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Ancora sulla credibilità

09 Feb

Attenzione: Questo articolo contiene molti spoiler sulla trama dei film Capitan America – Il primo Vendicatore Il Cavaliere Oscuro – Il ritorno. Leggetelo a vostro rischio e pericolo. ^_^

Qualche tempo fa ho pubblicato un post sulla credibilità. La credibilità è un elemento necessario alla struttura di un buon romanzo ed è diversa dal realismo: una storia può contenere fatti, persone o cose che non trovano riscontro nella realtà (come i draghi o il teletrasporto), ma deve presentarli in modo che il lettore li percepisca come un elemento naturale del mondo fantastico. Un elemento è “realistico” se risponde alla domanda “Nel mondo reale funziona così?”, mentre è “credibile” se risponde alla domanda “Se esistesse, potrebbe funzionare così?” Come scrive Peter David, romanziere e scrittore di fumetti di fama mondiale, in Scrivere fumetti e Graphic Novel (traduzione italiana di Carla Zandara):

Dovete condurre [i lettori] a vedere le possibilità che voi stessi vedete. Ogni volta che dite. “E se…?”, state sfidando il lettore a rispondere: “Perché no!”

Se la risposta dei lettori, invece che “Perché no!”, è “Ma cosa diamine scrive questo cialtrone?”, probabilmente gli elementi fantastici della storia non sono sfruttati a dovere.

L’argomento mi è tornato in mente guardando Capitan America – Il primo Vendicatore, ma non ho trovato la voglia di farci un post fino a quando non ho visto anche Il ritorno del cavaliere oscuro, che è altrettanto pregevole in quanto a implausibilità. Cominciamo dal primo film. Tralasciando la trama banalotta, gli espedienti narrativi campati in aria (il Siero del Supersoldato ti sfregia se sei cattivo, sì, come no) e il protagonista bidimensionale (Cap diventa molto più interessante in The Avengers, per via dello shock culturale e dei rapporti con gli altri personaggi), il problema più grosso del film è la credibilità: ci sono un sacco di cose che non hanno senso, e non si tratta di cose da poco.

Tanto per cominciare, la premessa stessa del film è poco credibile. Il Teschio Rosso ha imbrigliato l’energia di un Cubo Cosmico e l’ha usata per alimentare armi disintegratrici… che, una volta viste in azione, si rivelano praticamente inutili contro un gruppo di prigionieri di guerra disarmati. E no, non è Capitan America a fare la differenza, perché durante lo scontro è impegnato a cercare il suo amico Bucky e dunque non combatte a fianco dei soldati. Anche nella scena della battaglia finale nella base del Teschio, soldati armati con armi della Seconda Guerra Mondiale vincono facilmente contro la magitech (fusione di tecnologia e magia) che, in teoria, tutti temevano. Il Tesserach, a conti fatti, era quasi meglio non averlo…

Solo leggermente meno penosa è la scena in cui Peggy (il love interest aka “la bellona british con la pistola”) spara allo scudo di Cap per testarne l’efficacia.

Qui abbiamo un po’ di problemi:

1) Stark ha appena detto che lo scudo in vibranio è solo un prototipo (dunque non si sa se funzioni davvero) e tu cosa fai? Gli spari contro mentre c’è un essere umano dietro? Una delle regole fondamentali delle armi da fuoco è Non puntarne una contro qualcuno se non sei pronto ad assumerti ogni responsabilità morale e legale dell’atto di premere il grilletto. D’accordo, l’essere umano in questione ha appena baciato un’altra, ma qui si esagera…

2) Il vibranio dello scudo dovrebbe “assorbire ogni vibrazione”… eppure, quando i proiettili lo colpiscono, si sente chiaramente il rumore dell’impatto. Ma il suono è una vibrazione! La stessa cosa vale per tutti i momenti del film nei quali lo scudo fa rumore rimbalzando contro qualcosa. Il che ci porta al punto tre…

3) I proiettili, dopo aver colpito lo scudo di Capitan America, cadono a terra senza fare danni… ma Peggy non poteva saperlo, quando si è messa a sparare in un ambiente chiuso e relativamente affollato. Possibile che non abbia pensato all’eventualità che rimbalzassero, quando qualunque professionista addestrato all’uso delle armi è istruito nel considerare e prevenire i danni collaterali?

A quanto sembra, nessuno ha pensato a questi tre minuscoli dettagli, che rovinano la credibilità della scena.

D'altro canto...

D’altro canto…

Un esempio più recente viene dal Cavaliere Oscuro – Il Ritorno, dove Bruce Wayne indossa una ginocchiera ipertecnologica (o meglio, magica) per tornare a combattere il crimine pur avendo un’articolazione partita. Lo strumento, di per sé, è poco realistico, ma non implausibile: sappiamo che Batman ha a disposizione un sacco di diavolerie tecnologiche e siamo disposti ad accettare questo dettaglio (anche se il simbolismo insito nel fatto che a Batman sarebbe bastato indossare una protesi per tornare in attività, mentre ha dovuto aspettare otto anni e una bella scossa per farlo, è stato poco sfruttato). Tuttavia, quando fugge dalla prigione in cui lo ha rinchiuso Bane, il nostro eroe non ha la ginocchiera e dovrebbe, in teoria, essere zoppo; invece si muove come un uomo perfettamente sano. Questo non è soltanto implausibile, ma anche incoerente con quanto stabilito in precedenza (il medico dice chiaro e tondo a Bruce Wayne che il suo ginocchio è privo di cartilagine).

Del resto, tutto il fim è zeppo di situazioni poco credibili, chiaramente importanti da un punto di vista emozionale e drammatico, ma realizzate male da quello narrativo. Per esempio, questa scena:

Dov’è il problema? Bane non fornisce alcuna prova delle sue affermazioni; non dimostra che le parole sui fogli che tiene in mano sono state scritte da Gordon, né ha modo di farlo. Si aspetta davvero che i cittadini di Gotham credano alle parole di un pazzo criminale? Nel corso del film, il personaggio non ha mai dimostrato di essere stupido, anzi: è un genio del crimine e un capo carismatico. Il che rende questa scena ancora meno credibile.

(fra parentesi, qualcuno non sa fare bene i conti: se Bane era già adulto, diciamo ventenne, quando Talia era solo una bambina, questo significa che all’epoca in cui è ambientato il fim deve avere almeno quarant’anni, se non addirittura cinquanta! Vi sembra il fisico di un uomo di mezza età, quello?)

E poi, naturalmente, c’è questa scena:

La musica, la regia e le comparse fanno un buon lavoro nel creare il dramma dell’eroismo dei poliziotti… ma il tutto è rovinato quando i criminali armati di armi automatiche aprono il fuoco e quasi nessuno dei loro bersagli cade. Stiamo parlando di gente impacchettata come sardine in una strada relativamente stretta, su cui piovono centinaia di colpi al secondo; dovrebbe essere una carneficina. Invece si vedono solo pochi poliziotti cadere sotto il fuoco dei criminali, i quali, a loro volta, qualche istante dopo procedono a ingaggiarli in corpo a corpo invece di sfruttare appieno il vantaggio dato dalle loro armi (i poliziotti sono armati soprattutto di pistole e sfollagenti). Epico? Forse. Stupido? Sicuramente.

Del resto, l’epicità, per essere tale, deve avere radici nel reale e quotidiano. Gli eroi omerici, in buona parte di ascendenza divina, si comportavano come uomini del periodo in cui nacquero i poemi e si muovevano in un mondo che era quello degli ascoltatori (ravvivato e “condito” da un pizzico di magia); leggendo l’Iliade o l’Odissea si hanno degli spaccati della vita nella Grecia dell’età del bronzo. Vi immaginate un pubblico di mille anni avanti nel futuro che cerca di ricostruire il funzionamento della nostra epoca guardando Il Cavaliere Oscuro – Il Ritorno e Capitan America? Avrebbe l’impressione di una società formata da idioti creduloni e sofferenti di manie di grandezza, dallo scarso contatto con la realtà… mmm, forse non sbaglierebbe più di tanto.

Chiudiamo l'articolo con un omaggio alle lettrici ^^

Chiudiamo l’articolo con un omaggio alle lettrici ^^

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3 commenti

Pubblicato da su 09/02/2013 in Roba che scrivo

 

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3 risposte a “Ancora sulla credibilità

  1. Steamdoll

    11/02/2013 at 1:52 pm

    Capitan America: il Primo Vendicatore è stato completamente resettato dalla mia memoria dall’uscita del cinema dopo averlo visto. Non ricordo assolutamente nulla che non sia la scena sul palco e il padre di Tony Stark. Fine. E solo perché è lo stesso attore di Abraham Lincoln: Vampire Hunter (che mi è piaciuto molto, molto, MOLTO di più).
    Ma non divaghiamo.

    TDKR ha tanti di quei difetti/buchi logici che non si sa mai da dove iniziare. Anche perché troverai sempre il nolaniano di turno che “ehi, fuck off la trama! Qui si sta facendo l’Arte!” che iniziano a pruderti le dita sul grilletto del Raggio della Morte. Volendo accettare il simbolismo della prigione associata al mantra “Deshi Basara” (“Egli sorge”), ovvero dell’ascesa etc etc è un espediente forzatissimo; una prigione ridicola, e basterebbe una misera corda per permettere l’evasione di massa (il primo che arriva su fa scappare tutti gli altri, no?).
    Possibile deterrente: Bane vede tutto da fuori e ti fucila appena metti il muso fuori.
    Ma non è così, altrimenti avrebbe fucilato Bruce appena messo il naso fuori.

    La scena coi foglietti di Bane è una buffonata epica, chi fosse il bambino dell’inizio era il segreto di Pulcinella, l’avevamo capito tutti che non poteva essere in alcun modo Bane, c’mon. E che ti sei risparmiato la storia del fatto che un cretino mandi l’INTERO corpo di polizia sottoterra for no reason, che Bane non sappia dove il condotto porterà Gordon ma che JGL lo trova PER CASO o peggio perché lui sa per motivi ignoti che sarebbe finito lì, che lo riconosca come Batman solo perché “ha gli occhi di un orfano” (Jesus Christ…), che Batman torni a Gotham senza mezzi, senza soldi e con la città completamente chiusa, il perché si metta a fare pipistrelli infuocati su un ponte in mancanza di tempo (a meno che non sia bastata una pisciatina come il Ghost Rider di Neveldine & Tailor… in quel caso, tanta simpatia e crossover).

    Possiamo andare avanti fino a domani mattina, il finale disperatamente Inception (senza il bonus della trottola), la bomba che non esplode su Gotham ma ammazzerà tutti di radiazioni nei pochi anni a venire, davvero dobbiamo continuare? Leggiamoci il copione della The Editing Room e ne usciremo più soddisfatti.
    Il punto è che tu parti dal presupposto sbagliato BakaBaka: questi con l’epica non vogliono averci niente a che fare. Questi vogliono umanizzare, livellare, spersonalizzare il super eroe, renderlo l’uomo comune. O almeno così dicono i sostenitori di Nolan. Per questo ogni espediente teso verso il fumettistico, il supereroistico (come Batman che torna a Gotham senza battere ciglio) diventano fuori posto, fastidiosi, calati in un contesto tanto serioso e canonico. Chi è causa del suo mal pianga se stesso: la prossima volta, non fate scoppiare il pretenziosometro. Discorso diverso per Cap, un film fatto quasi esclusivamente come step necessario prima di The Avengers.

    Chiudo con una massima del Vate Schiaffi dai commenti della recensione sui 400calci:
    “Ma poi che strategia è mandate tutti gli sbirri dentro le fogne a caso tutti in massa? Che mossa è mandare la swat insieme ai vigili urbani? Gordon è il peggior frittataro della storia. Senza contare che la seconda strategia consiste di imbottigliare tutto il corpo di polizia e mandarlo al macello contro gente armata…”

    P.S.: quella creatura che hai postato a fine articolo non ha ancora visto l’ultimo stadio dell’evoluzione. Non so a che lettrici pensassi ma mi ritengo offesa.

     
    • bakakura

      11/02/2013 at 2:06 pm

      Mi dispiace di averti offesa, bambolotta :-( Cos’ha che non va l’energumeno della foto?

       
  2. Andrea

    20/02/2013 at 7:30 pm

    A voi è andata fin bene. Pare che nessun Nolan-fanboy, o povero sprovveduto, sia venuto ad attaccar briga sulla questione “credibilità”.
    Mi piacerebbe condividere la mia esperienza, che può anche essere letta come racconto breve. Direi genere dell’impossibile o del surreale.
    Io, sventurato, ho avuto l’ardire di pubblicare su Facebook (ahimè), un commento di fuoco contro quello sfacelo che vogliono chiamare film su Batman.
    Ho argomentato bene, proprio per evitare fraintendimenti o rappresaglie; ho indicato le enormi diversità dalla storia di qualunque filone narrativo di Batman, di come questo non mi sia piaciuto, e gli enormi problemi di credibilità del film, facendo un piccolo elenco (in confronto a quelli citati da voi è più un manoscritto, che un piccolo elenco.. ma sono un ingegnere in fondo e non riesco a lasciarmi prendere da realtà cinematografiche che non hanno nè capo nè coda).
    Giusto per citare qualcosa, che sicuramente avrete notato anche voi:
    – Le capacità predittive e paranormali di alcuni personaggi, che in realtà non dovrebbero avere, e probabilmente neanche Nolan pensava di dargli. Tutti sanno tutto senza leggerlo, indagare o ascoltare. Metà dei personaggi principali del film riconoscono Bruce Wayne dietro la maschera di Batman.. e probabilmente avrebbero riconosciuto anche Stark dietro alla sua maschera di ferro da Ironman se lo avessero avuto davanti. I cattivi sanno ogni mossa dei buoni in anticipo e pianificano tutto al millesimo dettaglio. A questo punto invece di cercare di conquistare una città, avrebbero fatto più fortuna con l’analisi finanziaria o le assicurazioni.
    – La consecutio temporum (scusate la liberà nell’uso del termine, ma rende bene l’idea) del racconto che spesso va a farsi benedire. Probabilmente si creano bolle di spazio-tempo alterato intorno a certi luoghi. Dato che passano ore da una parte della scena e giorni, forse mesi, dall’altra.
    – La palla-bomba ai neutroni instabile, che può esplodere da un momento all’altro, salvo poi durare mesi in questa condizione prima di essere pronta ad esplodere, ed essere addirittura precisa al secondo nel finale del film.
    – La palla-bomba ai neutroni instabile che viene sballonzolata peggio di una pallina in un flipper, salvo continuare a non esplodere e anzi essere ancora precisissima al secondo.
    – L’impossibilità del BatWing di raggiungere una velocità sufficiente per allontanarsi a distanza di sicurezza dalla città, nel lasso di tempo indicato dal conto alla rovescia della palla-bomba.
    – A me questa cosa della bomba a forma di palla proprio non è piaciuta.. nessun terrorista o ingegnere (che in quasi tutti i film di fantascienza sono la stessa cosa) realizzerebbe mai qualcosa a forma di palla, se non per un motivo specifico. Ma non divaghiamo.
    Dopo qualche (circa una ventina di commenti) scambio di battute con fanatici, come me, del genere e di Batman, che conoscono anche il fumetto, il tutto sembrava risolto con un: “al di là della credibilità veramente carente, Nolan ha voluto creare la SUA storia di Batman e Bane”. Qualche minuto dopo, di tutta risposta, dalla fidanzata di un mio compagno di università piovono tali parole: “a me e T. è piaciuto tantissimo, forse sarebbe piaciuto anche a te se te lo fossi visto con meno paranoie”.
    Nessuna faccina a sottolineare il carattere sarcastico o comunque amichevole del commento.
    Rispondo allibito. Lei risponde allibita del mio sbigottimento, dato che il suo messaggio era da intendere simpaticamente. Della serie: “l’italiano, la lingua magistrale per esprimere a pieno i propri sentimenti e stati d’animo, questo sconosciuto”. Per di più ora esistono anche le “faccine”.
    Il dibattito allibito-contro allibito va avanti qualche commento.
    Poi, snervato e frastornato, io rispondo: “va bè C., non voglio discutere a questo livello in pubblico, e con te. Magari la prossima volta fatti dire da T. come mettere qualche faccina e rendere meglio intuibile la natura simpatica del tuo commento”.
    Diciamo che ero visibilmente infastidito da tutta la serie dei suoi commenti, ma ho cercato di mantenere la calma. Il mio italiano, un po’ ermetico, non è stato dei più adatti per stemperare i toni e non rischiare di lasciare spazio ad allusioni fuorvianti. Ma la malizia di certe persone non ha veramente limiti.
    Di tutta risposta lei si è sentita in dovere di mettersi quasi a “piangere” per iscritto, offesa dal fatto che in pubblico le abbia dato della “demente, che non sa neanche esprimersi o usare le faccine”.
    Per carità, non è che non volessi dire quello, però mi pareva un dato di fatto ormai assodato che lei non fosse stata in grado di rendere simpatico il suo commento iniziale. Per di più la mia frase aveva un fondamento storico dovuto ad una simile discussione, dal vivo, sempre con lei, proprio a riguardo delle faccine e del fatto che T. risultasse sempre molto cordiale online perchè le usava correttamente a sostegno del suo lessico.
    Morale del racconto, mi sono dovuto scusare io pubblicamente, per aver lasciato intendere un insulto nei suoi confronti e averla denigrata per carenza di capacità espressiva online.
    A volte.. la vita.. le donne.. Poi dicono che la cavalleria sia ormai morta, fosse stato un ragazzo, lo avrei liquidato con un “vaffa” e un no-replay al troll di turno, risparmiandomi figure di mal celata sopportazione di tale esemplare di volatile da cortile, spreco di preziosa energia elettrica, e sopratutto tempo.
    Se vogliamo fare come gli ottimisti e guardare il bicchiere mezzo pieno, è stata l’occasione per imparare qualcosa di più su “quel genere” di donna e arricchire il proprio bagaglio di vita con un’esperienza elettrizzante tutta da raccontare. ;)

    P.S.: spero di non essere stato troppo prolisso nel aver voluto rendere l’aneddoto come un simpatico racconto.

     

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