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Archivio mensile:novembre 2010

The Minstrel Boy

Ho scoperto da poco l’esistenza di The Minstrel Boy (Il giovane menestrello), una canzone scritta tra gli ultimissimi anni del ‘700 e i primi dell’800 dal poeta irlandese Thomas Moore. Si pensa che la canzone si riferisca ad alcuni amici dell’autore, rimasti coinvolti (in alcuni casi anche mortalmente) nella ribellione irlandese del 1798.

Il testo della canzone è questo:

The minstrel boy to the war is gone,
In the ranks of death ye will find him;
His father’s sword he hath girded on,
And his wild harp slung behind him;
“Land of Song!” said the warrior bard,
“Tho’ all the world betray thee,
One sword, at least, thy rights shall guard,
One faithful harp shall praise thee!”

The Minstrel fell! But the foeman’s chain
Could not bring his proud soul under;
The harp he lov’d ne’er spoke again,
For he tore its chords asunder;
And said “No chains shall sully thee,
Thou soul of love and bravery!
Thy songs were made for the pure and free
They shall never sound in slavery!”

Gli ultimi due versi, in particolare, mi piacciono molto: esprimono il rifiuto di svendersi all’invasore straniero, negandogli tutte le gioie che la propria cultura può offrire. Piuttosto che cantare da schiavi per i nostri padroni, è il messaggio del poeta, noi Irlandesi non canteremo affatto. Mi hanno fatto pensare al turismo nelle riserve indiane o in altre zone “etnograficamente fiche” del pianeta (inclusa la vicina Sardegna), dove i turisti gonzi si fanno abbindolare da sfoggi di qualcosa che non ha nulla a che vedere con la vera cultura popolare… ma ha molto a che vedere con la cultura del capitalismo, dove le cose contano solo se producono denaro che si può immediatamente acquisire e contare fra le proprie sudate ditina.

Il fenomeno del “turismo etnografico” (lo chiamo così in mancanza di un’espressione migliore; questa, ovviamente, non ha alcun valore scientifico) avrebbe probabilmente fatto rabbrividire Moore, ma se assumiamo il punto di vista dei popoli visitati possiamo vederlo sotto un’altra luce: esso può essere considerato una forma di vendetta di gente che ha visto le proprie tradizioni schiacciate, stuprate dalla propaganda e dal lavaggio del cervello fatto alle nuove generazioni dall’invazione del capitalismo. Questa gente non rifiuta di cantare, ma lo fa in modo stonato, così da tenere per sé la vera bellezza dei propri canti e nel contempo privare gli invasori del loro denaro. Non male come strategia, no?

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Pubblicato da su 22/11/2010 in Rant, Storia

 

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Ciao, Spider

Oggi ho dovuto portare Spider, il mio vecchio cane, a far sopprimere.

È stato brutto, ma non si poteva fare altrimenti. Spider soffriva molto, era ridotto a uno scheletrino e non riusciva più nemmeno a bere dell’acqua. Dopo che lui ha dato a me e alla mia famiglia quattordici anni di amore, era giusto lasciarlo andare.

Essere padroni di un cane significa anche dover prendere decisioni come questa.

Siamo stati con Spider fino a quando non ha chiuso gli occhi, per non lasciarlo solo. Non vogliamo vedere il suo corpo, né le sue ceneri. Vogliamo ricordarlo come un cane vivace, coccolone e ingordo; questo era Spider, non quello che era diventato negli ultimi mesi.

Se c’è un Paradiso per i cani, Spider merita di andarci; se essere un bravo cane vuol dire dare ai padroni tanta gioia, Spider era il migliore.

Ciao, Spider. Corri felice nei prati del Cielo.

 
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Pubblicato da su 15/11/2010 in Slice of life

 

Sharpe e la Marcia dei disertori

Qualche tempo fa ho scovato su YouTube il canale di un simpatico amante di musica folk che vive sull’Isola di Man. Oltre a postare le sue versioni di canzoni in lingua inglese, Tony (questo è il suo nome) esegue anche brani su richiesta, così gli ho chiesto di cantare per me The Rogue’s March e questo è il risultato:

Vi consiglio di seguire il canale di quest’uomo: le sue esecuzioni sono molto belle. ^_^

The Rogue’s March è una canzone molto particolare, cantata nell’esercito inglese fra il Sette e l’Ottocento. L’ho sentita per la prima volta in Sharpe’s Gold, il sesto episodio della serie Tv inglese Sharpe, ispirata ai romanzi di Bernard Cornwell con protagonista il personaggio del titolo. Non ho mai letto i libri (grave mancanza, visto che di Cornwell avevo letto il ciclo di Excalibur e a memoria mi pare non scrivesse affatto male) ma la serie televisiva mi è piaciuta, nonostante una quantità di errori e difetti a dir poco mostruosa.

Sean Bean nella parte di Sharpe

La serie è ambientata in Spagna durante le guerre napoleoniche, fra il 1809 e il 1814, più un episodio che si svolge durante la battaglia di Waterloo (ignoro gli ultimi due, ambientati in India, perché sono qualcosa di penoso, fatti male e noiosi). Richard Sharpe, il personaggio principale, è un soldato coraggioso e abile che grazie alle proprie capacità scala la gerarchia militare, partendo da sergente e raggiungendo il grado di tenente colonnello: qualcosa di impensabile per l’epoca, come gli autori non mancano di sottolineare anche troppo. Il personaggio è ben caratterizzato: certo, è il protagonista e quindi bene o male vince sempre, ma Sean Bean è bravo a renderne evidenti i difetti caratteriali, ossia la testardaggine e la mancanza di controllo sulle proprie emozioni. Più di una volta Sharpe manca in vacca qualcosa di importante perché non si è fermato a riflettere. Peccato che gli autori (o forse lo stesso Cornwell, ma conoscendolo la cosa mi parrebbe strana) non abbiano saputo evitare di farne un eroe virilixximo alla Hercules, che cambia una donna a ogni episodio (la prima dura un po’ più delle altre, ma un nemico di Sharpe la fa fuori): va bene il wish fullfillment, ma credo che veder sparare addosso ai Francesi tutto il tempo sia sufficiente, no? E va bene, prima e ultima battuta razzista sui nostri vicini d’Oltralpe. ^_^

Anche se Sharpe è indubbiamente il protagonista, attorno a lui ruota un cast fisso di personaggi che, seppure in parte oscurati dalla sua presenza scenica, sono comunque degni di nota. Il gruppo più importante è quello dei Soldati Scelti (Chosen Men), tutti provenienti dalle fila dei fucilieri e quasi tutti presenti in ogni episodio. Ognuno di loro è sui generis, ma  non sono delle macchiette: gli attori sono bravi e non scadono nella caricatura, aiutati anche dal fatto che gli archetipi incarnati nei Soldati Scelti sono fuori dagli schemi tradizionali televisivi (non ci sono “quello grosso” e “quello bello e un po’ gay”, per esempio, ma Hagman, magrolino e pacato nonché buon cantante, e Harris, l’unico del gruppo a essere istruito). Ci sono poi i vari ufficiali dell’esercito di Wellington, nonché Wellington stesso, alcuni dei quali compaiono in diversi episodi; la mia impressione è che questi personaggi siano un po’ meno interessanti, forse perché avendo meno visibilità sono stati rappresentati in modo più “caricato” e quindi meno sfacettato e realistico (il capitano Leroy, di origini americane, fuma il sigaro e commercia in schiavi; Henry Simmerson, anziano aristocratico, è arrogante e folle oltre ogni speranza). I personaggi femminili sono le classiche donne televisive che, a parte cadere fra le braccia dell’eroe, fanno poco altro, ma ci sono eccezioni notevoli: Teresa Moreno, una guerrillera in grado di combattere al fianco di Sharpe (nonché unica donna con cui lui avrà un figlio), e Jane Gibbons, la sua ultima moglie, personaggio ambiguo nei limiti del possibile (parliamo di una serie Tv indirizzata al grande pubblico, quindi non può esserci nulla di troppo complicato).

Sharpe e i Soldati Scelti al completo: da sinistra Harris, Hagman, Cooper, Perkins, Harper e Tongue

Il vero problema di Sharpe sono le battaglie: il budget della serie non era molto alto, quindi han dovuto risparmiare sulle comparse e sulla computer grafic (peraltro, essendo i primi episodi dell’inizio degli anni Novanta, dubito che anche con un budget alto avrebbero potuto fare granché con la cg). Le inquadrature sono sempre relativamente ristrette, per non far vedere che oltre ai trenta-quaranta uomini inquadrati non c’è nessuno, e questo pesa molto in una serie ambientata durante una guerra: non ci sono riprese dall’alto o campi lunghi, così lo spettatore non riesce a farsi un’idea di come doveva apparire una battaglia napoleonica. Per fortuna la regia riesce a dare l’idea di come ci si sentisse a prender parte a una di queste battaglie: le cannonate che piovono dappertutto, la gente che ti cade accanto colpita da un proiettile, la follia apparente di marciare stretti in fila sotto il fuoco nemico. Da questo punto di vista, Sharpe è fatto bene. Anche le uniformi, per quanto ne capisco, mi sembrano ben riprodotte. Un po’ meno accurata è la ricostruzione delle armi: i personaggi principali sono tutti fucilieri, ma a guardarli sembra che non ci sia differenza fra un fucile e un moschetto, nonostante in più di un’occasione Sharpe insista sul contrario. La differenza c’è, come sa chiunque abbia conoscenze anche minime di oplologia: un fucile è molto più preciso, ma anche dannatamente lento da ricaricare. In Sharpe, invece, sembra che fucili e moschetti si ricarichino esattamente allo stesso modo, il che è una grandissima castroneria. Probabilmente si tratta di una scelta di autori e/o registi per non tediare gli spettatori con la lentissima procedura di ricarica di un fucile Baker (peraltro, dopo i primi episodi non si vedono quasi mai i fucilieri caricare le loro armi; che siano stati sommersi da mail di segnalazione? lol!), tanto è vero che altri aspetti dell’uso dell’arma, come quello di clava, sono riprodotti fedelmente (che c’è di strano? il calcio delle armi da fuoco dell’epoca era bello pesante, in modo che potesse essere usato come arma quando il nemico era vicino e non vi faceva la cortesia di lasciarvi mezzo minuto per ricaricare il fucile).

Detto questo, potreste chiedervi, perché Sharpe mi è piaciuto? In primo luogo perché è un bel tentativo, non del tutto riuscito, ma in cui si intravede un sacco di buono. In secondo luogo perché, se si è un po’ meno history fags e lo si guarda tanto per svagarsi con un po’ di sana avventura, Sharpe è molto soddisfacente. Infine perché ci sono bravi attori e la base, anche se non sempre seguita fedelmente, sono i romanzi di un grande scrittore come Cornwell, dal quale si può sempre trarre qualcosa di buono.

Chiudo l’articolo con un altro video. Questo geniaccio ha montato alcuni spezzoni di Sharpe’s Battle e I’ll Make a Man Out of You (da Mulan, il film Disney); il risultato è sorprendentemente carino. :D

 
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Pubblicato da su 13/11/2010 in Storia, TV

 

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Legends of Anglerre, ovvero: della creazione intelligente del personaggio

Ieri sera, durante una cena in pizzeria, ho discusso con una persona conosciuta da poco riguardo la creazione del personaggio nei giochi di ruolo. Lui sosteneva la necessità di una creazione “non troppo vincolata”, sopratutto “dove non bisogni minmaxare e consultare molti manuali”, oltre a tirar fuori discorsi già sentiti sull'”interpretazione” e il “giocare per la storia”. Io gli ho parlato di Legends of Anglerre (d’ora in poi “Anglerre”), una mia scoperta recente, in cui la creazione del personaggio e quella del suo background coincidono (chi conosce Lo Spirito del Secolo sa già di cosa sto parlando, visto che sempre di giochi FATE si tratta). Approfondisco la questione in questo articolo.

In Anglerre i personaggi si creano in pubblico, tutti assieme, e tutti possono commentare e dare suggerimenti. Non ci sono segreti oscuri, sottotrame nascoste o che altro: il tuo “eroe” può anche essere un cultista di Chthulhu che tiene nascosta a tutti la sua affiliazione (e ci credo), ma gli altri giocatori lo sapranno comunque. Già questa è una bella differenza rispetto al metodo tradizionale, in cui il solo GM conosce i background (perlomeno, quando giocavo io si faceva così). Ora, siccome parlare in generale è sempre un male, il resto dell’esempio sarà fatto come se stessi creando un personaggio da giocare, in modo da dimostrare quanto veloce e semplice sia l’intero procedimento.

LE CINQUE FASI

La creazione degli eroi, in Anglerre, è divisa in fasi. Le fasi sono minimo tre, massimo cinque, a seconda di quanto “esperti” si vuole siano i protagonisti. Con tre fasi si ha un personaggio come il Conan de La torre dell’elefante, dotato ma con poca o nessuna esperienza; quattro fasi fanno un Solomon Kane (se non ricordo male era un tipo piuttosto “peso”) o un Conan più esperto; cinque fasi un Elric, un Kull o un Conan re. Gli esempi non sono scelti a caso: Legends of Anglerre è un gioco che spinge sul lato eroico della fantasy, non un giochino in cui si ammazzano mostri per rubare le loro cose o ci si piange addosso per chissà quale maledizione (d’accordo, Elric ogni tanto si piange addosso un pochino). Decido di creare un giovane cavaliere, un tipo alla Sturm Brightblade dei bei tempi in cui i romanzi di Dragonlance non erano ancora uno schifo illeggibile. Lo farò in tre fasi.

La prima fase è chiamata Early Days e comprende i primi anni di vita del nostro avventuriero, quando emergono le sue qualità e i rapporti con la famiglia e la comunità di origine sono più stretti. Decido che il mio cavaliere, che chiamerò Tacitus (non rompete le scatole voi liceali, Tacitus è stato il nome di uno dei miei primi personaggi e voglio ricordarlo in questo modo), sia nato in una famiglia benestante con una buona reputazione (stavo per scrivere “caduta in disgrazia”, ma mi sono fermato prima di cadere nel cliché). Ha ricevuto l’educazione di un giovane nobile e beneficiato della presenza di genitori amorevoli: questo mi fa venire in mente che potrebbe essere stato l’unico figlio maschio, quindi l’unico possibile erede. La domanda è, cosa ha spinto questo tizio a lasciare casa e un mucchio di privilegi per andare all’avventura? Un romanziere da quattro soldi ci metterebbe una qualche disgrazia, tipo la famiglia massacrata dagli uomini di un traditore o qualcosa del genere (avete presente l’introduzione del nobile umano in Dragon Age? ops, spoiler!), ma io preferisco creare un personaggio umano e decido che Tacitus è stato allontanato dalla famiglia per una propria colpa: offeso dal figlio del signore di suo padre, lo ha sfidato a duello e lo ha ucciso. Per colpa del suo orgoglio un padre ha perso il figlio e i suoi genitori hanno dovuto pagare una pesantissima ammenda, oltre a vedersi privati di gran parte delle terre e delle proprietà di famiglia dalla giustizia del re. Tacitus, invece, ha dovuto subire la pena dell’esilio. Tutto questo si può riassumere in quattro parole: “Unico erede di nobili minori. Uccise il figlio del signore in duello e per questo la sua famiglia cadde in disgrazia e lui fu esiliato.”

Ora, da quello che ho scritto finora devo ricavare due Aspetti. Gli Aspetti sono brevi affermazioni che definiscono parte di ciò che il mio personaggio è; possono riguardare tratti caratteriali, oggetti importanti per lui, persone, situazioni, ecc. Senza entrare nel dettaglio, non sono robaccia inutile come i “background” dei giochi tradizionali: si possono mettere in gioco per guadagnare ritiri o bonus, il Master può usarli per mettermi nei guai (ma deve pagare per farlo e io posso sempre rifiutare! altro che allineamento!) e io posso usare, ad esempio, un Aspetto come “una donna in ogni porto” per dichiarare che la cameriera del barone è una mia vecchia conoscenza. Potrei scegliere solo aspetti vantaggiosi, come “Forte” e “Bello”, ma sarebbe peggio che inutile: quando ho scritto che il Master “deve pagare” per mettermi nei guai tramite i mie Aspetti, intendevo dire che questo è l’unico modo che ho per essere “pagato” e recuperare punti preziosi! Insomma, “minmaxare” in Anglerre vuol dire creare un personaggio sfacettato e interessante, non sfruttare il sistema per “proteggersi” dal Master.

Tornando a noi, quali Aspetti potrei ricavare dalla storia di Tacitus finora? Tantissimi. È più importante l’educazione di Tacitus o il suo carattere? Magari ha ricevuto in dono o rubato un oggetto di famiglia, come una spada o un’armatura? Un servo o un amico lo ha seguito nell’esilio? Devo decidere quali elementi sono più importanti e incorporarli negli Aspetti di Tacitus. Pensando alle circostanze che hanno condotto al suo esilio, mi viene in mente qualcosa del tipo “Il mio orgoglio è costato una vita”: Tacitus è pentito di quello che ha fatto e vuole fare ammenda. Potrei usare questo aspetto a mio vantaggio, ad esempio per resistere alle provocazioni o per fare una ramanzina a qualcuno; ma il Master potrebbe usarlo contro di me (solo se io accettassi e comunque non gratis), ostacolandomi in combattimento o magari facendomi pugnalare alle spalle da un fratello dell’uomo che ho ucciso. È un buon Aspetto, quindi lo tengo. Come secondo Aspetto prendo “Cavaliere nel cuore”: Tacitus è di sangue nobile e addestrato a combattere, ma è marchiato dal disonore e il suo eccessivo idealismo potrebbe fargli fare delle sciocchezze.

Da notare come, spiegazioni a parte, scrivendo poche righe (che su WordPress sembrano milioni :-() sia già arivato a un terzo dell’opera! In realtà, dopo aver completato gli Aspetti dovrò anche scegliere Abilità e Stunt. ma la parte più lunga e importante della creazione del personaggio è questa.

La seconda fase è la Leggenda, ovvero la prima avventura vissuta dal personaggio. Le regole mi impongono di raccontarla in stile “quarta di copertina”, ovvero per accenni e sommi capi, e usando al massimo un paio di periodi: altro che le pagine di storia prenarrata imposte da certi Master “in nome dell’interpretazione e del buon gioco”… sigh. Devo anche dare un titolo alla mia Leggenda, qualcosa del tipo “Tacitus e…” o “Tacitus in…” (sì, è uguale identica alla fase Romanzo di LSdS. gli scrittori di giochi FATE sono poco originali su certe cose). Decido di fare una citazione e di intitolare la Leggenda “Tacitus e il castello della Principessa d’Argento”, anche se non conosco quel modulo di avventura e non ho la benché minima idea di cosa parli. Inventerò.

La mia Leggenda è questa: “Chiunque abbia avuto a che fare con l’innocente Principessa d’Argento e il suo dominio è diventato pazzo o è morto. Ma quando Tacitus scoprirà il mistero nascosto dietro il velo dell’innocenza, le cose precipiteranno verso il loro tragico epilogo.” Di fatto non dico un accidente, e questo è un bene: scoprirete il perché fra un attimo. Nel frattempo devo cavare due Aspetti anche da qui: in effetti, in Anglerre bisogna farlo al termine di ogni Fase. Scelgo “Alyss, amore mio, ti libererò da quel castello!” e “La misteriosa spada Rovina” (sì, questa è un’altra citazione – letterale e non figurata come alcuni di voi potrebbero pensare. vediamo chi ci arriva). Il primo aspetto è quello che il gioco chiama Future Aspect, ovvero una quest personale che Tacitus intende compiere; e lo farà, non per grazia del Master, ma seguendo regole precise che non sto a riportare (sappiate solo che paiono funzionare). È un Aspetto normale sotto tutti i punti di vista, per cui Tacitus sarà spinto dal suo amore per la Principessa d’Argento a compiere imprese eroiche, ma al tempo stesso il miraggio del coronamento del suo sogno lo porterà a correre gravi rischi. Per quanto riguarda la spada, ho immaginato che Tacitus l’abbia ottenuta o trovata nel corso dell’avventura: è una bella spada lucente dall’aria solida, anche se le rune incise sulla lama e l’impugnatura d’osso non promettono nulla di buono. Come possa aiutare Tacitus, è ovvio; per quanto riguarda il lato negativo, decido che la spada sia intelligente e abbia una propria personalità e obiettivi propri.

La terza e (per me) ultima Fase è quella da Guest Star: il Master dovrebbe assegnarmi (estraendo fra tutte) la Leggenda di un altro personaggio, d’accordo con il cui giocatore io dovrei decidere come Tacitus interviene nell’avventura di questi. Ecco spiegato il motivo per cui ho dovuto essere molto breve nel delineare la mia Leggenda: se avessi raccontato tutto nei dettagli come avrebbe potuto inserirsi un altro personaggio? Il problema è che questo è solo un esempio, quindi non ci sono altri personaggi e altre Leggende. Ma noi ce ne sbattiamo e facciamo finta che ce ne sia una, giusto per segnare i due Aspetti finali. Senza stare a pensare cosa potrebbe accadere in quell’altra Leggenda, scrivo “Puoi contare su di me, Garen” (terza cit.), immaginando che Tacitus abbia aiutato il suddetto quando si trovava in pericolo, e “Temo la stregoneria sopra ogni altra cosa”, perché non c’è heroic fantasy senza almeno un bello stregone.

Ed eccoci qua. Riassumendo, gli Aspetti di Tacitus sono:

Il mio orgoglio è costato una vita

Cavaliere nel cuore

Alyss, amore mio, ti libererò da quel castello!

La misteriosa spada Rovina

Puoi contare su di me, Garen

Temo la stregoneria sopra ogni altra cosa

Queste poche parole dicono un mucchio di cose sul mio personaggio di Anglerre e occupano la maggior parte dello spazio sulla scheda. Niente numerini, niente dozzine di manuali da consultare, niente minmaxing o “GM fiat”.

ABILITÀ E STUNT

In Anglerre ci sono le Abilità, che indicano cosa i personaggi sanno fare, e gli Stunt, ovvero i modi in cui violano le leggi della fisica, della decenza e del pudore (cit. da non mi ricordo dove); per chi conosce D&D, potremmo paragonare alla lontana gli Stunt ai Talenti, nel senso che gli Stunt danno bonus a un’Abilità in determinate circostanze o ne espandono l’usabilità (per esempio consentendo di usarla al posto di un’altra).

Le Abilità hanno vari gradi, definiti ognuno da un aggettivo e da un modificatore: “Buono (+3)”, per esempio. Se ho un’abilità a grado Buono (che poi è il mio grado massimo in quanto personaggio creato in tre fasi) aggiungerò 3 al risultato dei miei dadi. Semplice, no?

Per Tacitus ho a disposizione 15 punti per le abilità. Ciascun grado mi costa un numero di punti pari al modificatore, quindi 0 per Mediocre (+0), 1 per Medio (+1), 2 per Discreto (+2) e 3 per Buono (+3). Ottimo (+4) ed Eccellente (+5) sono fuori dalla mia portata, per ora, ma questo non fa di Tacitus un incapace: la maggior parte delle persone ha +1 nell’abilità che usa per vivere e +0 o peggio nelle altre. Le regole mi impongono inoltre di avere una piramide delle Abilità, per cui non potrò avere (per dire) due abilità Buone senza averne tre o più Discrete, in quanto il secondo “gradino” deve essere più ampio del terzo.

Per semplicità, decido di spendere i miei punti nel modo più banale: un’abilità Buona (+3), tre Discrete (+2) e sei Medie (+1). Non elenco tutte le abilità fra cui posso scegliere perché sono una trentina. Scelgo Armi da mischia come abilità Buona, perché voglio che Tacitus sia bravo nell’uso delle armi; del resto è un cavaliere, ci si aspetta che sia bravo a combattere. Le mie abilità Discrete saranno Comando, Risolutezza e Socievolezza, dal momento che immagino Tacitus come una persona educata, determinata e con una forte personalità. Ho molte abilità a grado Medio, quindi ci butto dentro tutto quello che credo potrà servire a Tacitus e/o che mi piacerebbe fargli saper fare: Atletica, Empatia, Forza, Pugni, Risorse e Robustezza.

Qualcuno avrà notato l’assenza di un’abilità per cavalcare. Normalmente si usa Sopravvivenza, ma c’è uno stunt che consente di cavalcare con Atletica; in ogni caso, con Risorse a +1 è praticamente impossibile che Tacitus possa permettersi un cavallo e non intendo “spendere” uno Stunt per comprarlo, quindi per il momento il mio cavaliere andrà a piedi. Non c’è nulla di strano in questo: Sturm non aveva un cavallo suo ed era più cavaliere di molti. La cosa importante, qui, è farvi capire come sia stato facile per me “attrezzare” un personaggio con delle Abilità, fra gradi “parlanti” e nomi molto indicativi. Io conosco il gioco, ma credo che chiunque possa scegliere le abilità guardando l’elenco senza alcuna conoscenza.

Adesso tocca agli Stunt, che sono dei piccoli vantaggi e privilegi concessi a ciascun personaggio. Per Tacitus posso sceglierne tre. Uno è praticamente già determinato: Arma del Destino, uno stunt di Armi da Mischia, che richiede un Aspetto relativo all’arma in questione (Sturm ha “La misteriosa spada Rovina”). Esso garantisce a Tacitus il possesso e l’immediata disponibilità di Rovina in ogni momento, anche qualora gliel’avessero sottratta, oltre che un bonus di +1 all’abilità Armi da Mischia con la spada in mano. Posso inoltre scegliere un ulteriore potenziamento fra quelli degli oggetti speciali o magici: scelgo Intelligente, che mi apre la strada a considerare la spada come un Compagno (un PNG che mi segue e mi aiuta) oltre che un oggetto.

Il mio secondo Stunt è Forza Interiore, uno stunt di Tenacia che protegge Tacitus (dandogli un bel +2) contro ogni tentativo di “entrargli in testa”, che sia la stregoneria o la tortura. Si adatta bene al personaggio e, sopratutto, gli stunt che lo hanno come requisito sono molto carini. Scelgo uno di questi per completare la tripletta: Motivato, uno Stunt che mi dà modo di sfruttare le ferite e le umiliazioni subite da Tacitus per dargli un’ulteriore “spinta in avanti”.

E questo è tutto. Ci sarebbe ancora da scegliere l’equipaggiamento, ma è una cosa che non ci interessa e comunque si fa un due minuti, senza dover calcolare i centesimi di moneta d’oro (anche perché le risorse dei personaggi non sono determinate da un ammontare di denaro, ma dalla loro abilità Risorse). Quello che mi premeva sottolineare è come, in Anglerre (ma in molti altri giochi va pure meglio), la creazione del personaggio sia facile e divertente, non una corveè come nei giochi tradizionali. Hasta la vista!

 
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Pubblicato da su 08/11/2010 in Giochi di ruolo, Rant, Uncategorized

 

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Post-Lucca Comics & Games

Quest’anno il Lucca Comics & Games mi ha entusiasmato un po’ meno rispetto alle volte precedenti. Sarà che, alla terza volta che ci vado, comincio a vedere la fiera meno come un grande Paese dei balocchi e più come… un grande Paese dei balocchi, lol. Nel senso che mi sono ritrovato con poca roba da fare e ho finito per annoiarmi in alcuni momenti; aggiungiamo il fatto che quest’anno ho voluto spendere con oculatezza e ho finito col risparmiare soldi (brr!) e il risultato non è proprio eccezionale.

Ma!

Ci sono stati anche momenti positivi. La musica dal vivo non era male, sopratutto i Freeway; il secondo gruppo (quello con la cantante vestita da Stella della Senna per intenderci) non ho ben capito chi fossero, ma anche loro erano bravi. Ho poi giocato un paio di demo molto divertenti: in particolare consiglio a tutti Shock: (coi due punti), un gioco di ruolo masterfull attraverso il quale si creano storie di fantascienza sociale (Blade Runner, l’Io robot originale, Straniero in terra straniera, ecc). Magari ne parlerò in uno dei prossimi articoli.

I miei pochi lettori mi scusino per la lentezza con cui scrivo in questo periodo e, sì: prima o poi lo finisco quel benedetto pezzo su Maria Teresa d’Austria. :-)

 
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Pubblicato da su 04/11/2010 in Giochi di ruolo, Slice of life

 

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