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Parliamo di cose allegre: la pena di morte

10 Ott

Oggi è l’ottava giornata mondiale contro la pena di morte, tempo di riflessione su questa sanzione applicata ancora oggi in 58 Stati. Io sono contrario, per una serie di motivi; qui esporrò quelli razionalmente e logicamente argomentabili, lasciando da parte quelli di natura morale.

In primo luogo, la pena capitale implica il venir meno del principio del recupero del reo: la legge non deve solo punire, ma anche e sopratutto ravvedere. Un morto non è di alcun aiuto alla società, perché non produce nulla (né in senso materiale né in senso spirituale), non può avere figli e non paga le tasse. Persino un condannato all’ergastolo può fare qualcosa di buono, lavorando nel laboratorio del carcere o scrivendo testi che insegnino ad altri come evitare i suoi errori. Da questo punto di vista, la pena di morte è dannosa per tutti.

Esecuzione pubblica in Cina

In secondo luogo, l’esistenza della pena di morte in una legislatura implica che la vita del cittadino appartiene allo Stato, il quale può sottrargliela a titolo di risarcimento per alcuni tipi di offesa. Questo principio viola ogni fondamento del liberalismo e della sovranità popolare: se lo Stato è espressione del popolo, come può esso uccidere il popolo? Tra l’altro, quando si applica la pena di morte l’errore giudiziario è irreversibile, perché una volta eseguita la sentenza non si può riportare in vita il condannato: lo Stato, in questo modo, si sottrae alle sue responsabilità.

Donna iraniana sul punto di essere lapidata

In terzo luogo, la pena di morte non scoraggia il crimine e, in alcune circostanze, può addirittura spingere all’escalation: se un criminale sa di rischiare la pena di morte, sfrutterà ogni mezzo per evitare la cattura (incluso uccidere poliziotti e/o minacciare la vita di persone innocenti), perché non può capitargli nulla di peggio di quello che già lo aspetta. In uno studio del 1995, condotto intervistando diversi capi delle polizie americane, è emerso che i poliziotti stessi considerano la pena capitale un deterrente inferiore (fra gli altri) a un incremento del numero degli agenti e a una lotta più intensa contro l’abuso di droghe. Solo l’1% degli intervistati disse che la pena di morte era lo strumento più efficace per prevenire il crimine. Purtroppo, per lo Stato costa meno un’esecuzione di un agente di polizia in più. “^_^

In quarto luogo, la pena di morte è spesso un’arma dello Stato contro le minoranze: i neri negli USA (il 41% dei residenti nel Braccio della Morte sono neri, pur costituendo questi ultimi solo il 12% della popolazione), i tibetani in Cina, gli omosessuali e i dissidenti religiosi in Iran e Pakistan. Uno strumento semplice e legale per creare la “società perfetta” secondo qualche mente distorta.

Patrioti serbi eseguiti dagli austriaci nel 1917

In ultimo, la pena di morte colpisce anche i boia, perché va contro gli istinti naturali degli esseri umani uccidere i propri simili: lo dimostrano tutti gli accorgimenti presi per “alleggerire la coscienza” degli esecutori, come gli interruttori multipli (fittizi, tranne uno) delle sedie elettriche, azionati contemporaneamente da più persone in modo che ciascuna possa credere di non averlo fatto; oppure la sterilizzazione dell’ago dell’iniezione letale (un gesto di ruoutine che rassicura il medico) o le cartucce a salve che simulano il rinculo nei fucili dei plotoni d’esecuzione (un soldato è in grado di distinguere, normalmente, una cartuccia dove non c’è il proiettile da una vera e senza questo accorgimento si renderebbe subito conto di quale delle due ha sparato). Chi esegue una condanna a morte può subire veri e propri danni psichici, esattamente come i soldati che tornano dalla guerra traumatizzati per aver ucciso.

Questi sono i miei punti contro la pena di morte. Voi cosa ne pensate?

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1 Commento

Pubblicato da su 10/10/2011 in Argomenti allegri

 

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Una risposta a “Parliamo di cose allegre: la pena di morte

  1. uncadunca

    13/10/2011 at 4:41 pm

    Aggiungerei :1-che la pena capitale è piuttosto vile e, in ultima analisi, un indice di debolezza, più che di forza del corpo sociale, indipendentemente dalle procedure d’esecuzione; 2- che si tratta della scelta meno razionale tra quelle vrtualmente disponibili

     

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