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Archivio mensile:gennaio 2013

Anteprima III

Sferrai un pugno al tavolo. Fece più male a me che a lui, ma in quel momento un po’ di fracasso e una dimostrazione di rabbia mascolina mi sembravano la cosa giusta da fare. “Tempo? Hai idea di quanto ci vorrà per sbrogliare questa matassa?” Indicai lo schermo del portatile. “Ci sono miliardi di anni di storie, qui dentro. Anche non facendo altro, potrei essere morto prima di arrivare al punto di cui parli.”

 
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Pubblicato da su 27/01/2013 in Roba che scrivo

 

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Bakakura immagina le lettrici del blog – IV

È passato molto tempo dall’ultima puntata di questa rubrica, tempo in cui si sono aggiunte diverse nuove utentesse; come sempre, ricorro a immagini prese dal web per visualizzare quelle di cui non conosco l’aspetto. Spero di non averne dimenticata nessuna. ^_^

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Ove possibile, ho associato a ciascuna immagine un link alla pagina dell’autore; è sufficiente un clic per arrivarci. Spero che le mie scelte siano gradite alle interessate. ^_^

 

 
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Pubblicato da su 16/01/2013 in Comunicazioni di servizio

 

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La donna e la spada: guerriere nella fantasy

Dopo il post sulle donne nella fantasy e dopo aver riletto quello (più complesso e articolato) di Steamdoll, mi è venuto in mente di scriverne uno riguardo un sottotipo specifico: quello delle donne guerriere, personaggi che ormai si vedono molto spesso nel mio genere preferito. L’articolo, però, non riguarda tanto i personaggi in sé, quanto la possibilità concreta della loro esistenza; in altre parole, ha senso dire che le donne possono combattere come e meglio degli uomini?

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“Scegli le tue parole con attenzione, blogger…”

La risposta, con tanti saluti al femminismo di bassa lega (quello per cui il culo della Vedova Nera nel poster del film dei Vendicatori è l’oggetto delle discussioni più profonde), è no, salvo eccezioni. Perlomeno, non in un contesto fantasy/medievale e sicuramente non in quello di una società come quella – non per niente mitologica – delle Amazzoni. Non ho informazioni sulle donne nelle forze armate moderne, mentre so per certo che sono una risorsa eccezionale nelle forze dell’ordine (a tal proposito, consiglio di leggere il capitolo di Violence: A Writer’s Guide dedicato al rapporto fra donne ed esercizio della violenza; Miller ne sa).

Diamo cinque minuti alla rappresentanza del girrrrrl power in sala per sfogarsi e poi riprendiamo, via.

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Aaah, le token minorities, che bella cosa! ^_^

Il primo problema riguardo le donne guerriere è di natura biologica. Una donna, in media, è più leggera di un uomo e ha una massa muscolare inferiore; di conseguenza, a parità di addestramento, la sua forza e la sua velocità sono ben lontane da quelle di un “collega” maschio (la velocità dipende dalla forza esplosiva e, dunque, dalla muscolatura; i culturisti si muovono lentamente perché i loro muscoli pompati sono stati costruiti per essere guardati e non usati). Per questo le donne non competono assieme agli uomini nelle arti marziali e negli altri sport “di combattimento” (inclusa la scherma, che di violento non ha più nulla): perderebbero in partenza.

So cosa state pensando: “una donna sveglia e ben addestrata può tenere testa a qualsiasi uomo!” Vi correggo: qualsiasi uomo tranne uno altrettanto sveglio e ben addestrato. A parità di condizioni, l’uomo vince. Questo non significa che una donna non possa combattere contro un uomo e vincere; è solo molto, molto difficile.

Esistono eccezioni (donnoni altissimi e muscolosi), ma si tratta, appunto, di casi rari, non certo sufficienti alla nascita di eserciti o addirittura intere nazioni in cui sono le donne a combattere. A meno che non abbiano dalla loro qualche vantaggio speciale (di cui parlerò fra poco), queste società verrebbero probabilmente soggiogate dopo la loro prima guerra… oppure scomparirebbero. Visto che mandare i riproduttori a morire, dal punto di vista evolutivo, non è proprio una strategia vincente.

La lungimiranza dell'autore fantasy medio ha conseguenze positive quanto l'ottimismo del Dodo

La lungimiranza dell’autore fantasy medio ha la stessa utilità dell’ottimismo del dodo

Supponiamo che ci siano due tribù (esempio mutuato da Miller, con qualche aggiustamento). Nella tribù A sono le donne a combattere; nella B, gli uomini. Immaginiamo che ciascuna di queste due tribù sia composta di 100 individui, metà maschi e metà femmine.

Un giorno, le due tribù si fanno la guerra. In una battaglia sanguinosissima, dei cinquanta uomini e delle cinquanta donne sopravvivono soltanto un individuo per parte, che torna a casa pesto e sanguinante a portare la triste notizia. La tribù A, ora, ha un grosso problema.

L’unico uomo sopravvisuto della tribù B potrebbe, in teoria, mettere incinte tutte e cinquanta le donne, il che risulterebbe in cinquanta nuovi membri nove mesi dopo (dico “in teoria” perché è probabile che alcune donne siano troppo vecchie per avere dei figli, troppo giovani o sterili, e perché non augurerei a nessuno di trascorrere nove mesi in compagnia di cinquanta donne incinte). Ma nella tribù A rimane una sola donna, che nello stesso periodo potrà avere un solo figlio… ed è meglio che non le capiti nulla, che il bambino nasca sano e che lei non muoia di parto. Anche così, è molto probabile che il numero delle morti supererà quello delle nascite negli anni a venire; la tribù è condannata.

Tutto ciò non mi impedirà di chiedere la mano di questa donna

Tutto ciò non mi impedirà di chiedere la mano di questa donna

Questi sono i motivi per cui, nel corso della Storia e ancora oggi, la stragrande maggioranza dei combattenti è costituita da uomini: lo fanno meglio e sono sacrificabili.

Prima ho accennato a delle “eccezioni” che potrebbero rendere più plausibile l’esistenza di donne combattenti. Di cosa si tratta? Principalmente, di due categorie di cose:

  • mezzi soprannaturali che consentono alle combattenti di competere alla pari con avversari maschi senza scrupoli (un uomo che si trattiene, per motivi di cortesia o perché si trova con le mani legate da regole artificiali, è una cosa; uno che vuole ammazzare e stuprare – non necessariamente in quest’ordine – la protagonista, è un’altra);
  • tecnologie (armi, difese, ecc) non disponibili all’avversario tipico.

Nel primo caso potrebbero rientrare droghe e pozioni che suppliscano alla succitata inferiorità muscolare delle donne (un po’ come accade con gli Witcher di Sapkowski, che affrontano i mostri “dopandosi” con misture alchemiche), magia, benedizioni divine e quant’altro; nel secondo, cose come le armi da fuoco (un moschetto è comunque pesante, ma è più facile addestrare una donna al suo utilizzo che a combattere con trenta chili di metallo addosso). Antieroico? Forse. Di sicuro plausibile e rispettoso dell’intelligenza dei lettori, ma soprattutto delle lettrici, che non hanno bisogno di essere prese in giro da scrittori che propongono donne mascolinizzate e mondi impossibili in cui farle muovere.

Provate a pensarci. Quante donne guerriere della fantasy non sono altro che maschi sotto mentite spoglie, che non hanno il ciclo e vanno a letto con un sacco di uomini (per mostrare indipendenza sessuale, immagino) ignorando il fatto che una gravidanza bloccherebbe la loro vita avventurosa per un bel pezzo? Quand’è stata l’ultima volta che avete letto del fabbro della compagnia che protesta perché deve farsi in quattro per forgiare tutto su misura all’unica donna presente, a cui nessuno dei morti ha potuto lasciare in eredità niente del proprio equipaggiamento? Sono d’accordo con Steamdoll quando scrive che “creare un mondo maschilista per far risaltare l’unica eroina che va controcorrente non è una buona soluzione narrativa”, ma aggiungo che anche crearne uno in cui la donna che combatte è trattata (dagli altri personaggi e dallo scrittore stesso) come se fosse un uomo è altrettanto ridicolo.

Picchiera regia del periodo della guerra civile inglese

Picchiera regia del periodo della guerra civile inglese. La mia seconda opzione per il matrimonio

(buona parte delle immagini dell’articolo sono tratte da questa pagina)
 
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Pubblicato da su 15/01/2013 in Letteratura

 

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Come NON si scrive una guida: “Writing Fight Scenes” di Rayne Hall

Il vostro amato BakaBaka adora le guide per gli scrittori. Se qualcuno, in questo momento, gli chiedesse qual è il mio genere letterario preferito, lui risponderebbe “le guide per gli scrittori”. Già è goloso di curiosità; se a questo aggiungiamo il fatto che le guide, oltre che esserne piene, insegnano (o dovrebbero insegnare) come utilizzarle per scrivere storie, una buona opera di questo genere fa di lui un baka felice. Quando invece la guida è brutta, il BakaBaka diventa triste triste; se poi l’ha pure pagata, si incazza come una iena. Per fortuna, questo non è il caso di Writing Fight Scenes della signora Rayne Hall… in un mondo alternativo. Nel nostro, la guida è un obbrobrio.

Writing Fight Scenes

L’ebook consta di 159 “pagine” (refresh) circa, per la modica cifra di 4 euro. E già qui, c’è qualcosa che non va. Avrei dovuto avere qualche sospetto sull’onestà di chi vende un’opera minuscola al prezzo di una ben più corposa; ma tutte le recensioni su Amazon.com erano positive, dunque mi sono fidato – erroraccio! – e ho acquistato l’ebook. Non so che droga avessi assunto per non leggere prima l’estratto gratuito, ma non fa niente; ormai il danno è fatto. Per capire il perché Writing Fight Scenes sia un pessimo manuale, basta leggere il primo paragrafo del capitolo 33:

The chapters in this book contain just enough information to bluff your way through a fight scene. Further research is fun and can give your scenes greater authenticity.

Traduzione italiana:

I capitoli precedenti servivano a farvi credere che questo libro avesse un contenuto e a spillarvi dei soldi. Nulla, in essi, vi aiuterà a scrivere delle scene di lotta decenti; al massimo vi serviranno a prendere in giro qualcuno più gonzo di voi. Intanto io mi sono presa i vostri soldi, tiè.

Con questa conclusione, potete immaginare come sia scritto il resto della guida: in modo immensamente superficiale. Ciascun argomento è trattato in poche righe, senza che sia citata alcuna fonte autorevole e senza mai scendere nei dettagli. Gli esempi ci sono… ma sono quasi tutti link a video su YouTube (che su e-reader si vedono benissimo, giusto?), mentre mancano le citazioni da romanzi famosi la cui qualità sia unanimemente riconosciuta. Ma pure le citazioni da schifezze. In una guida su come scrivere, non c’è nessunissimo esempio di scrittura!

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Quelli di voi capaci di far di conto avranno notato una cosa: 159 pagine diviso per 33 capitoli fa meno di 5 pagine a capitolo (ricordate che una “pagina” è un refresh del lettore, dando per scontate impostazioni che rendono dimensioni e formato dello schermo simili a quelli di un cartaceo). In queste cinque pagine, l’autrice pretende di trattare argomenti come:

  • Le diverse tipologie di spada, il loro uso e gli errori da evitare
  • Le diverse tipologie di coltello, le tecniche di combattimento e i modi di nascondere l’arma
  • Il combattimento disarmato
  • Le caratteristiche peculiare dei combattenti di sesso femminile (rarissimi nella storia)

Temi come questi, ciascuno dei quali meriterebbe una guida da tre-quattrocento “pagine”, compressi in cinque paginette scarse. Un esempio:

THE THRUSTING SWORD
Type of fight scene: entertaining, duels, non-lethal fights, non-gory deaths, swashbuckling adventure
Mostly used in: Europe, including Renaissance and Regency periods
Typical user: slim, male or female, good aerobic fitness
Main action: thrust, pierce, stab
Main motion: horizontal with the tip forward
Shape: straight, often thin, may be lightweight
Typical injury: seeping blood, blood stains spreading.
Strategy for lethal fight: target gaps in the armour, pierce a vital organ
Disadvantage: cannot slice through bone or armour
Examples: gladius, rapier, foil, epee
Watch in action: http://www.youtube.com/watch?v=3VTyPWvyAF8, http://www.youtube.com/watch?v=nITldg2dOVk

Questo è tutto ciò che la guida dice riguardo le spade da affondo. Immagino che ora siate tutti in grado di narrare un duello in maniera perfetta, descrivendo ciascuna mossa e contromossa, vero?

Più che da una scrittrice (non so a che livello: la biografia di Rayne Hall dice che ha pubblicato diversi romanzi, ma io non ne ho letto nessuno), questa guida sembra scritta da un dilettante che ha letto qualche romanzo, poca o nessuna teoria, e ha deciso di provare a fare quattro soldi a spese degli sprovveduti. Un comportamento che suggerisce ignoranza e arroganza, nonché scarsa onestà. Se per caso vi fosse venuta voglia di acquistarla… beh, non fatelo.

Al suo posto, consiglio due ottime guide: Write the Fight Right di Alan Baxter (breve e anche lui sovrapprezzato, ma onestissimo, pieno di spunti e ben scritto) e Violence: A Writer’s Guide di Rory Miller (illuminante su molti aspetti, in particolare la forma mentis del professionista della violenza). Sono ottimi manuali, si leggono in una serata o due e costano in tutto meno di sette euro. Se proprio siete messi male, al punto da dover chiedere la carità per comprarvi un panino al prosciutto, suggerisco che prendiate il libro di Miller: dei due, è quello più denso di contenuto, nonché quello che copre una gamma più vasta di circostanze. Per una trattazione più psicologica del combattimento, consigliatissimo è On Killing di Dave Grossman.

Se fate i bravi e convincete abbastanza gente a non comprare fantatrash, il vostro BakaBaka potrebbe persino fare una recensione di queste guide.

 
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Pubblicato da su 09/01/2013 in Consigli per gli acquisti

 

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