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Archivio mensile:luglio 2011

Terzo rapporto sulle statistiche (bonus: racconto fantasy!)

1.820 visite (il 191% di giugno, che ne ha registrate 951): questo è il bilancio del blog nel mese di luglio. Di queste, 342 sono state tutte per la recensione di Zodd; a tal proposito, ringrazio i frequentatori del blog di Zwei che sono venuti qui per leggersela tutta e non per trollare (colgo l’occasione per dire che non risponderò più ai commenti della “controrecensione” sul blog in questione: se avete dei commenti da fare e volete che io vi risponda, li dovete fare qui). Anche senza di loro, comunque, il blog avrebbe ottenuto 1478 visite, che sono più di quanto mi aspettavo: posso dunque ritenermi estramamente soddisfatto dell’andamento del blog.

Il prossimo obiettivo sono duemila visite al mese: ci arriviamo? :)

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Oltre a essere il giorno bimestrale di pubblicazione di questi rapporti, oggi è anche il giorno in cui si chiude il terzo Concorso The Fantasy World, a cui ho partecipato anche io con Il prezzo della scelta. Il racconto ha ricevuto pareri “di critica” molto lusinghieri; un po’ meno bene è andata coi voti, visto che ne ha preso soltanto uno. “^_^ I commenti che ho ricevuto sottolineano come il finale fosse poco chiaro; l’ho riletto e mi sono reso conto che non era così. Il finale faceva schifo, anche perché era sparito il soggetto di una frase (non chiedetemi perché) e in definitiva, quello che era chiaro nella mia testa non lo era affatto nella scrittura. Ho corretto questo errore grave, sistemato un paio di virgole e deciso di postare il tutto qui (in teoria mancano ancora poco meno di quattro ore alla chiusura del concorso, ma dubito di ricevere millemila voti in questo periodo); purtroppo WordPress non mi consente di postare file epub, mobi, .txt o archivi .rar o .zip, quindi devo limitarmi al .pdf (che comunque dovrebbe potersi convertire senza dolori). Domani o dopodomani pubblicherò il racconto integrale anche sul blog, ma nel frattempo potete godervi un early access che a onor del vero non è tale in quanto aperto a tutti, ma chissene. :D

Il prezzo della scelta

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1 Commento

Pubblicato da su 31/07/2011 in Comunicazioni di servizio, Racconti

 

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Qualcuno di voi vede della pubblicità?

Stavo scorrendo la lista degli upgrade a pagamento e ho visto questo:

No-ads

A volte mettiamo in vetrina con discrezione degli annunci pubblicitari sul tuo blog — questo aiuta a mantenere tali le caratteristiche gratuite!

The ad code tries very hard not to intrude on your design or show ads to logged-in readers, which means only a very small percentage of your page views will actually contain ads.

To eliminate ads on your blog entirely this is the upgrade you want.

(sì, è in Italiano e Inglese. epic fail)

Prima di leggere quella roba, non avevo idea che WordPress mettesse pubblicità sul blog. Voi l’avete mai vista? Se sì, che aspetto ha? In base alle risposte deciderò se pagare l’upgrade per toglierla o meno.

 
2 commenti

Pubblicato da su 31/07/2011 in Consigli per gli acquisti

 

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Gente che cerca II

Seconda puntata dell’elenco delle chiavi di ricerca più bizzarre con cui la gente arriva su questi lidi!

Due persone sono arrivate cercando…

eroi fantasy

e altre due cercando…

eroe malvagio fantasy

Un colpo al cerchio e uno alla botte, eh? Manca l’eroe democristiano fantasy e poi siamo a posto!

Due persone hanno cercato:

vendita spada ultima legione

Se volete comprare una spada comparsa nel film fatelo pure, l’importante è che non compriate il libro o il film: fanno schifo!

Il desiderio di “qualunque cosa, purché sia fantasy” è condiviso dalle due persone che hanno cercato…

immagini di viali alberati fantasy

… o anche…

dipinti fantasy fatine

… ma soprattutto…

armature fantasy femminili

Armature come questa, volete dire? Porcelloni!

Alla cricca di cui sopra si attaccano i due cercatori di…

fanciulle fantasy

Due persone hanno cercato informazioni sugli aspetti più bui della guerra con…

guerrieri oscuri

Mentre qualcun altro, sempre in cerca di bizzarrie sessuali, è arrivato qui cercando…

habitat dei lumaconi

Una persona per la quale mi sento di provare una profonda empatia ha cercato invece…

cercasi principessa

Caro amico sconosciuto, la razza delle principesse si è estinta per problemi riproduttivi quando i cavalieri hanno scoperto YouPorn e la birra a poco prezzo. Al massimo ti posso reindirizzare qui, anche se mi par di capire che quel blog non sia aggiornato da un’eternità e mezza. Oppure, se non sei un pirla come me e leggi i messaggi in cima alla pagina, vai qui e trovi il blog nuovo. “^_^

Un altro individuo misterioso ha cercato…

gengis khan insegna ad essere uomini giusti ed onesti

Non so se lo abbia fatto davvero, ma di sicuro Il Re lupo e La leggenda del Re lupo insegnano a essere uomini furiosi e vendicativi… nei confronti degli autori, però.

Una persona è arrivata qui seguendo la pista de…

signore degli anelli razzisti

Gli anelli razzisti sono tali perché quello elfico sul mignolo dà del negro a quello nanesco sull’anulare?

A colui che ha cercato…

guerriero forza suprema

suggerisco di dare un’occhiata a Zodd, guerriero putente. A me il romanzo non piace, però non è detto che altri non lo trovino gradevole.

Il momento WTF della giornata arriva con…

fumetto erotico ambientato dimensione parallela

Non ne conosco, ma se qualcuno ha idea di cosa stesse cercando costui lo scriva nei commenti, così me lo leggo anche io.

Prosegue nella terza puntata…

 
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Pubblicato da su 29/07/2011 in Comunicazioni di servizio

 

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Segnalazione: “Peace Maker” di Ryoji Minagawa

Peace Maker (gioco di parole fra “pacificatore” e il nome della famosa pistola prodotta da Colt, la Peacemaker) è un manga ambientato in un mondo simile al Vecchio West americano, dove il sistema dei duelli è un vero e proprio business con tanto di professionisti certificati e loro manager. Il protagonista, Hope Emerson, è un pistolero vagabondo e un po’ sfigato, ma abilissimo nel tiro, che grazie al proprio senso di giustizia si trova a dover affrontare i Crimson Executors, una banda di assassini al servizio di un potente criminale. A complicare le cose, Hope è costretto a occuparsi di Nicola, una ragazzina all’apparenza sola al mondo… ma che in realtà è la nipote di Philip Crimson, capo della famiglia (in tutti i sensi) da cui lei è fuggita. E qui cominciano i guai…


Peace Maker è un bel fumetto, disegnato piuttosto bene e con una storia – per ora – interessante. Le armi da fuoco (in particolare le pistole) sono le vere protagoniste: l’autore le mostra in modo estremamente realistico e i pistoleri usano tecniche reali, anche se a volte la velocità e la precisione con cui le eseguono sono esagerate per motivi drammatici (si veda il primo duello di Hope). Come ogni bravo mangaka che si rispetti, non perde l’occasione di mostrare anche armi del tutto inventate, come la Gatling brandeggiabile usata dal bruto del quarto capitolo: una roba assurda, ma con un certo carisma.

I comprimari del fumetto sono gradevoli, in particolare Nicola; Kyle, il manager con la mania del gioco d’azzardo, mi è puzzato un po’ di stantio all’inizio, ma verso la fine del primo numero la sua figura si approfondisce. Per ora non sono apparsi altri personaggi interessanti.

Peace Maker sembra un bel fumetto, ma penso che occorrerà almeno un altro numero prima che io possa farmi un parere completo. Consiglio comunque l’acquisto, sopratutto se siete appassionati di West e armi da fuoco antiche. ^_^

 
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Pubblicato da su 28/07/2011 in Fumetti

 

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“Zodd” di Zweilawyer

Stamattina sono andato a Verona in treno e, per passare il tempo, ho letto i primi due capitoli di Zodd, il romanzo del buon Zweilawyer. Zwei è un ottimo saggista e conosce molto bene le materie di cui tratta (principalmente armi e massacri), quindi ero fiducioso quando ho sbloccato il Kindle (a proposito: Zwei, se mi leggi, perché non hai messo online anche l’epub e/o il mobi del romanzo, invece di lasciarmi con una conversione da PDF con gli spazi scazzati? ç_ç) e mi sono messo a leggere.

Qualcuno sta pensando ai vecchi articoli su Il Re lupo e al fatto che iniziavano esattamente con il tradimento della mia fiducia? Fate bene.

Zodd, purtroppo, contiene tanti e tali errori che potrebbe essere citato come esempio negativo in metà degli articoli di Gamberetta. POV che saltella manco gli stessero sparando ai piedi, sequenze raccontate invece che mostrate, gergo tecnico buttato lì senza spiegarlo e descrizioni bolt-action rendono il romanzo, o almeno i primi due capitoli, quasi doloroso da leggere. Mi pare di ricordare che Zwei avesse una revisione in cantiere; spero che sia così, perché al momento Zodd è brutto.

Nel resto dell’articolo analizzerò dapprima l’incipit del romanzo, poi farò alcune osservazioni sugli errori peggiori che seguono.

L’incipit

Zodd inizia così:

Il vento umido gli sbatteva quel fottuto pulviscolo di cenere dritto negli occhi, giù nella gola. Ogni respiro arroventava un pugno di chiodi ficcati nei polmoni. Alzò la visiera per osservare meglio quei pulciosi bastardi.

Venti passi davanti a lui, forse qualcosa in più.

Avanzò nel vicolo: una latrina a cielo aperto. Rigagnoli di smaltimento provenienti dal frantoio chiazzavano il fango e la merda di vacca. Raggiunse uno slargo sterrato e piantò i piedi in terra.

Lì c’era abbastanza spazio per manovrare l’addhur.

Guardia lunga. Attesa.

Venite a prendermi.

L’ambiente in cui si svolge la scena non è descritto. Sappiamo che si tratta di un vicolo, ma non che aspetto ha; tra l’altro, il vento colpisce il protagonista con forza (“gli sbatteva” la cenere in faccia), il che è impossibile se Zodd è circondato da muri alti (più o meno la definizione di “vicolo”), a meno che non si tratti delle pareti di un’arnia. Il sesto periodo è in buona parte raccontato: l’autore menziona un frantoio che non si vede e non si vedrà mai, l’accenno al quale è del tutto superfluo (basta descrivere il rigagnolo) e ci dice persino a quale animale appartengono le feci sparse in giro. Fra l’altro, cosa ci fanno delle vacche in città? Non si sa, tantopiù che in nessuno dei due capitoli è descritto un animale che sia uno. Che si tratti di vacche ninja che appaiono in una nuvola di fumo puzzolente, scagazzano e poi scompaiono nel medesimo fumo?

Zodd usa un’arma chiamata “addhur”, che in seguito si rivelerà essere una spada a due mani. Il problema è quel “in seguito”: l’arma non è descritta nell’incipit. A tutti gli effetti, in questo momento Zodd sta brandendo un cartello con la scritta addhur in pennarello nero. Ritardare la descrizione non crea suspence, come qualcuno potrebbe pensare: è fastidioso e basta, perché il lettore non riesce a visualizzare la scena.

Il protagonista dimostra subito la propria intelligenza: si lamenta della cenere e poi cosa fa? Alza la visiera dell’elmo, in modo che il vento gliela soffi tutta in faccia. O meglio, l’autore non lo scrive, ma questa è la conseguenza naturale di un’azione tanto cretina; da notare che Zodd è circondato da avversari armati e che (come si scoprirà in seguito) fra i nemici che infestano il villaggio ci sono anche degli arcieri, quindi scoprirsi il volto non è proprio il massimo della furbizia.

Infine, quel paragrafo:

Guardia lunga. Attesa.

Una delle tecniche di scrittura più brutte in assoluto è l’elisione del verbo. I verbi non si limitano a dare movimento alle descrizioni: le rendono vive, aiutano il lettore a seguirle. Un paragrafo come questo sembra uscito da un telegramma il cui mittente volesse risparmiare sulle parole: certo, il lettore ci arriva a capire che Zodd si mette in guardia lunga e aspetta che gli avversari si facciano avanti… ma perché deve arrivarci? Perché deve urtare contro una bruttura di questo genere? E poi, cos’è una guardia lunga? Io lo so perché ho letto Clements, ma vogliamo spiegarlo anche ai poveri Cristi che non sanno nulla di scherma antica?

Proseguiamo…

Avvertì la presenza di un nemico alle spalle e scostò la testa di scatto. Una lama tagliò l’aria a un pollice dal suo orecchio destro.
Graffiare assordante di acciaio contro acciaio.
Un colpo sbilenco. Lo spallaccio lo sbalzò verso l’esterno.
Zodd ruppe la difesa con cui teneva in scacco tre avversari. Poco più di tre sagome deformate dalla foschia miasmatica del vicolo.
Ruotò sui talloni per fronteggiare la nuova minaccia, l’addhur pronto ad assecondare la frustata delle braccia.
Davanti a lui un uomo dall’aspetto macilento. Un corpetto di cuoio bollito macchiato di fango, barba come un rovo fradicio, occhi dilatati.

Zodd sembra dotato di un sesto senso: non sente il nemico muoversi, no, ne avverte la presenza. Ridicolo: è un altro pezzo di descrizione che manca. Subito dopo c’è un altra frase senza verbo, seguita da una che ha poco senso: cosa vuol dire “Lo spallaccio lo sbalzò verso l’esterno”? Si riferisce al colpo? In questo caso, perché non usare il più umano “lo deviò”? “Sbalzare” può riferirsi a oggetti o persone, ma non l’ho mai visto usare per un’azione.

“Zodd ruppe la guardia con cui teneva in scacco tre avversari”: ma come, se l’aveva appena assunta! Se invece passa una quantità considerevole di tempo fra un paragrafo e l’altro, bisogna dirlo in qualche modo. E poi, se questi tre avversari sono “poco più che sagome deformate dalla foschia miasmatica” (sigh!) – qui nominata e qui dimenticata -, come mai tre righe sotto c’è una descrizione dettagliata di uno di loro?

Subito dopo, arriva quello che tutti aspettavamo: la violenza!

L’addhur arrivò un istante dopo i suoi occhi.
Penetrò a fondo, ingordo di carne.
La sua folle corsa fra membra e vene s’interruppe solo con un schiocco sordo di costole fracassate. Un braccio cadde nella morchia. Zodd calciò il petto dell’uomo per liberare la lama dallo sterno frantumato, portandosi dietro uno sbuffo di schegge d’osso e il fiottare martellante del sangue.
Si voltò di scatto, digrignando i denti come un cane randagio.

La prima frase non significa niente. Non si capisce se Zodd colpisce subito dopo aver visto l’uomo in volto o se è quest’ultimo a non accorgersi del colpo prima dell’impatto. La personificazione dell’arma, “ingorda di carne” e “folle”, è qualcosa di stucchevole, così come la descrizione dell’atteggiamento di Zodd: “digrignando i denti come un cane randagio”? Perché, i cani domestici non ringhiano? Provate a scavalcare una ringhiera con un pastore tedesco o un doberman dietro e ditemi un po’ come vi accoglie… dopo che siete usciti dall’ospedale, naturalmente.

In ogni caso, il paragrafo successivo contiene la descrizione dei tre aggressori di Zodd:

I tre uomini si erano fatti avanti. Tre idioti. I volti tramutati in maschere di pietra dai lineamenti deformi.

“Ma Bakakura, dove sarebbe la descrizione? Lì non c’è scritto niente!” Bravi, volevo vedere se eravate attenti. Il buon Zwei sbatte in quei tre periodi un parere del protagonista e una metafora, ma nessun elemento utile all’identificazione dei tre energumeni –  e la cosa non si può giustificare con la famosa “foschia”, perché come abbiamo visto poco sopra questa non è abbastanza fitta per bloccare la visuale.

Forte di quasi sette piedi d’altezza e coperto da un’armatura completa d’acciaio, li sovrastava di un’intera testa. Si guardarono l’un l’altro in preda al panico. Solo uno di loro aveva una maglia ad anelli arrugginita, gli altri due indossavano vesti di cuoio indurito che coprivano a malapena il busto.
Zodd si fece avanti brandendo l’addhur, diciotto libbre di dolore metallico. I suoi avversari avevano le bocche cucite, ma i loro occhi gridavano: “nessun uomo può maneggiare una spada del genere”, “che gli dei ci aiutino”, “siamo morti”.
Deglutirono un boccone di paura.
Al cospetto dell’addhur, le loro spade e asce di ferro apparivano come fuscelli in mano a dei bambini.

Il soggetto della prima frase dov’è? Si suppone sia Zodd e facendo un po’ di sforzo si capisce che è così, ma sarebbe stato un crimine orrendo esprimerlo? Tantopiù che i soggetti della frase precedente sono gli aggressori, quindi la confusione è possibile, anche se di breve durata. Nel paragrafo successivo abbiamo la conferma degli ipersensi di Zodd, che è in grado di percepire i pensieri esatti di una persona semplicemente guardandola in faccia… risigh! E non dimentichiamo la bellixxxima immagine del “boccone di paura”, che non mostra assolutamente nulla ma fa tanto… chi voglio prendere in giro? Fa tanto ficcina.

Il dettaglio della maglia di ferro mi ha lasciato perplesso, conoscendo Zwei. Nei due capitoli compaiono diverse armature di questo tipo, una delle quali è indossata dal generale Sarcazzo (sì, ho il PDF aperto, no, non ho voglia di cercare il nome); ma Zodd indossa un’armatura a piastre e, dal momento che la sua arma (uno spadone) è fatta per contrastare armature di questo tipo, ne deduco che deve trattarsi di una tecnologia piuttosto comune, tantopiù che si accenna all’esistenza di un intero corpo dell’esercito – diverse migliaia di uomini – equipaggiato in tale maniera; allora da dove sbuca tutta questa obsoleta maglia di ferro? Questa volta non sono ironico, è una domanda vera.

Il primo capitolo è tutto così: descrizioni vaghe e parti raccontate a go-go. Nel secondo la cosa migliora, ma è solo perché c’è poca azione, altrimenti penso proprio che sarebbe stato identico. Ora passiamo a esaminare alcuni aspetti generali del romanzo.

Le boiate

Alcuni elementi di Zodd non si possono classificare in modo diverso. La prima e più evidente è il combattimento di Zodd contro una sorta di minotauro:

Nonostante l’armatura, l’addestramento e l’addhur, per chiunque le speranze di sopravvivere sarebbero state una su un milione. Meglio gettarsi dal Faro di Kalisan e pregare di non rompersi nulla.
Ma Zodd non era chiunque.
Il minotauro lo aveva puntato.
Figlio di troia, sono io che punto te.
Negli occhi della bestia guizzi di umanità bestiale, grosse escrescenze ossee facevano le veci delle sopracciglia.
Sapeva che era solo questione di attimi.
Lo avrebbe caricato.
Nel silenzio della scaramuccia appena terminata, un muggito addentò i suoi timpani.
Scalpiccio frenetico di zoccoli sul selciato. Colpi sordi sul fango.
Su quel volto mostruosamente feroce, era difficile dire dove finissero i lineamenti umani e iniziassero quelli bovini. Apparivano mescolati in un guazzabuglio contorto dal quale irrompeva una dentatura famelica.
Settanta iarde.
Guardò il minotauro.
San-gue! San-gue! San-gue!

Due soldati si misero in mezzo, opponendosi con i grandi scudi rettangolari e scagliandogli contro i giavellotti. Nessuno dei due andò a segno.
Il minotauro incornò il primo sotto lo sterno e colpì il secondo con un pugno alla gola. Sangue e un collo che oscillava sulla schiena, la testa adagiata sulle scapole, la lingua di fuori.
Non rallentò. Si liberò del corpo inerte che gli penzolava sulla testa e concentrò le sue attenzioni su Zodd.

Lasciamo perdere la ridicola cantilena nella testa di Zodd, i soggetti che vanno in ferie e la dentatura “famelica” (tra l’altro il minotauro ha i denti da carnivoro, ma questo si scopre solo più in là, quando Zodd menziona casualmente la cosa, mentre nel momento più adatto per parlarne il fatto viene taciuto). Il problema, qui, è il minotauro che carica. La struttura fisica umana non è ottimizzata per questo genere di attacco, dal momento che si estende in verticale, ha solo due zampe e la testa in cima al corpo; non è un caso che gli animali muniti di corna siano tutti quadrupeti. Il minotauro avrebbe dovuto finire a culo per aria dopo pochi metri, sbilanciato dal testone pesante e cornuto – tra l’altro, se ha le corna deve avere anche un teschio piuttosto spesso -, invece si rivela uno schiacciasassi. Sorvoliamo sul fatto che la creatura, in carica e con la testa abbassata, riesca a colpire con un pugno alla gola uno dei due soldati (spezzandogli l’osso del collo a man nude, niente di meno): chi diavolo è? Bruce Lee?

Il modo in cui la bestia viene uccisa è qualcosa di triste, ma solo per come è narrato:

Attese fino all’ultimo istante e riuscì a schivarlo con un passo laterale. Il minotauro frenò bruscamente, uscendo dal selciato e alzando spruzzi di fango in tutte le direzioni. Ma Zodd aveva già portato lo spadone dietro il fianco destro.
Colpo a due mani, indirizzato dietro al ginocchio della bestia.
Schiocco sonoro.
La zampa massiccia rimase attaccata al corpo, ma al primo passo le cartilagini si sfaldarono come le cime consunte di un vascello. Il minotauro muggì di dolore cadendo carponi.
Capacità offensiva dimezzata.
Sfruttò l’arto funzionante per aggredire Zodd. Accecato dalla furia come un cinghiale ferito, mulinò le grandi braccia e colpì il descariano al gomito sinistro. La cubitiera volò in aria e ricadde nel fango un secondo dopo.
Troppo veloce, troppo reattivo per essere un minotauro.
Sbilanciato, Zodd riuscì a contrattaccare. L’addhur si schiantò sul polso del mostro. Dita semiumane e rugose unghie nere gli sfiorarono la guancia, spinte da una fontana di sangue.
Noncurante della mutilazione, il minotauro si lanciò in avanti e lo atterrò con una spallata, bloccandolo in terra. Il ginocchio glabro, un pollice sotto iniziava la folta peluria bovina, deformava la piastra pettorale. Il minotauro pesava quasi il doppio di Zodd, cinquecento libbre contro trecento.
Il figlio di troia voleva sfondargli lo sterno.
La pressione sul petto aumentò, mozzandogli il fiato.
Uccidilo! Uccidilo! Uccidilo!
La mano di Zodd era già stretta sulla daga. Lama triangolare da quindici pollici, punta rinforzata. L’affondò nell’addome del minotauro con un colpo secco dell’avambraccio. La bestia quasi non se ne rese conto.
La strattonò verso l’alto fino a sentire l’impatto con una costola.
La bestia comprese.
Un muggito grave. Le interiora guizzarono fuori in una cascata di sangue come bisce di fiume impazzite. Zodd scivolò via, mentre il minotauro si contorceva e tentava di tenersi dentro le budella. Chissà perché tutti cercano di rimettersi dentro le budella. Non sono patate uscite da un sacco. Escono e sei fottuto. Punto.
Finiscilo! Finiscilo! Finiscilo!
Il minotauro continuava a dimenarsi con vigore sempre minore. Zodd si avvicinò, la daga salda nella destra. Qualcosa non quadrava. I tratti umani erano molto più marcati di quando ricordasse, in particolare gli occhi. Minotauro un cazzo, chissà che razza di aborto era.
E poi mugugnava. Dannazione, sembrava volesse parlare.
Zodd non voleva ascoltare.
Si limitò ad affondare la lama nella giugulare del minotauro

Zodd schiva la bestia in corsa, ma nonostante abbia una spada di sette piedi e la usi efficacemente, il mostro è comunque abbastanza vicino per colpirlo (chi è? Mister Fantastic?); per abbattere il soldato il minotauro fa un giro completo su se stesso, reggendosi in piedi su una gamba sola, e Zodd non riesce comunque a schivarlo; il peso del minotauro è sufficiente a piegare la lastra di acciaio del pettorale; alla fine, il temibile mostro viene sconfitto con una semplice pugnalata. Epicità? No, grazie.

(tra l’altro, il peso del mostro – che il narratore ci indica cortesemente – è due terzi in più di quello di Zodd, ma la loro altezza è identica: sette piedi. Il minotauro ha le ossa di piombo o una muscolatura da incarcerazione per violazione della legge dei quadrati e dei cubi? Non lo sapremo mai, perché gli unici aggettivi relativi alla corporatura del mostro sono “gigantesco” e “nerboruto” e potrebbero riferirsi allo stesso modo a Zodd, che è alto uguale e muscoloso)

Ultima nota di lulz riguardo questa scena: riguardo il minotauro, il narratore scrive che

Per quanto ne sapeva Zodd, non erano creature dotate di grande intelletto, più o meno come delle scimmie.

… il che implica che Zodd conosca questi animali. Ma Zodd ha un aspetto caucasico e usa armi e armature dall’aria europea. Magari nel mondo del romanzo ci sono scimmie dappertutto, ma in questo momento la faccenda mi lascia alquanto perplesso.

Dopo lo scontro, Zodd parla con un suo sottoposto, il tenente Lucio:

Zodd lanciò un’occhiata all’ufficiale.
«Quanti uomini abbiamo perso?»
In assenza di altri soldati, ogni formalismo andava a farsi fottere.
«Undici, sette rettangolari e quattro Corazzati, più una decina di feriti non gravi. Se ne sta occupando il medico.»
«Ci è andata bene. Quando li ho visti irrompere da tutte le parti ho temuto il peggio.»
«Anche io.»
«Per fortuna il generale ha raddoppiato il numero dei soldati all’ultimo momento. Erano una banda di disperati, ma con soli cinquanta uomini il bilancio sarebbe stato molto più pesante.»

Certo, l’ufficiale inferiore non conclude le frasi con “signore”, ma per il resto si esprime in modo impeccabile. Un po’ poco per dire che il formalismo va “a farsi fottere”. Poco dopo, lo stesso Lucio fa un bel as you know…:

«I soliti estremisti muriani» sentenziò Lucio. Cercò di strapparsi il sangue rappreso dalle tempie rasate e dai riccioli rossi. «L’Editto di
Dustennio li ha fatti impazzire completamente. Ormai ci stiamo occupando solo di loro.»

Successivamente, Zodd incontra le guardie cittadine o come diavolo si chiamano e, quando scopre che erano impegnate a stuprare le donne dei ribelli invece di combattere, non la prende bene:

Fece un passo verso il primo della fila. Mani e piedi legati, tremava come centrato da un fulmine. Un rivolo di urina e sangue gli scendeva lungo le ginocchia, verso le caviglie, fra le dita dei piedi immerse nel putridume. Un piagnucolare sommesso aveva macchiato la stoffa logora davanti agli occhi.
Tirò via il cappuccio, provocando un’eruzione di riccioli biondi sporchi di fango.
Non aveva più di quattordici anni, lo sguardo fisso davanti a lei, le labbra screpolate e livide di terrore. Uno sfregio ancora fresco vicino al naso le faceva colare il sangue in bocca.
Una ragazzina.
Zodd le poggiò un dito sotto il mento e la voltò verso di lui. Occhi liquidi, fissi nel vuoto. Se l’erano lavorata per bene, in gruppo. Un servizio completo.
«No… No…» sussurrò la ragazza. «Non ancora… Basta… Preferisco morire.» La sua voce era una corda d’arpa sfibrata.
«Controllate gli altri» comandò Zodd. Dopo qualche secondo d’ispezione, i prigionieri si rivelarono essere tutti prigioniere. Adolescenti, probabilmente figlie dei rivoltosi. Sfondate avanti e dietro, almeno a giudicare dal sangue e dalle emulsioni corporee che le ricoprivano.
Zodd si rivolse ai soldati che avevano accompagnato Lucio.
«Prendete in consegna queste piccole troie, sono prigioniere dell’Impero.»
«Capisco» disse Criziano strizzando l’occhio. «Volete divertirvi anche voi.»
Forse non vide partire la risposta di Zodd, ma di sicuro sentì il manrovescio di ferro che gli frantumava lo zigomo. Stramazzò al suolo con un grugnito, ai piedi dei consiglieri terrorizzati.
Zodd si piegò sui talloni.
«Vi siete nascosti come ratti mentre noi combattevamo per il vostro villaggio. E invece delle armi avete impugnato i vostri cazzi marci per stuprare delle ragazzine.»

Peccato che il secondo capitolo si apra con la descrizione di Zodd che stupra la stessa prigionera nella sua cella! Come mai allora reagisce con tanta violenza all’insinuazione dell’uomo? Se è furioso perché lui e i suoi uomini sono rimasti a combattere da soli, non si vede perché quella frase in particolare dovrebbe essere il bottone che scatena la sua ira. Tra l’altro, la descrizione dello stupro (che non riporto per ovvi motivi) è qualcosa di imbarazzante per il linguaggio usato: non credevo che il verbo “pompare” si usasse al di fuori dei racconti erotici da quattro soldi e delle ficcine.

(tra l’altro, il carcere ha poco senso in un’ambientazione precedente l’età contemporanea: prima, nessuno aveva tempo o voglia di mantenere e sorvegliare i colpevoli di reati, che venivano semplicemente puniti – con la gogna, la fustigazione, il marchio a fuoco e altre amenità – o eseguiti a seconda della gravità del reato)

Per concludere questo elenco (non esaustivo, ma a questo punto mi sono pure stufato) di chicche, la parte finale del secondo capitolo, quando Zodd è mandato in missione:

«Ti ho fatto chiamare anche per un altro motivo» disse con tono grave.
«Lo immaginavo, ho sentito che i Balariti si stanno raccogliendo in massa dietro l’Orthos.»
«I Balariti non c’entrano, se non indirettamente. Il problema è dentro i confini, ad Aratan, ma non posso spostare un solo soldato dai castelli di confine, né dai forti interni.»
«Aratan? Non dovrebbero occuparsene i rothiani?»
«Il Governatore ha dato il preciso ordine di non scomodarli.»
«Cos’è, sono troppo occupati ad attaccarsi lo scolo fra di loro?»
«Una parata a Kalisan; arriveranno degli emissari dall’Impero al di là delle steppe e Ulpio Mettico vuole impressionarli» con un mezzo sorriso, il Generale scoprì un canino rotto alla base. «O forse non hanno voglia di marciare fino ad Aratan.»
«Strano, i muriani sono la loro passione» disse Zodd. «A Gordium ne hanno fatti a pezzi talmente tanti che si sentiva puzza di decomposizione a tre miglia di distanza. Neanche si sono presi la briga di scavare una fossa comune.»
«Sulla gestione dei muriani non ho alcun potere, e sulle città minerarie non posso aprir bocca senza ritrovarmi un emissario di Ulpio Mettico a contarmi i peli del culo» disse il Generale. Intrecciò le dita sotto al mento, inarcando le folte sopracciglia. «Eppure continuano a chiedermi di mandare uomini in giro per la provincia a sedare le rivolte muriane.»
Viveva nell’Impero da qualche anno, ma Zodd aveva ancora qualche difficoltà a comprendere come diavolo fosse possibile che il “potere militare”, come lo chiamavano gli imadiani, potesse essere sottoposto al “potere civile”. Uno aveva armi e soldati, l’altro codici di leggi e libri contabili.
In particolare, Zodd era sorpreso dal fatto che la cosa sembrava funzionare, e anche piuttosto bene. Nei regni descariani la regola era un po’ diversa, più orientata verso il “Io ho le armi. Obbediscimi o muori”, eppure tutti insieme non raggiungevano un terzo, forse anche meno, dell’estensione dei territori imperiali.
«Per ora abbiamo trovato solo dei gruppi poco organizzati, ma Aratan è una città con migliaia di abitanti, troveremo parecchi muriani in grado di combattere.»
«Sono riusciti a cacciare l’intero drappello rothiano di stanza lì, quindi sì, sono molti. Lo spionaggio dice mille-millecinquecento.»
«I miei Corazzati potrebbero non bastare» disse Zodd grattandosi la nuca. Fra i capelli radi trovò altri grumi di sangue e fango secchi.
«Capitano Zodd, devo ricordarti chi è il Generale qui?»
«Nossignore.»
«Molto bene. Comunque non sarai da solo. Ho deciso di affiancarti due contingenti di arcieri e i Corazzati di Geleas» il Generale lo fissò come a volergli trasmettere i suoi pensieri con lo sguardo. «E sarai tu a guidare l’operazione.»
Perfetto. Proprio quello che voleva.
Già gli cascavano i coglioni quando organizzava i suoi cinquecento Corazzati, e ora doveva preoccuparsi dell’ordine di marcia, del supporto logistico e dello schieramento di un contingente quattro volte più numeroso.
«Duemila uomini sotto il mio comando?» disse sospirando.

A parte l’as you know… del generale, i problemi qui sono due. Primo: in quale esercito si assegna a un ufficiale un comando al di sopra delle sue funzioni, per di più con un numero di soldati quattro volte superiore del normale? Non sarebbe meglio inviare un ufficiale di grado superiore, abituato a missioni di questo genere? Secondo: in quale esercito gli ufficiali – si presume che gli arcieri e i Corazzati di Gelesa abbiano ciascuno i propri comandanti – accettano di sottomettersi all’autorità di un parigrado? Si tratta di un’offesa gravissima da parte del generale! Però può darsi che Zwei approfondisca la questione nei capitoli successivi, ancora non resi pubblici, quindi tengo in sospeso il giudizio su questo aspetto.

Il POV

Il punto di vista della narrazione è, solitamente, quello di Zodd, ma a volte ci sono dei cambiamenti repentini e ingiustificati. Un esempio tratto dal primo capitolo:

Caricò il fendente un attimo prima di sentire una lama schiantarsi sulla sua piastra posteriore. Sorpreso alle spalle per la seconda volta. Scarafaggi, ma fottutamente silenziosi.
Un pezzo di ferro scadente vibrò nell’aria per un istante.
L’altro uomo era scivolato dietro di lui. Ora se ne stava a contemplare la scheggia di metallo arrugginita che spuntava dall’elsa come un dente rotto.
Zodd colpì con la punta della cubitiera alle sue spalle e si voltò. L’aggressore franò in ginocchio con entrambe le mani serrate sulla radice del naso, spaccata in due.

Zodd si gira dopo essere stato colpito, ma l’autore descrive quello che accade alle sue spalle prima che si volti. Non va bene: è un cambio di punto di vista ingiustificato e troppo brutale. Poco dopo ce n’è un altro, meno grave:

Intanto occhi-di-porcello era già scattato in avanti, in mano l’ascia sottratta a un cadavere. La scagliò con tutta la forza che aveva in corpo a meno di due braccia di distanza.

“Tutta la forza che aveva in corpo” esprime il punto di vista di occhi-di-porcello, non quello di Zodd: il soldato può solo stimare lo sforzo dell’aggressore… e non sappiamo nemmeno se lo sta guardando, perché in questo momento dovrebbe dare le spalle all’uomo con l’ascia. Mah!

Poco dopo ce n’è un altro ancora:

Girò il collo, pensando che ci fosse un altro ribelle dietro di lui. In realtà si trattava solo di un bambino, tutt’al più dodicenne. Faceva capolino dall’angolo di una casetta di mattoni. Tremava di terrore. Il viso sporco rigato dalle lacrime. Il figlio di naso-a-frittata, almeno a giudicare da come lo fissava.
«Vai figliolo, liberalo! Le chiavi… Quelle del mercante. E poi scappa!» urlò l’uomo, la mano ancora premuta sulla faccia.
Zodd fulminò il bambino con lo sguardo.
«Papà, ho paura…» si appiattì sul muro per nascondersi allo sguardo del guerriero.
«Vai! Papà ti vuole bene.»
Scosso dal grido paterno, zompettò fra le pozze nauseabonde disseminate sulla via e si fiondò in direzione di un tendone verdastro.

“Scosso dal grido paterno” esprime il punto di vista del bambino: per quello che ne sa Zodd, egli potrebbe anche essere spaventato per il sangue, i cadaveri, le teste mozzate in giro per il vicolo e l’omaccione che gli sta di fronte.

Di POV ballerini come questi ce ne sono parecchi; alcuni, come l’ultimo, non sono pesantissimi, ma danno comunque fastidio.

La volgarità

I personaggi di un romanzo devono esprimersi in modo consono al loro carattere, provenienza, educazione, ecc. Zodd è un soldataccio e non c’è nulla di male se parla come un soldataccio, ma a tutto c’è un limite: fra cazzi, merda, troie e quant’altro sparsi come formaggio sulla pasta, dopo un po’ ci si annoia. Leggendo Zodd ho avuto l’impressione che l’autore abbia calcato troppo la mano per “darsi un tono”, un po’ come fanno certi autori (tipo Ammaniti) per dare l’impressione di essere ggiovani; personalmente, lo ritengo un atteggiamento stupido. Se anche il romanzo si svolge in un ambiente “basso” e degradato, non è necessario essere più volgari di Beppe Grillo sotto LSD: bastano le descrizioni degli ambienti, personaggi che agiscono in un certo modo ed eventi di un certo tipo che magari non toccano direttamente i protagonisti, ma fanno colore (come dei bambini che si fingono mendicanti, attirano gli ignari benefattori nei vicoli e li stordiscono a sassate sul cranio per rubare loro i borsellini). Infarcire semplicemente il romanzo di volgarità è noioso.

Conclusione

In Zodd c’è del buono, non fosse altro perché parla di un omaccione che ammazza tutto ciò che gli capita a tiro ed è scritto da qualcuno che sull’argomento ne sa parecchio. Questo buono, però, potrà essere realmente enfatizzato solo dopo una totale riscrittura del romanzo, che per quanto ne so potrebbe essere già in atto; così com’è, Zodd non si può vedere. L’autore dovrebbe tenere d’occhio il POV, dettagliare le descrizioni delle mosse in modo che si capiscano, misurare le oscenità verbali e sostituire tutte le parti raccontate con parti mostrate; solo così il romanzo potrà valere i famosi 0,99 euro a cui Zwei intende metterlo in vendita.

Lo Zodd più famoso. Entrambi sono grossi e usano armi grosse; che siano parenti?

 
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Pubblicato da su 27/07/2011 in ebook, Letteratura, Uncategorized

 

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La speranza per un mondo DRM-free non è mai perduta

Dopo Esoterroristi, Janus Design fa un altro passo verso la diffusione dei GDR in formato digitale: il PDF di Polaris (uno splendido gioco di amore, tragedia e corruzione) è in vendita a soli dieci euro, cioè il 33% del prezzo dell’edizione cartacea (che costerebbe appunto 30 euro, ma in questo momento è scontata a 24). Non è specificato, ma suppongo che anche questo prodotto sarà completamente libero da DRM. Non voglio ripetere i discorsi che ho già fatto riguardo l’assoluta competitività di scelte editoriali come questa (basate su prezzi onesti e fiducia nell’acquirente), quindi riassumerò il mio pensiero in una parola: compratelo! ^_^

 
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Pubblicato da su 27/07/2011 in Giochi di ruolo

 

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Gente che cerca

Una delle cose belle di WordPress è che posso vedere le parole chiave cercando le quali i miei lettori giungono a me tramite i motori di ricerca. La maggior parte riguardano gli argomenti degli articoli, come “kindle 3”, o sono vagamente correlate, tipo “guerrieri fantasy”; certe, invece, mi lasciano un pelo pelo basito (con questa faccia: ò_ò).

La chiave di ricerca bizzarra che ha portato più persone al mio blog è:

le puttanate di giovanni

Ora, io questo Giovanni non so chi sia né cosa faccia, ma sopratutto non so cosa diavolo c’entri con il mio blog. è_è Deve avere una sua reputazione, comunque, perché ben sei utenti sono arrivati qui cercando informazioni sulle sue imprese.

Leggermente distaccata c’è questa:

vino mussolini

E qui mi sa che qualcuno ha sbagliato completamente strada. Ma c’è di peggio: con ben quattro persone al seguito, la prossima chiave di ricerca è…

cercasi schiavo

Ora, va bene che in fondo a ciascun mio post c’è una firma in cui ribadisco di essere disoccupato, ma questo non autorizza certi automatismi. Sono stato chiaro? Bene. Andiamo avanti.

eclatanti fantasy

D’accordo, questi qui non so proprio cosa stessero cercando. O_o

nessun video di sharpe cornwell?

Come no? Su YouTube c’è tutta la serie! Cercarlo lì era brutto?

conan il barbaro erotico

AHEM! ò_ò

bambino gigante

Questa non so proprio come abbia potuto condurre qui, così come…

agincourt mappa

… visto che della battaglia di Agincourt non ricordo di aver mai parlato. è_è E nemmeno di…

cartina con i domini del padre e della madre di federico secondo

… se è per questo.

gioventù ribelle fail

I due che hanno cercato questo sono persone molto intelligenti. :-D

Meno chiaro, invece, è come qualcuno abbia potuto raggiungere il blog cercando…

king conan, crown of iron

… che, per chi non lo sapesse, è un film mai girato su Conan il barbaro, del cui titolo in questo blog è stata finora riportata una singola parola (Conan, appunto). Le due persone che hanno usato questa chiave devono aver spulciato cinquanta pagine di risultati, come minimo.Più o meno quanto chi ha cercato…

magazzini criminali

oppure…

maschera di metallo fantasy

o anche…

divise esercito inglese 1809

… e una quantità di altra roba bizzarra, la migliore delle quali è…

tre vescicole encefalo

No, wait?

Per concludere questo primo episodio, vorrei rispondere a una domanda proveniente anch’essa dall’elenco delle chiavi di ricerca:

come si fanno le foto fantasie

Da parte mia, posso dire che non lo so e non me ne frega niente, anche perché non ho idea di quale fosse la domanda originale: si parla di “foto fantasy” (nel qual caso basta prendere una signorina piacente, (s)vestirla in modo appropriato e il gioco è fatto) o di “foto fantasia” (nel qual caso basta mettere un filtro a caso sopra una foto qualsiasi*)? “^_^

Alla prossima!

P.S. Sì, lo ammetto, sono un troll, ma stranamente non ho trovato belle ragazze che fanno il cosplay di Nihal, chissà perché. :-P

 

*Oppure potete guardare il blog di siobhàn, che di queste faccende se ne intende parecchio.

 
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Pubblicato da su 25/07/2011 in Uncategorized

 

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