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Archivio mensile:febbraio 2012

Regole del blog aggiornate

In seguito all’apparizione di troll selvatici, ho deciso che era ora di aggiornare le regole del blog e di dare loro una posizione più consona. Potete trovare quelle nuove nella pagina Regole del blog, in alto. La modifica principale riguarda provocazioni e insulti: d’ora in avanti non saranno più consentiti. Mai. I commenti dei troll impenitenti saranno segnalati come spam e, pertanto, filtrati dal sistema. Per garantire a chiunque voglia discutere su questo blog la possibilità di esprimersi in modo sereno e costruttivo, senza essere costretti ad avere a che fare con certa gentaglia.

Grazie della cortese attenzione e buon proseguimento.

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Pubblicato da su 29/02/2012 in Comunicazioni di servizio

 

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Servizi clienti a confronto: Amazon vs Sony

Stamattina ho avuto a che fare con l’assistenza tecnica di Amazon e con quella della Sony. Nel primo caso, li ho contattati in merito a una certa lentezza che ho riscontrato nel Kindle dopo che mi era caduto (colpa mia, quindi); nel secondo, per il famigerato crash mortale che da giorni mi impedisce di usare il lettore. Le due risposte sono state molto diverse.

Amazon mi ha messo in chat con un suo operatore, a cui ho spiegato il problema. Dopo avermi chiesto di provare alcune soluzioni (reset del dispositivo, ecc), l’operatore mi ha ordinato un nuovo Kindle e dato 30 giorni di tempo per restituire il vecchio; questa volta non ho neppure dovuto anticipare i costi del dispositivo e della spedizione, perché Amazon ha cambiato politica al riguardo (per fortuna, direi). La persona dall’altra parte della linea è stata molto cortese, gentile e puntuale, e io l’ho ricompensata assegnando alla sua assistenza la valutazione massima possibile.

“Prenditi cura del cliente e gli affari si prenderanno cura di sé da soli” (Ray Kroc, "padre" di McDonald's)

La Sony, d’altro canto, mette a disposizione due strumenti per contattarla: telefono (con un numero a pagamento, una cosa aberrante) e mail. Ecco cosa hanno risposto alla mia email:

Gentile Signor bakakura

Grazie per averci contattato
In riferimento alla sua comunicazione per quanto riguarda il suo Reader, La preghiamo gentilmente di seguire questo passaggio:
Resettare Reader.
Quindi potrebbe Premere il pulsante RESET con una graffetta.
Lo schermo si blocca; il dispositivo Reader non viene riavviato automaticamente.
Prema il pulsante  (Accensione) fino alla visualizzazione della schermata di avvio.

Nota
I segnalibri, le evidenziazioni, le note scritte a mano o le informazioni sulle impostazioni potrebbero essere eliminati dall’operazione di reset.
Non premere il pulsante RESET con un oggetto appuntito soggetto a rotture, come la mina di una matita. Il pulsante RESET potrebbe rimanere bloccato

Rimaniamo a Sua disposizione per qualsiasi assistenza

Distinti saluti,

SONY SUPPORT TEAM

Una mail scritta in italiano stentato (che abbiano usato un traduttore automatico?), in cui mi dicono di fare quello che già c’è scritto nel manuale, quando nel mio messaggio specificavo che “[il lettore] non risponde ad alcuna pressione dei tasti o del pulsante di accensione” (ci voleva un genio per capire che non funziona neppure il reset?). Nel frattempo, il loro prodotto continua a non funzionare e io, che dovrei lavorarci sopra, se non avessi conservato il Kindle sarei in braghe di tela. Bel modo di prendersi cura del cliente, Sony!

Sapere che, con ogni probabilità, farò perdere alla Sony un bel po' di soldi mi rende felice come una pasqua ^_^ Peccato solo che manchino nella Hall of Shame

Ora, Amazon sarà anche il Male e vorrà anche imporre a tutti il suo formato proprietario come primo passo di un orrendo piano capitalista per conquistare il mondo, ma sta di fatto che i suoi prodotti funzionano e, quando non lo fanno, l’azienda è lesta a rispondere e a offrire una sostituzione gratuita. La Sony manda mail sgrammaticate con giorni di ritardo e, almeno per ora, non nomina rimborsi o sostituzioni. Quiz: secondo voi, qual è il servizio clienti migliore?

Lo schema del funzionamento di un buon servizio clienti

Pensare “ormai abbiamo preso i soldi del cliente, da lui non ci serve altro” è un atteggiamento autolesionista. Un cliente insoddisfatto non si limita a non acquistare più i prodotti di una data compagnia: ne parla male in giro (e, nell’era telematica, “in giro” vuol dire “con mezzo mondo”) e non li consiglia agli amici, provocando alla compagnia una bella perdita di guadagno potenziale. Uno splendido esempio concreto di questo fatto è riportato nel libro autobiografico L’ultima lezione di Randi Pausch, quando l’autore racconta della propria esperienza infantile in un negozio a Disney World; il brano è lungo, ma merita di essere citato per intero.

We went into a store and found what we considered the perfect gift: a ceramic salt and pepper shaker featuring two bears hanging off a tree, each one holding a shaker. We paid ten dollars for the gift, headed out of the store, and skipped up Main Street in search of the next attraction.

I was holding the gift, and in a horrible instant, it slipped out of my hands. The thing broke on impact. My sister and I were both in tears.

An adult guest in the park saw what happened and came over to us. “Take it back to the store,” she suggested. “I’m sure they’ll give you a new one.”

“I can’t do that,” I said. “It was my fault. I dropped it. Why would the store give us another one?”

“Try anyway,” the adult said. “You never know.”

So we went back to the store…and we didn’t lie. We explained what happened. The employees in the store listened to our sad story, smiled at us…and
told us we could have a new salt and pepper shaker. They even said it was their fault because they hadn’t wrapped the original salt and pepper shaker well enough! Their message was, “Our packaging should have been able to withstand a fall due to a twelveyear- old’s overexcitement.”

I was in shock. Not just gratitude, but disbelief. My sister and I left the store completely giddy.

When my parents learned of the incident, it really increased their appreciation of Disney World. In fact, that one customer-service decision over a ten-dollar salt and pepper shaker would end up earning Disney more than $100,000.

Let me explain.

[…] [T]he people in that gift shop made my sister and me feel so good about Disney, and […] that led my parents to appreciate the institution on a whole other level.

My parents made visits to Disney World an integral part of their volunteer work. They had a twenty-two-passenger bus they would use to drive English-as-a-second-language students from Maryland down to see the park. For more than twenty years, my dad bought tickets for dozens of kids to go to Disney World. I went on most of those trips.

All in all, since that day, my family has spent more than $100,000 at Disney World on tickets, food and souvenirs for ourselves and others.

Traduzione:

[Io e mia sorella] andammo in un negozio e trovammo quello che sembrava il dono perfetto: una saliera/pepiera con due orsi appesi ai rami di un albero, ciascuno con una saliera in mano. Pagammo dieci dollari per il dono, uscimmo dal negozio e ci mettemmo a correre per Main Street in cerca dell’attrazione successiva.

Ero io a tenere il dono e, in un istante orribile, esso mi scappò di mano. Si ruppe all’impatto col terreno. Io e mia sorella piangevamo entrambi.

Una visitatrice adulta del parco aveva visto quello che era successo e venne da noi. “Riportatela al negozio,” suggerì. “Sono certa che ve ne daranno una nuova.”

“Non posso,” dissi io. “È stata colpa mia. L’ho fatta cadere io. Perché al negozio ce ne dovrebbero dare un’altra?”

“Provate lo stesso,” disse l’adulta. “Non si sa mai.”

Per cui tornammo al negozio… e non mentimmo. Spiegammo quello che era successo. I commessi del negozio ascoltarono la nostra triste storia, ci sorrisero… e ci dissero che potevamo avere un’altra saliera/pepiera. Dissero persino che la colpa era loro perché non avevano impacchettato la prima con abbastanza cura! Il messaggio era, “I nostri imballaggi dovrebbero essere in grado di resistere a una caduta dovuta all’eccitazione di un dodicenne.”

Ero shoccato. Non grato, ma incredulo. Mia sorella e io lasciammo il negozio con le vertigini.

Quando i miei genitori seppero dell’incidente, il loro apprezzamento per Disney World aumentò molto. In futuro, quella decisione del servizio clienti riguardo una saliera/pepiera da dieci dollari ne avrebe fatti guadagnare alla Disney oltre 100.000.

Lasciate che vi spieghi.

[…] I commessi di quel negozio avevano riempito me e mia sorella di buoni sentimenti nei confronti della Disney e ciò portò i miei genitori a un nuovo livello di apprezzamento nei confronti dell’istituzione.

I miei genitori resero le visite a Disney World parte integrante del loro programma di volontariato. Avevano un bus da ventidue passeggeri e cominciarono a usarlo per portare degli studenti del Maryland, che parlavano l’inglese come seconda lingua, a vedere il parco. Per più di vent’anni, mio papà comprò biglietti di Disney World a dozzine di bambini. La maggior parte delle volte c’ero anch’io.

Tutto sommato, da quel giorno, la mia famiglia ha speso oltre 100.000 $ a Disney World fra biglietti, cibo e souvenir per noi stessi e per altri.

Immaginiamo che questo blog abbia (esageriamo, via) 500 lettori e che, dopo questo post e la mia recensione del T-1, tutti loro decidano di non comprare il lettore della Sony. A 200 euro al pezzo, questo si tradurrebbe in 100.000 euro di mancato guadagno per la Sony, solo perché la loro assistenza clienti ha deluso un blogger che non conta nemmeno tanto. E non ci vorrebbero neppure i vent’anni menzionati da Pausch. Cosa sarebbe successo se, a pubblicare questo post, fosse stato uno di quei blog con decine di migliaia di lettori?

L’unica cosa che mi consola un po’ è il fatto che, a quanto pare, la cultura del servizio clienti non sia un mito solo in Italia: anche quello della Sony, che è giapponese, fa proprio schifo. Amazon, come sempre, si conferma il migliore.

 
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Pubblicato da su 27/02/2012 in ebook

 

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Il mio Sony PRS-T1

Circa un mese fa ho comprato un nuovo lettore di ebook: il Sony PRS -T1. Avevo bisogno di un e-Reader da usare per lavoro, con cui fare sottolineature e prendere note molto spesso e in grado di accedere con facilità al dizionario; in base alle recensioni che avevo letto, il Sony sembrava avere queste qualità.

La mia esperienza è stata abbastanza deludente: sebbene l’e-reader sia comodo, ha diversi problemi che mi hanno fatto incavolare come non mi era mai capitato col Kindle 3. Non sono ancora pentito di averlo comprato, perché la maggior parte di questi problemi dovrebbero essere risolvibili tramite aggiornamenti del software… se mai la Sony si deciderà a rilasciarli, visto che per correggere problemi minori come il dizionario che si apriva a casaccio ci sono voluti mesi. Al momento, non consiglierei a nessuno l’acquisto del Sony come primo lettore: compratevi un Kindle, oppure (ma su di esso non ho informazioni sufficienti a dare un giudizio) un Cybook Odissey.

Immagine promozionale del lettore. Notare l'enorme riflesso visibile a sinistra e in basso, lol

Il lettore in sé

Fisicamente, il T1 è molto piccolo (110 mm di larghezza e 173 di altezza) e leggero (168 grammi). Il rivestimento esterno è di plastica, ma il frontalino (dove ci sono i tasti) è di metallo, così come i tasti stessi. Qualche geniaccio ha avuto la bella idea di applicare una finitura lucida su tutto il rivestimento, col risultato che (soprattutto per quanto riguarda il modello nero) esso riflette un sacco e si sporca solo a guardarlo. Utilizzando una copertina la situazione migliora, ma i tasti e il frontalino metallico riflettono comunque, a volte in modo fastidioso. Inoltre, il lettore è poco ergonomico: i tasti per il cambio pagina, invece di stare sui lati del lettore come avviene col Kindle e l’Odissey, si trovano in basso a sinistra, pertanto è abbastanza scomodo leggere a letto o, in generale, senza una superfice d’appoggio. Si riesce, eh (io leggo spesso in autobus), ma non con la stessa naturalezza che si avrebbe usando un Kindle.

Il Sony utilizza un touchscreen a infrarossi; per girare le pagine e utilizzare le funzioni si possono usare le dita (sconsigliatissimo, perché lo schermo si sporca subito) o il pennino di plastica incluso nella confezione. Purtroppo, il lettore non ha uno spazio dove riporre il suddetto pennino; nella copertina che ho comprato io c’è, per carità, ma dà comunque fastidio. Lo schermo è piuttosto reattivo e “sente” anche i tocchi più lievi; anzi, qualche volta li sente troppo, col risultato che i refusi nelle note (con lettere ripetute) all’inizio erano relativamente comuni, ma con l’abitudine sono diminuiti.

Oltre ai tasti per girare pagina, ce ne sono altri tre: quello per tornare alla schermata iniziale, il tasto Indietro e il tasto per aprire il menu. Personalmente, avrei preferito che tutte queste funzioni fossero accessibili anche dal touchscreen: è fastidioso dover mettere giù il pennino o cambiare presa su di esso perché, per fare una cosa, bisogna per forza usare il tasto. Come molti difetti del T1, non è niente a cui non ci si possa abituare, ma perché non sfruttare appieno le potenzialità del touchscreen e rendere il lettore utilizzabile anche solo tramite il pennino?

Il pennino del T1. Notare l'utilissima clip... che non si attacca a niente

Il Sony ha una memoria di 1,3 GB, grossomodo pari a quella del nuovo Kindle. Senza infamia e senza lode; in ogni caso, penso proprio che non la riempirò mai.

La batteria del Sony dura, secondo le specifiche, all’incirca 100 ore di lettura. Il problema è che il lettore consuma energia anche quando non viene effettuato nessun refresh: è scritto sul manuale e c’è una funzione di spegnimento automatico quando il Sony non viene utilizzato per molto tempo. Perché sia così, non ne ho idea: non mi sembra che il T1 abbia delle funzioni che consumano energia, orologio a parte (e wireless, quando è accesa). Mah!

La lettura

Lo schermo del Sony è di ottima qualità, con un contrasto molto netto. Il refresh è rapido e indolore, ma c’è un problema: fra il momento in cui si preme il tasto o si passa il dito/pennino e il momento in cui la pagina effettivamente “gira” c’è un ritardo. Questo ritardo dipende dal file: in alcuni casi è relativamente lungo (messo fianco a fianco con il mio Kindle, il Sony cominciava a refreshare quando il Kindle già aveva fatto), in altri è più breve. Non so da cosa dipenda, ma mi fa arrabbiare non poco; spero che, come molti altri problemi (vedi sotto), venga corretto tramite un aggiornamento. Al momento, leggere alcuni libri è abbastanza fastidioso per uno abituato alla reattività del Kindle.

Il lettore legge gli ePub, i PDF e i file di testo. Si possono anche caricare immagini nei formati JPEG, GIF, PNG e BMP, ovviamente in bianco e nero; queste, però, non servono a molto, tranne che a personalizzare il salvaschermo. Come tutti gli e-reader, anche il Sony consente di regolare le dimensioni e il font dei caratteri; rispetto al Kindle, si arriva a una leggibilità migliore con i caratteri più grandi (nel lettore di Amazon c’è troppa differenza fra il terzultimo font e i primi due), ma i font diversi dallo standard sono inutili, perché usandoli il lettore non risconosce grassetti e corsivi e può avere problemi a visualizzare alcuni caratteri. Insomma, non si capisce perché ce li abbiano messi. “^_^

Durante la lettura è possibile toccare una parola per farne apparire la definizione, contenuta nel dizionario selezionato in precedenza; inoltre, schiacciando un bottone si può aggiungere una nota o fare una sottolineatura. Il dizionario integrato inglese-italiano (l’unico che utilizzo) è buono, ma non eccezionale: le definizioni sono piuttosto scarne e spesso non trova parole che anche un dizionario gratuito (come l’ottimo wordreference.com) ha fra le sue voci. Gli altri non li ho controllati. Averlo è sempre comodo, eh (quando traduco non devo continuamente ridurre a icona Open Office e visualizzare la finestra col dizionario), ma la qualità potrebbe essere migliore.

Quando si tocca una parola, appaiono diverse opzioni

E ora veniamo ai PDF, il vero punto debole del T1. Su questo lettore, i libri in formato PDF sono quasi illeggibili: a differenza del Kindle, non si può aumentare il contrasto del font, ma solo quello dello schermo, con un effetto che ricorda la sovrapposizione di un velo grigio. Si vede un po’ meglio, ma fa comunque schifo. È possibile modificare le dimensioni dei font, ma l’impaginazione sballa completamente e, in diversi casi di PDF illustrati, invece del testo vero e proprio si vede solo una carrellata di simboli senza senso (probabilmente legati all’impaginazione, che ne so). Infine, il Sony può fare il cropping dei PDF: una sorta di ritaglio che consente di allargare l’immagine visualizzata e, dunque, leggere meglio. Peccato che non funzioni sui PDF impaginati per la stampa, visto che hanno lo spazio per la rilegatura.

Le mancanze del T1 per quanto riguarda la visualizzazione dei PDF sono gravi, perché moltissimi ebook si trovano solo in questo formato e la conversione non è possibile (o fa schifo) per via delle numerose illustrazioni.

Infine, l’organizzazione della libreria: la schermata iniziale mostra l’ultimo libro letto e gli ultimi tre caricati, mentre la libreria vera e propria consente di ordinare i libri in vari modi, incluso per ultima lettura. La scelta di organizzare il libri nella home secondo l’ordine di caricamento mi pare una scemenza bella e buona, e infatti è abbastanza fastidiosa (toh, come molte altre cose in questo lettore!): averli anche lì ordinati per ultima lettura, o avere una serie di opzioni al riguardo, sarebbe stato molto meglio. So che è possibile cambiare questa cosa tramite rooting del T1, ma non mi azzardo a farlo, perché il software (come vedremo subito) fa schifo anche senza che un ignorante come me ci metta le mani sopra. “^_^

La home page di un tizio. Quei titoli mi incuriosiscono; quasi quasi me li procuro...

Il software

Dal punto di vista software, il lettore è un mezzo colabrodo. Quando l’ho comprato, ho riscontrato molti difetti; alcuni sono già stati corretti tramite aggiornamenti, ma altri rimangono. Ecco quelli che mi vengono in mente:

  • A volte, quando si girano le pagine, se ne girano due o più.
  • Altre volte, il T1 “salta” le pagine, per cui si può finire dalla numero quaranta alla numero centocinquanta senza un motivo plausibile (o, viceversa, il lettore torna indietro e ti fa passare dalla centocinquanta alla quaranta).
  • Fino a qualche tempo fa, un baco duplicava le note fatte sui libri; ora è stato corretto… e io, dopo aver aggiornato il lettore, mi sono ritrovato con 1492 (millequattrocentonovantadue) pagine di note duplicate. Forse avrebbero dovuto specificare che quelle doppie già esistenti andavano eliminate prima e non dopo l’update, come invece era scritto nella versione italiana dell’avviso…
  • Ogni tanto, l'”applicazione reader'” crasha senza motivo apparente, interrompendo la lettura. È una cosa rara, ma mi è capitata diverse volte in un mese.
  • Un bel giorno, mentre giravo la pagina di un ebook, il T1 si è bloccato: ha continuato a refreshare senza mostrare nulla, a parte uno schermo che diventava bianco e poi nero. Ho dovuto aspettare che si scaricasse la batteria e riaccenderlo, al che ha ripreso a funzionare.
  • Quando ho provato a cancellare diverse centinaia di note in una volta, il lettore si è bloccato di nuovo. Nel momento in cui scrivo, è ancora così: ho mandato una mail all’assistenza clienti della Sony (mi rifiuto di telefonare, perché l’assistenza telefonica è a pagamento) e aspetto che mi dicano cosa fare. Per il momento, è come se non avessi un e-Reader (per fortuna che ho conservato il Kindle): nessuno dei tasti, incluso l’interruttore acceso/spento, fa qualcosa.

Possono sembrare sciocchezze (tranne i crash), ma col Kindle non mi sono mai successe. Per carità, è vero che col Sony si possono fare un sacco di cose (per la maggior parte inutili, tipo disegnare a mano libera con il pennino), ma avrei preferito che il lettore facesse bene l’unica cosa che mi interessa: farmi leggere. Invece, per due volte in un mese ho avuto problemi tali da rendere inservibile il prodotto – roba che con il Kindle, in otto mesi, non si era mai vista. E perdipiù l’assistenza tecnica è lenta da far schifo: la prima volta ci ha messo due-tre giorni lavorativi a rispondere, mentre quella di Amazon ha sempre qualcuno pronto in chat.

Conclusioni

Darò al mio Sony ancora uno o due mesi di tempo per vedere se il software migliorerà e i problemi saranno corretti; nel caso, bene, altrimenti lo venderò assieme alla coperta (a un buon prezzo: intorno ai 150€, credo, per due prodotti seminuovi i cui prezzi sommati superano i 230) e col ricavato mi comprerò un Odissey, o un Kindle nuovo, o qualcos’altro che funziona. I principi dietro al Sony sono interessanti, ma la realizzazione tecnica lascia molto a desiderare, soprattutto visto il prezzo, che si colloca nella fascia medio-alta dei lettori di ebook (200 €). Il mio consiglio: non compratelo.

 
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Pubblicato da su 26/02/2012 in ebook

 

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E dopo library.nu, chiude anche iPmart… o no?

Di recente, si è diffusa la notizia in base alla quale un altro sito su cui erano disponibili (fra le altre cose) centinaia di ebook avrebbe chiuso i battenti. Si tratta di iPmart Italia: il .com è accessibile, ma se si prova ad aprire la pagina del ramo italiano appare solo il messaggio “account suspended“. Un altro colpo della censura corporativista della Rete? No: un semplice problema di dominio. iPmart c’è ancora, ma è raggiungibile a questo indirizzo, non più a quello vecchio.Chi non avrebbe comunque comprato gli ebook linkati sul forum può tirare un sospiro di sollievo: nessuno lo costringerà a rinunciare alla cultura.

 
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Pubblicato da su 25/02/2012 in ebook

 

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Gente che cerca VII

Vi mancava, dite la verità, l’appuntamento quando capita capita con questa rubrica, eh?

Fra le chiavi di ricerca più bizzarre del mese scorso, troviamo..

mercato cinese vino

Come e perché abbia portato qualcuno qui, non lo so.
A seguire, i soliti in cerca di foto “interessanti” con…

le piu belle foto fantasy girl dark

Naturalmente, non poteva mancare l’ormai classico…

tette al vento

Abbiamo poi tre persone che, a quanto pare, sono alla ricerca del primo romanzo crossover fantasy di Faletti…

io uccido i cavalieri dei draghi skyrim

Oltre che, naturalmente, i più sani cercatori di…

gnocca colossale

Io devo capire come abbia fatto un motore di ricerca a portare qualcuno qui con la chiave…

mussolini lavora a petto nudo

Sul serio, WTF?
La stessa reazione suscita in me la scoperta che ben tre visite sono dovute alla chiave di ricerca…

conan porno

O che qualcuno sia arrivato qui cercando…

chroniques du monde émergé

Già è quasi una vergogna essere reperiti tramite chiavi del genere, ma in francese? Questo sì che è offensivo.
Qualcun altro cerca le solite cose, ma perlomeno è più fine della media…

bella figliola

donne belle da morire

fanciulla discinta

C’è poi qualcuno disposto ad accontentarsi…

cercasi principessa anche usata

E qualcuno alla ricerca di prodotti bizzarri, come…

sveglia led teschi

Chi cerca consigli pratici…

come impugnare le freccette

Qualcuno è arrivato qui cercando…

werehare’s burrow

Al che io mi chiedo come mai Google non l’abbia portato direttamente sul blog della Leprotta. Mah!
Qualche disegnatrice fantasy o fidanzata gelosa ha cercato…

le immagini fantasy che rimangono più impresse ai maschi

Io non avrei dubbi al riguardo. “^_^
Come non li ha qualcuno che, con garbo ma anche decisione, comanda…

nude prego

Per questa volta è tutto. Alla prossima, gente! ;-)

 
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Pubblicato da su 19/02/2012 in Uncategorized

 

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Library.nu ha chiuso

Un minuto di silenzio, per favore.

 
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Pubblicato da su 15/02/2012 in ebook

 

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Recensione: “Clickers” di J.F. Gonzalez e Mark Williams

Clickers è un romanzo horror/splatter che ho scoperto grazie a Zweilawyer. La trama secondo la quarta di copertina:

Click Click Click Click! Phillipsport, Maine is a quaint and peaceful seaside village. But when hundreds of creatures pour out of the ocean and attack, its residents must take up arms to drive the beasts back. They are the Clickers, giant venomous blood-thirsty crab/scorpion hybrids from the depths of the sea. The only warning to their rampage of dismemberment and death is the terrible clicking of their claws. But these monsters aren’t merely here to ravage and pillage. They are being driven onto land by fear. Something is hunting the Clickers. Something ancient and without mercy.

Il romanzo è un concentrato di violenza molto splatter e caciarona, dai risvolti grotteschi e quasi comici, con finale a sorpresa: niente drammoni psicologici, riflessioni sulla natura umana (che pure non fa esattamente una bella figura) o roba del genere. Gli autori non si prendono troppo sul serio e si vede; purtroppo, in un paio di circostanze questo porta a scene risolte in modo insoddisfacente. Nel complesso, Clikers vale il suo prezzo (75 centesimi su diesel): intrattiene e lascia incollati alla pagina (o allo schermo dell’e-reader ^_^).

A proposito di e-reader: una cosa che mi ha lasciato perplesso è la qualità del file stesso di Clickers. L’ho provato su due lettori diversi (Sony e Kindle) e in entrambi i casi il refresh era più lento del normale, con un ghosting temporaneo molto fastidioso. Una cosa simile mi era successa con una brutta conversione da PDF tempo fa; può darsi che una cosa simile sia stata fatta con Clickers, anche se per il resto la qualità del file è alta. Lo stesso vale per i romanzi successivi della serie; addirittura, il file per Kindle (venduto su Amazon) di Clickers III ha lo stesso problema quando letto sul Kindle! Non è un difetto enorme, la lettura è comunque possibile, ma di sicuro irrita pagare per un prodotto non completamente funzionale.

J.F. Gonzalez. Non vi sembra il tipo perfetto per scrivere storie splatter?

La storia del romanzo, come intuibile dal blurb di cui sopra, non è nulla di troppo complesso, ma non è neppure banale: l’impatto dell’invasione sulla cittadina e l’effetto che ha sui vari personaggi sono trattati in modo plausibile, con tutte le conseguenze del caso. Inoltre, alla base di tutto non ci sono le solite corbellerie riguardanti maledizioni e profezie varie: non a caso, uno dei personaggi è uno scienziato (un medico, per la precisione) e dà al fenomeno una spiegazione scientifica. Non che serva a molto, ai poveracci che ci lasciano la pelle.

Purtroppo, in qualche occasione gli autori decidono di risolvere le situazioni da loro create in modo poco plausibile, complice forse una ricerca un po’ carente. Ad esempio…

SPOILER: Rick, Janice (la fanciulla in pericolo del romanzo) e un po’ di altre persone si sono rifugiati nella cella frigorifera di un supermercato. Un mostro riesce a entrare e, per abbatterlo, Janice gli spara due volte con un lanciarazzi. Per quanto ne sa il lettore, la donna non ha alcun addestramento militare, eppure riesce a colpire con entrambi i razzi e a ricaricare l’arma abbastanza velocemente da impedire alla creatura di reagire. Inoltre, sebbene i personaggi si trovino in un ambiente chiuso quando i razzi sono sparati, nessuno rimane ustionato dal propellente o ferito dall’esplosione. L’intera scena è poco credibile e sa di artefatto.

I personaggi di Clickers, per quanto di impostazione tradizionale (ci sono il protagonista belloccio, la damsel in distress, lo scienziato, il poliziotto, ecc), sono credibili e abbastanza approfonditi. Rick, protagonista nonché avatar ideale del lettore, è sotto i riflettori per la maggior parte del tempo, ma spesso il punto di vista cambia e ci sono capitoli (singoli o sparsi per il romanzo) dedicati a personaggi diversi; la caratterizzazione è buona, al punto che, durante i dialoghi, si capisce subito chi sta parlando anche prima che sia specificato: indizio sicuro di qualità. Ci sono appena un paio di individui che sono stereotipi viventi, come lo sceriffo e il suo vice (che sembra il finto ritardato di Scary Movie, ma è scemo davvero), e in quanto tali risultano piuttosto fastidiosi; inoltre…

SPOILER: … a un certo punto del romanzo appare una coppia lesbica che sopravvive, grossomodo, il tempo necessario al narratore per fare una descrizione della loro storia e qualche accenno (tutto, ahinoi, raccontato) alla loro sessualità. Poi i Clicker si mangiano loro e i due bambini. Mah.

Un granchio gigante. Immaginatelo vivo e affamato di carne umana. Ah, e con un pungiglione velenoso simile a quello di uno scorpione

Dal punto di vista tecnico, Clickers è un romanzo discreto, ma non eccezionale. Il narratore in terza persona non è onnisciente, ma ogni tanto si lascia andare a spiegoni sulla storia di questo o quel personaggio che poco hanno a che vedere con la situazione in cui questi si viene a trovare; niente di grave, ma in alcuni punti questa tendenza è troppo ingombrante. Per quanto riguarda il punto di vista, può capitare che cambi anche all’interno dei capitoli e non solo all’inizio di essi; perlomeno ciò non accade fra una frase e l’altra e, in generale, non ci sono errori nel suo utilizzo. Purtroppo, quando si parla di “mostrato vs raccontato” la qualità un pochino cala: i mostri, ad esempio, sono descritti in modo molto vago, lasciando fin troppo all’immaginazione dei lettori, così come l’aspetto fisico dei personaggi. Probabilmente è una scelta degli autori, che durante le scene di violenza scendono molto nel dettaglio e sanno mostrare piuttosto bene; non la condivido molto, ma ci può stare, soprattutto se consideriamo (per quanto riguarda i mostri) che spesso gli esseri umani li incontrano al buio e spesso, non appena ciò accade, si voltano e fuggono invece di stare a guardarli con attenzione. Ciò non toglie che mi sono letto tre romanzi e ancora non riesco a immaginare con esattezza l’aspetto di un Clicker.

Il romanzo successivo, Clickers II: The next wave è molto carino, probabilmente migliore del primo. Il terzo, Dagon rising, non mi è piaciuto: prevedibile, deludente, pieno di trovate campate in aria. Tra l’altro, ho notato una contraddizione (non ricordo se presente anche nel secondo volume, ma mi pare proprio di sì)…

SPOILER: … in Clickers i Dark One sono immuni alle pallottole, mentre i granchioidi muoiono facilmente se colpiti da esse; negli episodi successivi i Dark One diventano vulnerabili e, addirittura, nel terzo qualcuno dice che sono i clickers a essere praticamente indistruttibili, mentre i Dark One muoiono come mosche!

In conclusione, Clickers è un romanzo consigliato soprattutto agli amanti del genere splatter, che però non deluderà neppure gli appassionati di letteratura horror o fantastica in generale. E poi, costa solo 75 centesimi: vale la pena di comprarlo!

 
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Pubblicato da su 13/02/2012 in Recensioni

 

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