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Il concorso in cui vince l’editore

10 Dic

Importante: Il primo risultato di Google per il nome della casa editrice menzionata nell’articolo puzza di malware lontano un miglio, al punto che il motore di ricerca stesso consiglia di filtrarlo. Evitatelo. Gli altri, invece, sono legittimi.

Che i concorsi letterari, in Italia, siano per il 99% deiezioni e per lo 0,9% semplici boiate lo sapevano anche le tapparelle di casa mia. Mai, però, mi era capitato di imbattermi in un concentrato sì sublime di coprofilia concorsesca come questo “bando” apparso qualche giorno fa su aNobii. Il solo fatto che si autodefinisca “Premio Internazionale […] riservato agli autori di lingua italiana”, o che qualcuno possa chiamare “romanzo” un massimo di 100 pagine in A5, è garanzia di lulz spinto. Trattandosi di un bando piuttosto lungo, nell’articolo riporterò solo le parti più interessanti o necessarie alla comprensione del discorso.

Il concorso prevede cinque categorie, tutte con tema libero:

A) Racconti inediti

B) Poesie e/o Haiku inediti

C) Silloge inedita (raccolta di poesie)

D) Romanzi inediti

E) Opere edite

È inutile che cerchiate le informazioni riguardanti la selezione dei vincitori, perché non ce ne sono (a esclusione della categoria C, nel qual caso sono talmente ilari da meritare un discorso a parte). Gli autori pagano, spediscono il racconto o il romanzo e chi si è visto si è visto. Ci sono riferimenti a una fantomatica “commissione” (termine che appare una sola volta nel bando) e ad alcune “giurie” (termine che ricorre due volte), di nessuna delle quali sono note la composizione o il modo in cui lavorano. Non si sa se si tratta di giurie popolari o di esperti, se c’è una prima scrematura delle opere inviate o se ciascun giudice le legge tutte… niente. Mancando completamente ogni genere di trasparenza, potrebbe anche esserci una sola persona che decide i vincitori estraendo i nomi a caso e i partecipanti non ne saprebbero nulla. Naturalmente questa è pura fantasia e, nel caso l’unico premio in denaro (sì, ce n’è uno solo, nonostante all’inizio ci sia scritto “premi”) dovesse andare al cugino del migliore amico dell’editrice, siamo certi che si tratterebbe di un caso.

Il termine "ostracismo" deriva dal greco "ostracon", un coccio su cui si scriveva il nome di qualcuno da esiliare. I cocci venivano buttati dentro un vaso, da cui se ne estraeva uno a caso; a chi toccava, toccava. Potrebbe essere un'ottima modalità per selezionare i vincitori dei concorsi letterari

In fondo all’articolo 2 è precisato che “le somme ricavate [attraverso le quote di iscrizione] saranno interamente finalizzate a copertura spese”… il che è quantomento bizzarro, visto che solo per la categoria E è previsto un premio in denaro (per il solo primo classificato e di ammontare non noto) e, nel caso di targhe e diplomi, i vincitori devono venirseli a prendere o farseli spedire a proprio carico (inoltre, come specificato all’art. 7, se avete vinto il fantomatico premio in denaro e non volete spendere soldi per andare nonsisadove a ritirare una cifra che non sapete manco se basterà a compensare le spese del viaggio, l’editore lo tiene per sé). Quali spese si dovrebbero coprire? Quelle per l’aria condizionata in casa della proprietaria della casa editrice, forse? Leggere questa parte mi ha fatto venire in mente la volta in cui, entrato nel consiglio direttivo di un’associazione culturale, scoprii che la precedente amministrazione si era pagata una cena al miglior ristorante giapponese di Brescia mettendo a bilancio la spesa come “acquisto materiale di cancelleria”… “^_^

Il procedimento con cui verrebbero selezionati i vincitori della categoria C (raccolte di poesie) è così splendidamente malvagio da meritare di essere citato per intero:

Dopo una prima valutazione da parte della giuria, saranno scelte quelle poesie ritenute validi ai fini di una pubblicazione. Queste saranno pubblicate in un antologia, successivamente inviata ai partecipanti a prezzo di copertina scontato, questi – attraverso un modulo inserito all’interno dell’antologia – dovranno segnare i nominativi dei poeti che avranno apprezzato maggiormente. Il primo classificato vincerà la pubblicazione gratuita di un proprio libro di poesie di 52 pagine di cui tre copie gratuite verranno consegnate all’autore. Il secondo classificato vincerà la pubblicazione gratuita di un proprio libro di poesie di 42 pagine di cui due copie gratuite verranno consegnate all’autore. Il terzo classificato vincerà la pubblicazione gratuita di un proprio libro di 32 pagine di cui una copia gratuita verrà consegnata all’autore.

Geniale! Perché ricompensare dei giurati quando si può fare in modo che siano gli autori a pagare per fare lo stesso mestiere? E non è tutto:

I partecipanti potranno acquistare più copie dell’antologia, sempre a prezzo scontato, da distribuire ad amici, parenti e conoscenti in modo da raddoppiare la possibilità di vincita delle proprie Opere.

Come ho fatto a non pensarci prima io? In questo modo si fanno soldi con le quote di iscrizione, soldi obbligando i partecipanti all’acquisto del materiale necessario per avere una minima probabilità di vincere, soldi per migliorare la suddetta probabilità, e tutto in cambio della pubblicazione di tre antologie che posso tranquillamente stampare in un totale di sei copie. Semplicemente perfetto!

Autore di poesie in procinto di presentare la propria opera al concorso

Anche i premi per le categorie A (racconti inediti) e D (romanzi inediti) non mancano di originalità. Nel primo caso si possono vincere una “Targa o Trofeo” (si estrae a sorte? l’autore viene bendato e deve scegliere il suo premio senza poterlo vedere?) e la segnalazione dell’opera non si sa a chi, oppure una “pergamena personalizzata” (presumibilmente con questa faccia e la scritta “[Nome del vincitore], umad?”) o degli splendidi attestati che certificano le ridotte capacità mentali di chi si fa abbindolare da un concorso del genere. Gli aspiranti romanzieri possono invece mirare alla “pubblicazione gratuita della propria Opera dalla casa editrice Butterfly Edizioni” (probabilmente avevate già intuito che si tratta di editore a pagamento) oppure alla “possibilità di pubblicare un proprio libro con un minimo di acquisto copie (50) scontate del 15% con regolare contratto di edizione” (anche qui, genialata: si vince la possibilità di pagare! Incredibile!). Naturalmente, “l’operato della commissione e delle giurie è insindacabile ed inappellabile”.

Il modo in cui è scritto l’intero bando mostra una visione talmente avanzata della grammatica e della sintassi che, devo ammetterlo, la mia povera e debole mente ha fatto fatica in alcuni punti ad afferrarne il significato. Ma voialtri là fuori, non scoraggiatevi! Prendete il coraggio a quattro mani e il portafogli a due, e gettatevi dal dirupo imboccate la strada verso il successo!

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7 commenti

Pubblicato da su 10/12/2011 in Letteratura

 

7 risposte a “Il concorso in cui vince l’editore

  1. PlatinumV

    13/12/2011 at 10:45 am

    o.O
    Che, ti spiace se lo linko nel mio blog?
    V

     
    • bakakura

      13/12/2011 at 10:46 am

      Certo che no! Il CC è lì apposta ;-)

       
  2. Werehare

    13/01/2012 at 11:57 am

    LOL, meraviglioso. Mi sa che anche io segnalo da qualche parte xD

     

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