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[Rant] “C’è a chi piace scrivere gratis” (ma a me no)

02 Apr

Per chi non lo sapesse, il mondo del giornalismo è uno schifo. Peggio ancora di tutto il resto del mondo lavorativo, che pure non è che stia messo bene. Nella maggior parte dei lavori, potete aspettarvi contratti a tempo determinato per uno stipendio da fame, oppure di dover lavorare con la partita IVA (con tutte le grane sia dei dipendenti – visto che si tratta, quasi sempre, di fare orari d’ufficio e svolgere le stesse mansioni, nonostante in teoria sia vietato – che dei liberi professionisti) guadagnando sempre una miseria. Se volete diventare giornalisti, ci si aspetta che lavoriate gratis per anni, violando nel mentre diverse regole etiche della professione, in cambio di una prospettiva di “sistemazione” che probabilmente non si concretizzerà mai. E dovete essere “umili”, ovvero accettare di buon grado di perdere interi pomeriggi (3-4 ore fra spostamenti, raccolta delle informazioni, ritorno in redazione e scrittura del pezzo) in cambio di nulla o di compensi che non raggiungono la doppia cifra. Naturalmente, l’umiltà la predica chi è già sistemato.

Vincenzo Iurillo ha scritto, sul blog de Il fatto quotidiano, un articolo che mi sento di condividere in toto e che, anzi, trovo fin troppo cordiale:

C’è un primo via libera in Parlamento per la legge sull’equo compenso ai giornalisti: niente finanziamento pubblico alle testate che non pagano adeguatamente i loro cronisti. E speriamo che la legge vada in porto. Dice però giustamente Enzo Iacopino, presidente nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, che la situazione non cambierà “fino a quando non collaborerà pienamente con l’Ordine chi ha responsabilità nella categoria e continua a fingere di non accorgersi o si rende complice attivo nello sfruttamento di migliaia di giovani di ogni età che continuano ad essere compensati con spiccioli di euro”.

Vero. Giusto. Sacrosanto. Ma andrebbe spesa anche una parola anche sui ‘colleghi’ che vogliono farsi sfruttare e magari sono contenti di questo. Mi riferisco a quel popolo di giornalisti o aspiranti tali che pur di vedere apparire la firma lavorano gratis. Io vivo nel napoletano e ne conosco tanti. Ho provato a ragionare con loro ma le mie parole rimbalzano su un muro di gomma. Purtroppo inquinano al ribasso il mercato della domanda e dell’offerta di collaborazioni giornalistiche. Le ragioni? Sono tante e provo a spiegare le più frequenti.

C’è chi vive di altri lavori, non giornalistici, o di rendita. Firma pezzetti da qualche parte per giustificare la dicitura ‘giornalista’ affianco agli eventi che organizza e per i quali ottiene sponsor e compensi.
C’è chi è convinto che oggi lavora gratis, ma domani le cose andranno meglio. Beata ingenuità. Di solito dopo un po’ la testata chiude o ti liquida senza un grazie per far ‘lavorare’ gratis un altro al tuo posto. E nessun avvocato riuscirà a farti ottenere un euro.
C’è chi scrive gratis perché vuole conquistare il benedetto ‘tesserino’ di pubblicista. A parte che la legge dice che necessiterebbero due anni di ‘collaborazioni retribuite’, questa prassi alimenta le ragioni di chi vorrebbe abrogare l’elenco dei pubblicisti o almeno cambiare radicalmente le regole di accesso all’Albo.

C’è chi scrive gratis sulla testata X perché tanto ha un contratto ben retribuito di ufficio stampa con il sindaco, la banca, la camera di commercio, l’azienda di soggiorno e turismo, la società mista della nettezza urbana o del servizio idrico. Quindi: ‘marchette’ gratis sul giornale o sul sito in favore del sindaco, della banca, della camera di commercio, dell’azienda di soggiorno e turismo, della società mista della nettezza urbana o del servizio idrico, che sono contenti e ti rinnovano il contratto. E nessuno controlla l’evidente conflitto d’interesse e la violazione di un centinaio di regole deontologiche. Non lo fa l’Ordine, non lo fa l’editore della testata X, che magari sa tutto, ma tollera: e dove lo trovi un altro che lavora gratis?

C’è chi scrive gratis o quasi perché in fondo in fondo pensa che il giornalismo sia una missione sacra che non può essere sporcata con una cosa vile come il denaro. Senza capire che senza le spalle larghe di una tranquillità economica non si possono intraprendere sacrosante campagne stampa, qualsiasi esse siano.
C’è chi scrive gratis perché si sente sufficientemente gratificato dal sentirsi dire quanto è bravo, senza farsi sfiorare dal dubbio che forse gli dicono che sei bravo solo per farlo continuare a lavorare gratis.

C’è infine chi scrive gratis solo perché gli piace dire in giro che è un giornalista. E’ il peggiore, non c’è verso di guarirlo. Forse può riuscirci soltanto qualcuno davvero bravo.

Sono parole sacrosante. Chi lavora gratis è una piaga sociale: non solo danneggia se stesso, sprecando il proprio tempo, ma anche e soprattutto gli altri, perché nessun editore (e nessun datore di lavoro in generale) è così scemo da assumere quando ha a disposizione una vasta riserva di imbecilli da far lavorare senza pagarli.  Il risultato è che le persone capaci non riescono a ottenere un compenso dignitoso a causa di questa concorrenza sleale, che dovrebbe essere illegale: dopotutto, se esistono leggi in proposito nell’ambito del commercio, non vedo perché non dovrebbero essercene in ambito lavorativo.

Un lavoratore gratis istruisce il figlioletto. Che teneri! ^_^

A quest’oscenità contribuiscono tutti quei professionisti che idolatrano la “gavetta”, ossia gli anni di sfruttamento a cui devono sottoporsi gli aspiranti giornalisti; sarà perché l’hanno fatta anche loro e, quindi, non sopportano l’idea che qualcuno sia retribuito da subito per il lavoro che svolge? Come se occorressero cinque-sei anni per imparare a condurre un’intervista o a scrivere un pezzo di cronaca o di colore (forse a loro sì, dato che spesso non sono neanche laureati o lo sono in materie che non c’entrano una verga di Aronne, tipo Lettere)! E poi, se questi giovani virgulti sono tanto incapaci e bisognosi di apprendere, come mai i loro articoli vengono pubblicati? Non è scorretto, considerato che non sono ancora “maturi” per essere retribuiti? Eppure (quasi) nessuno ci pensa e tutti lottano per ottenere collaborazioni a titolo gratuito come cani attorno a un osso. “^_^

Immaginate che tutta questa gente ha diritto di voto come le persone normali, le quali per il loro lavoro vogliono essere pagate! Un’anomalia, dato che, in tutti i sistemi elettorali civili, chi è incapace di intendere e di volere non vota. E, se l’incapacità di costoro fosse riconosciuta, magari avremmo dei politici un po’ meno schifosi, visto che sarebbero eletti da persone in possesso delle facoltà mentali di un essere umano medio. ^_^

Sostituire "partorire" con "lavorare" e "concepire" con "guadagnare", e la vignetta si adatta perfettamente ^_^

Il problema dei lavoratori gratis non esiste solo nel mondo del giornalismo, ma è diffuso in tutti gli ambienti creativi italiani: fumetto, pubblicità, ecc. Ovunque ci sono datori di lavoro sfruttatori pronti ad approfittarsi di chiunque e, per ciascuno di essi, un migliaio di gonzi pronti a giurare di essere disposti a tutto, che la loro è una passione “vera” o addirittura una missione e tante altre cose che non starebbero male in bocca a un prolet di 1984. Pronti a giurare che il Grande Fratello di turno (no, non parlo del reality) è buono e giusto, perché potrebbe essere in ascolto e dicendo altrimenti si giocherebbero la carriera! Ovvero qualche altro anno di lavoro gratis dopo i quali verrebbero superati, nella corsa al contratto, dal figlio dell’amante del direttore, dal nipote dell’editore a cui bisogna assegnare un posto e dal cugino di terzo grado del caposervizio di Cronaca, “che si è appena trasferito, non trova nulla e ha tanto bisogno…”

Il lavoro gratis non può essere paragonato allo schiavismo – che pure presuppone un certo grado di complicità fra schiavo e padrone – in quanto chi lavora gratis lo fa volontariamente, senza essere stato rapito da ragazzo nel proprio villaggio in Africa; né lo si può paragonare alla prostituzione, che (se volontaria) è una professione onorevolissima, riconosciuta come tale in diversi Stati e assai ben retribuita. È pura e semplice idiozia e in quanto tale andrebbe considerata e, nei limiti del possibile, curata; in alternativa, a chi ne è portatore andrebbe impedito di fare dei danni, esattamente come si limita la libertà di chi è portatore di malattie gravi e contagiose o soffre di problemi psichici o ritardo mentale (siamo tutti bravi a fare i politicamente corretti e a piangere riguardando Forrest Gump, ma alzi la mano chi vorrebbe vedere alla guida di auto o munita di porto d’armi e pistola una persona con QI 20).

Ricordate: lavorare gratis danneggia voi stessi e gli altri. Pensateci la prossima volta.

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5 commenti

Pubblicato da su 02/04/2012 in Lavoro, Rant

 

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5 risposte a “[Rant] “C’è a chi piace scrivere gratis” (ma a me no)

  1. coscienza92

    14/04/2012 at 8:07 pm

    Purtroppo vero. Da giornalista wannabe trovo paradossalmente parecchio facile far pubblicare l’articolo, ma venire pagato… nel migliore dei casi fanno orecchie da mercante, nel peggiore, tanti saluti alla collaborazione :P
    L’unica è forse ottenere qualche stage che sia minimamente retribuito a livelli di “bovero scrittore negro” urge qualche strizzata d’occhio/ arguta raccomandazione. Insomma, un maledetto circolo vizioso.

    Scusami il rant, ma di rado mi sono trovato così d’accordo con un articolo, anche se a malincuore.

     
    • bakakura

      14/04/2012 at 8:22 pm

      Ciao e scusa per il commento in moderazione, d’ora in avanti non dovrebbe succedere più ;-)
      Non scusarti per il rant: dopotutto, anche l’articolo lo è :-D Il dramma del giornalismo è che è in corso una guerra fra poveri, a chi si fa pagare di meno, e a risentirne sono le carriere e la qualità del servizio. Con somma gioia degli editori bovini per cui “spendere di meno” è l’essenza del “fare impresa”.

       
      • coscienza92

        14/04/2012 at 8:33 pm

        Figurati ^_^ Sto quasi vagliando l’idea di scrivere solo in inglese e provare sui giornali esteri; magari ci si mette tre/ quattro giorni anche solo per scrivere su un articolo, ma almeno vieni considerato un minimo più seriamente :P

         
        • bakakura

          14/04/2012 at 8:55 pm

          E invece è successo ancora D: Adesso provo a dare un’occhiata ai settaggi di WP. In ogni caso, se trovi qualcosa fai il bravo e segnalalo anche al tuo amico baka, vah :D

           
  2. Silvia Schwa

    17/04/2012 at 1:08 am

    Qualche anno fa volevo fare la giornalista, avevo pure fatto uno stage (gratis)…poi sono stata bloccata da altro, come gli innumerevoli cavilli per fare l’esame e poi per poter sperare di farsi pagare. Oltre al fatto che mi sono disinnamorata della professione perchè ogni volta che facevo un’intervista stavo male per troppa empatia con la gente. Alla fine per me per imparare bastano pochi mesi, il resto è tutta esperienza da fare.

    Cmq un’altra cosa contribuisce a svilire le professioni creative sono iniaziative come questa,http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/11/repubblica-it-recluta-filmmaker-da-5-euro-a-video/203641/ , far fare il lavoro ai cittadini invece di pagare le trasferte ai professionisti, è una prassi che sta mietendo molte vittime nel campo della fotografia (era diventato famoso in questo senso il concorso della Leica).

    Cmq bell’intervento, lo consiglierò alle molte persone che non sanno cosa significhi fare il giornalista.

     

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