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Il senso dell’editoria digitale

22 Ott

Questo non è un post sullo stato dell’editoria digitale. Non vi troverete dati sulle vendite, le quote di mercato o altro. Questo post riguarda un caso in cui mi sono imbattuto su Facebook e che mi ha fatto lollare tanto da meritare la condivisione. Tuttavia, è d’obbligo qualche informazione per i non introdotti.

L’editoria digitale è quella branca dell’editoria che si occupa della pubblicazione di ebook. Rispetto a quella tradizionale ha molti vantaggi e un solo svantaggio, che però è talmente grave da minarne l’esistenza. Cominciamo dai vantaggi:

– l’editoria digitale non ha spese di stampa: gli ebook non costano niente;

– l’editoria digitale ha spese di distribuzione quasi nulle: al massimo il costo di un server su cui è caricato un negozio online. Niente a che vedere con gli sconti che bisogna praticare ai distributori perché mettano i libri sugli scaffali e al costo del trasporto dai magazzini alle librerie o alle case degli acquirenti;

– l’editoria digitale non conosce resi: proprio perché non si stampa nulla, non c’è il rischio di copie invendute che poi bisogna mandare al macero (a spese dell’editore).

Il grave problema dell’editoria digitale deriva proprio da questi vantaggi: chi glielo fa fare allo scrittore di farsi pubblicare quando la stampa e la distribuzione dell’opera non sono un problema? In altre parole, perché dare soldi a un editore digitale quando si può benissimo pubblicarsi da soli?

“L’editore offre editing e promozione!” diranno alcuni. Falso. L’editing, almeno in italia, è un mito: la maggior parte dei romanzi pubblicati contiene errori macroscopici a livello narratologico e di stile, che nessuno ha corretto (senza scomodare Licia Troisi, basta pensare ai romanzi di Manfredi… ed entrambi sono pubblicati dal più grosso editore italiano). Per quanto riguarda la promozione, pensateci bene: quanti spot televisivi di romanzi che non fossero in allegato a qualche giornale avete visto nell’ultimo anno? Quanti annunci a tutta pagina sui giornaIi? Quanti cartelli per le strade? Quante fiancate di autobus dedicate? Certo, ci sono le presentazioni e le fiere del libro, ma quelle costano poco o niente e comunque si rivolgono a un pubblico specializzato (i lettori del genere a cui appartiene il vostro romanzo), non a tutti.

Supponiamo che voi pubblichiate (in digitale) un romanzo prezzato a 2 euro (il prezzo giusto, come da qualche parte scriveva il Duca) e vendiate, ullallà, diecimila copie (il numero non è casuale; leggete sotto per scoprire perché). Con royalties del 10%, a voi vengono in tasca duemila euro, mentre diciottomila vanno all’editore. Quanto ha speso, costui, per voi?

Immaginiamo che abbia effettivamente pagato un editor per rivedere la vostra opera; sarà stato sicuramente un poveraccio con contratto a progetto, pagato (se va bene) un migliaio di euro al mese. Ipotizziamo che abbia passato un mese intero a lavorare solo su di voi: sono mille euro. La copertina sarà stata realizzata da un altro poveraccio che avrà preso un centinaio di euro o giù di lì. Supponiamo anche che l’editore vi abbia fatto partecipare a qualche fiera (abbastanza inutile, visto che non esiste la possibilità che il pubblico acquisti d’impulso il romanzo, ma tant’é) e vi abbia rimborsato il viaggio e il pranzo: altri cinquecento euro in un anno, a spararla grossa. Siete un esordiente, quindi niente pubblicità costosa; al massimo un francobollo in una delle pagine interne di un quotidiano nazionale, apparso tre o quattro volte nel mese precedente all’uscita (non so quanto costi una cosa del genere, ma non penso più di tre-quattromila euro per lo spazio e zero per la grafica fatta da un dipendente dell’editore). Totale delle spese: 5.600 euro circa. E l’editore se ne intasca 18.000.

“Ma io devo anche pagare i dipendenti, il riscaldamento, l’affitto!” strillerà qualche editore. E a me, scrittore, cosa me ne importa? Perché dovrei regalarti dodicimila e passa euro, cioè più di sei volte quello che guadagno io? I servizi che mi hai prestato li ho già pagati fino all’ultimo centesimo! A questo punto, farei molto meglio a pagare direttamente qualcuno che mi faccia copertina ed editing e pubblicizzarmi sul web, per esempio inviando la mia opera gratuitamente a qualche blogger in cambio di una recensione e pubblicizzandola su siti e forum dedicati (come aNobii). Anche se questo portasse a dimezzare le vendite, incasserei il prezzo pieno di ciascuna copia, per un totale di 9.000 euro o quattro volte e mezza la cifra che avrei guadagnato facendomi pubblicare. Alla faccia della perdita!

Video random per spezzare il post:

Questa riflessione nasce, come ho scritto, da una pubblicità che mi è capitato di trovare su Facebook. Un bel giorno scorro la pagina degli aggiornamenti e trovo scritto, nello “stato” di una pagina che dovrebbe parlare di musica metal:

SCRIVI LIBRI??

SEI UN APPASSIONATO SCRITTORE??

CONTATTACI, DIVENTERAI FAMOSO!!

(sic!)

Oltre a questo invitante annuncio, c’era un link al sito di un editore digitale. Ecco alcune perle tratte dalla pagina di “autodescrizione” (nell’originale, ciascun paragrafo è scritto in un corpo differente):

[L’editore] è un’idea nuova, una concezione nuova, un nuovo sorprendente modo di intendere l’editoria e la lettura, un nuovo modo di dare spazio alle vostre proposte, un nuovo servizio che si mette, davvero, alle vostre dipendenze, la vostra unica, irripetibile, occasione.

[L’editore], infatti, è un porto franco all’interno del caotico e tempestoso mare dell’editoria moderna, incapace di scrollarsi di dosso i retaggi di un passato fastoso, tragicamente decaduto, e di abbracciare, con forza d’intenti e convinzione, il futuro. Un passato, glorioso certo, ma ormai ingessato nella glorificazione dei maestri, schematizzato in riti ormai inutili, tronfio di sé. Un porto franco, dicevamo, che [l’editore] si è costruita con costanza, passione, determinazione, attenzione, pazienza, fatica. Uno spazio, completamente vuoto, grazie al quale dare a voi, lettori o scrittori, la possibilità di creare il vostro spazio, uno spazio, completamente, vuoto, che personalizzeremo insieme, in sinergia, in collaborazione, che costruiremo, giorno dopo giorno, per diventare grandi insieme, per scrivere la nostra storia, per riscrivere la storia, per lasciare un segno indelebile in futuro che sarà soltanto nostro.

A voi, futuri scrittori, compositori, creatori capaci di esprimere e sintetizzare la più sublime della arti, noi vogliamo offrire fama e ricchezza.
E, badate bene, la nostra non è una vana promessa, ma una certezza.

Già il fatto che questa gente usi il classico wall of text di figure retoriche prive di significato (uno stratagemma da cui ormai chiunque ha imparato a guardarsi) per attirare l’attenzione mi è sembrato significativo. Comunque, dopo un po’ arriva la descrizione dell’offerta…

Non troverete mai, per quanto accuratamente possiate cercare, un nostro punto vendita, un nostro canale di distribuzione, non aspetterete con ansia l’arrivo del postino con l’esito del nostro giudizio, non troverete, mai, il vostro manoscritto stampato, con tanto di copertina e riassunto. Il nostro scopo primario, infatti è quello di abbattere i costi permettendo, a voi, di venir corrisposti del vero e reale valore che saprete dimostrare.

Come ci riusciamo?
Semplice. Distruggendo ed alleggerendo, sensibilissimamente, le antiquate strutture produttive, le vecchie filiere della distribuzione, gli inutili tradizionali canali di vendita.
Tutto ciò è possibile, e siamo i primi, in Italia, ad averlo intuito, sfruttando le capacità offerte dal meraviglioso mondo di internet.
Lavorando, infatti, esclusivamente online, [l’editore] può, nella maniera più ottimale, riunire al proprio interno e, in definitiva, eliminare, i canalii distributivi, i punti vendita, le agenzie, le campagne pubblicitarie.

Pensate, per un momento ed in maniera concreta, alla possibilità che vi stiamo offrendo.

E pensiamoci! Anche se quell'”eliminare i canalii (sic!) distributivi, i punti vendita, le agenzie e le campagne pubblicitarie” mi suona maluccio: ma come, non fanno nemmeno promozione? C’è qualquaglia che non cosa (cit.)…

Supponiamo, per esempio, che il vostro manoscritto abbia ottenuto un successo globale e che un’importante catena di supermercati australiani abbia ordinato 10.000 copie del vostro libro. Fino ad oggi, come potete facilmente intuire, per ottenere questo risultato era necessario stampare, fisicamente, 10.000 copie dell’opera (con tanti ringraziamenti del tipografo), caricare questi capolavori su una qualche forma di mezzo di trasporto, attraversare numerose dogane (pagando dazi improponibili), dunque arrivare a destinazione e cominciare a sistemarli sugli scaffali.
Quante persone sono coinvolte?
Quanti passaggi?
Quanto tempo è stato impiegato?
Quale inutile, esorbitante, spesa si è rivelata questa tattica?
Pensate, ora, di aver creato, con il nostro aiuto, un e-book e che questo abbia avuto successo.
Pensate, ora, che vi siano 10.000 aborigeni desiderosi di poterlo leggere, Pensate, ora, di cliccare una semplice, banalissimo, bottone che, istantaneamente, permette a 10.000 copie del vostro incorporeo capolavoro di giungere, senz’alcun intermediario, sul dispositivo mobile del richiedente che, un istante dopo averlo acquisto, può già leggerlo.
Pensate, ora, quanti passaggi e quante persone sono state risparmiate, sono rimaste escluse da un procedimento che ha riguardato soltanto voi e il vostro fedele lettore.
E la differenza? E i soldi così risparmiati? Il vantaggio economico prospettato, a chi va?
Ovviamente a voi, nostri cari creatori.
[L’editore], infatti, non incassa un centesimo in più rispetto a quanto necessario per la propria sopravvivenza. Tutto il resto, anche quanto si riesce a risparmiare scegliendo il mondo virtuale che vi proponiamo, va soltanto ed esclusivamente a voi. Esentasse, naturalmente.

“Oooh, con loro arriverò addirittura a vendere diecimila copie in Australia!” dovrebbe pensare l’allocco. Io sarei più interessato a sapere quante vendite possono garantirmi in Italia, prima di pensare all’estero… “^_^ Inoltre, ho evidenziato due affermazioni molto sospette: la falsità della prima verrà dimostrata subito, mentre quella della seconda è palese, dal momento che i soldi guadagnati vendendo e-book agli aborigeni, anche se non tassati direttamente (le royalties sono esentasse? boh!), vanno inseriti nella dichiarazione dei redditi! Va bene che quasi nessuno lo fa, ma in teoria bisognerebbe! “^_^

Adesso arriva la parte divertente…

Parliamo di numeri? La sfida non ci spaventa.

Se con un editore classico, abbindolato (eccheccazz* vuol dire? ndr) ancora e per sempre, negli scricchiolanti meccanismi di cui parlavamo poc’anzi, il vostro guadagno si aggira intorno al 10% del prezzo di copertina, noi riusciamo ad offrirvi addirittura il 30%.
E non è tutto.
Che di voi, infatti, si riuscirà a distinguere in termini di vendite, siano esse ottenute con un solo capolavoro o con più manoscritti, potrebbe vedere salire la propria quota di guadagni sino al 50%.
Non stiamo scherzando.
Abbiamo tutte le intenzioni di premiare i nostri scrittori più fedeli e prolifici, quelli che hanno deciso di buttarsi a capofitto nell’avventura della scrittura, prendendola davvero sul serio, e di abbracciare, senza timori e con totale fiducia, il nostro progetto.
Ma non è ancora finita. Il premio di cui parlavamo non si limità, infatti, alle mere questioni economiche.
Chiunque riuscirà a raggiungere e superare i target prestabiliti, infatti, avrà a propria disposizione un curatore dedicato, insieme al quale elaborare strategie d’attacco, creazioni di raccolte, redigere nuovi capolavori, la copertina personalizzata di tutti i propri libri nonché, udite udite, una campagna marketing dedicata che si soffermi e che valorizzi, i migliori libri della propria produzione personale.

Cioè, fatemi capire: l’editore non offre editing, pubblicità e diffusione in cambio “solo” del 70% del ricavato? Quello che dovrebbe essere il minimo offerto da una casa editrice deve essere “guadagnato” raggiungendo un target, come se lo scrittore fosse un piazzista? Ma lol! Anzi, no: qui non c’è niente da ridere, solo da vomitare. Altro che “non incassare un centesimo in più rispetto a quanto necessario per la propria sopravvivenza”: costoro pretendono di guadagnare non facendo niente e si mobilitano solo in caso trovino una gallina dalle uova d’oro. Dalla vendita di quelle famose diecimila copie, l’autore ricaverebbe il 30%, ossia 6.000 euro in cambio di mesi o anni di duro lavoro (esatto, bambini, scrivere è un lavoro e non un passatempo o un’abilità acquisita naturalmente); l’editore, senza fare nulla e sostenendo pochissime spese, ne incasserebbe il doppio. Una “sopravvivenza” piuttosto costosa, devo dire. “^_^
Anche nel caso l’autore ottenesse la quota del 50%, quelli dell’editore sarebbero comunque soldi rubati legalmente. Peggio, perché si fa passare come “ricompensa” o “privilegio” quello che dovrebbe essere il minimo della decenza, esattamente quello che accade nel mercato del lavoro con straordinari, ferie pagate e tredicesima. L’editore deve aver visto uno spot del Gratta e vinci di troppo…

La pubblicazione in digitale è una gran cosa, ma solo se gli autori fanno da sé o sono seguiti da una casa editrice (meglio, un’agenzia) seria, che fa pagare i servizi che offre e non il fumo. Personalmente, voglio rassicurare i miei lettori: qualunque cosa farò uscire, siano le antologie su Kron o altro, voi potrete stare certi che i vostri soldi andranno a me e non serviranno a mantenere qualche sedicente “editore digitale”. Non sono abbastanza ricco per regalare dei soldi a qualcuno. “^_^

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10 commenti

Pubblicato da su 22/10/2011 in ebook

 

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10 risposte a “Il senso dell’editoria digitale

  1. Talesdreamer

    22/10/2011 at 10:25 pm

    Aumento delle royalities quando arrivi a 20 punti!
    Un editor in regalo quando arrivi a 70 punti!
    E pensa, se arrivi a 100 punti, ottieni una pubblicità personalizzata per il tuo capolavoro letterario!
    È come il catalogo premi del supermercato, insomma. Chissà se a ogni scrittore danno in omaggio una bella tessera per la raccolta punti?
    O magari una PKard.

     
    • bakakura

      22/10/2011 at 10:33 pm

      La PKard :D Allora c’è qualcuno che si ricorda quel fumetto!

       
  2. pianeta terra

    13/12/2011 at 12:30 am

    “L’editoria digitale non ha spese di stampa: gli ebook non costano niente;”

    A te che prendi un doc e lo trasformi con calibri un epub approssimativo, può sembrare che non costi niente.
    Un editore ha bisogno di un epub certificato (se non è tale, le piattaforme di distribuzione non te lo lasciano caricare) e deve rivolgersi a ditte specializzate.
    Un ebook ricavato da un libro di un centinaio di pagine, solo testo, costa circa 200 euro. Se il libro è lungo e ci sono illustrazioni, tabelle o grafici, si fa in fretta ad a superare il migliaio di euro.

     
    • bakakura

      13/12/2011 at 1:00 am

      Va bene che i commenti sono graditi, ma ti prego: la prossima volta, fanne uno solo con dentro tutto quello che vuoi dire. A farne così tanti vien fuori un macello, anche e soprattutto per chi vuole risponderti.
      Detto questo, le tue affermazioni contengono un sacco di imprecisioni e alcune falsità (spero dovute a ignoranza e non a malafede), alle quali risponderò in questo commento. Ti ricordo che, come indicato nelle regole del blog, gli interventi vanno argomentati e, per dire che il sottoscritto o chiunque altro ha torto, bisogna fornire dei ragionamenti o citare delle fonti autorevoli. Per questa volta passi, ma vediamo di non farlo più.

      A te che prendi un doc e lo trasformi con calibri un epub approssimativo, può sembrare che non costi niente.
      Un editore ha bisogno di un epub certificato (se non è tale, le piattaforme di distribuzione non te lo lasciano caricare) e deve rivolgersi a ditte specializzate.
      Un ebook ricavato da un libro di un centinaio di pagine, solo testo, costa circa 200 euro. Se il libro è lungo e ci sono illustrazioni, tabelle o grafici, si fa in fretta ad a superare il migliaio di euro.

      Non so a chi ti rivolgi con quel “te”. Io i miei ePub li faccio con Sigil, che è un programma di impaginazione basato sull’html, e utilizzo diversi strumenti per validarli. Non ci vuole molto tempo ed è talmente facile che persino uno come me, ignorante di linguaggi informatici, può utilizzarlo. Ma soprattutto: l’impaginazione è una cosa che va fatta anche con i libri cartacei, quindi come fai a usare il suo costo come elemento a sfavore degli ebook? Io ho parlato del costo di stampa, che è tutt’altra cosa.

      Un distributore digitale prende il 30%, come minimo.
      Alcuni arrivano al 50%, quando non il 60%.
      Se un editore vuol mettere un epub in vendita diretta sul istore, prima deve versare 150 euro (a libro), e poi lasciare alla apple il 50%.

      Ma se, come ho scritto io, l’editore crea il proprio negozio online, questa spesa non c’è. E di nuovo: le librerie che sconti chiedono per i libri cartacei?

      L’editoria cartacea, soprattutto quella dei grandi editori, vive sui resi, perché poi vanno al macero, e lo stato li rimborsa (a prezzo pieno, quando tra l’editrice e la presidenza del consiglio c’è un rapporto di parentela ).

      Questo non lo sapevo e ti ringrazio per avermelo fatto notare. Potresti, per favore, indicare le fonti su cui basi queste affermazioni?

      Se pubblici da solo il tuo testo non è protetto da diritto d’autore, quindi chiunque se ne può appropriare.”

      E questa è una boiata colossale.
      Il diritto d’autore è acquisito automaticamente al momento della creazione dell’opera, come indicato dall’art. 6 della legge 22 dell’aprile 1941: “Il titolo originario dell’acquisto del diritto di autore è costituito dalla creazione dell’opera, quale particolare espressione del lavoro intellettuale.” In altre parole, non c’è nessun bisogno di pubblicare con un editore (e nemmeno di registrare un’opera alla SIAE) per tutelarsi, perché la legge non lo prevede. Anzi, il modo migliore per scongiurare il plagio (se uno proprio è paranoico) è copiarla su un CD e spedirsela per posta raccomandata, avendo cura di non aprire il plico e di conservarlo bene: la data sul timbro postale è sufficiente come prova in tribunale.

      Il ragionamento nel tuo ultimo commento (che non quoto perché è troppo lungo) si basa su una serie di premesse errate o indimostrabili, parte delle quali sono state smontate qui sopra. Che un esordiente difficilmente venda 10.000 copie lo sa anche il mio WC; infatti, questa cifra è indicata dall’editore di cui parlo nell’articolo e non da me. Il resto sono le solite sparate senza alcuna fonte a sostenerle.

      Lo dico per la prima e ultima volta: questo blog non è un forum dove ognuno ha il diritto a sparare idiozie finché è simpatico alla moderazione. Ci sono delle regole per postare e queste valgono per tutti, te compreso. Vediamo di rispettarle d’ora in poi.

       
      • pianeta terra

        13/12/2011 at 4:49 am

        Bakakura, penso che ti che ti assumerò! :-)
        Ti assumo, e poi magari rivendo anche ad altri le tue straordinarie capacità.

        Ti assumo come programmatore!
        che me ne faccio di un azienda partener con un team di programmatori e tester, che si spaccia come la più conveniente del mercato nel rapporto qualità/prezzo, quando ho te che con un programmino gratuito che trovi in rete puoi far concorrenza a chi i libri digitali li fa per professione?
        In questo momento hanno un problema per un mio libro, con un device russo, perché quando si imposta la lingua inglese al device, perde una lettera accentata e non mostra più il carattere. Che faccio? Gli do l’uri del tuo blog per una consulenza?

        Oppure ti assumo come direttore commerciale!
        l’idea di aprire un proprio negozio on line, invece di passare dai portali di distribuzione, è proprio originale e sensata, sicuramente è frutto di una vasta esperienza in campo lavorativo!
        Anzi, invece di far da commerciale a me, ti mando dalla Mondadori, che ha chiuso il suo 3 anni fa il suo store perché non vendeva una cippa di niente, e ha dovuto rivolgersi ai portali di distribuzione. Prova un po’ a pensare che successo avrebbe un negozio on line di una casa editrice semi sconosciuta, se la Mondadori ha fatto quella fine.
        (Info aggiuntiva, sempre che la realtà ti interessi: oltre al fatto che da anni si sa che non rende nulla, la ragione per cui gli editori non aprono un loro negozio on line è che un portale con catalogo gli costa 10mila euro e lo possono detrarre interamente, mentre un e-commerce ne costa 40, e non possono detrarre un euro).

        Oppure ti assumo come avvocato!
        perché tutti gli editori italiani (e gli italiani stessi) sono oppressi dalla siae, e sono in continua lotta a colpi di carte bollate tra studi legali specializzati in diritto d’autore. E invece bastava una posta raccomandata per liberarsene e star tranquilli! Ma come ho fatto a non pensarci prima? Guarda, domani telefono al isbn gli dico che di loro me ne frego … e che li sostituisco con le poste italiane!

        Si, lo so, sono stato un po’ acido, e sgradevolmente sarcastico …
        ma sentirmi dare del impreciso, del ignorante e alla fine pure del idiota, perché ho contrapposto le mie esperienze editoriali (reali, decennali, e variegate sia per tipologia sia per qualifica) alle tue affermazioni che evidentemente non sono frutto di esperienza, ma solo delle tue elucubrazioni mentali, ammetto che mi ha dato un po’ ai nervi.

        Bakakura … scendi sul pianeta terra!

        Ciao

        * google_macero_Umberto Eco

         
        • bakakura

          13/12/2011 at 9:53 am

          Perdonami, ma quando uno mente (il tuo punto riguardo il diritto d’autore è una menzogna bella e buona, e vedo che nemmeno dopo averti citato la legge scendi dalle nuvole), faccio fatica a considerarlo un interlocutore. I casi sono tre: o io sono deficiente, o tu hai dei seri problemi di espressività (e invece di diritto di autore parli, chessò, di diritti di sfruttamento economico), oppure uno di noi ha scopi ulteriori che non esprime apertamente. E non sono io quello con nick trollesco venuto a flammare in casa d’altri.
          Questo era il secondo e ultimo avvertimento. Un altro post del genere e i tuoi interventi saranno filtrati (dal sistema automatico di WordPress, quindi io non li leggerò neppure). Tienine conto, se vorrai commentare ancora.

           
  3. pianeta terra

    13/12/2011 at 12:31 am

    “l’editoria digitale ha spese di distribuzione quasi nulle: al massimo il costo di un server su cui è caricato un negozio online. Niente a che vedere con gli sconti che bisogna praticare ai distributori perché mettano i libri sugli scaffali e al costo del trasporto dai magazzini alle librerie o alle case degli acquirenti;”

    Un distributore digitale prende il 30%, come minimo.
    Alcuni arrivano al 50%, quando non il 60%.
    Se un editore vuol mettere un epub in vendita diretta sul istore, prima deve versare 150 euro (a libro), e poi lasciare alla apple il 50%.

     
  4. pianeta terra

    13/12/2011 at 12:33 am

    “L’editoria digitale non conosce resi: proprio perché non si stampa nulla, non c’è il rischio di copie invendute che poi bisogna mandare al macero (a spese dell’editore).”

    L’editoria cartacea, soprattutto quella dei grandi editori, vive sui resi, perché poi vanno al macero, e lo stato li rimborsa (a prezzo pieno, quando tra l’editrice e la presidenza del consiglio c’è un rapporto di parentela ).

     
  5. pianeta terra

    13/12/2011 at 12:34 am

    “In altre parole, perché dare soldi a un editore digitale quando si può benissimo pubblicarsi da soli?”

    Se pubblici da solo il tuo testo non è protetto da diritto d’autore, quindi chiunque se ne può appropriare.

     
  6. pianeta terra

    13/12/2011 at 12:51 am

    “Supponiamo che voi pubblichiate (in digitale) un romanzo prezzato a 2 euro (il prezzo giusto, come da qualche parte scriveva il Duca) e vendiate, ullallà, diecimila copie (il numero non è casuale; leggete sotto per scoprire perché). Con royalties del 10%, a voi vengono in tasca duemila euro, mentre diciottomila vanno all’editore. Quanto ha speso, costui, per voi?”

    Ti informo che su 20 mila euro, 10mila vanno al distributore digitale.
    Ne rimangono 10mila dei quali 2mila vanno, netti, al autore.
    Ne rimangono 8mila, dei quali 3mila vanno in tasse.
    Ne rimangono 5mila, dei quali 2mila se ne vanno in creazione del epub, grafica, immagine di copertina, revisione ed editing (se paghi un collaboratore mille euro al mese, ne versi altri mille di tasse).
    Ne rimangono 3mila, di cui mille ci paghi affitto, telefono, spese condominiali, hardware, software ecc.

    Ne rimangono 2mila, che costituirebbero per editore un buon stipendio mensile …
    se non fosse che sul “pianeta terra Italia”, non esiste esordiente che venda 10mila copie … almeno che l’editore non investa 50mila euro in pubblicità.

    Per vendere 10mila copie, l’autore deve essere già famoso di suo, e la spesa pubblicitaria deve comunque superare i 5000 euro, per questo è impossibile mettere in vendita l’ebook a 2 euro.

    Se non ci credi, ti consiglio di aprirti una casa editrice …
    scendi dalle nuvole, e visita anche tu il pianeta terra!

     

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