorrise. I raggi del sole che filtravano attraverso la vetrata alle sue spalle enfatizzavano la sua bellezza un po’ diafana, non del tutto maschile, ma neppure effeminata. «Vostra Grazia, pensavo che avessimo già chiarito questo punto. Se intendo mettere a rischio la mia vita, è solo in nome della giustizia e del vero Re di Nara. Del resto, venuta a mancare l’unica persona che si frapponeva fra lui e il trono, cosa credete che farebbe il giovane Adolphus se trovasse me seduto al suo posto?»

«Adolphus è figlio di Goran e il popolo non ha mosso un dito quando è stato mandato in esilio» ribatté la contessa. Gli occhi dal taglio allungato, di un verde pallido, e i capelli color carbone le conferivano un aspetto esotico e non privo di attrattiva, ma il suono della sua voce pareva quello che avrebbe potuto produrre un corvo sottoposto a tortura. «Un uomo astuto potrebbe approfittare della volubilità della gente per conquistare il potere per sé.»

«Allora siete al sicuro, Berit: non siete stata voi, in tempi nei quali la mia ospitalità non vi era così gradita come ora, a definirmi “acuto quanto una foglia di quercia”? Ma» aggiunse, sollevando una mano in un gesto rivolto a tutti e tre gli altri convitati «non è questo il momento di pensarci. Forse Kron morirà in battaglia e la nostra piccola congiura finirà prima ancora di cominciare.»

Il terzo uomo sbatté il pugno sul tavolo, facendo tintinnare piatti e posate.«Questo non deve accadere!» esclamò da sotto la barba rossiccia che non celava del tutto i suoi numerosi menti. «Dobbiamo essere noi a uccidere l’usurpatore, altrimenti non ne ricaveremo alcuna riconoscenza dal Re!»

«E tu ne hai molto bisogno, vero Halen?» interloquì a bassa voce l’ultimo congiurato, senza sollevare lo sguardo dall’arrosto di montone nel suo piatto. I suoi capelli grigi, lunghi e raccolti in una coda, ricadevano su spalle larghe e un collo possente. Solo la pelle del volto, cotta dal sole e rovinata dalle intemperie, suggeriva che doveva essere vicino alla soglia dei cinquant’anni.

«Quello che faccio con il mio denaro non ti riguarda! Piuttosto tu, carcassa che non sei altro, vedi di aggiungerti nelle schiere di chi non deve morire prima del tempo! O vuoi che tuo figlio rimanga invendicato?»

Lo sguardo del vecchio soldato trafisse Halen come una lancia. Di fronte a quegli occhi del colore di un lago ghiacciato, il grassone si agitò sulla sedia, come a voler mettere il maggior spazio possibile fra lui e una minaccia mortale. Quando l’altro parlò, lo fece in tono piatto.

«Se Forbo… se un dio mi apparisse in sogno promettendomi che, se mi gettassi attraverso le schiere dei suoi neri, ucciderei il tiranno un attimo prima di morire io stesso, non esiterei. Ma non sono un folle e so che un simile gesto sarebbe inutile. Tu, d’altro canto, non hai guardie di alcun genere intorno a te, in questo momento.»

Prima che Halen potesse replicare, Alberik si alzò in piedi e spalancò le braccia un gesto conciliatore. «Signori! Conosciamo tutti le motivazioni di ciascuno e siamo arrivati tutti assieme fino a questo punto, quindi non è il caso di litigare. Nessuno di noi può influenzare quello che sta accadendo sul campo di battaglia.»

A bassa voce, quasi fra sé, Berit parlò: «Lui non morirà. Non è il genere d’uomo che può cadere da cavallo o morire perché un soldato qualunque lo ha preso alle spalle. Tornerà a Onoria vivo e coperto di gloria.»

«Speriamo allora che possa morire sotto i nostri pugnali e che quella gloria non sia sufficiente a trasformarlo in un idolo dopo che lo avremmo fatto. O forse quella che avete espresso è una speranza rivolta a colui che un tempo fu il vostro promesso sposo?»

«Alberik» ribatté lei, stringendo lo stelo della coppa fino a che le sue nocche non impallidirono, «quella fu una cosa decisa da mio padre, in cui io non ebbi parola. Ho incontrato il conte solo una volta e non ci siamo nemmeno parlati. Come potete pensare…»

«Il dittatore. “Conte” non è più il suo titolo da quindici anni» puntualizzò il veterano, senza sollevare lo sguardo. «Da quando fu esiliato, perdendo ogni suo diritto di nascita e di onore.»

Alberik fece un piccolo inchino all’indirizzo del soldato. «Giusto, Edvard. Kron non è nessuno, un bandito che siede sul trono in virtù della sua forza e non ha neppure il coraggio di fare propria la corona. Ma è un bandito da non sottovalutare, visto l’astuzia con cui ha catturato la città.»

Le dita grassocce di Haren tremarono, facendo cadere qualche goccia di vino sulla tovaglia immacolata. «Dicono che sia stata quella donna, la strega bianca, a farlo entrare in città nascosto sotto un velo magico.»

«Se è così, i suoi demoni devono averla abbandonata, perché so per certo che l’usurpatore la tiene sotto chiave ed è in grado di controllarla senza problemi. Ma anche se così non fosse, una strega, potente o no, è del tutto inaffidabile, pertanto l’ho esclusa dal piano che ora andrò a esporvi.»

«Pensavo che avremmo discusso il piano» obiettò Berit.

Alberik la ignorò. «In questo momento, Kron si trova lungo il fiume Dimma. Che vinca o perda questo scontro, la campagna finirà presto: i giorni si sono fatti troppo corti e le notti troppo fredde perché l’esercito possa rimanere sul campo. Entro poche settimane dovrà ritornare a Onoria, dove noi saremo pronti ad aspettarlo. Io e Berit gli chiederemo udienza, portando Edvard come guardia del corpo. Kron non rifiuterà di ricevere colei che gli fu promessa e un nobile di sangue reale, non se un uomo influente come Halen metterà una parola buona in modo che altre faccende siano presentate al dittatore come secondarie rispetto a questa. L’udienza ci darà una scusa per pernottare a palazzo.»

«Mentre io sarò già là in quanto fornitore delle cantine reali… magari con un dono per il dittatore in persona e una mancia pronta per il servo che mi lascerà andare a salutare due vecchi amici negli appartamenti degli ospiti nobili?» chiese Halen, gongolando fra sé per la propria perspicacia quando Alberik gli rivolse un cenno di assenso.

Berit bloccò l’aristocratico prima che questi potesse riprendere a spiegare. «E con che pretesto andremo da lui, Alberik, certi di farci ricevere?»

«Oh, lui non potrà ignorarci, perché gli porteremo la notizia del fidanzamento di due grandi nobili, che in base alle legge – una legge che lui, per fortuna, non si è mai curato di cambiare – deve essere autorizzato dal Re o da chi ne svolge il ruolo.»

Il tintinnio argentino della coppa di Berit che rotolava per terra creò un contrasto brutale con la sua voce strozzata. «Il nostro… voi… Ma come potete pensare che io mi presti a una cosa del genere!» riuscì infine ad articolare.

Il sorriso svanì dal volto di Alberik. «Credetemi, la prospettiva inorridisce anche me, al punto da farmi ringraziare gli Dei del fatto che si tratti di una finzione. Ma è anche l’unico modo per essere sicuri che saremo ospitati a palazzo: Kron vi ha già arrecato un torto con la faccenda della promessa infranta ed esso è troppo forte perché possa permettersi di farvene un altro. Ci darà udienza e noi andremo di fronte a lui a raccontargli quanto ci amiamo e come il regno beneficerà dalla nostra unione. E voi sorriderete per tutto il tempo, in modo che non ci siano dubbi sulla vostra sincerità.»

«Se voi credete…» cominciò Berit. Haren la interruppe.

«Certo che lo farete! Ma non capite l’opportunità che abbiamo di fronte? Pensate che il vostro stupido orgoglio di donna sia più importante di quello che tutti abbiamo da guadagnare? Fatemi il piacere, contessa! » Berit tremò di rabbia a quelle parole, ma prima che riuscisse a spiccicare parola fu Edvard a parlare.

«Vostra Grazia» esordì a bassa voce «perdonatemi se oso pronunciare queste parole, ma posso capire il vostro sentimento. Anche io, quando seppi che mio figlio era stato ucciso, fui tentato di agire come mi suggeriva il cuore e uccidermi, perché dov’è il senso nella vita di un vecchio che ha perso l’unico suo legame con il resto dell’umanità? Ma poi mi resi conto che, per soddisfare il mio cuore, avrei commesso una grave ingiustizia. Era mio dovere vendicare mio figlio. Ma non avrei potuto farlo da solo, esattamente come nessuno di noi da solo può ottenere quello che vuole, cioè la stessa cosa per tutti: che l’usurpatore muoia. Contessa, pensate che dal vostro sacrificio dipendono non solo le nostre sorti, ma quelle del Re e di Sua Maestà la Regina!»

Durante l’ultima parte del suo discorso, Edvard aveva alzato lo sguardo verso Berit e lei lo incrociò. Dopo qualche istante, durante i quali nessuno parlò, la contessa lo distolse per prima. «È giusto. Prima ancora che a noi stessi, la nostra lealtà va a loro» disse con un filo di voce gracchiante. Proseguì con maggior sicurezza: «Fingerò di essere la vostra promessa, Alberik, se questo potrà servire.»

Sulle labbra dell’interpellato ricomparve il sorriso, come se tutto stesse andando bene per lui. «Sono contento che ciascuno di noi abbia finalmente le idee chiare. Se non vi dispiace, ho un’ultima cosa da chiedervi.» Così dicendo, trasse da una piega della tunica un rotolo di pergamena e lo stese sul tavolo in modo che gli altri potessero leggerlo.

«”Noi, marchese Alberik di Rikligfalt, contessa Berit di Juvel, mastro Halen da Smutsa e mastro Edvard…” Ma questa è una confessione!» esclamò Halen.

«Precisamente. Una confessione che ognuno di noi firmerà prima di andarsene, in modo che, qualora si dimostrasse fedifrago, gli altri possano trascinarlo nella rovina assieme a loro. E, per dimostrarvi che quell’uno non sarò io, propongo che sia un vostro servo a custodirla, Berit.»

La donna annuì. Edvard non disse nulla né fece alcun gesto e Halen, dopo aver passato lo sguardo su ciascuno degli altri, sospirò e disse: «D’accordo. È la cosa migliore, per essere sicuri di poterci fidare.»

Alberik prese da un ripiano vicino una penna e un calamaio. «Passatemi la confessione» disse, «la firmerò per primo.»

Così fece e, dopo di lui, gli altri tre. «Ora siamo tutti dei traditori» disse Alberik, spingendo la pergamena verso Berit.

«Non traditori» corresse lei «ma persone che intendono restituire un favore.»

Alberik rise di gusto. «Certo, certo! Mi piace questa definizione, o mia promessa! Ci chiameremo “i Buoni Debitori”; avrei voluto pensarci io, per scriverlo in quella lettera!»
Degli altri, solo Halen rise con lui.

 
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Pubblicato da su 12/12/2011 in Racconti

 

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Il concorso in cui vince l’editore

Importante: Il primo risultato di Google per il nome della casa editrice menzionata nell’articolo puzza di malware lontano un miglio, al punto che il motore di ricerca stesso consiglia di filtrarlo. Evitatelo. Gli altri, invece, sono legittimi.

Che i concorsi letterari, in Italia, siano per il 99% deiezioni e per lo 0,9% semplici boiate lo sapevano anche le tapparelle di casa mia. Mai, però, mi era capitato di imbattermi in un concentrato sì sublime di coprofilia concorsesca come questo “bando” apparso qualche giorno fa su aNobii. Il solo fatto che si autodefinisca “Premio Internazionale […] riservato agli autori di lingua italiana”, o che qualcuno possa chiamare “romanzo” un massimo di 100 pagine in A5, è garanzia di lulz spinto. Trattandosi di un bando piuttosto lungo, nell’articolo riporterò solo le parti più interessanti o necessarie alla comprensione del discorso.

Il concorso prevede cinque categorie, tutte con tema libero:

A) Racconti inediti

B) Poesie e/o Haiku inediti

C) Silloge inedita (raccolta di poesie)

D) Romanzi inediti

E) Opere edite

È inutile che cerchiate le informazioni riguardanti la selezione dei vincitori, perché non ce ne sono (a esclusione della categoria C, nel qual caso sono talmente ilari da meritare un discorso a parte). Gli autori pagano, spediscono il racconto o il romanzo e chi si è visto si è visto. Ci sono riferimenti a una fantomatica “commissione” (termine che appare una sola volta nel bando) e ad alcune “giurie” (termine che ricorre due volte), di nessuna delle quali sono note la composizione o il modo in cui lavorano. Non si sa se si tratta di giurie popolari o di esperti, se c’è una prima scrematura delle opere inviate o se ciascun giudice le legge tutte… niente. Mancando completamente ogni genere di trasparenza, potrebbe anche esserci una sola persona che decide i vincitori estraendo i nomi a caso e i partecipanti non ne saprebbero nulla. Naturalmente questa è pura fantasia e, nel caso l’unico premio in denaro (sì, ce n’è uno solo, nonostante all’inizio ci sia scritto “premi”) dovesse andare al cugino del migliore amico dell’editrice, siamo certi che si tratterebbe di un caso.

Il termine "ostracismo" deriva dal greco "ostracon", un coccio su cui si scriveva il nome di qualcuno da esiliare. I cocci venivano buttati dentro un vaso, da cui se ne estraeva uno a caso; a chi toccava, toccava. Potrebbe essere un'ottima modalità per selezionare i vincitori dei concorsi letterari

In fondo all’articolo 2 è precisato che “le somme ricavate [attraverso le quote di iscrizione] saranno interamente finalizzate a copertura spese”… il che è quantomento bizzarro, visto che solo per la categoria E è previsto un premio in denaro (per il solo primo classificato e di ammontare non noto) e, nel caso di targhe e diplomi, i vincitori devono venirseli a prendere o farseli spedire a proprio carico (inoltre, come specificato all’art. 7, se avete vinto il fantomatico premio in denaro e non volete spendere soldi per andare nonsisadove a ritirare una cifra che non sapete manco se basterà a compensare le spese del viaggio, l’editore lo tiene per sé). Quali spese si dovrebbero coprire? Quelle per l’aria condizionata in casa della proprietaria della casa editrice, forse? Leggere questa parte mi ha fatto venire in mente la volta in cui, entrato nel consiglio direttivo di un’associazione culturale, scoprii che la precedente amministrazione si era pagata una cena al miglior ristorante giapponese di Brescia mettendo a bilancio la spesa come “acquisto materiale di cancelleria”… “^_^

Il procedimento con cui verrebbero selezionati i vincitori della categoria C (raccolte di poesie) è così splendidamente malvagio da meritare di essere citato per intero:

Dopo una prima valutazione da parte della giuria, saranno scelte quelle poesie ritenute validi ai fini di una pubblicazione. Queste saranno pubblicate in un antologia, successivamente inviata ai partecipanti a prezzo di copertina scontato, questi – attraverso un modulo inserito all’interno dell’antologia – dovranno segnare i nominativi dei poeti che avranno apprezzato maggiormente. Il primo classificato vincerà la pubblicazione gratuita di un proprio libro di poesie di 52 pagine di cui tre copie gratuite verranno consegnate all’autore. Il secondo classificato vincerà la pubblicazione gratuita di un proprio libro di poesie di 42 pagine di cui due copie gratuite verranno consegnate all’autore. Il terzo classificato vincerà la pubblicazione gratuita di un proprio libro di 32 pagine di cui una copia gratuita verrà consegnata all’autore.

Geniale! Perché ricompensare dei giurati quando si può fare in modo che siano gli autori a pagare per fare lo stesso mestiere? E non è tutto:

I partecipanti potranno acquistare più copie dell’antologia, sempre a prezzo scontato, da distribuire ad amici, parenti e conoscenti in modo da raddoppiare la possibilità di vincita delle proprie Opere.

Come ho fatto a non pensarci prima io? In questo modo si fanno soldi con le quote di iscrizione, soldi obbligando i partecipanti all’acquisto del materiale necessario per avere una minima probabilità di vincere, soldi per migliorare la suddetta probabilità, e tutto in cambio della pubblicazione di tre antologie che posso tranquillamente stampare in un totale di sei copie. Semplicemente perfetto!

Autore di poesie in procinto di presentare la propria opera al concorso

Anche i premi per le categorie A (racconti inediti) e D (romanzi inediti) non mancano di originalità. Nel primo caso si possono vincere una “Targa o Trofeo” (si estrae a sorte? l’autore viene bendato e deve scegliere il suo premio senza poterlo vedere?) e la segnalazione dell’opera non si sa a chi, oppure una “pergamena personalizzata” (presumibilmente con questa faccia e la scritta “[Nome del vincitore], umad?”) o degli splendidi attestati che certificano le ridotte capacità mentali di chi si fa abbindolare da un concorso del genere. Gli aspiranti romanzieri possono invece mirare alla “pubblicazione gratuita della propria Opera dalla casa editrice Butterfly Edizioni” (probabilmente avevate già intuito che si tratta di editore a pagamento) oppure alla “possibilità di pubblicare un proprio libro con un minimo di acquisto copie (50) scontate del 15% con regolare contratto di edizione” (anche qui, genialata: si vince la possibilità di pagare! Incredibile!). Naturalmente, “l’operato della commissione e delle giurie è insindacabile ed inappellabile”.

Il modo in cui è scritto l’intero bando mostra una visione talmente avanzata della grammatica e della sintassi che, devo ammetterlo, la mia povera e debole mente ha fatto fatica in alcuni punti ad afferrarne il significato. Ma voialtri là fuori, non scoraggiatevi! Prendete il coraggio a quattro mani e il portafogli a due, e gettatevi dal dirupo imboccate la strada verso il successo!

 
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Pubblicato da su 10/12/2011 in Letteratura

 

Nasce il servizio di proofreading

Di recente sono stato assunto come traduttore e proofreader presso una casa editrice americana. Siccome il proofreading è un’attività che mi è congeniale, ho pensato di proporlo come servizio disponibile a tutti i frequentatori del blog. A tale scopo, ho creato la pagina Servizi per scrittori, dove troverete tutte le informazioni su questa e sulle altre prestazioni che in futuro diventeranno disponibili. ^_^

Cos’è il proofreading? Si tratta, sostanzialmente, di rendere più fruibile un testo scritto attraverso la revisione dal punto di vista morfologico, sintattico, grammaticale, ecc. Non è correzione delle bozze, ma qualcosa di più complesso, che la include ma va ben oltre. È un servizio indispensabile per gli scrittori esordienti o per coloro che intendono pubblicarsi da soli (per esempio sul Kindle Store di Amazon o su Lulu.com), dato che migliora di diversi ordini di grandezza la leggibilità del testo e la qualità della presentazione al pubblico.

Il proofreader si assicura che il filo del romanzo sia tagliente e la sua presa sul lettore salda

Il proofreading, come gli altri servizi che implementerò in futuro, è a pagamento. Si tratta di una vera e propria prestazione professionale, una cosa che faccio per lavoro, pertanto non intendo occuparmene gratis. Detto questo, la mia tariffa è molto competitiva e la qualità del risultato garantita (dopotutto, c’è gente che mi paga per farlo). Se vi interessa, date un’occhiata alla pagina dedicata.

P.S. Avete notato qualcosa di nuovo nella barra dell’indirizzo? ;-)

 
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Pubblicato da su 07/12/2011 in Comunicazioni di servizio

 

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Ha aperto il Kindle Store italiano

Dal primo dicembre ha aperto il Kindle Store italiano, con tanto di e-reader in vendita a 99€ (più costoso rispetto ai 109$ di Amazon.com, ma ricordate che in questo meraviglioso paese abbiamo l’IVA al 21%). I prezzi, nella maggior parte dei casi fissati dagli editori, vanno dal buono al ridicolo: abbiamo da un lato Pan a 1,16€ (ottimo) e I regni di Nashira a 6,99€ (discreto, ma avrebbe dovuto stare sotto i 5), dall’altro Il Silmarillion a 13,99€ (pessimo) e la biografia di Steve Jobs a 12,99€ (sempre pessimo e non solo per il prezzo). Una situazione caotica insomma, con alcuni editori che hanno scelto la strada dei “prezzi bassi in modo che la gente compri” (Einaudi con Da un’altra carne e La macchia umana; Bur, che già faceva prezzi bassi nei cartacei, con Il mercante di libri maledetti; Feltrinelli con Bar Sport, menzione speciale perché è un titolo uscito a ottobre e si trova a 3,40€) e altri che hanno preferito l’approccio “ho il culo pesante ma preferisco averlo blindato” (con un prodotto che non ha resi né costi di magazzino, lol) (Longanesi con Il tribunale delle anime, Rizzoli con La cacciatrice di ossa e via dicendo). Meglio di quanto mi aspettassi, a dire il vero: temevo una valanga di ebook a prezzi da libreria, che invece è avvenuta solo in minima parte. Che gli editori (alcuni di essi, perlomeno) stiano diventando intelligenti?

Lettori mostrano in vari modi la loro sorpresa alla vista di un ebook in vendita a 14 euro

In ogni caso, se i prezzi degli ebook non saranno uniformati al più presto su livelli decenti (da 0,99 a 5€), credo che essi faticheranno ad affermarsi sul mercato italiano. Per un lettore, l’e-reader è una sorta di “investimento iniziale” che deve avere buone prospettive di recupero: in altre parole, se uno spende 99€ per il Kindle (o 130€ per l’Orizon, o quello che gli pare per quello che gli pare), bisogna fare in modo che questa spesa “rientri” sottoforma di risparmio nell’acquisto degli ebook. Se il nostro lettore ne compra uno al mese, bisognerebbe che il prezzo di ciascuno fosse di 8,25€ inferiore rispetto a quello del cartaceo perché i cento euro del Kindle si ripaghino da sé in un anno. In caso contrario, viene meno la convenienza economica (un fattore chiave per la decisione d’acquisto, soprattutto in questo periodo di crisi). Purtroppo, in molti casi il risparmio è drasticamente inferiore, dell’ordine di due-tre euro quando tutto va bene. E siamo ancora fortunati, perché almeno abbiamo evitato ebook più cari della versione stampata, come avviene per i romanzi di Butcher (l’ebook di Ghost Story costa 6 dollari in più dell’hardcover! Roba da pazzi).

L'effetto che fanno 'ste cose su bakakura è più o meno lo stesso di questo cane qui

Vedremo come si evolverà la situazione. Al momento, penso che la maggior parte dei lettori (soprattutto quelli occasionali) si approccerà al Kindle Store italiano con un misto di perplessità e dubbio: gli ebook veramente convenienti non sono moltissimi e per usufruirne bisogna comprare un baracchino strano che costa cento euro. Per gli scrittori là fuori: la differenza potete farla voi! Vendete i vostri ebook su Amazon.it con un prezzo attraente e il pubblico acquisirà fiducia in questo nuovo modo di leggere (e, forse, comprerà le vostre fatiche. Sempre meglio questo che lasciarle languire in un cassetto, no?). Da parte mia, sono pronto a pubblicizzare qualunque opera degna su cui riesca a mettere le mani. ^_^ Insieme possiamo farcela!

 
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Pubblicato da su 05/12/2011 in ebook

 

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