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Archivio mensile:marzo 2011

Fra poco si riapre

Le ultime settimane sono state drammaticamente povere di articoli. È colpa mia e me ne scuso. Ho avuto un sacco di impegni, ma ho anche trascurato il blog in favore del canale YouTube (maledetto Shogun 2!) e per questo non ho scuse. Nei giorni a venire aggiornerò il blog molto più spesso, proseguendo la serie Lo spettatore del 18 giugno e scrivendo nuove recensioni e articoli vari.

Un grazie sentito a tutti coloro che leggono il blog e lo controllano regolarmente in cerca di aggiornamenti che il pigrissimo autore non pubblica. ^_^

 
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Pubblicato da su 28/03/2011 in Comunicazioni di servizio

 

Errata corrige

Nell’articolo “Il parlamento attacca i lettori e il mercato” ho commesso un’imprecisione. Ho scritto: “Spariranno, dunque, le offerte natalizie ed estive con sconti del 25-30% che si sono viste fino a oggi.” In realtà, non è proprio così. L’art. 2, comma 3, infatti recita (il testo completo è rinvenibile qui):

Ad esclusione del mese di dicembre, agli editori è consentita la possibilità di realizzare campagne promozionali distinte tra loro, non reiterabili nel corso dell’anno solare e di durata non superiore a un mese, con sconti sul prezzo fissato ai sensi del comma 1 che eccedano il limite indicato al comma 2 purché non superiori a un quarto del prezzo fissato ai sensi del predetto comma 1. È comunque fatta salva la facoltà dei venditori al dettaglio, che devono in ogni caso essere informati e messi in grado di partecipare alle medesime condizioni, di non aderire a tali campagne promozionali.

Dunque si potranno ancora fare offerte con sconti superiori al 15%, diversamente da quanto avevo scritto nell’altro articolo. Peccato che potranno farle solo gli editori: i rivenditori come Amazon, Ibs e Unilibro non potranno offire più del 20%, mentre la libreria nel vicolo dietro casa vostra sarà limitata al 15%. È sempre più lampante come il vero obiettivo della legge sia colpire Amazon e gli altri siti che offrono prezzi convenienti, sostenendo l’ennesima manifestazione del corporativismo all’italiana contro gli interessi dei consumatori. Bel lavoro, Partito Democratico!

Il senatore Levi si prepara ad affrontare lo spregevole liberismo una volta per tutte!

 

 
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Pubblicato da su 22/03/2011 in Letteratura, Rant

 

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“Gioventù demente”: 150 anni di fail italiano concentrati in 4 giga

Di solito non mi occupo di videogiochi sul blog (anche perché, se lo facessi, parlerei di Shogun II in ogni articolo e la cosa dopo un po’ verrebbe a noia), ma non posso rimanere in silenzio di fronte a Gioventù Ribelle, sparatutto in prima persona uscito in occasione delle celebrazioni per i 150 anni dall’Unità.

La base di tutto è il motore di Unreal, vecchio di decenni, condito con tutta una serie di schifezze quali texture pessime (guardate le pareti della grotta e gli stivali bicolori dei bersaglieri, sui cui l’autore del video – che non sono io – giustamente si sofferma), animazioni inesistenti (le armi non hanno parti mobili: il cane della pistola non si solleva né si abbassa quando l’arma spara) e numerosi bug, come i nemici che non attaccano nonostante il personaggio sia davanti ai loro occhi. Non ci sono aggiunte originali, a parte la pessima grafica: tutto è importato pari pari.

Non parliamo poi dell’audio, preso dal gioco originale e non modificato, col risultato che nel “gioco dell’Unità d’Italia” si sentono continuamente gridare frasi in Inglese, per non parlare delle scritte che compaiono sullo schermo e si riferiscono al gioco player versus player. I suoni degli spari, essendo presi anch’essi da Unreal, suonano falsi persino a chi non se ne intende di armi antiche.

Dal punto di vista tecnico, insomma, Gioventù ribelle non è altro che un reskin, ossia un rivestimento, di un gioco vecchio per il resto lasciato inalterato. Non si capisce a cosa dovrebbe servire un gioco del genere: probabilmente a scopi didattici, ma dubito che qualunque giovane appassionato di sparatutto perderebbe il suo tempo dietro a un aborto come questo e non gli preferirebbe, che ne so, Bad Company 2.

Il peggio, però, sono i contenuti. A cominciare dal titolo: Gioventù ribelle è del tutto fuori luogo, visto che il protagonista è un ufficiale dell’esercito e, dunque, di ribelle non ha proprio niente. La “trama” si poggia su una premessa commovente nella sua stupidità: se si vuole chiedere la resa di un nemico (in questo caso il Papa), farlo infiltrando un agente nel suo territorio è stupido all’inverosibile (peraltro, se a portarvi il messaggio fosse un tizio che ha appena ammazzato decine dei vostri uomini, voi come la prendereste?).

Le armi sono completamente sbagliate. Il revolver dovrebbe avere sei colpi, ma ne spara molti di più senza bisogno di essere ricaricato (e ci credo: nel motore di Unreal non ci sono animazioni di ricarica, visto che in quel gioco non era prevista). Peggio ancora per quanto riguarda il fucile Chassepot, la cui versione storica non aveva neppure il caricatore: i proiettili andavano inseriti uno per uno dopo aver sparato ciascun colpo! Senza contare che l’arma, la quale, come si deduce dal nome, è di produzione francese, non mi risulta sia stata adottata dall’esercito italiano (ma la mia conoscenza in materia si limita a Wikipedia, quindi potrei sbagliarmi). E il gioco dovrebbe servire ai ragazzi per imparare la Storia? Sul serio?

Indagando un po’ si scopre che il gioco è frutto di un progetto del Ministero della Gioventù, realizzato (pare) gratuitamente dal “Gruppo di Filiera dei Produttori Italiani di Videogiochi di Assoknowledge – Confindustria SIT” (qualunque cosa esso sia). Dal comunicato stampa si legge che ci saranno altri due episodi – sigh! -, sorta di prequel ambientati nel corso dell’Assedio di Gaeta e dei giorni della Repubblica Romana. Mi sembra strano che nessuno abbia “mangiato” su questo progetto, essendo una commissione pubblica (e i soldi pubblici, si sa, in Italia sono sempre “soldi non miei” per chi governa), ma non ho elementi che dimostrino il contrario.

Visto quanto emerge dai video di gameplay (uno dei quali è quello che ho linkato), ci si aspetterebbe che la Rete sia piena di commenti negativi in proposito; invece no. Studenti.it riporta semplicemente il comunicato stampa del Ministero e lo stesso, con qualche piccola modifica, fa l’edizione online de La Stampa, dimostrando (se ce n’era bisogno) che il giornalismo italiano, semmai, andrebbe rinominato “passacartismo”.

 
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Pubblicato da su 18/03/2011 in Rant, Uncategorized, Videogiochi

 

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Lo spettatore del 18 giugno – Parte prima: acqua e fuoco

La pioggia scorre sulla mia pelle, bagna il terreno intorno ai miei piedi e mi riempie, fresca e nutriente assieme ai sali della terra. Sono stato fortunato a nascere qui, su questa collina, senza fratelli a contendermi questo cibo. Il cielo è coperto, ma non importa. Smetterà di piovere e allora dentro di me potrà compiersi l’alchimia della vita, quella sequenza di combinazioni e scomposizioni di elementi che consuma e ricava energia da quando ero un germoglio. Ora sono vecchio e grande; fra le mie braccia hanno fatto il nido molte famiglie di uccelli e il mio tronco è così largo e forte che i parassiti hanno rinunciato ad attaccarlo.

Comincio a sentire un rombo nella terra, come se migliaia di piedi in lontananza la stessero calpestando. Il tremore si fa più forte, fino a quando i proprietari di quei piedi arrivano in vista della mia collina: sono tantissimi, avvolti in quella seconda corteccia che hanno tutti gli esseri umani, di un colore rosso spento. Con loro portano quelle specie di rami sormontati da punte d’acciaio che per loro sono come gli artigli e dai quali ho visto sbocciare, in passato, fiori di fuoco che lanciano nell’aria un polline pesante e mortale. Ne ho visti molti, in passato, quando i diversi branchi di uomini, distinti dal colore della corteggia, si sono combattuti intorno a me; dentro di me ci sono ancora alcuni di quei grani pesanti, a cui ormai sono tanto abituato da non sentirli quasi più.

Alcuni di loro non camminano, ma siedono in groppa a cavalli. Osservando gli umani, ho imparato che un amico cavallo è come il primo boccone di cibo per un lupo: chi ne ha diritto è il capo. Tuttavia, un branco di lupi ha un solo capo, mentre gli umani ne hanno molti. Questo non lo capisco. Alcuni dei cavalli trascinano dei tronchi di ferro, più corti e pesanti del mio. Uomini, cavalli e tronchi mi passano accanto a migliaia, senza sfiorarmi; non ne ho mai visti così tanti. Dietro di loro, distanziati, ne vengono altri, diversi, bianchi e blu. Credo che abbiano vinto una lotta e li stiano scacciando dal territorio conquistato.

Improvvisamente l’aria rimbomba e un grande sasso rotondo si conficca nel fango della collina, non molto sotto i miei piedi. Altri lo seguono. Se uno qualunque mi colpisse, mi spezzerebbe. Non ho paura: per averla dovrei essere come gli animali, che hanno i mezzi per fuggire. Io sto fermo. Gli uomini rossi prendono i loro tronchi e vi fanno scivolare dentro altri sassi rotondi, assieme a una polvere scura. Ci sono altri scoppi e alcune palle volano contro gli uomini blu. La cosa va avanti per un po’, dopodiché gli uomini blu indietreggiano e quelli rossi smettono di usare i tronchi. Nonostante i loro nemici si siano allontanati, non sembrano contenti: dai loro volti si capisce molto di più che non da quelli degli altri animali e io vi vedo ansia, preoccupazione per qualcosa che deve ancora accadere. Se fossero volpi, avrebbero il pelo ritto e annuserebbero l’aria.

Alcuni di loro si riparano sotto le mie braccia. Io li accolgo; non potrei mandarli via se volessi, ma non voglio. Ho imparato i diversi linguaggi degli uomini, in tanti anni che sto qui, ed è da molto tempo che non odo questo.

«Che giorno è oggi?»

«Il diciassette. Diciassette di giugno.»

Gli umani, quando dicono le cose come stanno, spesso vogliono dire altro; anche questo l’ho imparato ascoltandoli. Il secondo non è contento di ciò che i suoi versi descrivono, ma non lo dice. “Giugno” vuol dire “caldo” e “luce”, ma adesso queste cose non ci sono; eppure, lui dice “giugno”.

«Cosa credi che farà il Nasone? Ci farà combattere?»

«Penso di sì. Da quella parte abbiamo i francesi, da questa la foresta; scommetto che fra poco arriverà l’ordine di piazzare qui le batterie.»

«Sotto questa pioggia? Porco mondo! E domani?»

«Domani si vedrà.»

«Sean, se domani dovesse accadermi qualcosa, la mia paga…»

«Stà zitto! Domani non ti succederà niente. Non pensarci. Ecco, bevi un goccio di questo: scaccerà il freddo e la paura.»

«Mmm. Da quando il rum dell’esercito è diventato così buono?»

«Da mai. Questo non è dell’esercito: riserva personale, diciamo.»

«”Riserva personale”, già. Brutta feccia irlandese!»

«Gli insulti dei senzadio inglesi non mi feriscono minimamente.»

«Tecnicamente, il mio Dio e il tuo sono lo stesso.»

«Come no! Ti piacerebbe!»

Non capisco a cosa si riferiscono molte delle loro parole. So che “la foresta” vuol dire i miei fratelli, che stanno lontano da me e non bevono la mia acqua. “Domani” è un concetto difficile per me, anche se so che per loro è qualcosa di diverso da “adesso”, che è diverso da “ieri” e da “prima”. Io non conosco “domani”.

“Dio” deve essere una cosa che gli umani possiedono: so che essi, per risolvere i loro bisticci, spesso comparano le loro proprietà e chi ne ha di più e di migliori vince. Ma se usano questo metodo, perché si uccidono anche fra di loro? Vorrei imparare, ma ora i due tacciono.

Gli uomini rossi smettono di camminare e si preparano per il riposo. Poiché piove, non possono dare vita al mio nemico, il fuoco: ma anche se fosse, dietro la collina è pieno di sterpi e di salici da cui strappare facilmente dei rami, senza che ciò disturbi un vecchio olmo come me.  I loro volti sono contratti, i loro occhi bassi. Sono stanchi e arrabbiati; molti hanno paura. Anche i due che si sono riparati sotto di me si muovono per unirsi a loro. Uno, però, si volta e ulula in direzione degli uomini blu: «A domani!»

Sento ancora gli uomini rossi parlare, sparpagliati dietro e tutto intorno alla collina, anche se sono distanti. Dal lato opposto, il lontananza, brillano delle luci dove un altro gruppo di umani vive nelle tane coperte che sanno costruire. Quelle luci sono le uniche, in questa notte, che le mie foglie riescono ad assaggiare, ma non mi nutrono per niente. Quando il sole sorgerà, anche se le nuvole lo nasconderanno, non saranno che un pallido ricordo.

Un giorno capirò come mai “domani” è così importante per gli umani.

 
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Pubblicato da su 17/03/2011 in Racconti, Uncategorized

 

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Non so cosa scrivere

In questo periodo sto scrivendo poco, un po’ per pigrizia e un po’ per carenza di argomenti (non mi viene in mente nulla di interessante di cui parlare). Se qualcuno ha un’idea o un argomento di cui vorrebbe che scrivessi, fatemelo sapere.

 
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Pubblicato da su 14/03/2011 in Uncategorized

 

Il Parlamento attacca i lettori e il mercato

Prima di scrivere questo articolo, ho voluto documentarmi sulla fondatezza della notizia che riguarda il famigerato disegno di legge che limita al 15-20% gli sconti massimi applicabili ai libri, dal momento che i link su Facebook (dove ho appreso della cosa) non sono proprio il massimo dell’affidabilità. Vedendo che anche Il sole 24 ore accenna al fatto, mi ero rassegnato all’idea che non si trattasse di una bufala, ma dell’ennesima trovata corporativa e liberticida di un governo presieduto dal più grosso imprenditore d’Italia… se non che, a quanto pare, autore della legge sarebbe un senatore del PD, tale Ricardo Levi. Un altro punto a favore di chi sostiene che il Partito Democratico sia un partito di destra moderata come il suo equivalente statunitense, visto che aumentare il costo di accesso alla cultura non è proprio roba di sinistra (altro che “legge comunista” come scrive l’autore del primo articolo, LOL).

Ecco cosa penso del senatore Levi e del suo partito

La proposta di legge, guarda caso, arriva pochi mesi dopo che Amazon è arrivato anche in Italia , con i suoi sconti che arrivano al 30% e le spese di spedizione gratuite (basta abbonarsi ad Amazon Prime, un servizio che costa 10 euro annui). Come si fa sempre in Italia quando il progresso si affaccia (in ritardo) alla nostra porta, invece di accoglierlo in modo razionale si cerca di salvaguardare gli interessi di pochi a danno di quelli della massa: chi, infatti, trarrebbe vantaggio da una legge che limita lo sconto massimo applicabile ai libri? I librai e chi possiede catene di librerie (in rigoroso ordine alfabetico: Feltrinelli, Giunti, Mondadori…), che ormai, come da anni ha dimostrato il Duca, sono relitti di un’epoca passata. Come il libro carteceo, del resto.

È comprensibile che chi, come un libraio, ha costruito un’attività economica sul commercio di un dato bene, si senta minacciato da chi, essendo più “grosso”, può applicare sconti maggiori e sottrargli la clientela. Istintivamente, si tende a simpatizzare con persone del genere. È una grandissima cazzata, ma si tende a farlo. Perché è una cazzata? Perché la Rivoluzione Francese insegna che il bene di molti è superiore al bene di pochi e, quando i due vengono in contrasto, i pochi devono farsi da parte.  A me dispiace se un libraio deve chiudere perché Amazon.it fa sconti più alti dei suoi, ma non posso fare a meno di essere contento di quel 10% in meno sul prezzo di copertina, che mi consente di comprare qualche libro in più all’anno e/o di acquistare volumi più costosi che, magari, altrimenti non avrei preso in considerazione.

Questo romanzo (NUOVO!), in libreria, costa 20 euro; Amazon me lo fa pagare 13. Dannato capitalismo!

Peraltro, il limite dello sconto colpisce anche e maggiormente le librerie tradizionali: per esse la riduzione massima del prezzo è pari al 15%, aumentato al 20% durante periodi particolari. Spariranno, dunque, le offerte natalizie ed estive con sconti del 25-30% che si sono viste fino a oggi. Spariranno i prezzi convenienti su Amazon.it e i libri a metà presso su Ibs.it. Tutto questo per colpire il kattifo monopolien berluzkonianen dell’editoria? Qualcuno spieghi al senatore Levi che ci vogliono leggi serie, non questa porcata.

L’Italia è un Paese semianalfabeta, dove il 40% delle persone legge meno di un libro all’anno (fonte: Istat) a fronte di, se non ricordo male, il 20% in Gran Bretagna. Disincentivare ulteriormente la lettura è roba da pazzi o da oligarchi, tanto è vero che io, leggendo la notizia, ho pensato subito che l’autore della legge facesse parte della maggioranza e non dell’opposizione. Opposizione che farebbe meglio a fare il suo mestiere, invece che tentare di salvare la faccia con proposte di legge che fanno il male del popolo.

Questo ragazzo ha a disposizione il 25% di quello che avete voi, ma molto probabilmente legge di più. Cosa ne pensate?

 
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Pubblicato da su 10/03/2011 in Letteratura, Rant, Uncategorized

 

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Il razzismo in Robert Howard (bonus: Fanny Hill!)

Qualche giorno fa, in risposta all’articolo Tolkien sì, Tolkien no, negrodeath ha espresso una perplessità relativa alla mia osservazione del razzismo di Robert Ervin Howard. Trovandola giusta, ho ripreso in mano i racconti da me letti per fare un po’ di ricerca e verificare una volta per tutte se ricordavo male o meno.

Robert E. Howard

Una premessa importante riguardo Howard: buona parte dei racconti a sua firma, sopratutto quelli riguardanti Conan, non sono affatto suoi. Dopo la morte dell’autore, Carter e Sprague de Camp hanno scritto e commissionato diversi racconti volti a “completare” la saga del Cimmero, oltre a mettere assieme racconti di Howard e altrui in mostruose antologie-collage e a editare brutalmente (in molti casi stravolgendo quelle che erano le intenzioni di Howard) diverse opere originali per far “quadrare” il tutto. I dettagli della storia editoriale di questo fortunato personaggio li trovate qui. Personalmente, la mia conoscenza di questo autore viene dai volumi della raccolta Howard. Tutti i cicli fantastici pubblicati dalla Newton  nel 1995; sebbene vecchiotti, sono di buona qualità (non c’entra niente, ma mi sono innamorato a prima vista del layout nero, rosso e oro dei Grandi Tascabili Economici dell’epoca) e contengono solo storie di Howard, anche se non del tutto “pure” (vedi il caso del famigerato Tesoro di Tranicos con il finale cambiato).

Il primo volume del ciclo di Conan (nella foto l'oro si vede grigiastro; dal vivo è molto meglio)

Non intendo riassumere i racconti né estrapolare dal loro contesto singole frasi ed espressioni, ma posso dire di aver visto confermati i i miei ricordi: i protagonisti di Howard (Conan, Kane, Kull, Bran Mac Morn) sono tutti, senza alcuna eccezione, maschi caucasici dai capelli neri e con gli occhi azzurri. Sono portatori di una barbarie rigeneratrice, un misto di forza e semplicità animale che consente loro di affrontare ogni pericolo e ricondurre il loro mondo, sia esso Atlantide, Aquilonia o la Britannia, all’ordine e alla prosperità. I loro nemici appartengono invece al mondo africano e orientale, con qualche rara eccezione (i Romani e i vichinghi del ciclo celtico, per esempio), e rappresentano la decadenza raffinata di civiltà marcite interiormente (si vedano gli Stigiani o Faccia di Teschio) o la degenerazione di un’umanità in preda al delirio e alla superstizione (quasi tutti i personaggi di colore); quando queste due categorie appaiono assieme, come nel ciclo di Faccia di Teschio, gli appartenenti alla prima tendono a comandare e dominare i rappresentanti della seconda, in ossequio alla grande storia (vista comunque in modo negativo) dei popoli orientali.

Lo stregone Toth Amon disegnato da John Buscema. Notare i lineamenti egiziani del volto

L’unica, possibile eccezione allo schema sopra riportato è Solomon Kane, il puritano freddamente razionale protagonista di una serie di racconti ambientata in giro per il mondo. Anche nel suo caso, comunque, gli antagonisti sono stregoni, neri e selvaggi vari, a cui egli si oppone con la superiore tecnologia europea (spade e armi da fuoco) e la fede nella ragione tipica dell’uomo bianco. Per dire qualcosa in più su Kane, in ogni caso, dovrei approfondire lo studio del personaggio, che non mi ha mai particolarmente interessato (preferisco di gran lunga Conan e Kull), ma anche lui è un bianco “positivo” che combatte contro neri “negativi”, quindi la mia teoria è confermata.

Solomon Kane. Il bastone è un antico oggetto di cui, francamente, non ricordo molto di più

Vale la pena ricordare che il razzismo di Howard è giustificato dai tempi: egli scriveva fra gli anni ’20 e la prima metà degli anni ’30, quando negli Stati Uniti la segregazione razziale era una realtà accettata da tutti come la cosa più naturale al mondo. E scriveva dannatamente bene, nonostante il razzismo sia qualcosa di biasimevole. Oggi, naturalmente, una simile affermazione è poco “politicamente corretta” e sono pronto a scommettere che molti la criticheranno. Tengo a precisare che con ciò non intendo chiosare ciò che disse una volta un mio professore universitario, il quale sosteneva che “Non esistono libri fascisti, solo libri cattivi”: esistono opere il cui scopo è chiaramente quello di promuovere un’ideologia, nonostante siano spacciate come saggi o addirittura narrativa (basti pensare alla Nouvelle Eloise di Rousseau o al Candide di Voltaire). Questi libri non sono necessariamente mal scritti, anzi, molti sono dei veri e propri classici. Il problema è che spesso, quando si spaccia un manifesto ideologico per qualcosa d’altro, il risultato è una schifezza.

Nel caso di Howard, dubito che egli abbia voluto promuovere il razzismo attraverso i suoi scritti, anche perché non ce n’era affatto bisogno: la società in cui viveva era già profondamente razzista. Non si può rimproverare uno scrittore di narrativa perché le sue opere esprimono certe idee: o meglio, si possono criticare le idee, ma bisogna giudicarle separatamente rispetto alla bravura dell’autore. Lo stesso principio vale, in generale, per tutta la letteratura e per qualunque forma di espressione umana: la critica ideologica va tenuta separata da quella “tecnica”. Aristotele e Platone, come tutti gli autori greci, erano profondamente misogni, ma i loro scritti non possono essere rigettati in blocco perché oggi la misoginia è considerata un difetto. Nel celebre romanzo erotico Fanny Hill, Cleveland condanna nettamente l’omosessualità maschile, eppure dubito che qualunque persona dalla sessualità sana troverebbe spiacevole la lettura di questo libro.

Copertina dell'edizione 1910 di "The Life and Adventures of Miss Fanny Hill"

Condannare un autore solo perché nelle sue opere si ritrovano idee non conformi alla mentalità del tempo presente, è roba da regime totalitario; è fascismo. I roghi dei libri nella Germania nazista si basavano su questo principio. In una società moderna, esso non può trovare posto.

Quindi, la risposta finale al dubbio di negrodeath è: sì, Howard era razzista, ma non ce ne frega un cazzo.

 
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Pubblicato da su 08/03/2011 in Letteratura, Uncategorized

 

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