RSS

Davvero davvero?

25 Nov

Davvero è un fumetto sceneggiato da Paola Barbato e disegnato da alcuni autori italiani. Nelle parole dell’autrice, tratte dal sito del progetto:

Da tempo ne parlavo con Mauro Marcheselli, ci chiedevamo perché in Italia nessuno tentasse di scrivere una serie intimista, romantica, di formazione, uno shojomanga ma ambientato qui, nel bel paese con tutte le sue magagne. Secondo noi era un errore non tener conto di tutti i lettori amanti di quel genere. Perché nessuno offriva loro un prodotto seriale simile ma ambientato in Italia? Qualcosa che parlasse della vita di tutti i giorni, l’amore, l’amicizia, i rapporti con i genitori, le esperienze, la conoscenza di sé stessi, il dolore… La realtà, insomma. Una storia sulle cose vere.

Il webcomic segue le vicende di Martina Ferrari, 19enne di Brescia (toh, siamo conterranei!), studentessa universitaria in piena crisi esistenziale. Finora sono state pubblicate tre puntate di sei tavole ciascuna, che mostrano la ragazza alle prese con i problemi della vita di tutti i giorni (causati, in massima parte, dal suo pessimo carattere).

L’idea dietro Davvero non è una novità: come dice Barbato, è una cosa che all’estero (sopratutto in Giappone) si fa da diverso tempo, ma che in Italia fatica a prendere piede per via del tradizionalismo della nostra editoria (dove l’editore non è “imprenditore” nel vero senso del termine, cioè una persona che accetta dei rischi con la prospettiva del profitto, ma preferisce tenere il culo ben appoggiato sulla poltrona e andare solo a colpo sicuro). L’autrice ha così deciso per la via del webcomic, ed è una scelta che mi piace molto: la pubblicazione sul web ha un pubblico potenziale molto ampio (compreso chi, di solito, non legge i fumetti) e costi assai contenuti. Inoltre, l’assenza di un editore assicura agli artisti il controllo completo della loro opera e, di conseguenza, contribuisce a scongiurare l’omologazione e a spingere verso l’originalità.

La prima apparizione di Martina. Notare il fanservice ^_^

Per quanto riguarda il fumetto vero e proprio, i disegni sono molto interessanti. Essendo opera di persone diverse, l’uniformità non è eccessiva, ma sono riusciti a fare un buon lavoro, evitando che i personaggi siano irriconoscibili quando passano da una penna all’altra (sì, disegnatori di Volto Nascosto, sto parlando con voi!); cosa più importante, nessuno dei disegnatori fa schifo, cosa che non si può dire di gente che ancora lavora a livello professionale (sì, Roberto Diso, sto parlando proprio di te).

Davvero, purtroppo, ha un problema molto grave a livello narrativo: la sua premessa è implementata malissimo. Martina non è una persona “qualunque”, in cui tutti si possano identificare: certo, non ha il viso più affascinante del mondo, ma è bionda, magra e con un bel sedere. Ha il futuro assicurato, perché entrambi i suoi genitori sono imprenditori (“[Se Martina molla l’università], finisce o in ditta col padre o in agenzia con la madre”), e quando suo padre la caccia di casa lo fa regalandole ventimila euro, che è poco meno di quanto uno dei miei genitori (insegnanti a fine carriera) guadagna in un anno. Quanti giovani “veri” possiedono tutti questi privilegi? Uno su diecimila? Uno su centomila? Quello che succede “davvero” a Brescia e nel resto dell’Italia è che un terzo dei giovani dell’età di Martina o più vecchi non ha lavoro, non ha genitori che potrebbero assumerli nelle loro aziende e non ha modo di recevere “incentivi” da ventimila euro. E, se hanno problemi coi genitori, se li devono tenere, perché non hanno la possibilità di andare a vivere altrove. A differenza di Martina. Un’analogia per chiarire quanto sia assurdo, nel contesto, il background della protagonista: sarebbe come se Pasolini, per rappresentare la “vita di borgata” della Roma dei suoi tempi, avesse scelto di puntare i riflettori su una famiglia della media borghesia, per di più di buona tradizione (Martina si riferisce ai frequentatori di Cortina come a “cafoni arricchiti”, il che implica che i soldi della sua famiglia siano “vecchi”).

Parlando della protagonista: è insopportabile e poco credibile dal punto di vista caratteriale. Nella sua vita non ci sono problemi: è lei che se li crea, probabilmente per dare all’autrice qualcosa di cui scrivere. Tanto per cominciare, non si capisce perché dovrebbe avercela con i propri genitori: sua madre non si accorge nemmeno dello sgarbo con cui lei la tratta e l’atteggiamento del padre è giustificato da quello della figlia (anzi, da come la tratta sembra genuinamente preocupato per lei). Il corso di laurea che frequenta non le piace, ma non sembra che i suoi genitori l’abbiano costretta a intraprenderlo (anche se, da questo punto di vista, il dialogo con il padre nella terza puntata è ambiguo). Per concludere, Martina ha un mucchio di amici. Che ha per essere tanto incazzata?

Capricci come questi li facevo anche io... a quindici anni. Martina ne ha diciannove

I tonti “intimisti” prospettati nelle parole dell’autrice che ho citato non si trovano da nessuna parte e la stessa definizione di “manga italiano”, con cui l’autrice si riferisce al progetto, non ha senso: il manga è un’istituzione tipica della cultura giapponese, a cui Davvero non assomiglia né per lo stile né per i contenuti. Certo, può darsi che “manga” colpisca di più i gggiovani e abbia una visibilità maggiore sui motori di ricerca…

Per lo stesso motivo, mi convincono poco le immagini pin-up raccolte nella pagina Facebook del progetto, a cominciare dall’avatar in alto a sinistra che mostra una protagonista abbellita e più pettoruta di quanto appare nel fumetto (guarda caso, la scritta è proprio a quell‘altezza). Che senso ha mostrarla sorridente o ammiccante, se nel fumetto ha perennemente il muso? Capirei se si trattasse di un personaggio più sfacettato e “multiforme”, come la Gea di Luca Enoch, ma qui siamo di fronte a un blocco di ossidiana vestito da festa. Per carità, ognuno ha il diritto di pubblicizzarsi come gli pare, ma secondo me farlo così è scorretto (e potenzialmente controproducente: una Martina ringhiante o rappresentata nell’atto di mandare al diavolo il mondo sarebbe stata più appetibile per il pubblico dei suoi simili, ovvero i giovani che fanno i ribelli ma frequentano le scuole più prestigiose finanziati da papà).

Credo che continuerò a seguire Davvero, un po’ per curiosità e un po’ per vedere se i miei dubbi troveranno risposte. Al momento, però, la mia opinione è abbastanza negativa. C’è da dire che le “puntate” di Davvero sono davvero brevissime rispetto a un fumetto normale (a cui di solito dò tre numeri per convincermi), quindi può darsi che, una volta che gli artisti avranno finito di illustrare la prima infornata di sceneggiature, Barbato si accorgerà che qualcosa non va e prenderà provvedimenti. Staremo a vedere.

Annunci
 
2 commenti

Pubblicato da su 25/11/2011 in Fumetti

 

Tag: , , , ,

2 risposte a “Davvero davvero?

  1. Talesdreamer

    25/11/2011 at 12:22 am

    L’unica tavola che hai postato mi suscita solo sentimenti di violenza nei confronti della protagonista ^__^ E gli shojo manga o presunti tali non li ho mai digeriti, ergo… Ne starò alla larga.

     
    • bakakura

      25/11/2011 at 1:25 am

      Martina è il punto debole della serie: non si riesce a provare la minima empatia per lei, ma non è neppure un personaggio negativo con le qualità giuste per suscitare rispetto. Decisamente un problema. “^_^

       

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

 
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: