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Archivio mensile:settembre 2015

Italiani Meritevoli: Alessandro Scalzo

Devo farvi una confessione: per anni mi sono rifiutato di leggere gli autori italiani di genere. Qualche volta ci ho provato, ma dopo diverse esperienze deludenti e dopo aver letto recensioni negativissime su blog che tengo in grande stima (come Gamberi Fantasy o Baionette Librarie), ho preferito rinunciare: il tempo per leggere è limitato e io preferisco dedicare il mio ad autori che quantomeno ritengo capaci di intrattenermi.

Tra parentesi, la bassa qualità di molte opere italiane di genere non è, secondo me, questione culturale o genetica: semplicemente, mentre gli autori stranieri ci arrivano già “filtrati” dal loro successo in patria (difficilmente un autore terribile riuscirà a essere tradotto e pubblicato all’estero… con qualche notevole eccezione), quelli italiani ce li dobbiamo sorbire tutti. È naturale che il rapporto schifezze/libri decenti peggiori. Ciò detto, per una volta non intendo scrivere una stroncatura; anzi, strano ma vero, questa volta – e non solo –  Neyven trasmetterà un messaggio positivo. Incredibile, eh? ^_^

Qualche tempo fa, mi sono avvicinato alla collana Vaporteppa, diretta nientemeno che dal Duca di Baionette in persona (sotto lo pseudonimo volgare di Marco Carrara). Vaporteppa si pone due obiettivi: da un lato, tradurre e pubblicare nella nostra lingua opere di autori stranieri di genere, soprattutto bizarro e steampunk; dall’altro, scoprire e portare alla ribalata autori italiani di talento. È proprio un romanzo italiano pubblicato nella collana Vaporteppa l’oggetto della prima puntata di Italiani Meritevoli. Sto parlando del primo che ho letto, ossia Caligo di Alessandro Scalzi.

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Il fatto che il libro sia un buon libro emerge già dalla copertina: curata e di ottima qualità, realizzata da un artista (Manuel Preitano) apposta per il romanzo. Siamo lontani anni luce dalle copertine-collage fatte con immagini di stock pagate un tanto alla dozzina, o peggio ancora da quelle disegnate a mano dall’autore (di solito poco dotato artisticamente), dai suoi bambini piccoli, ecc.È vero che l’abito non fa il monaco, ma il fatto che un editore sia disposto a investire su una buona copertina è di per sé un ottimo segno: vuol dire che considera la pubblicazione un affare serio e rende più probabile che abbia prestato attenzione anche agli altri elementi che la compongono (come l’editing e la formattazione).

Il romanzo in sé (no spoiler) è molto coinvolgente. Lo definirei come fondamentalmente steampunk, con un tocco di commedia sexy all’italiana che non è (quasi) mai eccessivo. Lo stile di Alessandro Scalzo e la qualità dell’editing sono eccellenti: descrizioni eccezionali, dialoghi serrati, pochissime sbavature. Il punto di vista della protagonista è reso molto bene. Raramente mi sono trovato a leggere romanzi di questa qualità. Caligo non è perfetto; ricordo di aver alzato il sopracciglio almeno un paio di volte. Ma si trattava di problemi minori, legati soprattutto al mio gusto e comunque molto circoscritti. La qualità generale del romanzo non ne è intaccata.

Eccellenti sono anche le note alla fine dell’e-book, che offrono approfondimenti su alcuni temi trattati dal romanzo e spunti di riflessione generale. Nonostante tra di esse vi sia un invito, da parte dell’editore, a segnalare eventuali refusi, io non ne ho trovati o non vi ho fatto caso: anche da questo punto di vista, la qualità dell’opera è eccezionale.

L’unico difetto “grave” che ho riscontrato in Caligo è la sua brevità: 62.400 parole non sono molte e, alla conclusione del romanzo, mi sono trovato a pensare che alcuni elementi meritassero più approfondimento. Dieci o quindicimila parole in più non sarebbero state inutili. Ciò nonostante, ritengo Caligo un ottimo romanzo e, se ci fosse un seguito, lo comprerei senza pensarci due volte. L’universo immaginario, lo stile dell’autore e la cura dell’opera mi hanno conquistato.

Caligo è in vendita su Amazon.it all’onesto prezzo di 4,99 €. Il Baka ne consiglia caldamente l’acquisto. ^_^

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Pubblicato da su 28/09/2015 in Recensioni

 

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La pirateria e la morte della letteratura

Mi è capitato spesso, soprattutto negli ultimi tempi,di leggere discorsi che collegano l’insuccesso o il fallimento di autori, collane editoriali, editori e quant’altro alla pirateria. In alcuni casi si trattava di affermazioni fatte o riportate da persone che conosco e di cui, in circostanze normali, ammiro l’intelligenza. L’idea che “la pirateria uccide gli artisti” non è una novità: sono anni che le industrie editoriale, cinematografica, musicale e chi più ne ha più ne metta hanno fatto di questa idea degenere il loro cavallo di battaglia.

Ovviamente, dato che siamo su Neyven, avrete già capito cosa ne penso di tutto ciò.

Gordonata pazzeca

L’idea che una copia piratata sia una copia invenduta nasce dall’arroganza di persone che vogliono giustificare le proprie mancanze. È facile alzare i pugni al cielo e imputare la mancanza di vendite a tutti quei pirati cattivi che scaricano da Internet invece di comprare: molto più facile che esaminare il proprio operato e rendersi conto di aver sbagliato. “Se non ci fosse la pirateria, potrei vivere del mio lavoro!” esclama lo scrittore fallito. Guarda caso, non ho mai sentito un autore o un editore affermare: “Ho sbagliato questo e quest’altro. La colpa del mio insuccesso è solo mia.” Chissà come mai. ^_^

La verità è un’altra: chi preferisce piratare a comprare non è una persona che, in altre circostanze, acquisterebbe il prodotto che ha scaricato illegalmente. Per questo la cosiddetta “lotta alla pirateria” è perfettamente inutile: sono soldi buttati, spesi inutilmente in “protezioni” che infastidiscono gli acquirenti legittimi e non fanno nulla per ostacolare i pirati (anzi,aumentano le possibilità che le persone appartenenti alla prima categoria, esasperate dalle limitazioni, passino alla seconda).

Se non posso permettermi una cosa, impedirmi di piratarla (cosa che, peraltro, è impossibile) non mi farà acquisire magicamente il denaro per acquistarla. Se non ho intenzione di spendere soldi per qualcosa che secondo me non li vale, rendermi impossibile venirne in possesso se non pagando non mi farà venire improvvisamente voglia di acquistare qualcosa che, secondo me, non vale il suo prezzo. Non bisogna essere dei geni per capirlo: basta avere una minima comprensione di come funziona la mente umana.

A meno di non voler fare come quei filosofi che, invece di guardare dal cannocchiale di Galileo, preferirono imbastire un dibattito puramente teorico riguardo le stelle ^_^

A meno di non voler fare come quei filosofi che, invece di guardare dal cannocchiale di Galileo, preferirono imbastire un dibattito puramente teorico riguardo le stelle ^_^

Il vostro autore preferito non ha smesso di scrivere perché i pirati cattivi gli hanno impedito di trarre un guadagno dal suo lavoro: ha smesso di scrivere perché non vendeva abbastanza. La colpa della sua incapacità di scrivere decentemente, di promuovere le proprie opere e/o di commercializzarle non è dei pirati: è sua e soltanto sua. Se non ci sono abbastanza persone disposte a pagare per leggere i suoi romanzi, è naturale che egli debba trovare altre fonti di reddito. Il mercato premia chi lo conosce e sa adattarvisi, non “la passione” o chissà che cosa.

Per scrivere bene bisogna studiare le tecniche di scrittura. Per promuovere un libro in modo efficace bisogna studiare il marketing. Per scrivere un libro che venda bisogna studiare il mercato e conoscere i temi e i generi che vanno per la maggiore o che, quantomeno, possono attrarre una fetta di pubblico sufficiente alla sopravvivenza. Lamentarsi del fatto che “la tecnica uccide la passione”, che “il marketing è una truffa” o che “bisogna scrivere quello che si ha nel cuore, non quello che vuole il mercato” è come lamentarsi del fatto che, cadendo dal quarto piano, è molto probabile rompersi le ossa: né il cemento né forza di gravità, ossia le componenti più importanti della situazione, vi daranno retta. Ma suppongo che le lamentele possano aiutare a sentirsi moralmente superiori a non si sa chi. ^_^

Scrivere è un mestiere e quello dei libri è un mercato. Esattamente come un musicista o un artista, uno scrittore deve prenderne atto se vuole sopravvivere. Tenendo presente che diventare professionisti non è un obbligo: ci si può divertire anche rimanendo dilettanti e facendo altro per vivere. Ma questo non significa che professionisti non debbano prendere atto della situazione in cui si trovano e seguire determinate regole di sopravvivenza. Chi non ce la fa subisce le conseguenze naturali del suo fallimento.

Chiudiamo in bellezza con Lisa Ann

Chiudiamo in bellezza con Lisa Ann ^^

 
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Pubblicato da su 05/09/2015 in Letteratura, Uncategorized

 

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[Becera autopromozione] Una Canzone per Julia di Charles Sheehan-Miles

(giuro che il prossimo sarà un post utile. Giurin giurello, potesse cascarmi il pi- AHEM!)

Vi segnalo l’uscita, proprio ieri, di Una canzone per Julia, romanzo da me tradotto. Come al solito per quanto riguarda i post di autopromozione: questa è una segnalazione, il sottoscritto ha interesse che il romanzo venda, non nutrire dopo la mezzanotte (cit.).

 

cover

 

Una canzone per Julia parla di due persone: Crank Wilson e Julia Thompson. Crank è un musicista squattrinato, donnaiolo (persone meno fini di noi lo definirebbero “puttaniere”), figlio di un povero poliziotto di Boston con cui ha rapporti turbolenti e con un fratello affetto dalla sindrome di Asperger. Non ha mai finito le superiori e, finora, non ha combinato nulla di buono nella vita. Non è interessato ad avere relazioni e non ne cerca.

Julia è figlia di un ambasciatore in pensione. La sua famiglia è ricca e Julia stessa, studentessa di finanza internazionale ad Harvard, non ha mai conosciuto il minimo problema economico. In compenso cova dentro di sé un trauma dolorosissimo da quando aveva quattordici anni. Ora ne ha ventidue e ha deciso che il modo migliore per conservare libertà e salute mentale è non innamorarsi mai più.

Quando Crank e Julia si incontrano durante una manifestazione contro la guerra in Iraq, il destino decide che è venuto il momento di mettere in scena la lotta tra sentimenti naturali e ombre del passato.

Una canzone per Julia non è soltanto una storia d’amore interclassista, come ce ne sono tante; è anche e soprattutto una storia di persone ferite che lottano per sopravvivere e per amare nonostante i propri complessi. Come traduttore del romanzo, posso dirvi che è stata una bella esperienza leggerlo e tradurlo in italiano (per non parlare del fatto che Charles è una persona molto simpatica). Il giudizio finale, naturalmente, spetta solo ai lettori.

Una canzone per Julia è in vendita su Amazon.it, Kobo Store e iTunes.

 
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Pubblicato da su 02/09/2015 in Autopromozione

 

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