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Piccole vanterie personali

Qualche giorno fa, l’e-zine americana Daily Science Fiction ha pubblicato una mia storia. Potete reperirla qui (gratis e senza bisogno di registrarvi).

La pubblicazione di questa storia mi rende felice per diversi motivi. In primo luogo perché è una storiella che mi piace; l’ho scritta in un momento di ispirazione, di getto, e il fatto che sia piaciuta anche ad altri non può che rendermi orgoglioso. È uno dei mie primi tentativi di flash fiction e, al tempo stesso, di storia con temi “impegnati”, anche se ho volutamente evitato morali di ogni genere (insomma, pensate quello che vi pare, l’importante è che pensiate – scherzo, l’importante è che non veniate a seccarmi se il contenuto offende la vostra sensibilità perbenista).

Un indizio sul tema della storia ^^

Un indizio sul tema della storia ^^

Il secondo motivo è che si tratta della mia prima storia pubblicata in inglese. Da diversi mesi ho cominciato a scrivere in questa lingua; all’inizio facevo pena, e si è visto (ho ricevuto un sacco di giusti rifiuti), ma poi ho cominciato a ottenere dei risultati, sia di persona che attraverso feedback altrui. La pubblicazione, ovviamente, è il feedback più gradito in assoluto, perché significa che qualcuno ha apprezzato il mio lavoro di scrittore al punto da pagarlo. ^_^

Il che ci porta al terzo motivo di gaudio: sono contento di aver pubblicato con Daily Science Fiction perché si tratta di quello che in gergo è definito un professional market, cioè un editore che riconosce ai suoi autori tariffe professionali. E va pure oltre il minimo sindacale: la SFWA considera “professionale” una retribuzione a partire da 0,06 $/parola, e DSF ne paga 0,08. Poco rispetto ai mercati più ghiotti (Tor.com arriva a 0,25 $/parola, ma ha criteri di selezione rigidissimi e tempi di valutazione molto lunghi), ma comunque un riconoscimento di tutto rispetto, che sottolinea quello che ho sempre sostenuto: non è vero che non si possono pagare gli scrittori. Non è vero che la scrittura dev’essere per forza un’hobby e che l’arte (in ogni sua forma) non debba avere la sua giusta retribuzione. Scrivere è un lavoro intellettuale che richiede molto studio, molta fatica e molto tempo. È giusto trarne profitto, così com’è giusto che chi produce contenuto (e dunque ricchezza) venga ricompensato.

Mi fermo qui, per evitare di trasformare il post in un rant. Spero che vogliate condividere la mia felicità levando un calice di buona birra e mangiando tante cipolle ^_^

 
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Pubblicato da su 07/12/2014 in Scrittura

 

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