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Dieci fatti per lo scrittore di fantasy II (abbigliamento)

23 Set

1) Solo il più stupido degli assassini si vestirebbe di nero e/o indosserebbe un’uniforme come quella dei ninja di Holliwood. Un abbigliamento mimetico deve essere il meno distinguibile possibile dallo sfondo su cui si prevede di muoversi; gli sfondi neri sono rarissimi, sia in natura che negli ambienti urbani, pertanto tale “colore” risalta un po’ dappertutto. Molto meglio il blu scuro, il grigio o (in caso si preveda di agire all’aperto) il verde scuro.

Per quanto riguarda la classica “tutina” ninja, il problema è che ha il brutto difetto di dare nell’occhio: come reagireste, voi, alla visione di un tizio col volto coperto e vestito come lo stereotipo del sicario? I veri ninja si travestivano da servitori, mendicanti o altri individui che la gente “per bene” tendeva a guardare il meno possibile, ma che in un modo o nell’altro avevano accesso ai luoghi frequentati dalle loro vittime. Questa tattica è molto utile non sono per avvicinarsi al bersaglio, ma anche per allontanarsi senza essere inseguiti da una dozzina di guardie armate.

2) Sempre a proposito di colori, nella maggior parte dei casi gli abiti medioevali erano grigi o bianchi (i colori naturali delle stoffe): la tintura era costosa e riservata per gli abiti della festa o i vestiti dei nobili.

3) I mantelli sono utili per difendersi dalla pioggia e dal freddo, ma come abbigliamento da duello fanno abbastanza schifo. Le cappe hanno una qualche utilità se si è addestrati nel loro uso e non sono abbastanza lunghe da intralciare i movimenti.

4) La seta è un tessuto estremamente elastico e resistente. Sebbene ceda sotto i colpi delle armi e delle frecce, una camicia di seta non si romperà (a meno che non ci spariate contro, è ovvio) e impedirà alla ferita di infettarsi, oltre a consentire una facile estrazione dei dardi.

5) Le uniformi non esistevano nel Medioevo. Non che la cosa importi più di tanto (personalmente adoro inventare uniformi bizzarre nelle mie storie fantasy ^_^), ma ricordate che nella realtà gli eserciti non ne erano forniti: le leggi di guerra non riservavano trattamenti diversi ai combattenti “regolari” in uniforme e agli “irregolari” in abiti civili (come invece accade oggi) e i campi di battaglia non erano tanto pieni di fumo (come invece è accaduto durante l’Età Moderna e fino alla fine dell’Ottocento) da rendere necessario l’uso di colori vivaci per distinguere le proprie truppe da quelle del nemico. Tutt’al più, i soldati portavano nastri di stoffa con i colori del signore o della fazione che servivano.

6) I calzoni hanno fatto parte, fino all’Ottocento, dell’abbigliamento di popolani e soldati, mentre l’aristocrazia preferiva soluzioni diverse (dalle tuniche alle braghe a sbuffo del Rinascimento fino alle culotte del Settecento), caratterizzate proprio dal fatto che non erano adatte come abbigliamento da lavoro.

7) Le pellicce non erano esclusiva di nobili e mercanti. La maggior parte dei contadini e dei cacciatori possedeva capi d’abbigliamento foderati di pelliccia (mantelli, cappelli, guanti, ecc): del resto, ai tempi bastavano un arco e una buona conoscenza della foresta per procurarsene. Naturalmente, le pellicce del popolo erano diverse da quelle dei signori: i primi non potevano pagare qualcuno che uccidesse per loro un orso o che passasse le giornate a caccia di zibellini e non avevano il tempo materiale per farlo da sé, dovendo anche lavorare nei campi o nella bottega.

8) Le gemme usate nel Medioevo per decorare tessuti e gioielli erano lisce o sfacettate naturalmente. La tecnologia per ottenere pietre simii a quelle che vediamo oggi nelle gioiellerie risale al Rinascimento.

Questo fatto è dipinto correttamente in Conan il barbaro (quello del 1982, non lo schifo uscito quest’anno), dove sia le pietre preziose rubate dai ladri che quelle donate loro dal Re sono lisce o rozzamente sfacettate.

9) Sembrerà bizzarro, ma nei Secoli Bui non esistevano le mutande.

10) D’inverno e nei periodi freddi, la norma medioevale era indossare strati di abiti pesanti: non c’erano cappotti e giacche a vento.

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7 commenti

Pubblicato da su 23/09/2011 in Consigli per scrittori, Letteratura

 

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7 risposte a “Dieci fatti per lo scrittore di fantasy II (abbigliamento)

  1. Werehare

    25/09/2011 at 10:05 am

    Sei seccante però, adesso che hai accumulato tutti questi articoli da segnalare DEVO aggiornare subito la Mappa :P

     
  2. tolmancotton

    18/01/2012 at 11:53 pm

    A voler mettere i puntini sulle i le tinture erano disponibili anche per il popolo… solo che alcuni colori costavano troppo. Il blu di guado era relativamente economico, come il marrone o il nero-grigiastro, ottenibili macerando le noci. Semmai era più difficile reperire capi in lana sbiancata, e la stoffa più diffusa, cioè il lino, non teneva bene il colore.

     
    • bakakura

      19/01/2012 at 6:14 pm

      Interessante ^_^ Queste informazioni si riferiscono a un luogo e/o un tempo particolare?

       
      • tolmancotton

        20/01/2012 at 4:51 pm

        Tutta l’epoca antica ed il medioevo. Dopo l’apertura dei mercati ad oriente e la scoperta dell’america furono disponibili anche altre tinte più esotiche. Durante il medioevo l’azzurrino spento fu una tinta tipica dei ceti popolari, perché facilmente ottenibile dal guado (satis tinctoria). Tutt’altro discorso per il blu oltremare (ci voleva l’indaco prodotto in Cina e India), il rosso porpora (costoso oltre ogni dire) ed il giallo intenso (curcuma o zafferano: entrambi erano estremamente cari prima della produzione in massa di curcuma nel centro-america, mentre lo zafferano è rimasto costosissimo tuttora).

         
    • bakakura

      19/01/2012 at 6:20 pm

      P.S. Mettere i puntini è sempre un bene ^_^

       

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