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[Rant] Quello che penso del femminismo

Un breve post per segnalare questo magnifico articolo apparso su Frivology, il blog di una virtuosa fanciulla di nome Stacy (da cui molti dovrebbero prendere esempio). È un articolo lucido e onesto sul femminismo e sull’obbrobrio in cui si è trasformato negli ultimi decenni: una cultura deviata che glorifica il frignare (addosso a se stessi e nelle orecchie degli altri), il lamentarsi senza giustificare e il disprezzo a priori degli uomini. Consiglio a tutti di leggerlo: è abbastanza lungo, ma molto interessante.

La parte che mi è piaciuta di più è questa:

You used to tell me that I could do anything, be anyone, become ANYTHING, but now you’re telling me that if I want to become a sexual object, I’m hurting others? That if I want to admire or even consume media that involves rape, that I am contributing to this amorphous thing you call ‘rape culture’? That the proper use of a movement meant to give women voices is to shut down the voices of men? To shut down the voices of artists? To tell artists what their art means, and that this meaning hurts others? This from you, feminism, who was once the voice in the back of my head always urging me to add MY art to the world, to add MY voice to the world. Why? Why would you betray me like that and shut others down because you disagree with them? Why? They disagreed with me once, too, and you told me to be powerful and fight through that. Why are you now telling them to shut up? Why? They’re not a threat to you, and never have been. You respond to things you don’t like with things that you DO like. That’s what you taught me when I was young, feminism. Why are you saying something else, now?

Tradotto in italiano per chi non ha voglia di leggere tutto l’articolo in lingua originale (maledetti):

Una volta mi dicevi che avrei potuto fare qualunque cosa, essere chiunque, intraprendere QUALUNQUE carriera, ma ora mi dici che se voglio diventare un oggetto di desiderio sessuale, faccio del male alle altre? Che se voglio ammirare o addirittura “consumare” prodotti mediatici che raffigurano la violenza sessuale, contribuisco a sostenere quella strana cosa che tu chiami ‘cultura dello stupro’? Che il vero scopo un movimento nato per dare voce alle donne sarebbe quello di mettere a tacere quelle degli uomini? Mettere a tacere le voci degli artisti? Esporre agli artisti il significato della loro arte e dir loro che questo significato fa male agli altri? Proprio tu, femminismo, che un tempo eri la voce nella mia testa che mi diceva di rivelare la MIA arte al mondo, di far sentire la MIA. Perché? Perché tradirmi in questo modo e zittire chi non è d’accordo con te? Perché? Una volta anche io ho avuto a che dire con loro e tu mi hai detto che dovevo essere forte e lottare. Perché ora stai dicendo loro di chiudere la bocca? Perché? Non sono una minaccia per te e non lo sono mai stati. Rispondi a ciò che non ti piace con cose che piacciono A TE. Questo mi hai insegnato quando ero giovane, femminismo. Perché ora dici cose diverse?

Credo non ci sia molto da aggiungere, a parte “leggetevi l’articolo” (nonostante qualche riferimento geek, dovrebbe essere comprensibile a tutti) e, alle cosiddette “femministe” di oggi: vergognatevi. Non valete un decimo delle vostre madri e delle vostre nonne che, loro sì, hanno alzato la testa e lottato, mettendo in gioco il proprio orgoglio e il proprio onore contro una società ostile. Comportandovi come descritto da Stacy, state distruggendo le loro conquiste. Vergogna!

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Pubblicato da su 25/06/2012 in Rant

 

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Ai miei tempi…

Quando ero giovane io, gli eroi erano ragazzi del posto: gli uomini si allenavano nel combattimento o studiavano la magia, le donne imparavano l’uso dell’arco e a disattivare le trappole, perché non si sa mai cosa rischi di trovare quando vai a cena in casa dell’odiato cuginetto. Ora, con tutti questi immigrati, non ci si capisce più niente: fra uomini coi mutandoni di pelo – e l’armatura dove sarebbe? -, donne che si vantano di saper usare bene le mani – un po’ di dignità, insomma – e negroni strafatti, sembra di essere al circo.

Quando ero giovane io, c’era un solo diavolaccio grosso da ammazzare e avevi finito. Non dovevi fargli fuori i fratelli, i cugini e tutta la famiglia estesa, per non parlare della servitù. Un paio di colpi e potevi andare a farti una birra. Oggi devi essere pronto a intervenire ventiquattrore su ventiquattro, perché non si sa mai se il coso che hai fatto fuori aveva un’amante e una nidiata di figli illegittimi tentacolati.

Vogliamo parlare delle donne? Quando ero giovane io, sapevano stare al loro posto; al massimo si dedicavano ai lavori di fino, come il tiro con l’arco e lo scassinare serrature. Oggi le vedi girare con spadoni pesanti quanto loro e ti chiedi che fine abbia fatto il buon senso. E come sono vestite! Ai miei tempi… d’accordo, ai miei tempi erano vestite allo stesso modo.

E le armi? Ai miei tempi si usava roba seria: spade, asce, mazze. Solido artigianato europeo. Ora si vede gente armata con la peggio roba made in china, dai coltelli “cerimoniali” che si romperebbero a tagliare il pane a dei tirapugni buoni solo in un vicolo buio di notte. E vogliamo parlare del look? Ai miei tempi, io giravo così:

Quanta gente vedete, oggi, indossare le care vecchie canottiere borchiate, la piastra proteggipacco e le indispensabili scarpe spaiate? Nessuno: fanno tutti i fighetti, indossano completini all’ultima moda e si stupiscono perché tutti li prendono in giro. D’accordo, spaccare crani di demoni è un lavoro sporco, ma vestirsi da froci non lo rende meno sporco.

I luoghi di lavoro, poi, ai miei tempi erano completamente diversi. Per dirla in parole povere, entravi in un buco e ne uscivi a fine giornata. Oggi ti tocca viaggiare per mezzo mondo e guadagni a malapena il necessario per mantenere l’equipaggiamento e quei parassiti che ti circondano, perché adesso ti tocca anche pagare le migliorie della bottega del fabbro – mica come ai miei tempi, dove gli artigiani avevano perlomeno la dignità di mantenere il proprio negozio da soli, coi soldi che gli davi in cambio dei loro servigi.  Che roba!

Sono tempi duri per gli eroi seri, questi, dico io. La gente non prende più sul serio la professione, pensano che sia un passatempo fra i tanti invece che un lavoro serio. Se andiamo avanti così, il mondo perirà presto.

 
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Pubblicato da su 28/05/2012 in Rant, Videogiochi

 

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[Rant] “C’è a chi piace scrivere gratis” (ma a me no)

Per chi non lo sapesse, il mondo del giornalismo è uno schifo. Peggio ancora di tutto il resto del mondo lavorativo, che pure non è che stia messo bene. Nella maggior parte dei lavori, potete aspettarvi contratti a tempo determinato per uno stipendio da fame, oppure di dover lavorare con la partita IVA (con tutte le grane sia dei dipendenti – visto che si tratta, quasi sempre, di fare orari d’ufficio e svolgere le stesse mansioni, nonostante in teoria sia vietato – che dei liberi professionisti) guadagnando sempre una miseria. Se volete diventare giornalisti, ci si aspetta che lavoriate gratis per anni, violando nel mentre diverse regole etiche della professione, in cambio di una prospettiva di “sistemazione” che probabilmente non si concretizzerà mai. E dovete essere “umili”, ovvero accettare di buon grado di perdere interi pomeriggi (3-4 ore fra spostamenti, raccolta delle informazioni, ritorno in redazione e scrittura del pezzo) in cambio di nulla o di compensi che non raggiungono la doppia cifra. Naturalmente, l’umiltà la predica chi è già sistemato.

Vincenzo Iurillo ha scritto, sul blog de Il fatto quotidiano, un articolo che mi sento di condividere in toto e che, anzi, trovo fin troppo cordiale:

C’è un primo via libera in Parlamento per la legge sull’equo compenso ai giornalisti: niente finanziamento pubblico alle testate che non pagano adeguatamente i loro cronisti. E speriamo che la legge vada in porto. Dice però giustamente Enzo Iacopino, presidente nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, che la situazione non cambierà “fino a quando non collaborerà pienamente con l’Ordine chi ha responsabilità nella categoria e continua a fingere di non accorgersi o si rende complice attivo nello sfruttamento di migliaia di giovani di ogni età che continuano ad essere compensati con spiccioli di euro”.

Vero. Giusto. Sacrosanto. Ma andrebbe spesa anche una parola anche sui ‘colleghi’ che vogliono farsi sfruttare e magari sono contenti di questo. Mi riferisco a quel popolo di giornalisti o aspiranti tali che pur di vedere apparire la firma lavorano gratis. Io vivo nel napoletano e ne conosco tanti. Ho provato a ragionare con loro ma le mie parole rimbalzano su un muro di gomma. Purtroppo inquinano al ribasso il mercato della domanda e dell’offerta di collaborazioni giornalistiche. Le ragioni? Sono tante e provo a spiegare le più frequenti.

C’è chi vive di altri lavori, non giornalistici, o di rendita. Firma pezzetti da qualche parte per giustificare la dicitura ‘giornalista’ affianco agli eventi che organizza e per i quali ottiene sponsor e compensi.
C’è chi è convinto che oggi lavora gratis, ma domani le cose andranno meglio. Beata ingenuità. Di solito dopo un po’ la testata chiude o ti liquida senza un grazie per far ‘lavorare’ gratis un altro al tuo posto. E nessun avvocato riuscirà a farti ottenere un euro.
C’è chi scrive gratis perché vuole conquistare il benedetto ‘tesserino’ di pubblicista. A parte che la legge dice che necessiterebbero due anni di ‘collaborazioni retribuite’, questa prassi alimenta le ragioni di chi vorrebbe abrogare l’elenco dei pubblicisti o almeno cambiare radicalmente le regole di accesso all’Albo.

C’è chi scrive gratis sulla testata X perché tanto ha un contratto ben retribuito di ufficio stampa con il sindaco, la banca, la camera di commercio, l’azienda di soggiorno e turismo, la società mista della nettezza urbana o del servizio idrico. Quindi: ‘marchette’ gratis sul giornale o sul sito in favore del sindaco, della banca, della camera di commercio, dell’azienda di soggiorno e turismo, della società mista della nettezza urbana o del servizio idrico, che sono contenti e ti rinnovano il contratto. E nessuno controlla l’evidente conflitto d’interesse e la violazione di un centinaio di regole deontologiche. Non lo fa l’Ordine, non lo fa l’editore della testata X, che magari sa tutto, ma tollera: e dove lo trovi un altro che lavora gratis?

C’è chi scrive gratis o quasi perché in fondo in fondo pensa che il giornalismo sia una missione sacra che non può essere sporcata con una cosa vile come il denaro. Senza capire che senza le spalle larghe di una tranquillità economica non si possono intraprendere sacrosante campagne stampa, qualsiasi esse siano.
C’è chi scrive gratis perché si sente sufficientemente gratificato dal sentirsi dire quanto è bravo, senza farsi sfiorare dal dubbio che forse gli dicono che sei bravo solo per farlo continuare a lavorare gratis.

C’è infine chi scrive gratis solo perché gli piace dire in giro che è un giornalista. E’ il peggiore, non c’è verso di guarirlo. Forse può riuscirci soltanto qualcuno davvero bravo.

Sono parole sacrosante. Chi lavora gratis è una piaga sociale: non solo danneggia se stesso, sprecando il proprio tempo, ma anche e soprattutto gli altri, perché nessun editore (e nessun datore di lavoro in generale) è così scemo da assumere quando ha a disposizione una vasta riserva di imbecilli da far lavorare senza pagarli.  Il risultato è che le persone capaci non riescono a ottenere un compenso dignitoso a causa di questa concorrenza sleale, che dovrebbe essere illegale: dopotutto, se esistono leggi in proposito nell’ambito del commercio, non vedo perché non dovrebbero essercene in ambito lavorativo.

Un lavoratore gratis istruisce il figlioletto. Che teneri! ^_^

A quest’oscenità contribuiscono tutti quei professionisti che idolatrano la “gavetta”, ossia gli anni di sfruttamento a cui devono sottoporsi gli aspiranti giornalisti; sarà perché l’hanno fatta anche loro e, quindi, non sopportano l’idea che qualcuno sia retribuito da subito per il lavoro che svolge? Come se occorressero cinque-sei anni per imparare a condurre un’intervista o a scrivere un pezzo di cronaca o di colore (forse a loro sì, dato che spesso non sono neanche laureati o lo sono in materie che non c’entrano una verga di Aronne, tipo Lettere)! E poi, se questi giovani virgulti sono tanto incapaci e bisognosi di apprendere, come mai i loro articoli vengono pubblicati? Non è scorretto, considerato che non sono ancora “maturi” per essere retribuiti? Eppure (quasi) nessuno ci pensa e tutti lottano per ottenere collaborazioni a titolo gratuito come cani attorno a un osso. “^_^

Immaginate che tutta questa gente ha diritto di voto come le persone normali, le quali per il loro lavoro vogliono essere pagate! Un’anomalia, dato che, in tutti i sistemi elettorali civili, chi è incapace di intendere e di volere non vota. E, se l’incapacità di costoro fosse riconosciuta, magari avremmo dei politici un po’ meno schifosi, visto che sarebbero eletti da persone in possesso delle facoltà mentali di un essere umano medio. ^_^

Sostituire "partorire" con "lavorare" e "concepire" con "guadagnare", e la vignetta si adatta perfettamente ^_^

Il problema dei lavoratori gratis non esiste solo nel mondo del giornalismo, ma è diffuso in tutti gli ambienti creativi italiani: fumetto, pubblicità, ecc. Ovunque ci sono datori di lavoro sfruttatori pronti ad approfittarsi di chiunque e, per ciascuno di essi, un migliaio di gonzi pronti a giurare di essere disposti a tutto, che la loro è una passione “vera” o addirittura una missione e tante altre cose che non starebbero male in bocca a un prolet di 1984. Pronti a giurare che il Grande Fratello di turno (no, non parlo del reality) è buono e giusto, perché potrebbe essere in ascolto e dicendo altrimenti si giocherebbero la carriera! Ovvero qualche altro anno di lavoro gratis dopo i quali verrebbero superati, nella corsa al contratto, dal figlio dell’amante del direttore, dal nipote dell’editore a cui bisogna assegnare un posto e dal cugino di terzo grado del caposervizio di Cronaca, “che si è appena trasferito, non trova nulla e ha tanto bisogno…”

Il lavoro gratis non può essere paragonato allo schiavismo – che pure presuppone un certo grado di complicità fra schiavo e padrone – in quanto chi lavora gratis lo fa volontariamente, senza essere stato rapito da ragazzo nel proprio villaggio in Africa; né lo si può paragonare alla prostituzione, che (se volontaria) è una professione onorevolissima, riconosciuta come tale in diversi Stati e assai ben retribuita. È pura e semplice idiozia e in quanto tale andrebbe considerata e, nei limiti del possibile, curata; in alternativa, a chi ne è portatore andrebbe impedito di fare dei danni, esattamente come si limita la libertà di chi è portatore di malattie gravi e contagiose o soffre di problemi psichici o ritardo mentale (siamo tutti bravi a fare i politicamente corretti e a piangere riguardando Forrest Gump, ma alzi la mano chi vorrebbe vedere alla guida di auto o munita di porto d’armi e pistola una persona con QI 20).

Ricordate: lavorare gratis danneggia voi stessi e gli altri. Pensateci la prossima volta.

 
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Pubblicato da su 02/04/2012 in Lavoro, Rant

 

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[Rant] Skyrim mi ha rotto

Me lo ritrovo ovunque: Facebook, altri blog, siti web. Tutti sembrano giocare a Skyrim (al secolo The Elder Scrolls V) e ne parlano come se fosse un gioco avveniristico, entusiasmante, di ampio respiro. Mi ricordano gli Applefan per il modo in cui sono pronti a lodare in maniera sperticata qualcosa che non solo non vale il loro denaro, ma è pure una gran presa in giro da parte di chi lo produce.

Personalmente, dopo averlo provato posso dire che Skyrim è il gioco più brutto del 2011 (o perlomeno il più deludente), nonché uno dei peggiori che mi sia mai capitato di giocare. Ecco perché.

Motivo 1: È Oblivion impoverito

Ai tempi di Oblivion (al secolo The Elder Scrolls IV) il personaggio aveva diverse statistiche (otto), 21 abilità con relative perk (che si prendevano aumentando l’abilità e non passando di livello) e un segno zodiacale che gli conferiva bonus particolari. Se eravate maghi, c’era addirittura la possibilità di costruire da sé i propri incantesimi, determinandone effetto, gittata, area, costo… Bellissimo.

Cosa è rimasto di tutto questo in Skyrim? Quasi nulla. Il personaggio ha solo le risorse (vita, “magika” e stamina) e le abilità (18), più le perk che prende a ogni livello (carino, ma sembra di giocare a Fallout e in più si livella semplicemente alzando le skill e le perk si possono prendere a volontà, indipendentemente dalle skill alzate). Al posto dei segni zodiacali ci sono dei menhir sparsi per il mondo che fanno aumentare le skill di un certo tipo più in fretta, i cui buff si possono sostituire a piacere. È stata eliminata la possibilità di personalizzare gli incantesimi. Insomma, sono stati tolti un sacco di elementi per semplificare il gameplay; in alcuni casi il cambiamento ha senso (non bisogna progettare complessi piani di ottimizzazione delle statistiche), ma in generale mi sembra che i programmatori siano voluti venire incontro a un’attitudine casual che non mi sconfinfera più di tanto.

Motivo 2: La grafica è penosa

Ecco uno screenshot del gioco in qualità Alta:

Notare la distanza fra personaggio e pilone

Le texture sono ridicole, a livello di un gioco uscito anni fa, in particolare quelle ambientali; personaggi e mostri sono ancora ancora decenti. Per contrasto, ecco uno screenshot di Fallout 3 (uscito nel 2008):

Notare le texture dell'arma

Levate la luce dalle mani e vedrete che sono praticamente identiche. Il terreno è persino meglio nel gioco più vecchio! Eppure Skyrim riesce a essere più pesante: sul mio PC, Fallout 3 gira a 60 fps fissi, mentre Skyrim sta fra i 40 e i 50. E lo vendono a 50 euro. Che porcheria.

Motivo 3: Le quest fanno schifo

In quindici livelli di gioco, non ho mai trovato una quest che divergesse da uno di questi due modelli:

A) vai dal punto x al punto y, recupera l’ogetto z, riportalo a x;

B) vai dal punto x al punto y, uccidi il nemico n, torna a x.

Più che il gioco “epico” di cui parlano tutti, Skyrim sembra il gioco dei fattorini: il personaggio (e, per estensione, il giocatore) è un povero idiota costantemente sfruttato dagli altri, le cui azioni non hanno alcun significato. Giocando, ho avuto l’impressione che al mondo e agli abitanti di Skyrim non importasse una ceppa del sottoscritto e che, una volta passato, tutto rimanesse uguale; alla faccia dell’RPG! Ai tempi di Baldur’s Gate (perlomeno del 2, il primo non lo ricordo bene) si poteva diventare conte o arcimago, salvare o dannare l’anima dei propri compagni (ricordate la quest di Anomen?), immergersi in sidequest epiche e viaggiare fra i mondi; in Skyrim si può al massimo ammazzare un altro drago. Magari più avanti il gioco migliora, ma finora è una noia mortale.

L'entusiasmante finale di una quest entusiasmante

Motivo 4: È bilanciato da schifo

In Skyrim, il livello dei dungeon è fisso; questo significa che mostri e boss avranno la stessa forza, indipendentemente da quando ci entrate. Il che può provocare disastri se capitate in un dungeon troppo difficile quando siete ancora di livello basso, anche perché non c’è nessun segnale che vi avverte della cosa e, spesso, la vera difficoltà dei dungeon non è subito evidente. Quando ero di dodicesimo livello, sono incappato nella quest What lies beneath: un dungeon dove, poco prima del bossfight, si arriva a un punto da cui non si può più tornare indietro (in cui naturalmente la mia compagna, Lydia, è rimasta incastrata; vedi il punto 5), dopo il quale ci sono ancora qualche corridoio e una camera sotterranea. Quest’ultima è piena zeppa di Chaunus, mostri che sputano acido e sono discretamente forti in corpo a corpo; assieme a loro c’è il boss, Chaunus Reaper. Costui era più veloce del mio personaggio, sputava un acido che mi corrodeva più in fretta di quanto potessi curarmi con la magia di cura (due scaracchi ed ero morto) e poteva ammazzarmi con un singolo attacco in corpo a corpo. Ho già detto che, a questo punto del dungeon, non si può più tornare indietro? Ho dovuto sfruttare ogni singolo bug dell’IA e del pathfinding, nonché scaricare un bastone magico, per vincere; altrimenti avrei dovuto creare un altro personaggio e ricominciare il gioco da capo. Tutto perché qualche imbecille ha messo un dungeon troppo difficile, senza indicazione alcuna della difficoltà, in un punto dove il giocatore può incapparci in qualunque momento.

Vogliamo parlare poi dei giganti, che girano tranquilli e beati per il mondo e possono uccidere con un sol colpo? Alcuni, con relativi mammut, se ne stanno a pochi minuti a piedi da città densamente popolate… e non succede un bel niente. Ci si aspetterebbe una strage, invece quelli se ne stanno tranquilli e beati a camminare avanti e indietro. I draghi (che a inizio del gioco qualcuno dice essere scomparsi da secoli, ma poi appaiono come funghi) sono penosi, debolissimi, muoiono come niente. Ed è ormai famosa la storia di quel giocatore che ha ucciso senza fatica un principe dei demoni, è uscito dalla grotta ove questi era rinchiuso, ha visto un comunissimo orso ed è fuggito urlando… perché la potenza dei “mostri erranti”, quella sì che scala con il livello del personaggio! Guarda caso, quest’ultimo era uno degli elementi più criticati di Oblivion… e in questo gioco così innovativo, è rimasto.

Motivo 5: Si sono dimenticati IA e pathfinding

Qualunque cosa si muova liberamente (ossia non infesti una locazione fissa, come gran parte dei PNG) è stupida. Sempre. I mostri rimangono bloccati da ostacoli che potrebbero aggirare con facilità (una volta ho battuto un boss salendo dei gradini e facendo due passi a sinistra… lui si è bloccato sotto di me e io gli ho tirato contro di ogni) e i compagni del personaggio principale non sono da meno: più di una volta mi sono trovato a combattere da solo perché quella cretina di Lydia era rimasta ferma chissà dove.

Lydia: non ha un'aria molto intelligente...

Con mostri così stupidi, viene a mancare il senso dello sfida: il giocatore, se vuole essere “onesto”, deve lottare contro la stupidità artificiale per far sì che i mostri possano attaccarlo, mettendo però in questo modo a rischio il proseguimento stesso del gioco! Non si può pretendere che sia  il giocatore a sfidarsi da solo, vivendo un conflitto di interessi di questo genere.

I compagni, poi, sono dei veri fenomeni. Si possono controllare, ma in modo molto rozzo (figuratevi che per farlo bisogna aprire la finestra di dialogo, quindi non si possono dare ordini nel mezzo dell’azione), e la loro stupidità è incredibile: puntualmente, quando ho bisogno che Lydia vada in mischia, lei estrae un arco (anche se non ne ha uno nell’inventario) e si mette tutta allegra a tirare frecce ai nemici che dovrebbe ingaggiare con la spada. Inoltre, come le altre creature, anche loro rimangono spesso bloccati e non riescono a superare ostacoli assolutamente demenziali (incluse, a volte, delle semplici scale). In altre parole, servono solo per lo scopo espresso da Lydia: trasportare i pesi per conto del personaggio, agendo in pratica da secondo inventario.

Motivo 6: Il fuoco amico in un gioco del genere è una boiata

Ebbene sì: in Skyrim c’è il fuoco amico. È possibile danneggiare anche i propri alleati con frecce, incantesimi e persino attacchi in mischia, se non si sta attenti, e se si infligge loro troppo danno, questi si rivolteranno contro di noi. È inutile dire come questo renda giocare certi tipi di personaggio (mago, arciere), che solitamente si affidano ad alleati da corpo a corpo, molto difficile: un minimo errore e il nostro prezioso scudo umano compagno si unirà ai nemici, dimenticando in un lampo il fatto che si fossero picchiati fino a un istante prima per aiutarli nel tentativo di mazzuolarci. Naturalmente, i compagni non hanno la minima idea del fatto che dovrebbero lasciarci la linea di fuoco libera e fanno da scudi umani ai nemici in modo superbo.

Per carità, il fuoco amico è realistico… ma anche fastidioso. E in un gioco in cui si può aprire un menu (il che mette automaticamente in pausa l’azione) e bersi cinquanta pozioni mentre i nemici possono fare nulla, direi che un dettaglio come l’assenza del fuoco amico non avrebbe stravolto l’atmosfera, non vi pare?

Motivo 7: È pieno di cazzate random

Ci sono degli elementi di Skyrim che paiono inseriti solo per dar fastidio. I cavalli? Un modo per far buttare soldi al giocatore: non si può combattere o lanciare incantesimi a cavallo, i compagni non possono salirci (quindi, se vogliamo il loro aiuto, ci tocca aspettarli o andare a piedi… il che nullifica il vantaggio dato dal cavallo!) e, ciliegina sulla torta, se vogliamo tornare in un luogo che abbiamo già visitato basta cliccarci sopra e il viaggio è istantaneo. La maggior parte delle città sono poi raggiungibili in carretto, pagando una tariffa minima. Ergo: l’unica utilità dei cavalli è apparire nei trailer per far sembrare figo il gioco.

Vogliamo parlare delle guardie che tutto vedono e tutto sanno? Se il giocatore commette un furto e viene scoperto, le guardie gli sequestrano tutti gli oggetti che ha rubato nel corso della sua carriera… compresi quelli rubati altrove, magari a mezzo mondo di distanza, che le guardie non potrebbero a rigor di logica riconoscere come rubati! Eppure succede, perché chi ha programmato questa parte del gioco aveva fretta e così ha semplicemente appiccicato l’etichetta “rubato” a tutti gli oggetti altrui presi dal giocatore, col risultato che le guardie se ne appropriano in ogni caso. Bello, eh? Sensato, eh?

Vogliamo poi parlare del dual wielding che non funziona? Equipaggiare due incantesimi o armi è un dramma: se si vuole cambiare combinazione, non basta aprire il menu e dare il comando, bisogna prima equipaggiare un nuovo oggetto in entrambe le mani e poi toglierlo e inserire quelli nuovi. Il perché non si sa. Ah, e naturalmente tutto ciò va fatto utilizzando i bellissimi menu che – non c’è scritto da nessuna parte – sono configurati come se il giocatore usasse il pad per navigarci dentro… e nei quali il mouse a volte funziona, a volte no.

Vogliamo poi parlare del legno che prende fuoco, ma non brucia (non esistendo, in tutto il gioco, un singolo oggetto o elemento del paesaggio distruttibile)? O, viceversa, dei liquidi altamente infiammabili che ogni tanto si trovano sparsi sul pavimento delle caverne? O del fatto che, quando si è ingombrati, non si può correre, ma si può saltare? Che senso ha tutto questo? Nessuno, appunto.

La conclusione

The Elder Scrolls V: Skyrim è un gioco orrendo, che non ho comprato quando era in offerta a 30 euro e non comprerò fino a quando non sarà patchato e sotto i 25 euro. Allo stato attuale delle cose, è una presa per i fondelli: dal gioco mancano delle parti essenziali come l’IA e il bilanciamento. Non è che sono scarsi, è che proprio mancano. Assenti ingiustificati. Ora come ora, Skyrim non può essere considerato un videogioco decente.

Chiudo l'articolo col rebus più orrido mai realizzato sul gioco, perché sì

 
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Pubblicato da su 04/01/2012 in Rant, Videogiochi

 

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[Rant] Perché i DRM sono il Male: EA Games e Origin

Il mese scorso è uscito Battlefield 3, l’ultimo episodio della saga di sparatutto in prima persona che saltella sui genitali di Modern Warfare e compagnia bella in quanto a qualità (fatta salva la solita marea di bug). La software house che lo produce, EA Games, ha fatto agli acquirenti lo scherzetto di costringerli a usare la piattaforma il DRM Origin per acquistare e utilizzare il prodotto: dovete installare Origin per giocare a Battlefield 3, dovete scaricare il gioco tramite Origin (che, peraltro, non supporta l’interruzione del download, quindi non potete fermarvi e ricominciare in seguito: dovete scaricare tutti i dodici giga in una volta) e per giocarci dovete avere Origin aperto.

L'ottica olografica di BF3. Bella e funzionale

Proprio oggi ho avviato Origin per giocare a Battlefield e mi è apparso un messaggio di errore: i server di autenticazione non erano raggiungibili (non a causa mia, visto che la mia connessione funzionava benissimo e poco dopo è apparso su Battlelog un messaggio del tipo “sappiamo dell’errore, stiamo investigando”) e pertanto la piattaforma il DRM si sarebbe avviato in modalità offline… impedendomi di giocare a Battlefield 3, dato che per farlo occorre avere Origin in modalità online. Per fortuna, ho scoperto che avviare il gioco da Battlelog consente di aggirare il problema di Origin, ma per i giochi non basati su Battlelog, che si fa? Non si gioca in multiplayer perché le stesse persone che ti danno del potenziale ladro non sono capaci nemmeno a fare il loro mestiere?

Chi usa i DRM sui propri prodotti è come lo Stato, che non sa fare il suo mestiere e punisce VOI per questo

Oggi, per alcune ore, io e milioni di altri utenti siamo stati espropriati dei giochi che abbiamo comprato perché i produttori hanno voluto “tutelarsi” utilizzando uno strumento (il DRM) che fa acqua da tutte le parti. In nome di cosa, mi domando, è loro concesso di fare questo? I loro diritti? E l’acquirente non ha il diritto di usare ciò che ha comprato in santa pace? Evidentemente no, mi rispondo da solo. I consumatori devono solo pagare e stare zitti, senza avere diritto a risarcimenti per la scarsa qualità di quello che ricevono in cambio dei loro soldi (bug a spruzzo, alcuni dei quali noti da anni, come il Punkbuster che kicka gente a caso tranne i cheater) e senza nemmeno poterlo usare quando gli pare. Questo, secondo alcuni, è un modello di scambio perfettamente morale. Meditate gente, meditate. “^_^

 
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Pubblicato da su 16/11/2011 in DRM, Rant, Videogiochi

 

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Ma come le fanno le localizzazioni?

L’inglese è una lingua che ho sempre amato. È precisa, sintetica, funzionale. Non è ancorata a relitti come il congiuntivo. Puoi inventarti espressioni e parole composte senza sentirti ridicolo. Anche se non è la mia lingua madre (ma ho il mio bel certificato di competenza C1 da qualche parte), mi piace molto usarla e faccio esercizio ogni volta che posso. Inoltre, mi incaponisco quando vedo gente che la massacra o traduce in modo ignorante, non avendo idea di quello a cui si riferiscono le espressioni inglesi o (peggio) avendone idea e traducendo volutamente sbagliato in nome di principi dalla dubbia fondatezza. Il che ci porta all’argomento del post.

Di recente è uscito Il mondo dell’Apocalisse, l’edizione italiana di Apocalypse World, un gioco di ruolo di D. Vincent Baker. Apocalypse World usa un mucchio di espressioni in slang o totalmente inventate, pertanto non è sufficiente tradurre: bisogna localizzare, cioè ritrovare le espressioni nella lingua  in cui tradurre (in questo caso l’italiano) che hanno valore corrispondente a quelle nella lingua da cui si traduce (in questo caso l’inglese). Un esempio a caso di localizzazione è “Fuck off!” tradotto con “Levati dalle palle!”: nell’originale non c’è alcun riferimento ai genitali maschili, ma questa è l’espressione italiana volgare usata per dire sgarbatamente a qualcuno di andarsene. Localizzare è un mestiere difficile, che richiede un’ottima conoscenza di due lingue molto diverse; inutile a dirsi, è una di quelle cose che molto spesso viene fatta male. Nel caso dell’edizione italiana di Apocalypse World, in generale siamo a un livello discreto, con punte di orrore cosmico da far saltare in aria chiunque sulla sedia.

Comunicazione di servizio per troll & flamer: Sono pronto a scommettere che qualcuno di voi sarà preso dalla voglia irresistibile di venire a fare “gne gne pio pio” anche qui. Fate pure. Qui non ci sono amicizie da mantenere, non c’è conflitto di interessi (chessò, quello dato dall’essere contemporaneamente moderatori di un forum e autori della traduzione) e nessuno vi censurerà. Come ho sempre detto, il blog è aperto a ogni forma di critica, anche le più dure; ricordate solo che nessuno difenderà il vostro amor proprio e che, come al solito, le offese ad altri commentatori e quelle non motivate a danno di terzi non sono tollerate.

Copertina dell’edizione americana. Quella italiana è uguale, solo più chiara e col titolo tradotto

Prendiamo le traduzioni dei nomi dei personaggi (potete trovare gli originali qui). Angel è diventato “angelo”, ma questa era facile. Battlebabe (battle significa ovviamente “battaglia” e babe è un’espressione usata per riferirsi a una persona attraente di ambo i sessi) è stato reso con “schianto” e questo mi fa storcere il naso: c’è il significato di babe, ma non quello di battle. Qualcuno, scherzosamente, si riferisce a questo personaggio come bimbattaglia, che in realtà non è così male (l’effetto che fa la parola “bimba” riferita a una che ti punta una .44 Magnum in faccia dà da pensare ^_^), ma è appunto una battuta; io avrei usato Sventola, che è sia un modo abbastanza volgare di apprezzare la bellezza sia un riferimento alla violenza.

Il Brainer è diventato “Strizza cervelli” (staccato, gli dei oscuri sanno perché), che ci sta, mentre il Chopper (capo di una banda di motociclisti assatanati)… è rimasto Chopper. Il che è quantomeno strano: se Battlebabe è diventato Schianto, Chopper non poteva diventare, chessò, Casinista (chopper significa letteralmente “elicottero” e richiama il rumore che fanno le pale) o semplicemente Motociclista o Capobanda? Che senso ha tradurre un’opera lasciando termini a caso in lingua originale? Mah!

Driver è diventato Pilota in italiano. Considerato che il personaggio è un tizio che guida un auto, forse Guidatore sarebbe stato più corretto, ma anche Pilota ci sta; menzione speciale, invece, per il nome della sua mossa principale (le mosse sono cose che i personaggi fanno e che hanno effetti meccanici nel corso del gioco), che da A no shit driver (“Un guidatore/pilota con le palle”) è diventata Proprio un pilota. Eh sì, perché qualcuno avrebbe potuto fare confusione e pensare che fosse un fiorista, con quella jeep chiaramente molto utile per trasportare vasi e piante…

La traduzione ufficiale di Gunlugger (letteralmente “un tizio che si porta dietro delle armi”) è Arsenale, che ci sta. Un po’ meno quella di Hardholder, che è Fortificatore mentre dovrebbe essere qualcosa di simile a Tenutario (grazie a giullina per il suggerimento); in effetti, considerato che una delle opzioni che costui può scegliere per la sua holding (tradotto come “tenuta”) è “la tua tenuta è per lo più tende, tettoie e pareti di legno”, a uno verrebbe a chiedersi cosa c’entrino le fortificazioni. “^_^

Con l’Hocus trasformato in Misticatore cominciano le parole inventate (sul Devoto-Oli 2009 non c’è traccia di questa parola, né di un verbo “misticare”, e cercando su Google si trova solo il nome di un ristorante). Il verbo to hocus significa adulterare, drogare o imbrogliare e il personaggio in questione è una specie di profeta, quindi perché non chiamarlo Ciarlatano? L’Operator è diventato Operatore e va bene, mentre indovinate come hanno tradotto Savyhead (savy significa consapevole, saggio, sapiente)?

“Indovina indovinello, chi traduce col cappello?”

L’hanno tradotto come SAPIENTESTA.

Esatto: hanno tradotto alla lettera una parola composita! Mi ricorda quando, al liceo, si traduceva dal latino o dal greco e si buttavano giù frasi senza senso piuttosto che sforzarsi di trovarne uno. La cosa divertente è che hanno anche provato a giustificare la scelta in questo modo:

Comunque a Vincent [l’autore del gioco, ndbakakura] la faccenda è stata spiegata così:
————————————–
SAVVYHEAD
for this our proposal is “ingegnatore”. It is not a real word but “Ingegno” is your rational intelligence, the one you can put to practical applications. “ingegnatore” sounds like someone who uses ingegno. Also this made up word reminds a bit of “ingegnere” (engineer).
[…]
we just came up with an idea for translating SAVVYHEAD that maybe is better than the previous one I sent.
It could become SAPIENTESTA which is a made up word composed of SAPIENZA (wisdom, erudition, mastery) and TESTA (head).
I liked it so much I wanted to submit it to you.
————————————–

Cioè, hanno sottoposto la traduzione al giudizio di uno che non conosce l’italiano (peraltro usando analogie che non c’entrano nulla, visto che “sapienza” in italiano è diverso da “wisdom” – che non riguarda la conoscenza, ma la capacità di giudizio –  e non c’entra nulla con mastery, che è “padronanza” – anche la radice è simile: il master è il “padrone” di uno schiavo)? Ma LOL.

Savyhead si poteva tradurre benissimo con Ingegnatore (hanno una buona idea e la scartano; mah…), oppure con Sapientone, che in fondo è “uno che ne sa” e richiama il linguaggio da individuo con la licenza elementare che, a giudicare dagli esempi, è tipico di molti abitanti del Mondo dell’Apocalisse. Sapientesta non è una traduzione, ma una dichiarazione di incapacità.

Una testa. Non mi sembra sapiente, però!

Concludiamo la carrellata dei nomi dei personaggi con lo Skinner, letteralmente un tizio che lavora le pelli ma che in AW è un individuo incentrato sui concetti di bellezza e seduzione (per questo tradurre come “schianto” il nome di un tizio incentrato su combattimento e pericolo mi pare un po’ confusionario, ma vabbeh). In italiano è diventato Conciatore, che mi sembra c’entri poco ma, onestamente, non saprei azzardare una traduzione migliore.

Passiamo ad altro, per la precisione a qualcosa che farebbe rabbrividire il Duca. In Apocalypse World è tratteggiato un mondo in cui l’unica cosa che abbonda sono benzina e proiettili, come dimostrato dal fatto che praticamente tutti i personaggi usano armi da fuoco. Nel manuale in inglese, il Gunglugger/Arsenale ha “mg” (machinegun) e “smg” (sub machinegun) nella lista delle armi a sua disposizione; in italiano, questi due sono diventati rispettivamente mitra e mitraglietta.

Ma come? Ma se machine-gun indica un’arma automatica piuttosto pesante e munita di forcella per stabilizzarla, che usa nastri di munizioni da fucile, mentre un mitra (in inglese sub-machine gun) è un fucile automatico alimentato da un caricatore di munizioni da pistola! Il sub- in sub machinegun sta proprio per sub-caliber, un’indicazione del fatto che le cartucce sono più piccole e meno potenti (per ridurre il rinculo) rispetto a quelle di una vera mitragliatrice (machinegun). Lo stesso autore del gioco scrive, in un passaggio del capitolo dedicato all’equipaggiamento:

MG stands for machine gun, of course, and it means a belt-fed
but luggable thing like an M-60.

Il passo è presente anche nella versione italiana:

Mitra significa un’arma trasportabile con munizioni a nastro, come un M-60.

Ora, un M-60 (come sa chiunque si prenda la briga di fare una dannata ricerca su Google per informarsi) è una bestia di questo genere:

10,1 chilogrammi di peso, 1,1 metri di lunghezza; un arnese dannatamente serio

Chiamare mitra un M-60 denota solo ignoranza della peggior specie: quella di chi non sa e non vuole sapere, non si documenta, non ha rispetto per il lettore. Machinegun significa “mitragliatrice” e così va tradotto! E, fra parentesi, “mitraglietta” in inglese si dice machine pistol, espressione che non compare affatto nel manuale in lingua originale. Come a dire: non solo sbagliamo le traduzioni, ce le inventiamo anche. “^_^

Riassumendo: nella lingua dei discendenti dell’Impero romano, machinegun = mitragliatrice e submachine gun = mitra. Nella lingua dei traduttori di AW, machinegun = mitra e submachine gun = mitraglietta. Naturalmente, anche per questa scelta c’è una giustificazione che scatenerebbe lanci di pomodori in qualunque Paese tranne il nostro:

Tradotte letteralmente sarebbero mitragliatrice e mitra. Ma senza aggiungere estese note storiche, è difficile far vedere in un manuale la differenza fra “mitragliatrice” e “mitra”, facendo capire che anche la prima è un arma usabile a mano. La scelta che è stata fatta di usare “Mitra” e “mitraglietta” mi pare quindi una semplice scelta di traduzione, non un errore.  Soprattutto in un gioco che è così “preciso” nella classificazione delle armi da considerare “9 millimetri” la categoria generale delle pistole a caricatore e “revolver calibro 38” la categoria generale delle pistole a tamburo.

Ehm, solo io noto che nella versione originale l’autore usava i termini giusti? È la stessa persona che ha usato “9 millimetri” e “calibro 38” come categorie generali, eh, non sono individui diversi. Se ha fatto queste scelte, una ragione ci sarà stata; perché rispettarne una e ignorare l’altra? Mi sembra che, a voler essere più cattolici del Papa, si abbia finito per diventare induisti. Ma queste affermazioni mi qualificano come un troll, quindi non datemi retta. “^_^

Il mitra Thompson, prima “submachine gun” della storia. Pesava intorno ai 5 kg ed era lungo dagli 850 agli 810 mm, a seconda del modello. Non esattamente una mitraglietta

Sempre a proposito di armi: uno shotgun non è una “doppietta”, dal momento che può avere una sola canna mentre quest’ultima (per definizione) ne ha due. Qualcuno aveva pensato di tradurlo come “fucile da caccia”, ma poi si è reso conto che esisteva già un hunting rifle e ha cambiato idea… Come faccio a saperlo? Perché lo stesso “qualcuno” si è dimenticato di aggiornare la traduzione, col risultato che in alcuni punti shotgun è tradotto come “doppietta”, in altri come “fucile da caccia” (e, ovviamente, quest’ultimo risulta avere due profili molto diversi, dato che a volte corrisponde allo shotgun e altre all’hunting rifle). È una svista che può capitare, ma visto il contesto di incuria in cui viene a trovarsi, non è che il pensiero mi consoli più di tanto. “^_^

I nomi delle “mosse” sono stati tradotti quasi tutti in modo corretto… con la solita eccezione che fa rivoltare le budella. Si tratta della mossa che in inglese si chiama going aggro, dove aggro deriva da aggressive (“aggressivo”; il Cambridge lo definisce ” violent or threatening behaviour, especially between groups of young people“). Il manuale americano descrive così la mossa:

Going aggro means using violence or the threat of violence to
control somebody else’s behavior, without (or before) fighting. If
the character has the drop on her enemy, or if the enemy won’t
fight back, or if the character is making a show of force but isn’t
disposed to really fight, it’s going aggro.

Insomma, si tratta di ciò che in italiano è detto aggredire: l’uso della violenza su chi non può o non vuole difendersi (secondo il Devoto-Oli, “affrontare proditoriamente e con violenza, assalire”). Volendo restare nel gergale, si poteva usare “spacconare” o “spacconeggiare“, che probabilmente non esistono (sul dizionario non ci sono) ma derivano entrambi da “spaccone”, ovvero un tizio che fa il bullo ma non è disposto a mettersi davvero alla prova. Naturalmente, tradurre in questo modo era troppo semplice, così gli addetti ai lavori hanno pensato di utilizzare un termine che non c’entra un tubo: aggrare.

Un termine che probabilmente conosce una persona su mille, visto che un sacco di gente (ragazzini inclusi) non sa cosa siano i MMORPG e crede che l’ultimo Call of Duty e i suoi prequel siano gli unici videogiochi esistenti. Una parola che non è italiana, ma è l’italianizzazione verbalizzata di aggro, ovvero (nel contesto) il comportamento scriptato di quegli oggetti virtuali (i mostri) che aggrediscono i personaggi dei giocatori. Ma sopratutto, una parola che non ha assolutamente il significato di going aggro, dal momento che si riferisce alla provocazione della violenza (il tank del gruppo aggra i mostri per tirarseli addosso e assorbire il loro danno, mentre i DPS li percuotono) e non, come going aggro, al suo uso contro qualcuno che non sta usando la forza. Un pasticcio.

Per concludere, un ultimo dettaglio di lulz. Il manuale contiene numerose illustrazioni che rappresentano personaggi esemplificativi, donne e uomini. In inglese, lingua asessuata, le didascalie sono tutte del tipo “[nome proprio del personaggio] + a/an + [nome della tipologia a cui il personaggio appartiene]”, come in “Keeler, a Gunlugger” o “Uncle, an Hardholder“. In italiano si è usato “[nome proprio del personaggio] + un + [nome al maschile della tipologia a cui il personaggio appartiene]”: “Keeler, un Arsenale” o “Zio, un Fortificatore”. Peccato che Keeler sia una donna, quindi ci si dovrebbe riferire a lei come a “un’Arsenale”. Lo stesso errore (o scelta – indifendibile – che dir si voglia) si ripete in tutte le didascalie, con donne che vengono trattate linguisticamente come se fossero uomini: “Marie, uno strizza cervelli”, “Pesca, un conciatore” (da notare che l’illustrazione mostra quest’uomo a torso nudo, con il seno bene in vista… sigh!). Is it a trap?

È un maschio. Ora potete odiarmi per avervelo detto

Per essere completamente onesto, chiuderò l’articolo dicendo che Il mondo dell’Apocalisse, nonostante gli obbrobri di cui sopra, è un prodotto perfettamente utilizzabile: chi non conosce l’originale avrà solo un paio di momenti “WTF?!”, ma alla fine sarà in grado di capire tutto. Non conviene acquistare l’edizione italiana se avete già quella originale, perché non ci sono contenuti extra e l’unica “revisione” riguarda la distanza a cui è possibile utilizzare le granate. Se il gioco vi manca del tutto e non conoscete bene l’inglese, vi consiglio di comprare questa versione: la qualità del prodotto, adattamento a parte, è ottima.

Excelsior!


 
8 commenti

Pubblicato da su 12/11/2011 in Giochi di ruolo, Inglese, Rant

 

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Ma come lavorano gli uffici stampa?

La cara e dolce Amnell ha scoperto un’orrenda notizia: Licia Troisi sarà a Lucca Comics! Questo significa che mi toccherà condividere atmosfera e spazio vitale con la regina dello scat fantasy italiano. :-/ Oh beh, mi basterà stare lontano dal cinema Centrale come se ci fosse un focolaio di peste e il raduno 2011 dei terroristi suicidi amatoriali.

L’articolo contiene una perla di lulz più unica che rara, portata alla mia attenzione da Amnell (sottolineatura mia):

La scrittrice fantasy autrice delle celebri Cronache del Mondo Emerso e Guerre del Mondo Emerso, già protagonista negli scorsi anni di seguitissimi incontri, conferma il suo appuntamento con il pubblico di Lucca Games.
Quest’anno Licia presenterà un nuovo grande progetto editoriale: un nuovo mondo da lei creato con l’attesissimo “I regni di Nashira: il sogno di Talitha”.
Una grande anteprima per il pubblico di Lucca Comics and Games che incontrerà Licia domenica Sabato mattina alle 11.30 presso il cinema Centrale.

Purtroppo in fondo all’articolo è specificato che si tratta di due incontri diversi, pertanto il lulz viene rovinato (quasi) completamente. Ciò non toglie che, come al solito, questa gente lavora e io no. “^_^

 
4 commenti

Pubblicato da su 19/10/2011 in Lavoro, Rant

 

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