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La storia del Lupacchiotto Feroce

07 Ott

C’era una volta un lupacchiotto così feroce che i lupi adulti avevano paura di lui e lo evitavano. Solo la sua mamma gli stava vicino e gli voleva bene, attirandosi per questo l’antipatia del resto del branco. Il Lupacchiotto Feroce soffriva molto per questa situazione e decise di cambiare. Per farlo, pensò di andare a osservare il comportamento di animali molto più mansueti dei lupi: quelli domestici. Così, un giorno, si allontanò dal territorio del branco per andare a intrufolarsi in una fattoria.

Giunto a una recinzione di filo spinato, scavò con le zampe un tunnel per passare sotto. Si era appena rialzato quando, all’improvviso, l’aria fu lacerata da un abbaiare tremendo e un grosso cane nero spuntò da dietro una baracca, correndo verso di lui. Il Lupacchiotto Feroce snudò i denti e si tese in avanti, appiattendosi per proteggere la gola. Arrivato a pochi metri di distanza, il cane rallentò e si fermò, guardandolo perplesso. «Ah, ma sei un cucciolo!» abbaiò.

«Sì, ma sono feroce» ringhiò il lupacchiotto, mantenendo la sua posa minacciosa.

Il cane ruotò il muso, poco convinto. «Oh piccino, ti rendi conto che sono dieci volte più grosso di te?»

«Sì, ma io sono un lupo.»

«La tua logica non fa una piega. Cosa vuoi, lupo?»

«Voglio guardare gli animali domestici e imparare a essere mansueto!»

«Perbacco! Allora non sei un vero lupo: i lupi sono feroci.»

«Sì, ma io sono troppo feroce e nessuno mi vuole.»

Il cane si sedette e, grattandosi dietro un orecchio, disse: «Questo è un problema, in effetti.»

Il Lupacchiotto Feroce strizzò gli occhietti. Il ringhio nel suo petto si spense, aiutato da uno starnuto che colse il cucciolo impreparato e gli sollevò le zampine posteriori da terra. Ebbe l’impressione di vedere la coda del cane muoversi in segno di scherno, ma fu un attimo e non ne fu certo.

«Così vuoi vedere gli animali di qui, eh? Bene, se è così seguimi» fece il cane, alzandosi. Il Lupacchiotto Feroce lo guardò storto. «Perché» gli chiese «mi lasceresti avvicinare a loro, se sono un lupo?»

Il cane sbadigliò, scoprendo incidentalmente una chiostra di denti di tutto rispetto. «Io sono un cane da guardia. Non tratto nani» rispose. «Stai attento alle buche.»

Il Lupacchiotto Feroce ringhiò, ma il cane gli aveva ormai voltato le spalle e aveva cominciato a muoversi verso un recinto. Il cucciolo gli andò dietro e, una volta che si furono avvicinati, gli chiese che animali fossero quelli che stavano lì dentro.

«Quelle sono le pecore» rispose il cane. «Sono gli animali più mansueti di tutti.»

Il Lupacchiotto Feroce osservò quelle strane bestie pelose, che non facevano altro che belare e guardarsi attorno. «E quello cos’è?»

«Quello è un agnello. È il cucciolo della pecora. Ogni tanto il padrone ne porta via uno e se lo mangia.»

«Come, lo mangia?!» abbaiò il Lupacchiotto Feroce. «E le pecore non glielo impediscono?»

«Certo che no. Lui è il padrone.»

Il lupacchiotto lanciò un ultimo sguardo perplesso al recinto, poi si rivolse al cane: «Mostrami qualcos’altro.»

I due trottarono fino al porcile. «Quelli» disse il cane «sono i maiali. Se li provochi si arrabbiano moltissimo, altrimenti se ne stanno tranquilli a mangiare.»

Il Lupacchiotto Feroce storse il naso per la puzza a cui non era abituato, a differenza del cane. «E non escono mai di lì?»

«Sì, quando il padrone li porta via per ucciderli e mangiarli.»

«Insomma!» ringhiò il cucciolo, mostrando i denti. «C’è qualcuno che non vive per essere mangiato, da queste parti?»

Il cane sbuffò e accennò al lupacchiotto di seguirlo. I due zampettarono fino a un piccolo stagno dove nuotava una coppia di anatre. Gli uccelli sollevarono lo sguardo verso i nuovi venuti, dopodiché la presenza del cane sembrò tranquillizzarli e tornarono a farsi gli affari loro.

Il Lupacchiotto Feroce le osservò. Guardò il cane. «Cosa dovrei imparare da quelle?»

Il cane fece un ringhio spazientito e, senza alcun preavviso, troppo veloce per poterlo evitare, inchiodò il lupacchiotto a terra con una delle zampe anteriori. «Guarda meglio.»

Il Lupacchiotto Feroce lottò per liberarsi, ma era inutile: il cane era troppo pesante e troppo forte. Cercò di morderlo, senza successo. «Lupo annacquato! Mangiatore alla catena!» lo insultò.

«Guarda!» ruggì il cane.

Immobilizzato, il Lupacchiotto Feroce guardò il proprio riflesso sulla superficie dell’acqua. Sotto la zampa del cane, sembrava un batuffolo di pelo rimasto incastrato fra le unghie dell’animale più grosso.

«Nessuno mangia un cane o un lupo. Sai perché?»

«Perché abbiamo le zanne!»

«E l’uomo ha il fucile. Pensa meglio.»

Il Lupacchiotto Feroce, per una volta, fece come gli era stato detto.

 

«Dove sei stato, figlio mio?» chiese la mamma del lupacchiotto.

Il Lupacchiotto Feroce si strusciò contro il suo pelo grigio e non rispose. La lupa gli leccò il muso e lo fece sdraiare accanto a sé sul letto di foglie che aveva preparato. Dopo un po’, il Lupacchiotto Feroce mosse la coda e la sua mamma lo leccò di nuovo. Il lupacchiotto, quindi, parlò:

«Ho incontrato un cane, mamma. Un grande cane nero.»

«E cosa ti ha detto, piccolo mio?»

«Mi ha fatto vedere gli animali della fattoria: le pecore, i maiali, le oche. Poi mi ha fatto guardare in uno stagno e mi ha chiesto perché nessuno mangia i cani e i lupi.»

«E tu cosa gli hai risposto?»

«Che i cani e i lupi non si mangiano perché hanno le zanne. Ma era sbagliato. I cani e i lupi non si mangiano perché non si lasciano mangiare, perché non accettano il destino degli animali domestici.»

«Ma il cane è un animale domestico» obiettò la mamma del Lupacchiotto Feroce.

«No: il cane è un lupo che ha cambiato branco. E questo è ciò che dovremmo fare anche noi: questi lupi non ci vogliono, quindi andremo altrove, da un branco migliore. Un branco di veri lupi, che risolvono le questioni invece di evitarle.»

«E cosa farai, piccolo mio, se anche loro ci tratteranno male?»

Il Lupacchiotto Feroce aprì la bocca in un sorriso canino. «Allora vuol dire che non saranno i lupi giusti e ce ne andremo di nuovo. Prima o poi troveremo dei veri lupi, oppure io sarò cresciuto abbastanza da conquistarci un posto.»

La mamma del lupacchiotto annuì e si alzò, annusando l’aria. C’era odore di cervo, anche se in quella zona non avrebbero dovuto essercene, e di sangue: probabilmente lo sconfitto di un duello, venuto da quelle parti a leccarsi le ferite.

«Ci vuole un buon pasto prima di mettersi in viaggio» disse la mamma al cucciolo. Il Lupacchiotto Feroce annuì e fece per seguirla, ma la mamma gli fece segno di stare dov’era. «Basterò io per questa caccia.» Il lupacchiotto sbuffò, ma tornò a sdraiarsi. «Torna presto» borbottò prima di addormentarsi.

La mamma del Lupacchiotto Feroce mosse la coda. Aveva conosciuto anche lei quel cane da cucciola e sapeva che i suoi consigli erano buoni. Del resto, se dopo sette anni da quando lo aveva conosciuto era ancora vivo (e allora era già un cane adulto e spaventoso), doveva avere qualcosa di speciale.

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10 commenti

Pubblicato da su 07/10/2011 in Racconti

 

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10 risposte a “La storia del Lupacchiotto Feroce

  1. Chagall

    09/10/2011 at 9:11 am

    Davvero molto, molto carina. Perché non provi a partecipare al concorso indetto da Il sole 24 ore? Secondo me potresti farcela.

     
    • bakakura

      09/10/2011 at 1:21 pm

      Intendi quello delle “Favole in cento parole”? Non è un vero e proprio concorso (non ci sono premi), ma comunque ho già inviato una storiella che è apparsa sul sito. In effetti avrei dovuto ricordarmi di comprare il giornale oggi XD.

       
      • Chagall

        09/10/2011 at 2:02 pm

        Sì, intendevo proprio quello. Sì, non era un vero e proprio concorso, ha ragione, basta capirsi comunque.
        Si può avere il link del sito in cui è apparsa la tua favola? E complimenti! Tra l’altro non so se ti può interessare ma ho sentito di un altro concorso (questa volta con premi). Cerca “Una fiaba per Rapone”.

         
  2. bakakura

    09/10/2011 at 2:06 pm

    In realtà, la faccenda funziona così: tu puoi mandare la tua favola in cento parole commentando l’articolo in cui si parla del “concorso” (http://www.ilsole24ore.com/art/cultura/2011-09-23/favole-cento-parole-ecco-102132.shtml?uuid=AahvIs6D). Il commento deve essere approvato dalla moderazione. Le migliori di queste favole, se non erro, dovrebbero essere pubblicate sul supplemento domenicale.
    Una fiaba per Rapone l’ho già visto, ma dubito che parteciperò: non conosco per nulla la cultura locale e, sebbene alcuni elementi siano spiegati sul sito, dubito che ne verrebbe fuori qualcosa di decente. >_<

     
    • Chagall

      09/10/2011 at 2:11 pm

      Mha, io credo che puoi partire dai personaggi e poi creare qualcosa di tuo senza attenerti troppo alla tradizione locale. Poi ovviamente fai come credi. Complimenti in ogni caso. Poi questa storia mi ha fatto sorridere perché per i miei nipoti avevo inventato una fiaba con protagonista un lupachiotto.

       
      • bakakura

        09/10/2011 at 2:35 pm

        I lupacchiotti hanno sempre successo ^_^

         
  3. Werehare

    10/10/2011 at 7:45 pm

    Sto riflettendo profondamente per colpa della tua storia, mi esce il fumo dalle orecchie, ti citerò in giudizio se il povero neurone non dovesse farcela :P tra l’alto sto leggendo proprio in questi giorni il terzo libro della Hobb del ciclo dell’assassino, quindi fai pendant :D

     
    • bakakura

      10/10/2011 at 8:07 pm

      Molto bello quel romanzo :D

       
      • Werehare

        11/10/2011 at 10:22 am

        Sì, se non fosse che sono a pagina 250 circa e mi chiedo che stracavolo si inventerà quella balda donna per riempirne altre 450 e più °__________° il primo volume stava in 300 pagine, Robin!

         
  4. uncadunca

    13/10/2011 at 4:18 pm

    La storia mi è piaciuta. Forse merita un seguito, diretto o indiretto (un’altra storia per farne una mini-serie). Comunque il consiglio relativo al ‘Sole’, secondo me, andrebbe meditato

     

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