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“La macchina del presagio” di Terry Goodkind

05 Nov

Lo confesso: un tempo (quando frequentavo il Liceo) ero un fan di Goodkind. Mi aveva colpito in particolare il suo coraggio nell’attribuire ai suoi personaggi comportamenti molto al di fuori dei canoni della fantasy (quando mai avete visto un eroe ordinare lo sterminio della popolazione civile nemica?) e, in generale, nel non avere paura di esprimere le proprie idee. Oggi la mia posizione è molto diversa: un autore non dovrebbe mai usare i propri romanzi come scusa per fare propaganda, dal momento che ciò risulta quasi sempre in una narrazione scadente e poco credibile. Ma all’epoca non ero così illuminato.

È stato dunque con il ricordo dei tempi dell’innocenza che ho preso in mano The omen machine (La macchina del presagio in italiano), il romanzo che dovrebbe cominciare una nuova trilogia (dopo un ciclo di undici fottuti volumi). La prima pagina mi ha fatto rotolare i testicoli sotto la scrivania e, arrivato a un terzo dell’opera, mi sono chiesto di cosa si fosse fatto l’autore. Avevo già avuto un brutto presagio, quando mi era capitato di sfogliare La legge dei nove chiedendomi “Da quanto Goodkind scrive così male?”; a quanto pare, o costui è peggiorato col passare degli anni o i miei ricordi erano molto, molto sbiaditi.

The omen machine è un pessimo romanzo sotto diversi punti di vista. L’intero cast dei personaggi è ritardato, con l’ovvia eccezione di Richard… che l’autore fa comportare da ritardato solo in qualche raro caso, tanto per dimostrare (fallendo) che anche lui è umano. Per dirne una, a un certo punto Lord Rahl riceve una profezia (tenuta segretissima per creare suspance!) secondo la quale un principe verrà sbranato da una bestia all’interno del Palazzo del Popolo. Per evitare che si avveri, Richard fa allontanare tutti i principi dal Palazzo del Popolo… dimenticandosi del fatto che una delle regine presenti è incinta. Indovinate un po’ chi finirà sbranato assieme alla mamma? Per non parlare di quando Kahlan e Nicci tengono in scacco un’intera congregazione di governanti del Nuovo Mondo inventandosi una profezia secondo cui il loro sangue andrebbe versato per scongiurare una minaccia soprannaturale. Ci cascano tutti, nonostante la palese idiozia della faccenda. E naturalmente, nonostante il Palazzo del Popolo sia pieno di maghi e il suo precedente proprietario fosse Darken Rahl, nessuno capisce un accidente di quello che sta succedendo e nessuno sapeva che ci fosse una macchina del presagio che lo attraversa per tutta la sua estensione in verticale.

I dialoghi sono un tormento. Una buona metà sono spiegoni noiosissimi, all’interno dei quali regna sovrano il blablabla sul modo in cui funziona la magia nel mondo di Goodkind (utilizzata per creare trame assolutamente autoreferenziali: “Per gli spiriti buoni, uno spippero! Ma allora si tratta del temibile squaqquaraqquà!” Dramma!); l’altra metà è inframezzata da periodi che descrivono lo stato d’animo e i valori dei personaggi, un errore da dilettanti. Se Richard crede in questo o quest’altro, non devi ricordarmelo durante un dialogo: fammi vedere Richard che parla e si comporta in modo coerente ai propri valori e lascia che sia io a notarlo. Ma a quanto pare è chiedere troppo.

Le descrizioni sono anch’esse scadenti: l’aspetto di un sacco di personaggi è ignoto tranne che per un dettaglio o due e ci sono errori da far cascare le braccia (i famigli sono descritti semplicemente come “as ugly as death itself”, roba che nemmeno Lovecraft). Più che leggere uno scrittore con dodici romanzi alle spalle, sembra di avere di fronte l’opera prima di un esordiente, bisognosa di un buon editing prima di essere considerata accettabile.

A peggiorare le cose, a metà romanzo si apre una seconda trama il cui capitolo introduttivo (il 36°) è quasi completamente raccontato. Certo, il punto di vista è quello del personaggio che ha vissuto gli eventi, ma ciò non toglie che porre le basi di una sottrama in questo modo sia vomitevole. L’impressione che ho avuto è che Goodkind non avesse voglia di sviluppare il personaggio del vescovo e abbia deciso di buttarlo semplicemente lì, con la sua bella tramina prefatta e riassunta, invece di renderlo un individuo a tutto tondo; il risultato, naturalmente, è un altro “cattivo” patetico a livello di Jagang o delle Sorelle dell’Oscurità.

Infine, come se tutto quanto detto sopra non fosse sufficiente, i capitoli del romanzo sono tagliati alla organo genitale del canis canis: non finiscono con momenti di tensione o quando tutto quel che si doveva dire è stato detto, ma a casaccio, tanto più che spesso il capitolo successivo riprende come se non ci fosse stata nessuna interruzione e ci si chiede “ma perché diavolo aveva chiuso prima?”. In questo modo, il ritmo della narrazione subisce un duro colpo… ma tanto il romanzo è nato morto, quindi non sente il dolore.

Adesso mi dedicherò a Lavinia di Ursula Le Guin; devo anche trovarmi un bel saggio da leggerci assieme. E sopratutto, devo aggiornare il blog!

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12 commenti

Pubblicato da su 05/11/2011 in Letteratura

 

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12 risposte a ““La macchina del presagio” di Terry Goodkind

  1. Tapiroulant

    06/11/2011 at 9:14 am

    Anch’io da piccolo ero fan della Spada della Verità. Diciamo per i primi 3-4 volumi.
    Nel frattempo sono cresciuto, la mia conoscenza della letteratura è migliorata, e Goodkind è ulteriormente peggiorato.
    Ho interrotto ogni mio rapporto con Mr. Goodkind, se non ricordo male, dopo il vol.6 – praticamente un intero romanzo di pseudo-propaganda antikomunista (i komunisti sono cattivi e stupidi e poveri e pure corrotti!) e con una trama inesistente. Non me ne sono mai pentito ^-^

    “Adesso mi dedicherò a Lavinia di Ursula Le Guin”

    Mi piacerebbe un parere su quel libro, perché anch’io pensavo di leggerlo.
    Ho letto diversi romanzi della LeGuin ma devo dire che non scrive troppo bene.

     
    • bakakura

      06/11/2011 at 11:20 am

      “Mi piacerebbe un parere su quel libro, perché anch’io pensavo di leggerlo.
      Ho letto diversi romanzi della LeGuin ma devo dire che non scrive troppo bene.”

      Su Ursula Le Guin ho opinioni altalenanti: alcune sue opere (Earthsea su tutte) sono molto belle, altre (come I Doni) mi hanno deluso parecchio. Lavinia comincia in modo molto confuso, ma non è malaccio: anche se fino al punto dove sono arrivato io è abbastanza scontato (la principessa che non vuole sposare un uomo scelto dai suoi genitori), il romanzo è scritto bene e ci sono alcuni elementi originali, oltre all’ambientazione storica. Vedremo. ^_^

       
  2. Mattia C

    08/11/2011 at 9:14 pm

    Eheheh! mi associo alle critiche sulla spada della verità e sulla peggior Mary Sue che si sia mai vista. al rogo, quel ciclo é illeggibile…

     
    • Amnell

      08/11/2011 at 9:44 pm

      Che esagerazione. Richard Rahl – il nostro bakakura lo ha dimostrato – non è affatto “la peggior Mary Sue che si sia mai vista”. Già dimenticato Nihal? xP
      Così come quel ciclo non è “illeggibile”: non esiste nulla di illeggibile, tant’è che a me La Spada della Verità piace. Una cosa è dire che è scritta da cani (oggettivamente vero), una cosa è sostenere che sia il Male.

       
  3. MalkContent

    03/07/2012 at 3:43 pm

    Dopo essermi letteralmente amputata le ovaie sui primi quattro libri del tanto decantato Martin (che non è capace di tenere in vita un personaggio per più di cinquanta pagine, quindi non glie ne frega niente di caratterizzarlo), sono approdata sulla Spada della Verità. E pur con tutti i suoi difetti FINALMENTE ho il gusto di poter affezionarmi ad un personaggio senza dover pensare con cinismo a quando l’autore sceglierà di accopparlo e con quanta cattiveria lo farà.
    Che ci siano incongruenze, che il brodo sia allungato, che di tanto in tanto i personaggi facciano le cose a caso (Terry Goodkind non sa stare nella testa di una donna, non è capace, Kahlan e Nicci hanno qualche cedimento di troppo), che la traduzione spesso faccia pena sono realtà che accetto e di cui prendo nota. Ma là fuori c’è di peggio. Di molto peggio. E con tutto il suo male, la Spada della Verità mi ha regalato un momento di distacco dal mondo.

     
    • bakakura

      03/07/2012 at 3:53 pm

      Ok, ma il fatto che ci sia di peggio non giustifica l’autore; e dal punto di vista del lettore è preferibile cercare quello che c’è di meglio, no? ;-)

      P.S. Un’altra commentatrice! Giuoia! *_*
      P.P.S. Mi dispiace per le tue ovaie XD

       
  4. MalkContent

    03/07/2012 at 4:21 pm

    Sai qual’è il problema? E’ che quello che mi viene indicato come “di meglio”, in genere non mi piace o si tratta di un genere in cui non ho interesse. Martin era uno dei famosi “di meglio”. Il tentativo mi è costato la possibilità di dare vita a generazioni future di piccole MalkContent. Per adesso l’unica autrice che non mi fa dire “Ok, mi piace, ma io avrei fatto così e così, piuttosto che così e così” è Robin Hobb. Una delle poche donne ad essere credibile anche nella testa di un uomo.

     
    • bakakura

      03/07/2012 at 4:27 pm

      Robin Hobb piace molto anche a me ^^ Prova a dare un’occhiata a Butcher (in particolare alla serie The Dresden Files): un urban fantasy molto interessante ;-)

       
  5. MalkContent

    04/07/2012 at 5:30 pm

    Grazie per il suggerimento ^__^ magari trovo qualcosa che riesca a stare al passo dei Guardiani della Notte nella mia categoria urban fantasy. Purtroppo questo genere è stato contaminato dalle ragazzine -_-”

     
  6. MalkContent

    05/07/2012 at 12:59 am

    Twilight è solo la punta dell’Iceberg, purtroppo. Le saghine e saghette sugli angeli caduti oramai sono virali come i peggiori Meme..

     
  7. doriana

    22/07/2012 at 9:39 pm

    @malkontent : dai, non sono d’accordo con te sul povero Martin! Secondo me ha davvero fatto un lavoro notevole…non è che non caratterizza i personaggi, ma lo fa solo con i personaggi importanti..nella saga intervengono così tante figure che se lui cercasse di caratterizzarle tutte, sarebbe già morto, e sicuramente lo saremmo anche noi dalla noia! è un pò truce , è vero, ma anche quello è talento.. il fatto che muoiano così tanti personaggi (compresi quelli più importanti) è solo un’altra dimostrazione del fatto che lui è davvero bravo…crea dei colpi di scena incredibili, e ogni volta che elimina un protagonista che sembrava indispensabile ai fini della storia, obbliga gli altri personaggi ad arrangiarsi e a emergere sempre di più… e Goodkind questo non lo fa. Mi piace la Spada della verità per il tuo stesso motivo : prima o poi c’è sicuramente un lieto fine , ma non ha spessore narrativo..i cattivi fanno gli sbruffoni, i buoni vincono , e tutti vivono contenti..

     

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