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Sul valore dell’editing in Italia

13 Mag

Fra i romanzi candidati al Progetto Valinor c’è stato anche Sentieri di luce, sentieri d’ombra di Flavio Graser. Dopo averlo letto, pur avendo deciso di non recensirlo in quanto carente dal punto di vista stilistico, ho mandato una mail all’autore dicendogli che era il più interessante fra quelli che avevo (e, aggiungo, ho) ricevuto e che, con un buon editing, avrebbe potuto fare una discreta figura. La risposta di Flavio, che quest’ultimo mi ha autorizzato a pubblicare, mi ha lasciato di stucco: non solo il romanzo era stato editato, ma l’editor a cui lui si è rivolto ha anche voluto essere pagato per un lavoro molto scadente! Ecco la storia come me l’ha raccontata lui:

A marzo 2010 stavo compilando l’elenco degli editori a cui
sottoporre il manoscritto, ma dopo aver scoperto che molti di quelli
che avevo in mente (tipo la Fanucci, come sempre si tenta di volare
all’alto, all’inizio) non accettavano, di fatto, nulla dagli
esordienti ho deciso di avvalermi dei servigi di un’agenzia
letteraria.

Spulciando il relativo forum su Writer’s Dream ne ho trovato uno che
mi sembrava adatto: ottimi feedback, aveva risposto con chiarezza a
domande poste dagli iscritti al forum, ecc.

Chiamiamolo signor K, come nei romanzi di Kafka (giusto perchè non
voglio entrare in polemiche con lui, quel che è stato è stato).

Guardo il suo sito e vedo che ha un portfolio di autori pubblicati con
piccole e medie case editrici (la Leone Editore, ad esempio) e che si
occupa anche di editing e attività connesse. Lo contatto e mi chiede
36€ per la lettura del testo, e viste le cifre che avevo sentito per
colossi del tipo Grandi&Associati mi è sembrata una richiesta onesta
(parliamo di 450 cartella, alla fine).

Gli invio il testo in pdf e dopo una decina di giorni (mi pare) mi
risponde con un’analisi del testo assolutamente seria: generi, punti
di forza, punti deboli… cose così, rilevando anche difetti di cui
ero già conscio, quindi fino a questo momento niente da dire, impatto
molto positivo e serio.

K mi propone di rappresentarmi e di inviare il testo alle case
editrici e mi consiglia, prima, di fare l’editing (non obbligatorio).
Visto il numero delle cartelle mi spara una cifra di poco sopra ai
1000€ (e, di nuovo vedendo i prezzi dell’editing offerto da siti più o
meno famosi, WD in primis, era addirittura economico).

Ci penso e decido di fare l’investimento (lo vedevo così). Visto che K
è occupato fino a giugno voliamo di tre mesi e poi si inizia: legge il
testo e mi rimanda un .doc con tutte le segnalazioni evidenziate
(ripetizioni, snellimento di alcune parti, punti da riscrivere,
eccetera). Sistemo e rimando, lui effettua un secondo giro e io faccio
lo stesso.

A fine agosto mi arriva il testo finale, ma dentro ci trovo ancora
sezioni evidenziate ed errori (alcuni dovuti all’editing, tipo
sostituzioni di testo errate). Mi incazzo come una biscia (scusa il
francesismo) e K mi dice che ha fatto fare la revisione a un
collaboratore (e all’inizio diceva che se ne sarebbe occupato lui, ma
lasciamo perdere) poco capace, si riprende il testo e nell’arco di
qualche giorno mi arriva a posto (in teoria, ma ovviamente non l’ho
riletto tutto!)

Sembra di essere nel mercato immobiliare o in quello dei servizi mensa: chi riceve l’incarico lo subappalta a un altro e il risultato è uno schifo. Solo che qui non si tratta di truffare lo Stato, impersonale e ladro, ma una persona volenterosa (quanti autori italiani sono disposti ad ammettere le proprie mancanze e a pagare un editor per correggerle?) che ha dato fiducia a chi non se la meritava. E non è finita qui…

“Sento puzza di deiezioni solide… strano, eh?”

Sorvoliamo sull’invio dei manoscritti agli editori e andiamo avanti di
un anno circa, quando cioè ho deciso di autopubblicarmi a causa dei
responsi negativi ma privi di motivazione (scritto male? editato
peggio? poco originale? Sorvoliamo anche qui…). Ho chiuso i rapporti
con il signor K e mi sono messo a rivedere il testo (e a farlo leggere
ad alcuni volontari per scovare eventuali refusi), e qui la sorpresa:
errori ovunque, pezzi di frase mancanti eccetera eccetera, i residui
cioè dell’ultima revisione di fine agosto.

Mille euro per 450 cartelle sono un ottimo prezzo, se il lavoro è svolto come si deve; peccato che l’editor abbia lasciato perle di questo genere:

«Tranquillo, nonostante la corporatura esile non mi stanco facilmente.»

Un chiaro esempio di dialogo scorrevole e, soprattutto, naturale. Suona fasullo a un miglio di distanza e qualunque editor l’avrebbe segnalato e corretto; il signor K, invece, l’ha fatto passare.

«Hai ripreso i nostri documenti?»

«Certo, ecco qui il tuo», rispondo porgendole il passaporto.

A parte la virgola fuori dai caporali (che a me, personalmente, non piace), qui c’è un grossolano errore di contenuto: la storia si svolge negli anni Duemila e i protagonisti viaggiano dall’Austria all’Italia. Entrambi i paesi fanno parte dell’Unione Europea, dunque per attraversare la frontiera non è richiesto il passaporto.

Ci sono poi i momenti di riflessione sull’Universo che qualunque editor capace avrebbe suggerito di modificare o tagliare, come questo:

Chissà, magari non siamo altro che questo: un formicaio che un dio impazzito disturba ogni tanto per vedere come ci comportiamo.

Oppure gli immancabili dialoghi didascalici:

«È un monumento dedicato al traforo del Frejus, un tunnel ferroviario che collega l’Italia con la Francia. È stato realizzato nella seconda metà dell’Ottocento, ma non ricordo l’anno esatto. La piramide che vedi è formata da blocchi provenienti dallo scavo della galleria, le statue di pietra rappresentano i Titani sconfitti e la statua al vertice è un Genio alato. L’opera rappresenta il predominare della ragione sulla forza bruta: vittoria pagata a caro prezzo, visti i morti e le fatiche che hanno dovuto sopportare gli operai che hanno contribuito alla costruzione.»

Per non parlare di queste descrizioni, lasciate inalterate:

Mi trovo nella ricostruzione moderna di un tempio classico, direi romano, una thòlos circolare molo ampia. Le colonne scettano verso l’alto, confondendosi fra le nuvole.

Io ho fatto greco e so cosa significhi il termine thòlos, ma il lettore comunque no, soprattutto se alla parola è accompagnata una descrizione scarnissima.

Ci sono poi frasi bizzarre come “tutti i balconi sono spalancati” (WTF?) e scene improbabili (non una, ma ben due persone non si fanno problemi a dare a due perfetti sconosciuti le chiavi dell’appartamento di un tizio sulla cui morte c’è un’indagine in corso). Questo in aggiunta ai soliti problemi di infodump, punto di vista non solidissimo, ecc (anche se siamo messi meno peggio che in altri romanzi che ho ricevuto). Nulla di cui stupirsi nell’opera di un autore esordiente; tutte cose che un editor professionale deve segnalare e per cui deve suggerire correzioni. Altrimenti non si tratta di un professionista, ma di un farabutto.

Sfortunatamente, non solo in Italia l’editing è merce rara (molti non sanno neppure che esista), ma in alcuni casi (oltre a quello di Flavio, mi viene in mente quello di Viola “Killerqueen” Lodato) si arriva persino al punto di approfittarsi di quei pochi scrittori onesti che decidono di far correggere il proprio lavoro da qualcun altro. Come fare per evitare di farsi fregare? Bella domanda. Per il momento, a parte indagare a fondo sull’editor a cui si pensa di rivolgersi e al prediligere persone di cui si può esaminare il lavoro (meglio ancora, che forniscono di propria iniziativa referenze valide), non saprei cosa consigliare. L’importante è non spendere i propri soldi a cuor leggero e, al tempo stesso, non pensare che a un prezzo basso corrisponda una buona qualità del lavoro svolto.

In compenso, dopo tutti questi obbrobri, ho una segnalazione interessante da fare: la cara Platinum ha lanciato un concorso sul suo blog, il cui vincitore otterrà l’editing gratuito di un brano. Consiglio a tutti di prenderlo in considerazione, perché l’organizzatrice sa di cosa parla e perché, in fondo, è gratuito. ;-)

E a Platinum dedico l’immagine di chiusura dell’articolo ^_^

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20 commenti

Pubblicato da su 13/05/2012 in ebook, Letteratura

 

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20 risposte a “Sul valore dell’editing in Italia

  1. fraflabellina

    13/05/2012 at 11:04 pm

    Ciao bakakura! Al di la’ del problema di trovare un editor che faccia il suo mestiere, il punto e’ che gli scrittori dovrebbero essere in grado di raggiungere un livello decente senza la spalla dell’editing, invece a quanto pare la qualita’ media dei manoscritti in giro e’ obbbribbbriosa. E’ impossibile essere oggettivi col proprio lavoro e alcuni dettagli sfuggono per la semplice ragione che il punto di vista di chi scrive non e’ mai quello del lettore, che parte da una pagina bianca. Un editing prima o poi va fatto. Pero’ voglio credere che si possano raggiungere livelli decenti autonomamente, d’altronde prima o poi bisogna pur imparare.
    Va be’ che io non ho mai mandato il mio lavoro a un editor o a qualcuno che se ne intende, percio’ parlo parlo poi magari m’illudo solo di migliorare e invece scrivo cumuli di spazzatura.
    Per cambiare argomento: mi piace il tuo blog. Inserisci regolarmente nei tuo articoli fotografie stimolanti per mostrare il concetto di sense of wonder, molto saggio!

     
    • bakakura

      14/05/2012 at 1:37 pm

      Sono d’accordo con te: uno può pagare tutti gli editor che vuole, ma se non è capace, non è capace “^_^

       
  2. coscienza92

    14/05/2012 at 9:08 pm

    Diavolo, trovavo che il prezzo richiesto dal Duca per un editing onesto- 500 euro se ricordo bene- fosse tanto, ma questo O.o La segnalazione da Writer’s dream mi lascia perplesso, ne frequento il forum e nelle critiche sono bravetti^^
    Piena solidarietà al povero autore.

     
    • bakakura

      14/05/2012 at 9:14 pm

      Ricordi male: il Duca chiede molto di più XD Non che siano cifre immense, eh, considerata la mole di lavoro che ci si impiega.
      Su Writer’s Dream non so praticamente nulla, quindi mi astengo dal commentare.

       
  3. PlatinumV

    14/05/2012 at 11:26 pm

    “E a Platinum dedico l’immagine di chiusura dell’articolo ^_^ ” :-D :-D :-D Grazie, sono commossa! E se vuoi ancora salire nella scala di gradimento di questa adorabile creatura (leggi: me), ti consiglio Hugh Jackman, Robert Downey Jr. e Chris Hemsworth (così abbiamo fatto 3 super eroi :-P ) (lo so, sono senza vergogna!)

    Venendo invece all’argomento del post, io sono reduce da un’avventura su alcuni siti di fanfict. Ne avevo sentito parlare talmente male che sono voluta andare a vedere di persona. La cosa che mi ha sconcertato di più è stata che le persone che scrivono davvero male (neppure la sufficienza grammaticale!) accettano critiche, domandano approfondimenti, si informano per migliorare. Mentre le persone che si sentono “famose” (tipo hanno delle storie nelle liste di preferiti del sito) non solo si sentono già arrivate, ma se gli si fanno notare degli errori oggettivi (punteggiatura, grammatica, salti di POV o personaggi non credibili, stream che si “mangia” la storia e mostrare del tutto assente) si arrabbiano come bestie.
    La verità è che tanta gente, purtroppo, non è interessata a migliorare perché si ritiene già arrivata. Invece un editing è FONDAMENTALE. Per tutti. Perché un’altra persona non vede la storia come la vediamo noi, nota cosa che noi non vediamo, non avendo la trama nella sua testa riesce a scoprirne i punti deboli, ecc… Io stessa ho fatto immensi passi in avanti dopo che Werehare ha iniziato a demolir… ahem, commentare i miei brani. ^^

    Non ve la sentite di spendere 1000€ per un editing? Non so darvi torto: specie di questi tempi, non è una cifra così piccola. Figuriamoci poi se capitate nelle mani di una persona che non è capace o che non si impegna sul lavoro! Ma provate a seguire il mio consiglio: chiedete ad un amico bravo in queste cose di controllarvi anche solo un capitolo o due o contattate un professionista e pagatelo per editarvi una 30ina di pagine.Gli errori che fate in un capitolo sono gli stessi che fate nell’intero libro! Quindi anche dall’editing di una piccola parte di scritto potete imparare tantissimo!
    Provare per credere ;-)
    V

     
  4. Davide Roccetti

    15/05/2012 at 3:48 pm

    Gentile “Bakakura”
    Sono Davide Roccetti, titolare di Scritture scriteriate, l’agenzia che si è occupata del testo del sig. Graser.
    Mentre apprezzo la discrezione del sig. Graser, che non ha voluto citare il nome dell’Agenzia, non posso dire altrettanto di lei: io mi sono presentato, con nome e cognome, mi aspetto che lei faccia altrettanto.
    Intanto, vorrei scusarmi col sig. Graser per la sua insoddisfazione e per aver dato fiducia a collaboratori che non la meritavano.
    Faccio ammenda degli errori che sono stati rilevati, rinnovo le mie scuse a nome della società, anche se devo sottolineare un particolare importante: alla consegna del testo definitivo, i “difetti” riportati nella lettera non mi sono stati segnalati: l’operazione di editing non ha una fine prestabilita, si va avanti fino a quando i due protagonisti (editor e autore) non sono soddisfatti. Il sig. Graser avrebbe potuto (o, forse, dovuto) comunicarmi le sue perplessità così da mettermi in condizione di rimediare e consegnare un testo degno, com’è abitudine presso la mia agenzia.
    Abitudine dimostrata ampiamente dalle numerose collaborazioni, non ultima quella con la citata casa editrice Leone Editore, nota per la cura che riserva ai testi che pubblica (e, almeno tra gli addetti ai lavori, per la sua intransigenza professionale), e che continua a collaborare con me, con evidente soddisfazione…
    La questione, comunque, non è tanto il mio rapporto con il sig. Graser: ho ammesso gli errori, ho chiesto scusa per le mancanze dei miei ex collaboratori, ho evidenziato la necessità di dialogare con me in caso di insoddisfazione per darmi la possibilità di rimediare.
    La questione importante, invece, è il commento del sig. Bakakura (fa uno strano effetto, eppure sono costretto a chiamarlo così…) alla lettera di Graser.
    Il sig. Bakakura ha letto le rimostranze – anche giuste – di un mio cliente che lamenta alcuni errori e da questo è stato capace di etichettarmi in questo modo: truffatore, farabutto, uno che invece di “truffare lo Stato, impersonale e ladro” truffa “una persona volenterosa”; uno che “arriva persino al punto di approfittarsi di quei pochi scrittori onesti”.
    Ritengo che la lunga serie di ingiurie che mi è stata rivolta (fondate solo su alcuni errori commessi da uno dei collaboratori di un’azienda seria, presente sul mercato da ormai 5 anni) sia offensiva e ingiusta: ingiusta perché basata su pochi elementi relativi a un singolo caso e non sull’operato nel tempo dell’intera azienda ma soprattutto offensiva perché termini come “truffatore” e “farabutto” NON SONO AGGETTIVI RELATIVI AL MIO INTERVENTO DI EDITING SU UN TESTO MA ALLA MIA PERSONA! E IO NON INTENDO ACCETTARE INSULTI ALLA MIA MORALITA’, IN NESSUN CASO.
    Termino qui, ricordando, ancora una volta, che chi ammette i propri errori si è firmato, mentre chi spara a zero colpendo un’azienda e, soprattutto, la dignità di una persona, si fa chiamare Bakakura.
    Cordialmente
    Dr. Davide Roccetti

     
    • bakakura

      15/05/2012 at 4:26 pm

      Sig. Roccetti,
      come giustamente da Lei indicato, il Suo nome non è stato associato ad alcun aggettivo o espressione, visto che non è scritto da nessuna parte nell’articolo (né, del resto, è menzionata la Sua agenzia, o vi era modo di risalire a una qualunque di queste informazioni). Io stesso non ne ero a conoscenza prima del Suo commento, visto che Flavio non La nomina nella mail che ho riportato. Tale associazione, pertanto, è solo ed esclusivamente Sua responsabilità e non è in alcun modo imputabile al sottoscritto. Le faccio poi notare che, avendo la Cassazione stabilito che i blog non sono assimilabili in alcun modo alla stampa periodica, da parte mia non vi è alcun obbligo di rettifica. Poiché anche Lei, come tutti, ha diritto a esprimere la Sua opinione (e questo solo grazie al mio buon cuore, dato che non sono tenuto in alcun modo a consentire che chiunque pubblichi commenti su questo blog), il Suo commento rimarrà dov’è, in modo che tutti possano leggerlo e farsi un’idea propria.
      Vorrei infine sottolineare che il termine “ingiuria”, oltre a costituire una potenziale accusa infondata (e, dunque, perseguibile civilmente e penalmente), indica per definizione qualcosa di “offensivo” e “ingiusto”, pertanto la frase “Ritengo che la lunga serie di ingiurie che mi è stata rivolta […] sia offensiva e ingiusta” andrebbe editata.

       
  5. Davide Roccetti

    15/05/2012 at 4:44 pm

    non voglio né rettifiche, né scuse, non mi interessa la Cassazione, non le ho scritto per questo: mi interessava solo farle presente che il suo commento riguarda la moralità di una persona e non il suo operato professionale, e questo, lo ripeto, è profondamente ingiusto.
    Sì, ha ragione, l’espressione “serie di ingiurie offensiva” è ridondante, spero mi si perdoni la scarsa dimestichezza con la scrittura immediata del blog, e anche la scarsa attenzione posta nell’elaborare un testo perfetto quando l’unica cosa che volevo era sottolineare con forza che – indipendentemente da leggi e Cassazione – dare del truffatore e farabutto a una persona, senza neanche conoscerla, non è corretto.
    Direi di considerare chiuso il discorso.

     
    • bakakura

      15/05/2012 at 4:49 pm

      Direi di considerare chiuso il discorso.

      Sono d’accordo.

       
  6. Giorgio

    17/05/2012 at 9:49 pm

    Se posso intromettermi in questo delicato argomento, credo che in pochi anni siano usciti, complice internet, blog allucinanti e allucinati che si fanno padroni di regole e leggi a loro dire imperiture: mostrare e non raccontare, POV (che in italiano sarebbe PDV – visto che di italiano si parla e non itagliano), utilizzo degli avverbi e di aggettivi (vecchio, bello, brutto, viscido) che “non dicono niente”. Cose dell’altro mondo.

    Esiste una linea assai sottile che divide l’applicazione delle regole della narrativa alle seghe mentali. E se qualcuno vuole farsi seghe mentali, invece di scrivere, è libero di farlo. Il problema nasce quando si impongono queste regole a dei poveri esordienti che davvero poco ne sanno di scrittura, e che finiscono, quindi, per crederci veramente, e arrivano, quindi, a sborsare soldi. Sarebbe meglio dire al 99% di questi poveracci che non ci sono nati scrittori, e quindi di darsi ad altro (lotta armata, insurrezione, spionaggio).

    Partiamo dal presupposto che uno scrittore è in grado di correggere i suoi stessi errori rileggendo ciò che ha scritto; se non è in grado di farlo, ancora non è uno scrittore. L’editor, in fondo, fornisce una opinione su come e cosa scrivere. Siete davvero sicuri che l’editor sia più capace di voi, e sappia meglio di voi cosa debba esserci scritto, e come, su un romanzo, per incontrare al meglio il pubblico? E se ritenete di sì, chiedetevi: perché? Perché lui deve essere meglio di voi? Chi è il vostro editor? Stephen King? Amanda Quick? Tolkien redivivo?

    Perché voi, che siete scrittori, non vi ritenete a priori in grado di applicare voi stessi qualsivoglia regola decidiate di imporvi? Perché ritenete di non essere in grado voi stessi di stabilire quali sono le regole giuste da utilizzare nel vostro genere? Perché?? Fatevi questa fottuta domanda! Perché?!

    Se la risposta è che non siete capaci, o che siete insicuri, o che non vi ritenete in grado di applicare dette regole da soli, ragazzi, rassegnatevi, non siete scrittori; fate un passo indietro, e tornate ad essere lettori ancora per un po’. Tornate indietro anche se ritente che simili cose potrebbero “scapparvi”; innanzitutto perché potrebbero scappare anche all’editor, e poi perché non vi devono scappare (perlomeno non quelle grosse).

    Se la storia narrata nel vostro romanzo “non torna”, e voi che l’avete scritta non vi accorgete che “non torna”, nemmeno rileggendola con passione, non siete degli scrittori, e quindi non è ancora il momento, per voi, di iniziare a scrivere.

    Sarebbe interessante sapere l’editor di Stephen King cosa corregge a Stephen King e se davvero Stephen King non potrebbe farselo da solo. Ho citato un nome. In fondo, i promotori di questi blog di editing girano per internet portandosi dietro una valigetta piena di nomi famosi, pronti a sguainarli non appena è il momento.

    Quando sarete degli scrittori, vi renderete conto di poter correggere da soli ciò che avete scritto. Finché sentirete l’esigenza di un editor per i contenuti, è meglio se smettete temporaneamente di scrivere, e tornate di nuovo a leggere.

    A cosa servono gli editor?

    Ho chiesto ad uomo se fosse corretto, in una frase interrogativa indiretta, utilizzare il congiuntivo o l’indicativo. Mi è stato risposto: “A volte il congiuntivo, altre volte l’indicativo. Vado un po’ ad orecchio. Se vuoi la risposta secondo un italiano corretto, chiedi al relatore. È lui che sa queste cose.”

    Ora, soffermandomi su Zodd (sì, Zodd!) di cui vedete la recensione qui: http://neyven.com/2011/07/27/zodd-di-zweilawyer/

    È vero ciò che è stato scritto su Zodd?
    Sì, è vero! Ma chi cazzo se ne frega!

    Poteva essere scritto meglio Zodd, soprattutto in alcune parti (che non sto a ripetere qui)?
    Sì molto meglio, ma chi cazzo se ne frega!

    Mentre leggevo Zodd ho tirato fuori la lingua dalla bocca per pulirmi via il sangue che mi è schizzato in faccia! Non mi sono stato a fare seghe mentali.

    Zodd è un capolavoro? Assolutamente no. Puo ricevere i 3000 download e divertire, non può certamente affrontare un pubblico ampio, ma anche se Zwei decidesse di affrontare un pubblico più ampio, non sono gli errori indicati in quella recensione (perlomeno non tutti) che dovrebbero essere corretti.

    1. Il vicolo non è descritto bene?
    Chi cazzo se ne frega del vicolo! Non è quello che io voglio vedere, e non è quello che Zwei voleva farmi vedere.

    2. L’arma non è descritta subito?
    Chi cazzo se ne frega! A parte che ho subito capito che era uno spadone a due mani.

    3. Cosa ci fanno delle vacche in città?
    Chi cazzo se ne frega! Ci saranno state delle vacche da qualche parte! Ma ora se Zwei si fosse messo a dirmi che in città c’erano delle vacche, sentendo l’impellente desiderio di giustificare perché avesse deciso di usare merda di vacca invece che di cavallo, io avrei pensato: e quindi? Chi cazzo se ne frega della vacche!

    4. L’elisione del verbo è persino un errore di lingua.
    E quindi? Quel ATTESA ci sta benissimo lì, benché non starebbe affatto bene in altri ambiti e in altri romanzi. Ma lì, è il suo posto! Si parla di telegramma. Io ve lo farei leggere un vero telegramma, in cui si sostituisce un “accese il registratore” con righe e righe di inchiostro.

    5. Zodd avverte invece di udire, è vero, udire sarebbe stato meglio ma…
    Chi cazzo se ne frega! Queste sono seghe mentali!

    6. Descrizione tre aggressori di Zodd.
    Davvero pensate che sia necessario descrivere minuziosamente 3 cadaveri? Qui si rifà un po’ alla follia galoppante di un altro blog (Gamberi Fantasy), in cui nessuno può descrivere un vecchio dicendo: è vecchio.

    Signori, chi legge ha un cervello, delle emozioni, e delle fantasie. Non è un sotto prodotto di qualche industria di robotica.

    E così via.
    Devo dire che man mano che si va avanti nella lettura, Zodd scade. L’utilizzo del verbo “pompare”, ad esempio, è davvero “troppo” anche per uno stile pulp.

    Ciò che però volevo evidenziare, era l’assurdita di ciò che sta succedendo su internet in merito alla narrativa, la follia che va dilagando.

    Concludo dicendo che ho il massimo rispetto per il curatore di questo blog. Solo, non condivido alcune sue idee.

     
  7. bakakura

    17/05/2012 at 9:58 pm

    Partiamo dal presupposto che uno scrittore è in grado di correggere i suoi stessi errori rileggendo ciò che ha scritto”

    Presupposto errato, dato che nessuno è in grado di correggere il proprio lavoro – per questo esistono i correttori bozze. E dunque il resto del discorso perde di significato.

    Concludo dicendo che ho il massimo rispetto per il curatore di questo blog. Solo, non condivido alcune sue idee.

    E io penso che tu sia un coglione fatto e finito, ma ho il massimo rispetto per te. L’ultima parte della frase rende meno offensiva la prima? No. Quindi datti una regolata. ^_^

    P.S. Se vuoi commentare la recensione di Zodd, abbi la compiacenza di commentare il post giusto, altrimenti chi è interessato a quell’articolo e non a questo non leggerà mai il tuo commento.

     
  8. Giorgio

    17/05/2012 at 10:03 pm

    A scusate, volevo spezzare una lancia in favore dell’editor di cui si parla:

    … si riprende il testo e nell’arco di
    qualche giorno mi arriva a posto (in teoria, ma ovviamente non l’ho
    riletto tutto!)

    Perché non lo hai riletto tutto? Non ne avevi voglia? Forse la priam cosa che ti ha spinto a mandarlo ad un editor era perché tu non avevi voglia di rileggerlo tutto per 50 volte?

     
    • bakakura

      17/05/2012 at 10:05 pm

      Beh, dopo che aveva corrisposto diverse volte con l’editor e lo aveva pure pagato, questo atteggiamento mi sembra legittimo.

       
  9. Giorgio

    17/05/2012 at 10:14 pm

    Allora fammi capire: uno scrittore non è in grado di correggere i suoi stessi errori perché esistono i correttori di bozze? Quindi se io ammazzo tutti i correttori di bozze risolvo il problema?

    E ancora, genio incompreso dell’editing, perché non recensisci Il Signore degli Anelli applicando le stesse regole che hai applicato su Zodd? Perché nessuno di voi editor, usciti fuori come i funghi, recensisce il Signore degli Anelli? Eppure trattate tutti argomenti legati al Fantasy!

    Davvero non capisco.

    Altra cosa che mi sfugge, è come mai questi fungo-editor non sono né pubblicati da case editrici famose, né osannati dalla critica su qualche sito di autopubblicazione (Lulu.com / ilmiolibro / anobii). Ma in relazione a ciò, credo di avere la risposta:

    “È meglio guadagnare qualche spicciolo da degli illusi che vorrebbero fare gli scrittori, anziché diventare famosi con le vostre Opere che, seguendo rigidamente i comandamenti di illustri geni della narrativa, avrebbero subito un successo strepitoso!”

    Ma non credo ci sia il dolo qui. Qui credo che tu ti senta davvero in grado di fare quello che dici.

     
    • bakakura

      17/05/2012 at 10:25 pm

      Allora fammi capire: uno scrittore non è in grado di correggere i suoi stessi errori perché esistono i correttori di bozze? Quindi se io ammazzo tutti i correttori di bozze risolvo il problema?

      I correttori di bozze (e gli editor, a un livello più alto) servono perché le persone tendono a non vedere i propri errori. Il problema sta nel cervello umano e non è risolvibile.

      E ancora, genio incompreso dell’editing, perché non recensisci Il Signore degli Anelli applicando le stesse regole che hai applicato su Zodd? Perché nessuno di voi editor, usciti fuori come i funghi, recensisce il Signore degli Anelli? Eppure trattate tutti argomenti legati al Fantasy!

      Per quanto mi riguarda:

      1) Perché non ne ho voglia.
      2) Perché ISdA è un romanzo vecchio e stranoto, mentre io preferisco dedicarmi a quelli più moderni, le cui recensioni sono più utili (per consigliarli o per consigliare di evitarli).
      3) Perché preferisco altri generi di fantasy rispetto a ISdA.
      4) Perché, stante quanto sopra, nessuno mi paga per farlo.

      E comunque, non ho mai detto di essere un editor (non mi considero abbastanza esperto).

      Altra cosa che mi sfugge, è come mai questi fungo-editor non sono né pubblicati da case editrici famose, né osannati dalla critica su qualche sito di autopubblicazione (Lulu.com / ilmiolibro / anobii).

      Al che ti rimanderei alla lista di manuali consigliati da Gamberetta, i cui autori sono tutti scrittori famosi, ma a che pro? Tanto hai già deciso che l’editing è una truffa.

      Ma non credo ci sia il dolo qui. Qui credo che tu ti senta davvero in grado di fare quello che dici.

      Finché non so esattamente cosa dico, non posso né confermare né smentire.

       
  10. Giorgio

    17/05/2012 at 11:04 pm

    Gamberetta, visto che la nomini, ha avuto il tempo di leggersi e recensire (e non credo che la Troisi la abbia pagata) Le Cronache del Mondo Emerso (pressoché le stesse dimensioni de Il Signore degli Anelli); non si azzarda, però, a toccare Il Signore degli Anelli. Si è accontentata di un “è noioso…”.

    Gamberetta, visto che la nomini, ha scritto un romanzo, AF, su cui, se fossero applicate le sue stesse regole, ne verrebbe fuori ferito se non moribondo (paradossale).

    Cambiando argomento, anzi, tornando sull’argomento editing:

    in base a cosa, come puoi stabilire, tu, che:

    Guardia lunga. Attesa.

    sia sbagliato e che quindi vada corretto, modificato, allungato? Se Zwei ti avesse mandato il romanzo, tu glielo avresti corretto, probabilmente anche Gamberetta. Per Dio! In base a cosa?! In base a quale gusto?! A quale criterio universale?!

    Come avresti potuto stabilire , cioè, che questo:

    Guardia lunga. Attesa.

    non sarebbe piaciuto?

    Ancora.

    In base a cosa hai creduto che, nel preciso ed univoco contesto in cui era:

    I tre uomini si erano fatti avanti. Tre idioti. I volti tramutati in maschere di pietra dai lineamenti deformi.

    non sarebbe piaciuto? O che fosse insufficiente? E insufficiente per cosa? Perché è scritto in un manuale??

    Hai applicato il tuo gusto personale, spinto anche da regole che hai accettato come pilastri.

    Tolkien, che mi pare di capire è uno dei tuoi autori preferiti, visto che hai creato un progetto e lo hai chiamato Valinor, verrebbe riempito di insulti da Gamberetta, e a regola anche tu dovresti riempirlo di insulti.

    Con questo voglio dire che i “manuali” sono sbagliati? No! Dico che non sono manuali di matematica.

    Non spendo parole su come funziona il cervello. Sperò che tu capisca perché senza stimoli.

    Ma che importa, alla fine.

    È più facile scrivere una narrativa piena di regole, e dare la colpa all’erratto utilizzo di queste regole, se il romanzo non ha successo.

    Pensate un po’ cosa succederebbe se si scoprisse che il segreto di emozionare il lettore sia assai più difficile da imparare di una accozzaglia di regole, e che non c’è editor che possa spiattellare davanti allo scittore la soluzione, nemmeno se ben pagato.

    Tutti questi aspiranti scrittori andrebbero ad aumentare la conta dei suicidi in questo periodo di crisi.

     
    • bakakura

      17/05/2012 at 11:08 pm

      La risposta alle tue domande sulla recensione di Zodd è contenuta nella recensione di Zodd. Non saprei che altro dirti: hai dimostrato di essere arroccato sulle tue posizioni e di non volerle neppure discutere, quindi, per quanto mi riguarda, la discussione si chiude qui.

       
  11. robertalarocca

    19/05/2012 at 12:14 pm

    Se prendo in mano un violino e non so suonarlo “istintivamente” da sola allora non sono tagliata per la musica? Studiare come posizionare le dita è inutile se non lo so da me per chissà quale scienza infusa?

    Giorgio, perché non fai un salto anche all’Accademia di Belle Arti, al Conservatorio, alla scuola di danza per dire agli allievi che li stanno derubando, insegnando loro sterili tecniche artistiche quando tutto ciò che serve sono passione e talento?

    Per inciso, passione e talento sono indispensabili, sono il punto di partenza per tutto. Ma il talento non è conoscenza innata. Non esiste la conoscenza innata nell’essere umano. Non impariamo nemmeno a parlare se non c’è qualcuno a insegnarcelo.
    Il talento è solo una maggiore facilità ad apprendere le cose, magari anche in maniera intuitiva senza seguire delle “lezioni” (ma non tutto può essere appreso così), è la capacità di avere buone idee e l’intuizione giusta.

    Se non si parla mai di questo lato “creativo”, non misurabile e non trasmissibile della scrittura (o di qualsiasi altra cosa, non vale solo per le arti) non è perché non sia importante, ma perché per l’appunto o ce l’hai o no, quindi a che pro discuterne? Ci concentriamo su quello che si può imparare e migliorare, cioè la tecnica nuda e cruda. Come si fa con la musica, la pittura…

    No, non tutti abbiamo quello che serve per diventare scrittori, per quanto si studi. Ma se non proviamo…
    Non siamo un branco di “disperati” come ci hai definiti: siamo persone che lavorano per realizzare un piccolo sogno nel cassetto, che trovano soddisfazione nell’appagare proprio quella passione di cui parli, e poi vada come vada.
    Se ti diamo tanto fastidio…

     
  12. Sonia Caporali

    19/05/2012 at 5:04 pm

    Perdonate la mia intromissione, ma non posso farne a meno. Girovagavo nei meandri del web quando sono capitata in questa discussione. Posso raccontare la mia esperienza? ^^
    Conosco Davide Roccetti perché, da quasi un anno, stiamo editando un mio romanzo. Posso solo dire che è una persona onesta e molto seria, nonché un editor magnifico. È ovvio che si può sbagliare, siamo umani e non macchine (e poi, da quello che ho capito, l’insoddisfazione nasce non dal suo lavoro ma da quello di un suo ex collaboratore), ma è proprio per questo che editor e autore devono lavorare insieme. Se non si crea una sorta di scambio, non verrà fuori nulla di buono. Se c’è qualche cosa che non mi piace, tra le sue correzioni, io glielo faccio presente e, sempre insieme, si discutono le nostre reciproche motivazioni ed eventuali alternative. Alla fine, dopo aver riflettuto, si giunge a un compromesso. Compromesso che però deve rispettare sempre l’obiettivo iniziale: il miglioramento del testo. Ecco perché è fondamentale lavorare in sinergia! Bisogna comunicare.
    Mi ha corretto tantissimi errori, tagliato e spostato paragrafi interi (chiedendomi sempre se concordavo con certe scelte), abbiamo abbellito il tutto per tentare di dare al romanzo una veste migliore. Siamo quasi alla fine di questo viaggio e devo dire che il testo, editato da lui, ha cambiato decisamente aspetto. Via le incongruenze, via i periodi pesanti e poco scorrevoli, via le scemenze che avevo scritto, spostiamo quel punto, togliamo quel punto e virgola, aggiungi questo, elimina quell’altro… oggi il romanzo è migliore di quando glielo lasciai parecchi mesi fa. Tutto questo senza intaccare il mio stile.
    Davide è puntiglioso, preciso, direi che rasenta quasi una ricerca maniacale del “difetto”. Ma tutto questo è fondamentale, basilare per un buon editing. Certo, un autore può correggere da solo un suo lavoro, ma fino a un certo punto perché, secondo me, non avrà mai la lucidità necessaria per editarlo in maniera professionale. Ci vuole sempre una persona esterna, che non sappia le battute a memoria, che non conosca i personaggi nè la trama. Noi siamo troppo attaccati, anche (e forse soprattutto) emotivamente, alla storia che abbiamo scritto. Possiamo notare errori che stanno in superficie, ma per scovare quelli in profondità necessitiamo di una seconda persona.
    Io con lui mi sono trovata bene e mi dispiace leggere queste parole. Scusate di nuovo la mia intromissione, ma volevo soltanto raccontare la mia esperienza, più che positiva, con Davide.
    Un caro saluto ^^.

    Sonia

     

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