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Archivi categoria: Roba che scrivo

Bulliamoci

So che non mi faccio sentire da una vita ecc ecc, ma volevo bullarmi di questa cosa:

 

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Ora me ne torno nell’ombra.

 

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Il Baka su Melt-a-Plot

Ebbene sì, ci sono caduto anch’io.

Non poteva mancare questa citazione

Non poteva mancare questa citazione

Per chi non lo sapesse, Melt-a-Plot è una bizzarra creatura della Rai che si nutre della linfa vitale degli scrittori in erba. Si tratta, in sostanza, di un progetto a contribuzione libera in cui tutti, partendo da spunti comuni, possono inserire i propri contenuti a colpi di 140 caratteri alla volta. Il risultato sono storie ramificate a volte piuttosto bizzarre. Un buon 90% è schifosino, ma c’è anche qualcosa che va oltre la banalità.

Per chi fosse interessato alle mie schifezze, questo è il mio profilo su Melt-a-Plot. Così sapete anche i miei veri nome e cognome e potete stalkerarmi, se vi va.

Come? Che fine ho fatto? Beh, sono ancora vivo, a meno che a scrivere non sia il mio gemello malvagio (ora mi vengono le crisi di identità). Sono stato occupato a scrivere improbabili racconti in inglese sperando nella pubblicazione, a tradurre, a correggere bozze e a giocare un po’ al PC. Ho trascurato il blog perché 1) non paga e 2) richiede più impegno che videogiocare. Brutta cosa, lo so. Per farmi perdonare, magari farò qualche articolo. Sì, lo so, ho già detto in passato che avrei ripreso e poi ho fatto poco o niente. Ma è questo il bello dell’essere un blogger amatoriale: posso dire quello che voglio e non ci perdo nulla a non mantenere le promesse. Un po’ come fare il politico, ma con meno procedimenti a carico.

Vi lascio (per il momento, si spera) con la mia ossessione più recente: 7734 dei Sabaton.

 

 
2 commenti

Pubblicato da su 15/09/2013 in Roba che scrivo, Slice of life

 

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80.000 parole scritte e mi sembra di non aver scritto niente. Mah.

 
1 Commento

Pubblicato da su 25/04/2013 in Roba che scrivo

 

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Ancora sulla credibilità

Attenzione: Questo articolo contiene molti spoiler sulla trama dei film Capitan America – Il primo Vendicatore Il Cavaliere Oscuro – Il ritorno. Leggetelo a vostro rischio e pericolo. ^_^

Qualche tempo fa ho pubblicato un post sulla credibilità. La credibilità è un elemento necessario alla struttura di un buon romanzo ed è diversa dal realismo: una storia può contenere fatti, persone o cose che non trovano riscontro nella realtà (come i draghi o il teletrasporto), ma deve presentarli in modo che il lettore li percepisca come un elemento naturale del mondo fantastico. Un elemento è “realistico” se risponde alla domanda “Nel mondo reale funziona così?”, mentre è “credibile” se risponde alla domanda “Se esistesse, potrebbe funzionare così?” Come scrive Peter David, romanziere e scrittore di fumetti di fama mondiale, in Scrivere fumetti e Graphic Novel (traduzione italiana di Carla Zandara):

Dovete condurre [i lettori] a vedere le possibilità che voi stessi vedete. Ogni volta che dite. “E se…?”, state sfidando il lettore a rispondere: “Perché no!”

Se la risposta dei lettori, invece che “Perché no!”, è “Ma cosa diamine scrive questo cialtrone?”, probabilmente gli elementi fantastici della storia non sono sfruttati a dovere.

L’argomento mi è tornato in mente guardando Capitan America – Il primo Vendicatore, ma non ho trovato la voglia di farci un post fino a quando non ho visto anche Il ritorno del cavaliere oscuro, che è altrettanto pregevole in quanto a implausibilità. Cominciamo dal primo film. Tralasciando la trama banalotta, gli espedienti narrativi campati in aria (il Siero del Supersoldato ti sfregia se sei cattivo, sì, come no) e il protagonista bidimensionale (Cap diventa molto più interessante in The Avengers, per via dello shock culturale e dei rapporti con gli altri personaggi), il problema più grosso del film è la credibilità: ci sono un sacco di cose che non hanno senso, e non si tratta di cose da poco.

Tanto per cominciare, la premessa stessa del film è poco credibile. Il Teschio Rosso ha imbrigliato l’energia di un Cubo Cosmico e l’ha usata per alimentare armi disintegratrici… che, una volta viste in azione, si rivelano praticamente inutili contro un gruppo di prigionieri di guerra disarmati. E no, non è Capitan America a fare la differenza, perché durante lo scontro è impegnato a cercare il suo amico Bucky e dunque non combatte a fianco dei soldati. Anche nella scena della battaglia finale nella base del Teschio, soldati armati con armi della Seconda Guerra Mondiale vincono facilmente contro la magitech (fusione di tecnologia e magia) che, in teoria, tutti temevano. Il Tesserach, a conti fatti, era quasi meglio non averlo…

Solo leggermente meno penosa è la scena in cui Peggy (il love interest aka “la bellona british con la pistola”) spara allo scudo di Cap per testarne l’efficacia.

Qui abbiamo un po’ di problemi:

1) Stark ha appena detto che lo scudo in vibranio è solo un prototipo (dunque non si sa se funzioni davvero) e tu cosa fai? Gli spari contro mentre c’è un essere umano dietro? Una delle regole fondamentali delle armi da fuoco è Non puntarne una contro qualcuno se non sei pronto ad assumerti ogni responsabilità morale e legale dell’atto di premere il grilletto. D’accordo, l’essere umano in questione ha appena baciato un’altra, ma qui si esagera…

2) Il vibranio dello scudo dovrebbe “assorbire ogni vibrazione”… eppure, quando i proiettili lo colpiscono, si sente chiaramente il rumore dell’impatto. Ma il suono è una vibrazione! La stessa cosa vale per tutti i momenti del film nei quali lo scudo fa rumore rimbalzando contro qualcosa. Il che ci porta al punto tre…

3) I proiettili, dopo aver colpito lo scudo di Capitan America, cadono a terra senza fare danni… ma Peggy non poteva saperlo, quando si è messa a sparare in un ambiente chiuso e relativamente affollato. Possibile che non abbia pensato all’eventualità che rimbalzassero, quando qualunque professionista addestrato all’uso delle armi è istruito nel considerare e prevenire i danni collaterali?

A quanto sembra, nessuno ha pensato a questi tre minuscoli dettagli, che rovinano la credibilità della scena.

D'altro canto...

D’altro canto…

Un esempio più recente viene dal Cavaliere Oscuro – Il Ritorno, dove Bruce Wayne indossa una ginocchiera ipertecnologica (o meglio, magica) per tornare a combattere il crimine pur avendo un’articolazione partita. Lo strumento, di per sé, è poco realistico, ma non implausibile: sappiamo che Batman ha a disposizione un sacco di diavolerie tecnologiche e siamo disposti ad accettare questo dettaglio (anche se il simbolismo insito nel fatto che a Batman sarebbe bastato indossare una protesi per tornare in attività, mentre ha dovuto aspettare otto anni e una bella scossa per farlo, è stato poco sfruttato). Tuttavia, quando fugge dalla prigione in cui lo ha rinchiuso Bane, il nostro eroe non ha la ginocchiera e dovrebbe, in teoria, essere zoppo; invece si muove come un uomo perfettamente sano. Questo non è soltanto implausibile, ma anche incoerente con quanto stabilito in precedenza (il medico dice chiaro e tondo a Bruce Wayne che il suo ginocchio è privo di cartilagine).

Del resto, tutto il fim è zeppo di situazioni poco credibili, chiaramente importanti da un punto di vista emozionale e drammatico, ma realizzate male da quello narrativo. Per esempio, questa scena:

Dov’è il problema? Bane non fornisce alcuna prova delle sue affermazioni; non dimostra che le parole sui fogli che tiene in mano sono state scritte da Gordon, né ha modo di farlo. Si aspetta davvero che i cittadini di Gotham credano alle parole di un pazzo criminale? Nel corso del film, il personaggio non ha mai dimostrato di essere stupido, anzi: è un genio del crimine e un capo carismatico. Il che rende questa scena ancora meno credibile.

(fra parentesi, qualcuno non sa fare bene i conti: se Bane era già adulto, diciamo ventenne, quando Talia era solo una bambina, questo significa che all’epoca in cui è ambientato il fim deve avere almeno quarant’anni, se non addirittura cinquanta! Vi sembra il fisico di un uomo di mezza età, quello?)

E poi, naturalmente, c’è questa scena:

La musica, la regia e le comparse fanno un buon lavoro nel creare il dramma dell’eroismo dei poliziotti… ma il tutto è rovinato quando i criminali armati di armi automatiche aprono il fuoco e quasi nessuno dei loro bersagli cade. Stiamo parlando di gente impacchettata come sardine in una strada relativamente stretta, su cui piovono centinaia di colpi al secondo; dovrebbe essere una carneficina. Invece si vedono solo pochi poliziotti cadere sotto il fuoco dei criminali, i quali, a loro volta, qualche istante dopo procedono a ingaggiarli in corpo a corpo invece di sfruttare appieno il vantaggio dato dalle loro armi (i poliziotti sono armati soprattutto di pistole e sfollagenti). Epico? Forse. Stupido? Sicuramente.

Del resto, l’epicità, per essere tale, deve avere radici nel reale e quotidiano. Gli eroi omerici, in buona parte di ascendenza divina, si comportavano come uomini del periodo in cui nacquero i poemi e si muovevano in un mondo che era quello degli ascoltatori (ravvivato e “condito” da un pizzico di magia); leggendo l’Iliade o l’Odissea si hanno degli spaccati della vita nella Grecia dell’età del bronzo. Vi immaginate un pubblico di mille anni avanti nel futuro che cerca di ricostruire il funzionamento della nostra epoca guardando Il Cavaliere Oscuro – Il Ritorno e Capitan America? Avrebbe l’impressione di una società formata da idioti creduloni e sofferenti di manie di grandezza, dallo scarso contatto con la realtà… mmm, forse non sbaglierebbe più di tanto.

Chiudiamo l'articolo con un omaggio alle lettrici ^^

Chiudiamo l’articolo con un omaggio alle lettrici ^^

 
3 commenti

Pubblicato da su 09/02/2013 in Roba che scrivo

 

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Anteprima III

Sferrai un pugno al tavolo. Fece più male a me che a lui, ma in quel momento un po’ di fracasso e una dimostrazione di rabbia mascolina mi sembravano la cosa giusta da fare. “Tempo? Hai idea di quanto ci vorrà per sbrogliare questa matassa?” Indicai lo schermo del portatile. “Ci sono miliardi di anni di storie, qui dentro. Anche non facendo altro, potrei essere morto prima di arrivare al punto di cui parli.”

 
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Pubblicato da su 27/01/2013 in Roba che scrivo

 

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Anteprima II

“Come posso perdonarti, sapendo che mi porterai via tutti i miei begli animali? Che fermerai il volo dell’airone, la picchiata del falco, il canto dell’usignolo?” Si voltò verso di lei. “Sorellina, come faccio a volerti bene?”

 
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Pubblicato da su 17/12/2012 in Roba che scrivo

 

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Anteprima

“Sai qual è la cosa peggiore quando cadi?” chiese l’ex-angelo a bassa voce, lo sguardo fisso sulla scrivania. “Non è l’impatto; è la caduta. L’impatto è un momento. Cadere è per sempre.”

 
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Pubblicato da su 10/12/2012 in Roba che scrivo

 

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