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Chi bene incomincia, bene prosegue

19 Mar

Un altro articolo che ho scritto per Sognando Leggendo, qui riproposto ai lettori del blog. ^_^

L’incipit, ossia le prime righe di un romanzo, è uno strumento fondamentale, per lo scrittore, con cui procurarsi nuovi lettori. Sono quelle poche righe, infatti, a decidere in molti casi l’acquisto o meno dell’opera: dopotutto, l’inizio di un romanzo dice molto sullo stile dell’autore e la sua capacità di catturare l’attenzione. A differenza di un film, nel cui caso gli spettatori hanno pagato il biglietto prima di sedersi, chi legge un incipit fatto male può semplicemente chiudere il libro e andarsene, con buona pace dell’autore. Un romanzo altrimenti buono può essere penalizzato da un incipit scadente.

Un buon incipit possiede due qualità fondamentali:

  1. Presenta il romanzo nella sua unicità.
  2. Incuriosisce il lettore, facendogli porre delle domande.

Presentare il romanzo nella sua unicità significa far capire al lettore di cosa parlano le centinaia di pagine a venire e cosa c’è di diverso, in quest’opera, rispetto alle migliaia che trattano lo stesso tema. Non è solo una questione di argomento: devono essere evidenti anche gli elementi di atmosfera e di stile che rendono il romanzo qualcosa di unico.

Una selezione di incipit tratti da romanzi a caso. Le differenze sono evidenti, no?

Incuriosire il lettore, facendogli porre delle domande, significa inserire nell’incipit alcune informazioni interessanti, ma incomplete: il lettore sarà spinto a proseguire per cercare nel testo le risposte alle domande che questa tecnica produce nella sua mente. Le domande non devono per forza ricevere risposta nel corso del romanzo; l’importante è che catturino l’attenzione del lettore, in modo che si ritrovi invischiato nella storia prima ancora di accorgersene.

Uno degli incipit migliori mai scritti, da entrambi i punti di vista, è quello de “L’ultimo cavaliere” di Stephen King:

               “L’uomo in nero fuggì nel deserto e il pistolero lo seguì.”

Queste poche righe ci dicono tutto il necessario: si tratta di un romanzo avventuroso (ci sono un pistolero, un deserto e un inseguimento: che altro potrebbe essere?) i cui protagonisti sono un uomo in nero e un pistolero. Quest’ultimo deve odiare sul serio il suo antagonista, per seguirlo fin dentro a un luogo così terribile.
Eppure, l’incipit ci lascia pieni di interrogativi: chi è quest’uomo in nero e perché fugge proprio nel deserto? Chi è il pistolero e cosa lo spinge a inseguire l’uomo in nero? Un singolo paragrafo di un singolo periodo attrae l’attenzione del lettore come un magnete, dimostrando che l’autore ci sa fare.
Lo stile è secco, sintetico, senza fronzoli.

Un altro esempio di maestria nell’uso dell’incipit è “Cent’anni di solitudine” di Gabriel Garcia Marquez:

 ”Molti anni dopo, di fronte al plotone di esecuzione, il colonnello Aureliano Buendia si sarebbe ricordato di quel remoto pomeriggio in cui suo padre lo aveva condotto a conoscere il ghiaccio.”

Il romanzo si apre con un immagine violenta (quella di un uomo che sta per affrontare la morte), ma subito passa a una scena tranquilla: un ragazzo che, sotto l’ala del padre, scopre un elemento del mondo. L’accostamento di queste immagini crea un contrasto fortissimo, che non può non suscitare curiosità; esso, inoltre, suggerisce un uso disinvolto e magistrale del linguaggio e porta il lettore a chiedersi perché il colonnello Buendia sia stato condannato alla fucilazione e cosa c’entri il ghiaccio in questa storia.
Dopodiché, una volta iniziato, il romanzo non si abbandona fino alla fine.

Il buon incipit incatena il lettore!

Alcuni, basandosi sul concetto di “situazione iniziale” tipico delle favole, utilizzano un espediente simile a quello che nel cinema si chiama “presentazione ritardata”: il protagonista e/o l’argomento del romanzo non sono introdotti subito, ma l’opera inizia in modo “insospettabile” e solo dopo si scopre il “vero” argomento.
Un esempio è l’incipit di “Storm Front” di Jim Butcher, che traduciamo per voi (essendo il romanzo ancora inedito in Italia:(

 “Sentii il postino che si avvicinava alla porta del mio ufficio, mezzora prima del solito. Il rumore non era quello giusto. I suoi passi erano più pesanti, più vivaci, e fischiettava. Uno nuovo. Fischiettò fino alla porta del mio ufficio, poi rimase in silenzio per un attimo. Poi rise.

Poi bussò.

Trasalii. La mia posta passa per la buca delle lettere a meno che non sia raccomandata. Mi arrivano davvero poche raccomandate e non portano mai buone notizie. Mi alzai dalla sedia nel mio ufficio e aprii la porta.”

Questo incipit dice qualcosa: un postino nuovo vede la targa sulla porta dell’ufficio del protagonista e scoppia a ridere. Il lettore, però, dopo tre paragrafi ancora non sa di cosa parla il romanzo, né cosa abbia di speciale il protagonista. Non lo scoprirà fino a pagina tre, che inizia con questo paragrafo:

“Il mio nome è Harry Blackstone Copperfield Dresden. Pronunciatelo a vostro rischio e pericolo. Sono un mago. Lavoro in un ufficio in centro a Chicago. Per quanto ne so, sono l’unico mago professionista dichiarato del Paese. Potete trovarmi sulle Pagine Gialle, sotto la voce “Mago”.”

Un vero mago che ha un ufficio in centro ed è sulle Pagine Gialle? Questo è di sicuro più interessante della posta. Il problema, appunto, è che la parte interessante viene dopo e l’incipit, tutto sommato, non dice molto; di sicuro non colpisce il lettore quanto avrebbe fatto il paragrafo di cui sopra, posto a inizio romanzo. La “presentazione ritardata” può essere efficace quando il contrasto fra le aspettative create dall’incipit e la realtà del romanzo è forte e viene presentato rapidamente, ma è una tecnica difficile da padroneggiare e in molti casi non efficace quanto un incipit intenso.

Dopo aver scritto l’incipit di un romanzo, dunque, è bene chiedersi due cose:

  1. Leggendo queste righe si capisce cosa distingue il mio romanzo da tutti gli altri?

  2. Queste righe suscitano curiosità e dubbi sul resto della narrazione?

Se la risposta a entrambe le domande è “sì”, congratulazioni: avete scritto un buon incipit.

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11 commenti

Pubblicato da su 19/03/2012 in Consigli per scrittori, Letteratura

 

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11 risposte a “Chi bene incomincia, bene prosegue

  1. giullina

    19/03/2012 at 6:02 pm

    Il mio incipit preferito è di Wyndham, da Day of the Triffids:

    “When a day that you happen to know is Wednesday starts off by sounding like Sunday, there is something seriously wrong somewhere.”

     
    • bakakura

      19/03/2012 at 6:06 pm

      Carino, anche se molto raccontato e poco mostrato ^_^ Come prosegue?

       
      • giullina

        19/03/2012 at 6:42 pm

        John Wyndham — “The Day of The Triffids”

        THE END BEGINS
        When a day that you happen to know is Wednesday starts off by sounding like Sunday, there is something seriously wrong somewhere.

        I felt that from the moment I woke. And yet, when I started functioning a little more smartly, I became doubtful. After all, the odds were that it was I who was wrong, and not everyone else-though I did not see how that could be. I went on waiting, tinged with doubt. But presently I had my first bit of objective evidence-a distant clock stuck what sounded to me just like eight. I listened hard and suspiciously. Soon another clock began, on a hard, decisive note. In a leisurely fashion it gave an indisputable eight. Then I knew things were awry.

        The way I came to miss the end of the world-well, the end of the world I had known for close on thirty years-was sheer accident: like a lot of survival, when you come to think of it. In the nature of things a good many somebodies are always in hospital, and the law of averages had picked on me to be one of them a week or so before. It might just as easily have been the week before that-in which case I’d not be writing now: I’d not be here at all. But chance played it not only that I should be in hospital at that particular time, but that my eyes, and indeed my whole head, should be wreathed in bandages-and that’s why I have to be grateful to whoever orders these averages. At the time, however, I was only peevish, wondering what in thunder went on, for I had been in the place long enough to know that, next to the matron, the clock is the most sacred thing in a hospital.

        A un’occhiata veloce, qui c’è il testo completo: http://arthursclassicnovels.com/wyndham/triffids.html

         
  2. PlatinumV

    20/03/2012 at 4:18 pm

    Ehi, non si era detto “più foto di bei maschioni discinti”? Guarda che se non mantieni, scateno una rivolta delle lettrici del blog!!!
    V

    PS: considerato che gli stormtroopers dovrebbero essere tutti cloni, che il secondo da sx della prima riga sia di 20cm più basso, stona un po’!

     
    • bakakura

      20/03/2012 at 4:22 pm

      Ci sono incipit lunghi e incipit brevi, ma nella stragrande maggioranza dei casi si assomigliano tutti U_U

      P.S. Gli stormtrooper originali erano cloni; non so se poi abbiano proseguito con tale pratica oppure abbiano anche reclutato umani “normali”.

       
      • PlatinumV

        20/03/2012 at 4:25 pm

        Niente scuse: inizia a postare i maschioni o noi lettrici ti mettiamo a ferro e fuoco il dominio! x-(
        V

         
        • Steamdoll

          28/03/2012 at 7:37 pm

          Io sto con Platinum.

           
          • bakakura

            31/03/2012 at 5:16 pm

            Non sapevo fossi lesbica, bambolotta :-P
            (lesbiche *_*)

             
  3. Cary

    16/04/2012 at 10:59 am

    Bell’articolo, era da un po’ che volevo scriverlo ma non c’ero ancora riuscita^^ Sono una lettrice che segue in silenzio, ti ho trovato cercando armature da donna ( XDDD )

     
    • bakakura

      16/04/2012 at 11:04 am

      Le armature da donna rullano U_U

       
      • Cary

        16/04/2012 at 11:25 am

        già, peccato ci sia la mania dei costumi da bagno in metallo alla D&D..infatti ho fatto tesoro delle immagini che hai messo in quell’articolo. scusa l’ot!

         

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