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La pirateria e la morte della letteratura

Mi è capitato spesso, soprattutto negli ultimi tempi,di leggere discorsi che collegano l’insuccesso o il fallimento di autori, collane editoriali, editori e quant’altro alla pirateria. In alcuni casi si trattava di affermazioni fatte o riportate da persone che conosco e di cui, in circostanze normali, ammiro l’intelligenza. L’idea che “la pirateria uccide gli artisti” non è una novità: sono anni che le industrie editoriale, cinematografica, musicale e chi più ne ha più ne metta hanno fatto di questa idea degenere il loro cavallo di battaglia.

Ovviamente, dato che siamo su Neyven, avrete già capito cosa ne penso di tutto ciò.

Gordonata pazzeca

L’idea che una copia piratata sia una copia invenduta nasce dall’arroganza di persone che vogliono giustificare le proprie mancanze. È facile alzare i pugni al cielo e imputare la mancanza di vendite a tutti quei pirati cattivi che scaricano da Internet invece di comprare: molto più facile che esaminare il proprio operato e rendersi conto di aver sbagliato. “Se non ci fosse la pirateria, potrei vivere del mio lavoro!” esclama lo scrittore fallito. Guarda caso, non ho mai sentito un autore o un editore affermare: “Ho sbagliato questo e quest’altro. La colpa del mio insuccesso è solo mia.” Chissà come mai. ^_^

La verità è un’altra: chi preferisce piratare a comprare non è una persona che, in altre circostanze, acquisterebbe il prodotto che ha scaricato illegalmente. Per questo la cosiddetta “lotta alla pirateria” è perfettamente inutile: sono soldi buttati, spesi inutilmente in “protezioni” che infastidiscono gli acquirenti legittimi e non fanno nulla per ostacolare i pirati (anzi,aumentano le possibilità che le persone appartenenti alla prima categoria, esasperate dalle limitazioni, passino alla seconda).

Se non posso permettermi una cosa, impedirmi di piratarla (cosa che, peraltro, è impossibile) non mi farà acquisire magicamente il denaro per acquistarla. Se non ho intenzione di spendere soldi per qualcosa che secondo me non li vale, rendermi impossibile venirne in possesso se non pagando non mi farà venire improvvisamente voglia di acquistare qualcosa che, secondo me, non vale il suo prezzo. Non bisogna essere dei geni per capirlo: basta avere una minima comprensione di come funziona la mente umana.

A meno di non voler fare come quei filosofi che, invece di guardare dal cannocchiale di Galileo, preferirono imbastire un dibattito puramente teorico riguardo le stelle ^_^

A meno di non voler fare come quei filosofi che, invece di guardare dal cannocchiale di Galileo, preferirono imbastire un dibattito puramente teorico riguardo le stelle ^_^

Il vostro autore preferito non ha smesso di scrivere perché i pirati cattivi gli hanno impedito di trarre un guadagno dal suo lavoro: ha smesso di scrivere perché non vendeva abbastanza. La colpa della sua incapacità di scrivere decentemente, di promuovere le proprie opere e/o di commercializzarle non è dei pirati: è sua e soltanto sua. Se non ci sono abbastanza persone disposte a pagare per leggere i suoi romanzi, è naturale che egli debba trovare altre fonti di reddito. Il mercato premia chi lo conosce e sa adattarvisi, non “la passione” o chissà che cosa.

Per scrivere bene bisogna studiare le tecniche di scrittura. Per promuovere un libro in modo efficace bisogna studiare il marketing. Per scrivere un libro che venda bisogna studiare il mercato e conoscere i temi e i generi che vanno per la maggiore o che, quantomeno, possono attrarre una fetta di pubblico sufficiente alla sopravvivenza. Lamentarsi del fatto che “la tecnica uccide la passione”, che “il marketing è una truffa” o che “bisogna scrivere quello che si ha nel cuore, non quello che vuole il mercato” è come lamentarsi del fatto che, cadendo dal quarto piano, è molto probabile rompersi le ossa: né il cemento né forza di gravità, ossia le componenti più importanti della situazione, vi daranno retta. Ma suppongo che le lamentele possano aiutare a sentirsi moralmente superiori a non si sa chi. ^_^

Scrivere è un mestiere e quello dei libri è un mercato. Esattamente come un musicista o un artista, uno scrittore deve prenderne atto se vuole sopravvivere. Tenendo presente che diventare professionisti non è un obbligo: ci si può divertire anche rimanendo dilettanti e facendo altro per vivere. Ma questo non significa che professionisti non debbano prendere atto della situazione in cui si trovano e seguire determinate regole di sopravvivenza. Chi non ce la fa subisce le conseguenze naturali del suo fallimento.

Chiudiamo in bellezza con Lisa Ann

Chiudiamo in bellezza con Lisa Ann ^^

 
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Pubblicato da su 05/09/2015 in Letteratura, Uncategorized

 

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Post di fine 2012

Fra meno di due ore, quest’anno finirà. Il vostro baka vedrà la sua fine da casa propria, bidonato dagli amici e con la schiena rotta. Lunga vita al baka.

Il 2012 è stato il mio annus horribilis: ho avuto un lutto in famiglia, perso la testa per chi non se lo meritava e allontanato, con la mia solita noncuranza, qualcuno che invece avrebbe meritato più rispetto. Cose che capitano, eh, ma tutte insieme e tutte in fila tendono a far riflettere. Chiedo scusa se questo ha comportato post più diradati e depressi rispetto al solito; non succederà più.

L’anno che sta per finire mi ha riservato alcune belle sorprese: ho un lavoro (non quello che sognavo, ma pur sempre un lavoro) e almeno un’amica – nonché zia adottiva –  in più, che considero insostituibile. Ho anche ripreso a scrivere, e credo che la mia scrittura sia molto migliorata, soprattutto dal punto di vista narrativo: fra Kron L’ultimo nemico c’è un abisso, anche se sono affezionato al mio vecchio personaggio e la voglia di riprenderlo in mano si fa sentire. Tutto questo non è, forse, granché: non ho trovato il vero amore né realizzato un sogno. Ma è quanto basta per spingermi a guardare avanti con una certa voglia di vedere l’alba.

Dopotutto, l'alba è sempre una bella cosa... a meno che non siate un vampiro!

Dopotutto, l’alba è sempre una bella cosa… a meno che non siate un vampiro!

Il blog ha avuto alti è bassi (tranquilli, questa parte del post sarà breve): c’è stato un calo di visite nel periodo in cui ho scritto poco o niente, ma negli ultimi mesi la situazione è migliorata e a dicembre abbiamo toccato il picco di sempre, con 5.418 visualizzazioni nel momento in cui scrivo. Poca roba, ma considerato che non pubblico recensioni (il modo migliore per attirare visite) da un pezzo, mi fa un certo piacere.

Cosa ci aspetta per il 2013? Sicuramente, molta attività di blogging e molta scrittura. Ho in cantiere almeno un progetto letterario serio e tutta l’intenzione di portarlo a termine. Voglio riprendere a postare con regolarità e rendere più varia l’offerta: non solo racconti, ma anche recensioni e articoli tecnici. Voglio riesumare le vecchie rubriche (Gente che cerca su tutte) e crearne di nuove. Ho trascurato fin troppo la mia creazione. È tempo di porvi rimedio.

Auguro a tutti un 2013 felice, ricco di serenità e di gioia, di soddisfazione e di emozioni forti.

 
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Pubblicato da su 31/12/2012 in Uncategorized

 

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L’Encyclopaedia Britannica sarà solo online

Non credo di dover fare molti commenti a questa notizia, che riporto pari pari dal sito della prestigiosa enciclopedia; mi limito a sottolineare alcune parti.

For 244 years, the thick volumes of the Encyclopaedia Britannica have stood on the shelves of homes, libraries, and businesses everywhere, a source of enlightenment as well as comfort to their owners and users around the world.

They’ve always been there. Year after year. Since 1768. Every. Single. Day.

But not forever.

Today we’ve announced that we will discontinue the 32-volume printed edition of the Encyclopaedia Britannica when our current inventory is gone.

A momentous event? In some ways, yes; the set is, after all, nearly a quarter of a millennium old. But in a larger sense this is just another historical data point in the evolution of human knowledge.

For one thing, the encyclopedia will live on—in bigger, more numerous, and more vibrant digital forms. And just as important, we the publishers are poised, in the digital era, to serve knowledge and learning in new ways that go way beyond reference works. In fact, we already do.

In italiano:

Per 244 anni, gli spessi volumi dell’Encyclopaedia Britannica sono stati sugli scaffali di case, biblioteche e imprese ovunque, fonte di illuminazione e benessere per i loro proprietari e utenti in tutto il mondo.

Ci sono sempre stati. Anno dopo anno. Dal 1768. Ogni. Singolo. Giorno.

Ma non per sempre.

Oggi abbiamo annunciato che arresteremo la produzione dell’edizione in 32 volumi dell’Encyclopaedia Britannica dopo la fine delle scorte.

Un evento grave? In un certo senso, sì: dopotutto, la raccolta ha quasi un quarto di millennio. Ma da un punto di vista più ampio non si tratta che di un altro snodo storico nell’evoluzione della conoscenza umana.

In particolare, l’enciclopedia continuerà a esistere – in forme digitali più grandi, più numerose e più vivaci. E, altrettanto importante, noi editori dobbiamo essere pronti, nell’era digitale, a metterci al servizio della conoscenza e dell’apprendimento in nuovi modi che vanno oltre il semplice servizio di consultazione. In effetti, lo facciamo già.

A quanto ho capito, per ora l’Encyclopaedia sarà un progetto online, non in ebook; il che non significa che magari, in futuro, anche questa prestigiosissima enciclopedia non sarà disponibile su Kindle a un prezzo accessibile. Personalmente, lo spero: l’online ha lo svantaggio di non essere accessibile senza una connessione o con una connessione lenta e, in generale, è meno maneggevole dell’ebook (un e-Reader è molto più leggero di quella ciofeca dell’iPad). Provate a immaginarlo: l’equivalente di trentadue volumi racchiuso in pochi grammi, con tutti i vantaggi dell’ebook (che, pur in riferimento all’edizione digitale, sono ben sottolineati dal caporedattore dell’Encyclopaedia, Dale Hoiberg, qui). Un bel passo avanti, vero?

Più o meno quanto la battaglia di Waterloo

 
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Pubblicato da su 14/03/2012 in Uncategorized

 

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Gente che cerca VII

Vi mancava, dite la verità, l’appuntamento quando capita capita con questa rubrica, eh?

Fra le chiavi di ricerca più bizzarre del mese scorso, troviamo..

mercato cinese vino

Come e perché abbia portato qualcuno qui, non lo so.
A seguire, i soliti in cerca di foto “interessanti” con…

le piu belle foto fantasy girl dark

Naturalmente, non poteva mancare l’ormai classico…

tette al vento

Abbiamo poi tre persone che, a quanto pare, sono alla ricerca del primo romanzo crossover fantasy di Faletti…

io uccido i cavalieri dei draghi skyrim

Oltre che, naturalmente, i più sani cercatori di…

gnocca colossale

Io devo capire come abbia fatto un motore di ricerca a portare qualcuno qui con la chiave…

mussolini lavora a petto nudo

Sul serio, WTF?
La stessa reazione suscita in me la scoperta che ben tre visite sono dovute alla chiave di ricerca…

conan porno

O che qualcuno sia arrivato qui cercando…

chroniques du monde émergé

Già è quasi una vergogna essere reperiti tramite chiavi del genere, ma in francese? Questo sì che è offensivo.
Qualcun altro cerca le solite cose, ma perlomeno è più fine della media…

bella figliola

donne belle da morire

fanciulla discinta

C’è poi qualcuno disposto ad accontentarsi…

cercasi principessa anche usata

E qualcuno alla ricerca di prodotti bizzarri, come…

sveglia led teschi

Chi cerca consigli pratici…

come impugnare le freccette

Qualcuno è arrivato qui cercando…

werehare’s burrow

Al che io mi chiedo come mai Google non l’abbia portato direttamente sul blog della Leprotta. Mah!
Qualche disegnatrice fantasy o fidanzata gelosa ha cercato…

le immagini fantasy che rimangono più impresse ai maschi

Io non avrei dubbi al riguardo. “^_^
Come non li ha qualcuno che, con garbo ma anche decisione, comanda…

nude prego

Per questa volta è tutto. Alla prossima, gente! ;-)

 
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Pubblicato da su 19/02/2012 in Uncategorized

 

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Auguri lupeschi

Faccio i miei auguri a tutti i lettori del blog, affinché portino con loro nel 2012 il ricordo delle cose belle, facciano tesoro di ciò che hanno insegnato loro quelle brutte e (come mi ha scritto una persona molto cara) abbiano tanti begli imprevisti.

BUON ANNO A TUTTE/I!

 
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Pubblicato da su 01/01/2012 in Uncategorized

 

Di nuovo sui nostri schermi: Martina Ferrari

Qualche tempo fa ho segnalato il webcomic Davvero, dando le mie prime impressioni (non del tutto positive). All’epoca, era uscita da poco la terza puntata; ora siamo all’ottava. Qualcosa è cambiato, qualcosa no. In generale, mi sembra che la situazione sia migliorata non di poco, ma ci sono ancora dei punti estremamente critici.

Tanto per cominciare, la coerenza nel character design comincia a venire meno: il caso più emblematico è la puntata 5, dove i genitori di Martina (in particolare la madre) cambiano aspetto a ogni vignetta, sfiorando il super-deformed (seconda tavola, ultima vignetta). C’è poi il fatto che, nella puntata 8, Martina acquisti magicamente una o due taglie di reggiseno in più, o che nella settima il body shot dell’ultima tavola sembri basato su geometrie non euclidee; ho visto di peggio (l’episodio di Brendon in cui il disegnatore ha dato al pallido protagonista lineamenti africaneggianti… brr!), ma anche di meglio. Se non altro, la qualità dei disegni rimane buona, a livello di molti fumetti venduti in edicola.

Marti/Paola, lo vieni a chiedere a me? Mica lo scrivo io il fumetto! "^_^

Mi ha lasciato perplesso il commento di Paola Barbato, sceneggiatrice del fumetto, in risposta alla mia segnalazione riguardo, uhm, i polmoni della protagonista:

I fab 12 avevano avuto indicazioni precise su altezza e aspetto, ma nulla sulla procacità, e lavorando in parallelo ognuno ha seguito la propria scuola…

Il pubblico femminile mi darà del pervertito (quelle che non l’hanno già fatto, intendo ^_^), ma credo che un aspetto così importante del lato fisico del personaggio principale non andrebbe preso tanto alla leggera. Per dirla in altri termini, l'”identità fisica” è importante almeno quanto quella caratteriale e, in effetti, le due dovrebbero essere strettamente correlate: una ragazza piatta e acida trasmette un’impressione diversa rispetto a una prosperosa e acida, o sbaglio? Nel primo caso, se non altro, qualcuno potrebbe pensare che le radici del suo atteggiamento siano all’altezza del petto… ^_^ Immaginate, per analogia, un protagonista maschile disegnato a volte magrolino e altre volte con dei muscoli più che dignitosi: non fa la stessa impressione, no?

Caratterialmente, Martina sembra diventata bipolare, alternando momenti di sconforto e lacrime a momenti di euforia. Questo non è per forza un male, però in diveri punti l’enfasi sulla “paura del mondo esterno” è un po’ eccessiva e contrasta troppo con il menefreghismo mostrato prima o dopo. Di buono c’è che, nonostante questo, il personaggio è diventato più credibile e simpatetico rispetto a prima; se non altro, ha dei motivi per comportarsi come si comporta. Prima, il suo carattere era ingiustificato, una semplice scusa per dare il via alla storia; adesso contribuisce a creare aspettative e dubbi su “cosa accadrà”.

Quoto, figliola, quoto

Parlando della storia: finora, complice anche la brevità delle puntate, è successo un gran poco. Nonostante gli “avanzamenti veloci” siamo comuni (specialmente nel caso dell’ottavo episodio), la mia impressione è che a volte quanto viene mostrato non sia “davvero” importante: nell’ultima puntata si sarebbero potute eliminare alcune vignette (quella in cui Martina giace sul letto e quella in cui compra l’orologio) e usare lo spazio così guadagnato per raccontare in modo più approfondito e meno frammentario il resto. In generale, però, la gestione dei ritmi non è malvagia e, dovendo raccontare ciascun episodio in poche vignette, si è per forza costretti a fare qualche taglio.

Davvero continua a incuriosirmi e io continuerò a seguirlo, anche se credo che buona parte di questa attrattiva sia dovuta alla sua gratuità: se fosse a pagamento, non penso che lo leggerei. Perlomeno, non se lo diventasse domani; la mia opinione iniziale è migliorata e credo che, in futuro, ci potrebbe essere un mercato per fumetti come questo… anche se preferirei una soluzione “all’americana”, con il fumetto che rimane gratuito e una serie di “accessori” (raccolte stampate, merchandising, speciali, ecc) disponibili per l’acquisto. Però credo sia ancora presto per fare progetti di questo genere.

 
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Pubblicato da su 15/12/2011 in Fumetti, Uncategorized

 

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Bakakura immagina le lettrici del blog – II

È passato molto tempo dall’ultima volta in cui ho scritto un post del genere. La tendenza di Neyven ad attirare sopratutto lettrici si conferma e, come nell’altro articolo, in questo cercherò di dare loro un volto tramite immagini rinvenute su Internet. ^_^

PlatinumV

Talesdreamer

 
 

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Dresden di qua, Dresden di là

Eccoci al consueto appuntamento con una doppietta dei romanzi di Butcher su Harry Blackstone Copperfield Dresden! Questa volta si parla di Small Favor e Turn Coat.

Il plot di Small Favor è un macello, ma in senso positivo: un sacco di sviluppi del metaplot e un sacco di azione. Appare per la prima volta l’arcangelo Uriel (che mi sta piuttosto sulle scatole, ma forse sono io) e ricompaiono un sacco di vecchie conoscenze, inclusi Ivy (che in questo romanzo ha un ruolo importante) e Kincaid. Ci sono solo due difetti piuttosto grossi: il primo è che i Gruff sono ridicoli e il loro ruolo nella storia è relativamente secondario (a parte Tiny, che però non è altro che un deus ex machina); il secondo riguarda le rivelazioni sulla partecipazione di Thorned Namsciel all’attacco ad Arctis Tor, che sono talmente vaghe da voler dire poco o nulla. Inoltre – e mi sono pure riletto la trama per vedere se mi era sfuggito qualcosa – il ruolo di Marcone in tutta la vicenda si riduce a molto poco, il che mi dispiace (essendo lui uno dei miei personaggi preferiti). Menzione speciale, infine, per il ritiro forzato di Michael, che mi ha colpito più di quanto pensassi.
Sebbene il romanzo sia divertente, l’impressione è che si tratti sopratutto di un trampolino di lancio per gli episodi successivi. Diamogli un otto e chiudiamola qui.


Turn Coat è interessante per l’approfondimento dei personaggi di Morgan, Molly e Mouse (mmm… I see a pattern here… oltre al fatto che due tizi armati di spada lasciano la scena in due romanzi consecutivi, intendo). A parte questo, l’ho trovato abbastanza deludente, con un “cattivo” (Peabody) senza personalità e vicende tutto sommato poco interessanti… anche se il vero finale (la scoperta dell’assassino, la fine di Morgan e la trasformazione di Thomas) è ottimo. Triste, ma bella, anche la rivelazione della natura stregonesca dell’amore fra Harry e Luccio e il modo in a essa si intreccia il subplot riguardante Thomas e la famiglia Raith. Insomma, un romanzo così così rispetto alla media di Butcher, ma molto superiore a certe porcherie fantasy che girano. Sette e mezzo, via.

Rimangono Changes e Ghost Story, che ho già letto e trovo due dei romanzi migliori del ciclo (se non i migliori in assoluto)… ma che riserverò a un articolo futuro. Faccio invece un’osservazione in generale sulla serie: è bella, ma ci sono momenti in cui mi sembra che sia diventata troppo autoreferenziale e ancorata al mondo soprannaturale; mi manca, insomma, il vecchio noir a la Storm Front. Qualcun altro prova le stesse sensazioni?

 
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Pubblicato da su 13/10/2011 in Uncategorized

 

“Zodd” di Zweilawyer

Stamattina sono andato a Verona in treno e, per passare il tempo, ho letto i primi due capitoli di Zodd, il romanzo del buon Zweilawyer. Zwei è un ottimo saggista e conosce molto bene le materie di cui tratta (principalmente armi e massacri), quindi ero fiducioso quando ho sbloccato il Kindle (a proposito: Zwei, se mi leggi, perché non hai messo online anche l’epub e/o il mobi del romanzo, invece di lasciarmi con una conversione da PDF con gli spazi scazzati? ç_ç) e mi sono messo a leggere.

Qualcuno sta pensando ai vecchi articoli su Il Re lupo e al fatto che iniziavano esattamente con il tradimento della mia fiducia? Fate bene.

Zodd, purtroppo, contiene tanti e tali errori che potrebbe essere citato come esempio negativo in metà degli articoli di Gamberetta. POV che saltella manco gli stessero sparando ai piedi, sequenze raccontate invece che mostrate, gergo tecnico buttato lì senza spiegarlo e descrizioni bolt-action rendono il romanzo, o almeno i primi due capitoli, quasi doloroso da leggere. Mi pare di ricordare che Zwei avesse una revisione in cantiere; spero che sia così, perché al momento Zodd è brutto.

Nel resto dell’articolo analizzerò dapprima l’incipit del romanzo, poi farò alcune osservazioni sugli errori peggiori che seguono.

L’incipit

Zodd inizia così:

Il vento umido gli sbatteva quel fottuto pulviscolo di cenere dritto negli occhi, giù nella gola. Ogni respiro arroventava un pugno di chiodi ficcati nei polmoni. Alzò la visiera per osservare meglio quei pulciosi bastardi.

Venti passi davanti a lui, forse qualcosa in più.

Avanzò nel vicolo: una latrina a cielo aperto. Rigagnoli di smaltimento provenienti dal frantoio chiazzavano il fango e la merda di vacca. Raggiunse uno slargo sterrato e piantò i piedi in terra.

Lì c’era abbastanza spazio per manovrare l’addhur.

Guardia lunga. Attesa.

Venite a prendermi.

L’ambiente in cui si svolge la scena non è descritto. Sappiamo che si tratta di un vicolo, ma non che aspetto ha; tra l’altro, il vento colpisce il protagonista con forza (“gli sbatteva” la cenere in faccia), il che è impossibile se Zodd è circondato da muri alti (più o meno la definizione di “vicolo”), a meno che non si tratti delle pareti di un’arnia. Il sesto periodo è in buona parte raccontato: l’autore menziona un frantoio che non si vede e non si vedrà mai, l’accenno al quale è del tutto superfluo (basta descrivere il rigagnolo) e ci dice persino a quale animale appartengono le feci sparse in giro. Fra l’altro, cosa ci fanno delle vacche in città? Non si sa, tantopiù che in nessuno dei due capitoli è descritto un animale che sia uno. Che si tratti di vacche ninja che appaiono in una nuvola di fumo puzzolente, scagazzano e poi scompaiono nel medesimo fumo?

Zodd usa un’arma chiamata “addhur”, che in seguito si rivelerà essere una spada a due mani. Il problema è quel “in seguito”: l’arma non è descritta nell’incipit. A tutti gli effetti, in questo momento Zodd sta brandendo un cartello con la scritta addhur in pennarello nero. Ritardare la descrizione non crea suspence, come qualcuno potrebbe pensare: è fastidioso e basta, perché il lettore non riesce a visualizzare la scena.

Il protagonista dimostra subito la propria intelligenza: si lamenta della cenere e poi cosa fa? Alza la visiera dell’elmo, in modo che il vento gliela soffi tutta in faccia. O meglio, l’autore non lo scrive, ma questa è la conseguenza naturale di un’azione tanto cretina; da notare che Zodd è circondato da avversari armati e che (come si scoprirà in seguito) fra i nemici che infestano il villaggio ci sono anche degli arcieri, quindi scoprirsi il volto non è proprio il massimo della furbizia.

Infine, quel paragrafo:

Guardia lunga. Attesa.

Una delle tecniche di scrittura più brutte in assoluto è l’elisione del verbo. I verbi non si limitano a dare movimento alle descrizioni: le rendono vive, aiutano il lettore a seguirle. Un paragrafo come questo sembra uscito da un telegramma il cui mittente volesse risparmiare sulle parole: certo, il lettore ci arriva a capire che Zodd si mette in guardia lunga e aspetta che gli avversari si facciano avanti… ma perché deve arrivarci? Perché deve urtare contro una bruttura di questo genere? E poi, cos’è una guardia lunga? Io lo so perché ho letto Clements, ma vogliamo spiegarlo anche ai poveri Cristi che non sanno nulla di scherma antica?

Proseguiamo…

Avvertì la presenza di un nemico alle spalle e scostò la testa di scatto. Una lama tagliò l’aria a un pollice dal suo orecchio destro.
Graffiare assordante di acciaio contro acciaio.
Un colpo sbilenco. Lo spallaccio lo sbalzò verso l’esterno.
Zodd ruppe la difesa con cui teneva in scacco tre avversari. Poco più di tre sagome deformate dalla foschia miasmatica del vicolo.
Ruotò sui talloni per fronteggiare la nuova minaccia, l’addhur pronto ad assecondare la frustata delle braccia.
Davanti a lui un uomo dall’aspetto macilento. Un corpetto di cuoio bollito macchiato di fango, barba come un rovo fradicio, occhi dilatati.

Zodd sembra dotato di un sesto senso: non sente il nemico muoversi, no, ne avverte la presenza. Ridicolo: è un altro pezzo di descrizione che manca. Subito dopo c’è un altra frase senza verbo, seguita da una che ha poco senso: cosa vuol dire “Lo spallaccio lo sbalzò verso l’esterno”? Si riferisce al colpo? In questo caso, perché non usare il più umano “lo deviò”? “Sbalzare” può riferirsi a oggetti o persone, ma non l’ho mai visto usare per un’azione.

“Zodd ruppe la guardia con cui teneva in scacco tre avversari”: ma come, se l’aveva appena assunta! Se invece passa una quantità considerevole di tempo fra un paragrafo e l’altro, bisogna dirlo in qualche modo. E poi, se questi tre avversari sono “poco più che sagome deformate dalla foschia miasmatica” (sigh!) – qui nominata e qui dimenticata -, come mai tre righe sotto c’è una descrizione dettagliata di uno di loro?

Subito dopo, arriva quello che tutti aspettavamo: la violenza!

L’addhur arrivò un istante dopo i suoi occhi.
Penetrò a fondo, ingordo di carne.
La sua folle corsa fra membra e vene s’interruppe solo con un schiocco sordo di costole fracassate. Un braccio cadde nella morchia. Zodd calciò il petto dell’uomo per liberare la lama dallo sterno frantumato, portandosi dietro uno sbuffo di schegge d’osso e il fiottare martellante del sangue.
Si voltò di scatto, digrignando i denti come un cane randagio.

La prima frase non significa niente. Non si capisce se Zodd colpisce subito dopo aver visto l’uomo in volto o se è quest’ultimo a non accorgersi del colpo prima dell’impatto. La personificazione dell’arma, “ingorda di carne” e “folle”, è qualcosa di stucchevole, così come la descrizione dell’atteggiamento di Zodd: “digrignando i denti come un cane randagio”? Perché, i cani domestici non ringhiano? Provate a scavalcare una ringhiera con un pastore tedesco o un doberman dietro e ditemi un po’ come vi accoglie… dopo che siete usciti dall’ospedale, naturalmente.

In ogni caso, il paragrafo successivo contiene la descrizione dei tre aggressori di Zodd:

I tre uomini si erano fatti avanti. Tre idioti. I volti tramutati in maschere di pietra dai lineamenti deformi.

“Ma Bakakura, dove sarebbe la descrizione? Lì non c’è scritto niente!” Bravi, volevo vedere se eravate attenti. Il buon Zwei sbatte in quei tre periodi un parere del protagonista e una metafora, ma nessun elemento utile all’identificazione dei tre energumeni –  e la cosa non si può giustificare con la famosa “foschia”, perché come abbiamo visto poco sopra questa non è abbastanza fitta per bloccare la visuale.

Forte di quasi sette piedi d’altezza e coperto da un’armatura completa d’acciaio, li sovrastava di un’intera testa. Si guardarono l’un l’altro in preda al panico. Solo uno di loro aveva una maglia ad anelli arrugginita, gli altri due indossavano vesti di cuoio indurito che coprivano a malapena il busto.
Zodd si fece avanti brandendo l’addhur, diciotto libbre di dolore metallico. I suoi avversari avevano le bocche cucite, ma i loro occhi gridavano: “nessun uomo può maneggiare una spada del genere”, “che gli dei ci aiutino”, “siamo morti”.
Deglutirono un boccone di paura.
Al cospetto dell’addhur, le loro spade e asce di ferro apparivano come fuscelli in mano a dei bambini.

Il soggetto della prima frase dov’è? Si suppone sia Zodd e facendo un po’ di sforzo si capisce che è così, ma sarebbe stato un crimine orrendo esprimerlo? Tantopiù che i soggetti della frase precedente sono gli aggressori, quindi la confusione è possibile, anche se di breve durata. Nel paragrafo successivo abbiamo la conferma degli ipersensi di Zodd, che è in grado di percepire i pensieri esatti di una persona semplicemente guardandola in faccia… risigh! E non dimentichiamo la bellixxxima immagine del “boccone di paura”, che non mostra assolutamente nulla ma fa tanto… chi voglio prendere in giro? Fa tanto ficcina.

Il dettaglio della maglia di ferro mi ha lasciato perplesso, conoscendo Zwei. Nei due capitoli compaiono diverse armature di questo tipo, una delle quali è indossata dal generale Sarcazzo (sì, ho il PDF aperto, no, non ho voglia di cercare il nome); ma Zodd indossa un’armatura a piastre e, dal momento che la sua arma (uno spadone) è fatta per contrastare armature di questo tipo, ne deduco che deve trattarsi di una tecnologia piuttosto comune, tantopiù che si accenna all’esistenza di un intero corpo dell’esercito – diverse migliaia di uomini – equipaggiato in tale maniera; allora da dove sbuca tutta questa obsoleta maglia di ferro? Questa volta non sono ironico, è una domanda vera.

Il primo capitolo è tutto così: descrizioni vaghe e parti raccontate a go-go. Nel secondo la cosa migliora, ma è solo perché c’è poca azione, altrimenti penso proprio che sarebbe stato identico. Ora passiamo a esaminare alcuni aspetti generali del romanzo.

Le boiate

Alcuni elementi di Zodd non si possono classificare in modo diverso. La prima e più evidente è il combattimento di Zodd contro una sorta di minotauro:

Nonostante l’armatura, l’addestramento e l’addhur, per chiunque le speranze di sopravvivere sarebbero state una su un milione. Meglio gettarsi dal Faro di Kalisan e pregare di non rompersi nulla.
Ma Zodd non era chiunque.
Il minotauro lo aveva puntato.
Figlio di troia, sono io che punto te.
Negli occhi della bestia guizzi di umanità bestiale, grosse escrescenze ossee facevano le veci delle sopracciglia.
Sapeva che era solo questione di attimi.
Lo avrebbe caricato.
Nel silenzio della scaramuccia appena terminata, un muggito addentò i suoi timpani.
Scalpiccio frenetico di zoccoli sul selciato. Colpi sordi sul fango.
Su quel volto mostruosamente feroce, era difficile dire dove finissero i lineamenti umani e iniziassero quelli bovini. Apparivano mescolati in un guazzabuglio contorto dal quale irrompeva una dentatura famelica.
Settanta iarde.
Guardò il minotauro.
San-gue! San-gue! San-gue!

Due soldati si misero in mezzo, opponendosi con i grandi scudi rettangolari e scagliandogli contro i giavellotti. Nessuno dei due andò a segno.
Il minotauro incornò il primo sotto lo sterno e colpì il secondo con un pugno alla gola. Sangue e un collo che oscillava sulla schiena, la testa adagiata sulle scapole, la lingua di fuori.
Non rallentò. Si liberò del corpo inerte che gli penzolava sulla testa e concentrò le sue attenzioni su Zodd.

Lasciamo perdere la ridicola cantilena nella testa di Zodd, i soggetti che vanno in ferie e la dentatura “famelica” (tra l’altro il minotauro ha i denti da carnivoro, ma questo si scopre solo più in là, quando Zodd menziona casualmente la cosa, mentre nel momento più adatto per parlarne il fatto viene taciuto). Il problema, qui, è il minotauro che carica. La struttura fisica umana non è ottimizzata per questo genere di attacco, dal momento che si estende in verticale, ha solo due zampe e la testa in cima al corpo; non è un caso che gli animali muniti di corna siano tutti quadrupeti. Il minotauro avrebbe dovuto finire a culo per aria dopo pochi metri, sbilanciato dal testone pesante e cornuto – tra l’altro, se ha le corna deve avere anche un teschio piuttosto spesso -, invece si rivela uno schiacciasassi. Sorvoliamo sul fatto che la creatura, in carica e con la testa abbassata, riesca a colpire con un pugno alla gola uno dei due soldati (spezzandogli l’osso del collo a man nude, niente di meno): chi diavolo è? Bruce Lee?

Il modo in cui la bestia viene uccisa è qualcosa di triste, ma solo per come è narrato:

Attese fino all’ultimo istante e riuscì a schivarlo con un passo laterale. Il minotauro frenò bruscamente, uscendo dal selciato e alzando spruzzi di fango in tutte le direzioni. Ma Zodd aveva già portato lo spadone dietro il fianco destro.
Colpo a due mani, indirizzato dietro al ginocchio della bestia.
Schiocco sonoro.
La zampa massiccia rimase attaccata al corpo, ma al primo passo le cartilagini si sfaldarono come le cime consunte di un vascello. Il minotauro muggì di dolore cadendo carponi.
Capacità offensiva dimezzata.
Sfruttò l’arto funzionante per aggredire Zodd. Accecato dalla furia come un cinghiale ferito, mulinò le grandi braccia e colpì il descariano al gomito sinistro. La cubitiera volò in aria e ricadde nel fango un secondo dopo.
Troppo veloce, troppo reattivo per essere un minotauro.
Sbilanciato, Zodd riuscì a contrattaccare. L’addhur si schiantò sul polso del mostro. Dita semiumane e rugose unghie nere gli sfiorarono la guancia, spinte da una fontana di sangue.
Noncurante della mutilazione, il minotauro si lanciò in avanti e lo atterrò con una spallata, bloccandolo in terra. Il ginocchio glabro, un pollice sotto iniziava la folta peluria bovina, deformava la piastra pettorale. Il minotauro pesava quasi il doppio di Zodd, cinquecento libbre contro trecento.
Il figlio di troia voleva sfondargli lo sterno.
La pressione sul petto aumentò, mozzandogli il fiato.
Uccidilo! Uccidilo! Uccidilo!
La mano di Zodd era già stretta sulla daga. Lama triangolare da quindici pollici, punta rinforzata. L’affondò nell’addome del minotauro con un colpo secco dell’avambraccio. La bestia quasi non se ne rese conto.
La strattonò verso l’alto fino a sentire l’impatto con una costola.
La bestia comprese.
Un muggito grave. Le interiora guizzarono fuori in una cascata di sangue come bisce di fiume impazzite. Zodd scivolò via, mentre il minotauro si contorceva e tentava di tenersi dentro le budella. Chissà perché tutti cercano di rimettersi dentro le budella. Non sono patate uscite da un sacco. Escono e sei fottuto. Punto.
Finiscilo! Finiscilo! Finiscilo!
Il minotauro continuava a dimenarsi con vigore sempre minore. Zodd si avvicinò, la daga salda nella destra. Qualcosa non quadrava. I tratti umani erano molto più marcati di quando ricordasse, in particolare gli occhi. Minotauro un cazzo, chissà che razza di aborto era.
E poi mugugnava. Dannazione, sembrava volesse parlare.
Zodd non voleva ascoltare.
Si limitò ad affondare la lama nella giugulare del minotauro

Zodd schiva la bestia in corsa, ma nonostante abbia una spada di sette piedi e la usi efficacemente, il mostro è comunque abbastanza vicino per colpirlo (chi è? Mister Fantastic?); per abbattere il soldato il minotauro fa un giro completo su se stesso, reggendosi in piedi su una gamba sola, e Zodd non riesce comunque a schivarlo; il peso del minotauro è sufficiente a piegare la lastra di acciaio del pettorale; alla fine, il temibile mostro viene sconfitto con una semplice pugnalata. Epicità? No, grazie.

(tra l’altro, il peso del mostro – che il narratore ci indica cortesemente – è due terzi in più di quello di Zodd, ma la loro altezza è identica: sette piedi. Il minotauro ha le ossa di piombo o una muscolatura da incarcerazione per violazione della legge dei quadrati e dei cubi? Non lo sapremo mai, perché gli unici aggettivi relativi alla corporatura del mostro sono “gigantesco” e “nerboruto” e potrebbero riferirsi allo stesso modo a Zodd, che è alto uguale e muscoloso)

Ultima nota di lulz riguardo questa scena: riguardo il minotauro, il narratore scrive che

Per quanto ne sapeva Zodd, non erano creature dotate di grande intelletto, più o meno come delle scimmie.

… il che implica che Zodd conosca questi animali. Ma Zodd ha un aspetto caucasico e usa armi e armature dall’aria europea. Magari nel mondo del romanzo ci sono scimmie dappertutto, ma in questo momento la faccenda mi lascia alquanto perplesso.

Dopo lo scontro, Zodd parla con un suo sottoposto, il tenente Lucio:

Zodd lanciò un’occhiata all’ufficiale.
«Quanti uomini abbiamo perso?»
In assenza di altri soldati, ogni formalismo andava a farsi fottere.
«Undici, sette rettangolari e quattro Corazzati, più una decina di feriti non gravi. Se ne sta occupando il medico.»
«Ci è andata bene. Quando li ho visti irrompere da tutte le parti ho temuto il peggio.»
«Anche io.»
«Per fortuna il generale ha raddoppiato il numero dei soldati all’ultimo momento. Erano una banda di disperati, ma con soli cinquanta uomini il bilancio sarebbe stato molto più pesante.»

Certo, l’ufficiale inferiore non conclude le frasi con “signore”, ma per il resto si esprime in modo impeccabile. Un po’ poco per dire che il formalismo va “a farsi fottere”. Poco dopo, lo stesso Lucio fa un bel as you know…:

«I soliti estremisti muriani» sentenziò Lucio. Cercò di strapparsi il sangue rappreso dalle tempie rasate e dai riccioli rossi. «L’Editto di
Dustennio li ha fatti impazzire completamente. Ormai ci stiamo occupando solo di loro.»

Successivamente, Zodd incontra le guardie cittadine o come diavolo si chiamano e, quando scopre che erano impegnate a stuprare le donne dei ribelli invece di combattere, non la prende bene:

Fece un passo verso il primo della fila. Mani e piedi legati, tremava come centrato da un fulmine. Un rivolo di urina e sangue gli scendeva lungo le ginocchia, verso le caviglie, fra le dita dei piedi immerse nel putridume. Un piagnucolare sommesso aveva macchiato la stoffa logora davanti agli occhi.
Tirò via il cappuccio, provocando un’eruzione di riccioli biondi sporchi di fango.
Non aveva più di quattordici anni, lo sguardo fisso davanti a lei, le labbra screpolate e livide di terrore. Uno sfregio ancora fresco vicino al naso le faceva colare il sangue in bocca.
Una ragazzina.
Zodd le poggiò un dito sotto il mento e la voltò verso di lui. Occhi liquidi, fissi nel vuoto. Se l’erano lavorata per bene, in gruppo. Un servizio completo.
«No… No…» sussurrò la ragazza. «Non ancora… Basta… Preferisco morire.» La sua voce era una corda d’arpa sfibrata.
«Controllate gli altri» comandò Zodd. Dopo qualche secondo d’ispezione, i prigionieri si rivelarono essere tutti prigioniere. Adolescenti, probabilmente figlie dei rivoltosi. Sfondate avanti e dietro, almeno a giudicare dal sangue e dalle emulsioni corporee che le ricoprivano.
Zodd si rivolse ai soldati che avevano accompagnato Lucio.
«Prendete in consegna queste piccole troie, sono prigioniere dell’Impero.»
«Capisco» disse Criziano strizzando l’occhio. «Volete divertirvi anche voi.»
Forse non vide partire la risposta di Zodd, ma di sicuro sentì il manrovescio di ferro che gli frantumava lo zigomo. Stramazzò al suolo con un grugnito, ai piedi dei consiglieri terrorizzati.
Zodd si piegò sui talloni.
«Vi siete nascosti come ratti mentre noi combattevamo per il vostro villaggio. E invece delle armi avete impugnato i vostri cazzi marci per stuprare delle ragazzine.»

Peccato che il secondo capitolo si apra con la descrizione di Zodd che stupra la stessa prigionera nella sua cella! Come mai allora reagisce con tanta violenza all’insinuazione dell’uomo? Se è furioso perché lui e i suoi uomini sono rimasti a combattere da soli, non si vede perché quella frase in particolare dovrebbe essere il bottone che scatena la sua ira. Tra l’altro, la descrizione dello stupro (che non riporto per ovvi motivi) è qualcosa di imbarazzante per il linguaggio usato: non credevo che il verbo “pompare” si usasse al di fuori dei racconti erotici da quattro soldi e delle ficcine.

(tra l’altro, il carcere ha poco senso in un’ambientazione precedente l’età contemporanea: prima, nessuno aveva tempo o voglia di mantenere e sorvegliare i colpevoli di reati, che venivano semplicemente puniti – con la gogna, la fustigazione, il marchio a fuoco e altre amenità – o eseguiti a seconda della gravità del reato)

Per concludere questo elenco (non esaustivo, ma a questo punto mi sono pure stufato) di chicche, la parte finale del secondo capitolo, quando Zodd è mandato in missione:

«Ti ho fatto chiamare anche per un altro motivo» disse con tono grave.
«Lo immaginavo, ho sentito che i Balariti si stanno raccogliendo in massa dietro l’Orthos.»
«I Balariti non c’entrano, se non indirettamente. Il problema è dentro i confini, ad Aratan, ma non posso spostare un solo soldato dai castelli di confine, né dai forti interni.»
«Aratan? Non dovrebbero occuparsene i rothiani?»
«Il Governatore ha dato il preciso ordine di non scomodarli.»
«Cos’è, sono troppo occupati ad attaccarsi lo scolo fra di loro?»
«Una parata a Kalisan; arriveranno degli emissari dall’Impero al di là delle steppe e Ulpio Mettico vuole impressionarli» con un mezzo sorriso, il Generale scoprì un canino rotto alla base. «O forse non hanno voglia di marciare fino ad Aratan.»
«Strano, i muriani sono la loro passione» disse Zodd. «A Gordium ne hanno fatti a pezzi talmente tanti che si sentiva puzza di decomposizione a tre miglia di distanza. Neanche si sono presi la briga di scavare una fossa comune.»
«Sulla gestione dei muriani non ho alcun potere, e sulle città minerarie non posso aprir bocca senza ritrovarmi un emissario di Ulpio Mettico a contarmi i peli del culo» disse il Generale. Intrecciò le dita sotto al mento, inarcando le folte sopracciglia. «Eppure continuano a chiedermi di mandare uomini in giro per la provincia a sedare le rivolte muriane.»
Viveva nell’Impero da qualche anno, ma Zodd aveva ancora qualche difficoltà a comprendere come diavolo fosse possibile che il “potere militare”, come lo chiamavano gli imadiani, potesse essere sottoposto al “potere civile”. Uno aveva armi e soldati, l’altro codici di leggi e libri contabili.
In particolare, Zodd era sorpreso dal fatto che la cosa sembrava funzionare, e anche piuttosto bene. Nei regni descariani la regola era un po’ diversa, più orientata verso il “Io ho le armi. Obbediscimi o muori”, eppure tutti insieme non raggiungevano un terzo, forse anche meno, dell’estensione dei territori imperiali.
«Per ora abbiamo trovato solo dei gruppi poco organizzati, ma Aratan è una città con migliaia di abitanti, troveremo parecchi muriani in grado di combattere.»
«Sono riusciti a cacciare l’intero drappello rothiano di stanza lì, quindi sì, sono molti. Lo spionaggio dice mille-millecinquecento.»
«I miei Corazzati potrebbero non bastare» disse Zodd grattandosi la nuca. Fra i capelli radi trovò altri grumi di sangue e fango secchi.
«Capitano Zodd, devo ricordarti chi è il Generale qui?»
«Nossignore.»
«Molto bene. Comunque non sarai da solo. Ho deciso di affiancarti due contingenti di arcieri e i Corazzati di Geleas» il Generale lo fissò come a volergli trasmettere i suoi pensieri con lo sguardo. «E sarai tu a guidare l’operazione.»
Perfetto. Proprio quello che voleva.
Già gli cascavano i coglioni quando organizzava i suoi cinquecento Corazzati, e ora doveva preoccuparsi dell’ordine di marcia, del supporto logistico e dello schieramento di un contingente quattro volte più numeroso.
«Duemila uomini sotto il mio comando?» disse sospirando.

A parte l’as you know… del generale, i problemi qui sono due. Primo: in quale esercito si assegna a un ufficiale un comando al di sopra delle sue funzioni, per di più con un numero di soldati quattro volte superiore del normale? Non sarebbe meglio inviare un ufficiale di grado superiore, abituato a missioni di questo genere? Secondo: in quale esercito gli ufficiali – si presume che gli arcieri e i Corazzati di Gelesa abbiano ciascuno i propri comandanti – accettano di sottomettersi all’autorità di un parigrado? Si tratta di un’offesa gravissima da parte del generale! Però può darsi che Zwei approfondisca la questione nei capitoli successivi, ancora non resi pubblici, quindi tengo in sospeso il giudizio su questo aspetto.

Il POV

Il punto di vista della narrazione è, solitamente, quello di Zodd, ma a volte ci sono dei cambiamenti repentini e ingiustificati. Un esempio tratto dal primo capitolo:

Caricò il fendente un attimo prima di sentire una lama schiantarsi sulla sua piastra posteriore. Sorpreso alle spalle per la seconda volta. Scarafaggi, ma fottutamente silenziosi.
Un pezzo di ferro scadente vibrò nell’aria per un istante.
L’altro uomo era scivolato dietro di lui. Ora se ne stava a contemplare la scheggia di metallo arrugginita che spuntava dall’elsa come un dente rotto.
Zodd colpì con la punta della cubitiera alle sue spalle e si voltò. L’aggressore franò in ginocchio con entrambe le mani serrate sulla radice del naso, spaccata in due.

Zodd si gira dopo essere stato colpito, ma l’autore descrive quello che accade alle sue spalle prima che si volti. Non va bene: è un cambio di punto di vista ingiustificato e troppo brutale. Poco dopo ce n’è un altro, meno grave:

Intanto occhi-di-porcello era già scattato in avanti, in mano l’ascia sottratta a un cadavere. La scagliò con tutta la forza che aveva in corpo a meno di due braccia di distanza.

“Tutta la forza che aveva in corpo” esprime il punto di vista di occhi-di-porcello, non quello di Zodd: il soldato può solo stimare lo sforzo dell’aggressore… e non sappiamo nemmeno se lo sta guardando, perché in questo momento dovrebbe dare le spalle all’uomo con l’ascia. Mah!

Poco dopo ce n’è un altro ancora:

Girò il collo, pensando che ci fosse un altro ribelle dietro di lui. In realtà si trattava solo di un bambino, tutt’al più dodicenne. Faceva capolino dall’angolo di una casetta di mattoni. Tremava di terrore. Il viso sporco rigato dalle lacrime. Il figlio di naso-a-frittata, almeno a giudicare da come lo fissava.
«Vai figliolo, liberalo! Le chiavi… Quelle del mercante. E poi scappa!» urlò l’uomo, la mano ancora premuta sulla faccia.
Zodd fulminò il bambino con lo sguardo.
«Papà, ho paura…» si appiattì sul muro per nascondersi allo sguardo del guerriero.
«Vai! Papà ti vuole bene.»
Scosso dal grido paterno, zompettò fra le pozze nauseabonde disseminate sulla via e si fiondò in direzione di un tendone verdastro.

“Scosso dal grido paterno” esprime il punto di vista del bambino: per quello che ne sa Zodd, egli potrebbe anche essere spaventato per il sangue, i cadaveri, le teste mozzate in giro per il vicolo e l’omaccione che gli sta di fronte.

Di POV ballerini come questi ce ne sono parecchi; alcuni, come l’ultimo, non sono pesantissimi, ma danno comunque fastidio.

La volgarità

I personaggi di un romanzo devono esprimersi in modo consono al loro carattere, provenienza, educazione, ecc. Zodd è un soldataccio e non c’è nulla di male se parla come un soldataccio, ma a tutto c’è un limite: fra cazzi, merda, troie e quant’altro sparsi come formaggio sulla pasta, dopo un po’ ci si annoia. Leggendo Zodd ho avuto l’impressione che l’autore abbia calcato troppo la mano per “darsi un tono”, un po’ come fanno certi autori (tipo Ammaniti) per dare l’impressione di essere ggiovani; personalmente, lo ritengo un atteggiamento stupido. Se anche il romanzo si svolge in un ambiente “basso” e degradato, non è necessario essere più volgari di Beppe Grillo sotto LSD: bastano le descrizioni degli ambienti, personaggi che agiscono in un certo modo ed eventi di un certo tipo che magari non toccano direttamente i protagonisti, ma fanno colore (come dei bambini che si fingono mendicanti, attirano gli ignari benefattori nei vicoli e li stordiscono a sassate sul cranio per rubare loro i borsellini). Infarcire semplicemente il romanzo di volgarità è noioso.

Conclusione

In Zodd c’è del buono, non fosse altro perché parla di un omaccione che ammazza tutto ciò che gli capita a tiro ed è scritto da qualcuno che sull’argomento ne sa parecchio. Questo buono, però, potrà essere realmente enfatizzato solo dopo una totale riscrittura del romanzo, che per quanto ne so potrebbe essere già in atto; così com’è, Zodd non si può vedere. L’autore dovrebbe tenere d’occhio il POV, dettagliare le descrizioni delle mosse in modo che si capiscano, misurare le oscenità verbali e sostituire tutte le parti raccontate con parti mostrate; solo così il romanzo potrà valere i famosi 0,99 euro a cui Zwei intende metterlo in vendita.

Lo Zodd più famoso. Entrambi sono grossi e usano armi grosse; che siano parenti?

 
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Pubblicato da su 27/07/2011 in ebook, Letteratura, Uncategorized

 

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Gente che cerca

Una delle cose belle di WordPress è che posso vedere le parole chiave cercando le quali i miei lettori giungono a me tramite i motori di ricerca. La maggior parte riguardano gli argomenti degli articoli, come “kindle 3”, o sono vagamente correlate, tipo “guerrieri fantasy”; certe, invece, mi lasciano un pelo pelo basito (con questa faccia: ò_ò).

La chiave di ricerca bizzarra che ha portato più persone al mio blog è:

le puttanate di giovanni

Ora, io questo Giovanni non so chi sia né cosa faccia, ma sopratutto non so cosa diavolo c’entri con il mio blog. è_è Deve avere una sua reputazione, comunque, perché ben sei utenti sono arrivati qui cercando informazioni sulle sue imprese.

Leggermente distaccata c’è questa:

vino mussolini

E qui mi sa che qualcuno ha sbagliato completamente strada. Ma c’è di peggio: con ben quattro persone al seguito, la prossima chiave di ricerca è…

cercasi schiavo

Ora, va bene che in fondo a ciascun mio post c’è una firma in cui ribadisco di essere disoccupato, ma questo non autorizza certi automatismi. Sono stato chiaro? Bene. Andiamo avanti.

eclatanti fantasy

D’accordo, questi qui non so proprio cosa stessero cercando. O_o

nessun video di sharpe cornwell?

Come no? Su YouTube c’è tutta la serie! Cercarlo lì era brutto?

conan il barbaro erotico

AHEM! ò_ò

bambino gigante

Questa non so proprio come abbia potuto condurre qui, così come…

agincourt mappa

… visto che della battaglia di Agincourt non ricordo di aver mai parlato. è_è E nemmeno di…

cartina con i domini del padre e della madre di federico secondo

… se è per questo.

gioventù ribelle fail

I due che hanno cercato questo sono persone molto intelligenti. :-D

Meno chiaro, invece, è come qualcuno abbia potuto raggiungere il blog cercando…

king conan, crown of iron

… che, per chi non lo sapesse, è un film mai girato su Conan il barbaro, del cui titolo in questo blog è stata finora riportata una singola parola (Conan, appunto). Le due persone che hanno usato questa chiave devono aver spulciato cinquanta pagine di risultati, come minimo.Più o meno quanto chi ha cercato…

magazzini criminali

oppure…

maschera di metallo fantasy

o anche…

divise esercito inglese 1809

… e una quantità di altra roba bizzarra, la migliore delle quali è…

tre vescicole encefalo

No, wait?

Per concludere questo primo episodio, vorrei rispondere a una domanda proveniente anch’essa dall’elenco delle chiavi di ricerca:

come si fanno le foto fantasie

Da parte mia, posso dire che non lo so e non me ne frega niente, anche perché non ho idea di quale fosse la domanda originale: si parla di “foto fantasy” (nel qual caso basta prendere una signorina piacente, (s)vestirla in modo appropriato e il gioco è fatto) o di “foto fantasia” (nel qual caso basta mettere un filtro a caso sopra una foto qualsiasi*)? “^_^

Alla prossima!

P.S. Sì, lo ammetto, sono un troll, ma stranamente non ho trovato belle ragazze che fanno il cosplay di Nihal, chissà perché. :-P

 

*Oppure potete guardare il blog di siobhàn, che di queste faccende se ne intende parecchio.

 
2 commenti

Pubblicato da su 25/07/2011 in Uncategorized

 

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