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Siate come Kirk

29 Nov

Questo mio articolo è apparso il 23 novembre 2011 su Sognando Leggendo. Lo ripropongo a tutti voi in forma riveduta e corretta. ^_^

State scrivendo l’ultima scena del vostro romanzo, quella in cui la protagonista affronta il suo nemico per l’ultima volta. Avete l’impressione che le vostre mani siano possedute, mentre battono sulla tastiera e narrano di come la spada di Lei squarcia la corazza del malvagio e gli spacca il cuore. È un momento catartico, fortissimo, il culmine emotivo del vostro romanzo. Una settimana dopo la pubblicazione, qualcuno dimostrerà come sia una cazzata apocalittica.

Prima di procedere, un avviso ai naviganti: dire “qualcuno” e dire “metà dell’universo”, nell’era telematica, è grossomodo la stessa cosa. Pensare che l’opinione di una sola persona non conti nulla è stupido, sopratutto quando può diffondersi a macchia d’olio e trovare grande supporto. Ma non è di questo che dovreste preoccuparvi: se siete lo scrittore dell’esempio, avete infranto il vostro patto con il lettore, lasciando che la vostra supponenza si sostituisse a una ricerca seria e approfondita.

Non ho descritto l'abbigliamento della fanciulla, ma da bravo autore fantasy avevo in mente questo!

Nel suo libro L’ultima lezione, scritto mentre il cancro lo stava uccidendo, Randy Pausch racconta di quando conobbe William Shatner, l’attore che interpretò il capitano Kirk in Star Trek. Pausch descrive Shatner come “a man who knew what he didn’t know, was perfectly willing to admit it, and didn’t want to leave until he understood”. Questa descrizione, quella di un uomo che Pausch definisce “eroico” (lui che stava lottando contro una malattia mortale!), coincide con l’attitudine che dovrebbe avere uno scrittore: ci si approccia alla materia di cui si scrive conoscendone poco o nulla e ci si documenta fino a quando non si è in grado di scriverne in modo serio e informato. Questo non significa che uno scrittore di fantasy debba diventare un esperto di rango accademico in storia medievale, metallurgia e scherma storica; significa, tuttavia, che deve sapere cosa succede quando una spada colpisce una lastra di metallo angolata spessa due millimetri. Documentarsi è un atto di rispetto nei confronti del lettore, che vi paga con soldi veri e ha tutto il diritto di esigere un lavoro vero in cambio. È anche un atto di rispetto nei confronti della vostra opera: si può prendere un anello di ferro, coprirlo di vernice dorata e incastonarci un pezzo di vetro, ma il risultato non sarà mai bello quanto un vero anello con solitario. E voi volete la cosa vera.

Detto questo, il mio consiglio per quando dovete fare una ricerca di questo tipo è: non andate troppo a fondo. Se volete narrare un duello, è importante che impariate come si usano le spade, ma non è necessario conoscere l’esatta composizione dell’acciaio delle lame del IX secolo dopo Cristo, né derivarne la probabilità percentuale che una lama si spezzi colpendo una pietra. Gli scrittori hanno ancora il diritto a prendersi delle licenze drammatiche, per cui la spada si romperà o meno a seconda di quale evento vi pare migliore dal punto di vista drammatico. D’altro canto, lasciatevi incuriosire: se, cercando informazioni su un argomento, vi capita di imbattervi in articoli o testi correlati che trattano argomenti di nicchia, provate a darci un’occhiata. Qualche tempo fa, mentre mi stavo documentando sulle armi da fuoco, ho trovato una guida (ovviamente pubblicata negli Stati Uniti) sul portare armi nascoste; l’ho letta per curiosità e ci ho trovato un sacco di spunti, nonché le soluzioni a un paio di problemi che avevo incontrato quando avevo tentato di scrivere un romanzo in cui il protagonista aveva necessità di girare armato (e io non avevo la minima idea di come avrebbe potuto nascondere una pistola). Se avessi ignorato la mia curiosità e mi fossi limitato a leggere libri che parlano di armi in senso stretto, avrei perso un’ottima occasione e quel romanzo non sarebbe mai stato scritto; a dire il vero non lo è ancora stato, ma ho superato uno degli scogli più importanti.

"Non me ne andrò finché non avrò saputo tutto di questa... uh... palla!" Bravo Kirk!

La documentazione è un processo divisibile in tre fasi, a ciascuna delle quali corrisponde una diversa consapevolezza: sapere di non sapere, sapere cosa cercare e saper leggere quello che si ha trovato.

In primo luogo, lo scrittore deve essere capace di ammettere la propria ignoranza. Mentre scrivete, dovreste chiedervi continuamente: “ho una preparazione su quello di cui sto scrivendo? Quanto mi sto basando sulle mie conoscenze e quanto sto inventando di sana pianta?” Se la risposta all’ultima domanda è qualunque cosa diversa da “molto e niente”, è tempo di andare alla ricerca di documenti (libri, articoli, ecc) su cui basare la vostra opera. Questa è la consapevolezza più difficile da raggiungere, perché a molti sembra pericolosamente vicina a un’ammissione di debolezza; e in un certo senso lo è, ma non del tipo vergognoso. Anche le persone più intelligenti, prive delle basi teoriche, possono commettere degli errori quando si tratta di scrivere una storia: documentarsi consente di applicare la propria intelligenza in modo produttivo.

Cosa deve cercare lo scrittore? La tentazione sarebbe quella di aprire Wikipedia, leggere quanto scritto lì sopra e mettersi il cuore in pace. Purtroppo, il suo essere aperta alle modifiche da parte di chiunque la squalifica come fonte affidabile: le informazione inserite non sono sottoposte ad alcun vaglio o, se lo sono, chi valuta non è uno studioso qualificato, ma una persona comune. Wikipedia può essere un punto di partenza, soprattutto come fonte bibliografica: andate in fondo agli articoli e guardate le sezioni “Bibliografia” e “Collegamenti esterni”, segnatevi quei titoli e date un’occhiata a quelle pagine web. Per quanto riguarda i libri, abbiate cura di leggerne almeno due o tre sull’argomento che vi interessa, in modo da confrontare i pareri degli autori e non rischiare di basare il vostro lavoro su quello di un ciarlatano deriso da tutti (può capitare, sopratutto per chi si approccia per la prima volta a un argomento che non gli è noto). Gli articoli sul web sono più difficili da valutare, sopratutto perché, come nel caso di Wikipedia, c’è poco o nessun controllo sul loro contenuto; per questo è meglio non usarli come fonti uniche di informazione e, sopratutto, preferire quelli che contengono una bibliografia e/o citano di frequente le loro fonti (indice del fatto che l’autore si è documentato a sua volta).

Sembra superfluo dirlo, ma lo diciamo lo stesso: non sono assolutamente fonti affidabili le opere di immaginazione, come film e romanzi, nemmeno quando sono autobiografiche o raccontano fatti realmente accaduti. Persino chi ha vissuto gli eventi in prima persona può avere una visione parziale o errata di essi (ad esempio, un soldato che definisce “precisa” un’arma che non lo è, sottovalutando le proprie doti di tiratore), mentre le opere di fantasia sono spesso piuttosto “elastiche” dal punto di vista della rappresentazione della realtà.

Soprattutto, non considerate i romanzi che parlano di mezzelfe emo dal baricentro inverosimile

Una volta raccolto un quantitativo sufficiente di fonti, bisogna leggersele. È una cosa che va fatta con attenzione, prendendo appunti e segnandosi i passi più interessanti: facendo altrimenti, si rischia di leggere molto senza assimilare niente. Resistete alla tentazione di saltare i brani che vi sembrano meno interessanti, perché potrebbero contenere informazioni cruciali (non tutti i saggisti sono bravi a mettere in evidenza i fatti principali). Una volta terminata la lettura delle opere che avete trovato, ricominciate dalla prima e rileggetele tutte almeno una volta: troverete che qualcosa vi era sfuggito, oppure che l’ultimo articolo letto vi ha illuminato su qualcosa che c’era scritto nel primo libro. Provare per credere.

Documentarsi può sembrare un processo lungo e tedioso, e per un’ottima ragione: lo è. Ma è anche una pratica estremamente utile per due motivi. In primo luogo, un racconto o un romanzo documentati hanno una base concreta, reale, in cui gli spettatori possono identificarsi (per non parlare delle curiosità, scoperte durante la documentazione, che avrete incluso e che susciteranno il loro stupore); in secondo luogo perché fa dello scrittore una persona più colta, che è sempre un bene.

Quando scrivete un racconto, un romanzo o un articolo, siate come il capitano Kirk. Documentatevi!

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13 commenti

Pubblicato da su 29/11/2011 in Consigli per scrittori, Letteratura

 

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13 risposte a “Siate come Kirk

  1. Talesdreamer

    29/11/2011 at 2:59 pm

    Ho capito quanto fosse bello documentarsi seriamente quando vidi la faccia della signora seduta accanto a me durante un viaggio in treno. Leggevo una biografia di Rasputin ed ella mi chiese, con aria allucinata: “ma è una cosa per scuola? °____°”
    Priceless.

     
    • bakakura

      29/11/2011 at 5:11 pm

      E qual era questo lavoro per cui ti sei documentata? *me curioso*

       
  2. crysalis88

    29/11/2011 at 4:37 pm

    Sono arrivata sul tuo blog per caso ieri cercando immagini di armature femminili e, devo dire, mi è molto piaciuto come scrivi e il modo in cui imposti i tuoi articoli. :-)
    Specialmente, approvo molto quello che hai scritto in questo articolo…. anche se, purtroppo, “informarsi” è una parola di cui la maggior parte degli “scrittori” o aspiranti tali disconosce il significato, e, tra guerriere in topless, spade dalle impugnature masochistiche che compiono evoluzioni pazzesche e muri che si deformano quando qualcuno gli viene sbattuto contro, stanno veramente stuprando il genere… io amavo il fantasy e ormai lo leggo solo quando ho voglia di coltivare la mia cultura del trash -o-
    Saluts.

     
    • bakakura

      29/11/2011 at 5:12 pm

      Non smettere di leggere fantasy! Piuttosto, cerca il fantasy buono… è un po’ come con la droga *_*

       
      • crysalis88

        29/11/2011 at 6:09 pm

        Ah ma quando lo trovo lo leggo xD sta proprio nel “trovarlo” il problema… ma si fa quel che si può ;-)

         
  3. Talesdreamer

    30/11/2011 at 1:16 am

    @bakakura: leggevo vite di gente bizzarra per un romanzucolo ucronico in lavorazione. Rasputin non era inizialmente previsto nei miei piani, ma il ritrovamento di una sua ottima biografia a 5 euro in un mercatino dell’usato mi ha convinto a riconsiderare la cosa.
    Sapevi che Rasputin considerava i dolci la peggiore delle perversioni e non li mangiava mai? È probabilmente per questo che durante il suo tentato assassinio non riuscirono a ucciderlo con il veleno: l’avevano messo quasi tutto in dei pasticcini, che lui rifiutò.
    *sfoggia la sua collezione di aneddoti inutili*

     
    • bakakura

      30/11/2011 at 1:18 am

      Interessante! ^_^

       
    • Amnell

      30/11/2011 at 7:20 pm

      OT: @Talesdreamer, mi diresti il titolo di questa biografia, per favore? Sono proprio curiosa di approfondire su Rasputin. :)

       
      • Talesdreamer

        02/12/2011 at 11:07 pm

        Perdona il ritardo, Amnell, ma ritrovare il tomo nel casino generale della libreria non è stato semplice. La biografia che ho letto è Rasputin – la vera storia del contadino che segnò la fine di un impero, di Edvard Radzinskij. Ho un’edizione del 2000 che era stata data in allegato con Il Giornale, non so se sia stata mai ristampata.

         
        • Amnell

          03/12/2011 at 2:11 pm

          Grazie infinite, e scusa tu per il disturbo. Si trova, si trova. :P

           
  4. Werehare

    13/01/2012 at 11:53 am

    Un altro articolo che finirà nella mia sfigosa Mappa Esordienti ASAP U_____U

     
    • bakakura

      13/01/2012 at 12:54 pm

      Dovresti mettere un link all’articolo in un widget di testo, oppure segnalare gli aggiornamenti, oppure rischia di rimanere sepolto XD

       
      • Werehare

        14/01/2012 at 12:48 pm

        Ecco, devo imparare a segnalare gli aggiornamenti. Farò °O°

         

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