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La spada e la strega: le donne nella fantasy

08 Set

Il fatto: la maggior parte delle opere fantasy hanno come protagonisti personaggi maschili, anche quando chi scrive è una donna. Pensate al Nevyn o al Rodry di Katharine Kerr, allo Sparviero di Ursula Le Guin, al Fitz di Robin Hobb, al Cyrion di Tanith Lee: tutti uomini creati da donne, e non intendo nel modo tradizionale. Come mai questo accade?

Le risposte possono essere molteplici. Un eroe fantasy deve avere libertà d’azione, altrimenti non è un eroe, e nella maggior parte dei mondi immaginabili (compreso probabilmente quello reale) gli uomini ne hanno di più rispetto alle donne. Una buona fetta dei personaggi fantasy sono guerrieri e, a meno di non allentare parecchio il realismo, questo ruolo si adatta poco o per nulla alle donne. Infine, credo ci sia anche una ragione di natura psicologica: gli eroi fantasy tendono a trovarsi in ogni genere di brutte situazioni, a subire violenza e gravi perdite, e la maggior parte delle persone, per istinto, non vuole vedere queste cose succede a una donna (per non parlare del fatto che a una protagonista femminile si apre una dimensione tutta nuova della violenza, quella sessuale, che oltre ad avere un impatto emotivo molto forte su chi legge è anche un argomento che per uno scrittore può essere problematico approcciare).

Copertina di "Cyrion", il romanzo di cui è protagonista l'omonimo guerriero-investigatore (!)

Naturalmente, non tutti i protagonisti fantasy sono uomini. La Morgana di Marion Zimmer Bradeley è ovviamente una donna, così come Lydea di Patricia McPhillip e Polgara di David Haggins. Tutti questi personaggi, però, hanno in comune il fatto di essere da un lato idealizzati e, dall’altro, di contenere una goccia di sciovinismo: tutte e tre (ma anche molte altre) sono donne belle, giovani e colte e tutte hanno un modo di fare fondato sulla manipolazione degli altri (la prima e l’ultima sono maghe; la seconda è stata l’amante di un Re). Tutto ciò non indica necessariamente una negatività, ma mi ha sempre stupito il fatto che i personaggi femminili nella fantasy sembrino esprimere determinati stereotipi e valori tipici della cultura dominante. Un esempio di questo fenomeno è la dicotomia Leetah/Winnowill in Elfquest.

Leetah Winnowill

Leetah può essere considerata un’incarnazione delle virtù femminili tradizionali: è una buona compagna per Cutter, una buona madre per i suoi due figli e una buona amica per tutti gli altri. Ha dei poteri da guaritrice che usa per il bene comune.

Winnowill è l’esatto opposto: ha tradito il suo primo compagno, Voll, in nome di un distorto senso di superiorità del proprio popolo rispetto agli altri; ha ucciso il secondo, un troll sedotto per puro sfizio, e provocato la pazzia del loro figlio; ha ingannato Rayek, il terzo, per sottrargli il controllo del Palazzo degli High Ones (da notare che, nonostante gli elfi abbiano una sessualità molto libera, Winnowil è l’unica a usare il sesso come strumento di manipolazione e inganno); ha provocato, infine, numerosi “incidenti” per far sì che i membri della sua tribù si rivolgessero all’unica in grado di curarli, cioè proprio lei. Anche Winnowill, infatti, è una guaritrice, ma il suo dono è distorto e lei lo usa per ferire, invece che per curare. In diversi episodi del fumetto si accenna al fatto che la malvagità di Winnowil equivalga a una ferita o a una malattia, che Leetah potrebbe risanarla se solo lei lo volesse. Questa idea mi ha lasciato perplesso e un po’ inquieto: se l’uso che Winnowill fa dei propri poteri è sbagliato, non lo sarebbe altrettanto “curarla” da quella che, in fondo, è la sua stessa personalità? E perché l’unica in grado di operare questa “guarigione” deve essere proprio colei che incarna valori diametralmente opposti a Winnowill?

A volte il femminile appare come un “maschile mutilato”, qualcosa che deve essere abbandonato dal personaggio perché ella possa realizzarsi appieno. Nel ciclo di Deverry di Katharine Kerr, Jill è costretta a rinunciare alla possibilità di avere dei figli per imparare la stregoneria dal mago Nevyn; quando ricompare sulla scena è ormai anziana e non può più essere oggetto di desiderio per Rodry, il suo antico amante, il cui sangue elfico lo mantiene sempre giovane. Il sapere “maschile” l’ha trasformata in un essere ibrido, né uomo né donna.

Quiz! Secondo voi la signorina discinta c'entra qualcosa col contenuto del romanzo? 1) Sì 2) No 3) Certo che no, è la cover di un romanzo fantasy!

In altre opere, le figure femminili sembrano incarnare alcune delle paure più nascoste degli uomini (e qui perderò una lettrice, ma la Verità mi impone di scrivere). Nel ciclo della Spada della Verità di Terry Goodkind, le Depositarie sono un ordine di donne che possiedono il potere di rendere schiavi gli uomini con il semplice tocco; chiunque sia vittima di tale sortilegio pone l’interesse della Depositaria prima di tutto, inclusa la propria stessa sopravvivenza. Non è un caso, credo, che in uno dei romanzi vi sia una scena in cui Kahlan – Depositaria nonché uno dei personaggi principali – imponga a una delle sue “vittime” di tagliarsi i testicoli. Come non è un caso il fatto che, all’interno del ciclo, l’unico uomo immune al potere di Kahlan sia Richard, il suo compagno nonché protagonista della storia: un personaggio con cui i lettori (uomini) sono portati a identificarsi.

Ho volutamente evitato di citare figure come la Nihal o la Dubhe di Licia Troisi, che sono semplici esempi di wish fullfillment: ragazzine piagnucolose che, non si sa bene come, diventano eroi*. Personaggi come questi, sia maschili che femminili, sono comuni in tutto il genere. Restando focalizzati sulle protagoniste più complesse, è raro trovarne alcune che non siano portatrici o emblemi di valori che non appartegono loro; anche se ci sono la Cassandra di Marion Zimmer Bradeley, la Tenaar di Ursula Le Guin (che tuttavia assurge a tale ruolo principalmente nei romanzi tardi della serie) e la Molly Carpenter di Jim Butcher. EDIT: Non dimentichiamo, poi, l’Artesia di Mar Smylie.

Copertina del terzo numero del fumetto su Artesia

Voi cosa ne pensate? Esistono romanzi o racconti fantasy con protagoniste che (spade a parte) potrebbero camminare per le strade di oggi? C’è speranza per le donne nella fantasy?

* Il termine “eroina”, oltre a essere un diminutivo privo di senso, suona simile al nome di una droga. Sarà un caso?

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36 commenti

Pubblicato da su 08/09/2011 in Letteratura

 

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36 risposte a “La spada e la strega: le donne nella fantasy

  1. Chagall

    08/09/2011 at 11:32 am

    Mmmmmmmmm
    leggendo questo post mi sono venute in mente due cose.
    1- di farti i complimenti per la preparazione che dimostri.
    2- Elfaba, dal romanzo “Strega” di Gregory Maguire.

     
  2. Siobhán

    08/09/2011 at 11:38 am

    Jane di The Iron’s Dragon Daughter. E tutti gli altri personaggi femminili del libro.
    Ammetto di non avere letto la maggior parte dei libri di cui parli in questo post, ma mi è capitato spesso leggendo un fantasy di essere disturbata dalla banalità dei personaggi femminili. Invece i personaggi di Swanwick possono essere antipatici, ma non sono mai poco credibili. Nessun dubbio che a Gamberetta piaccia tanto (poi lei ha una certa passione per i personaggi antipatici).

     
  3. bakakura

    08/09/2011 at 12:20 pm

    *segna segna*

     
  4. Tapiroulant

    08/09/2011 at 12:43 pm

    Lyra di “Queste Oscure Materie” (Pullman).

    Comunque le donne decenti in genere devi cercarle nella fantascienza (dalla New Wave in poi).

     
    • bakakura

      08/09/2011 at 12:46 pm

      Eh, ma la fantascienza non è fantasy :-(

       
  5. Tintaglia

    08/09/2011 at 2:39 pm

    Buona parte dei personaggi femminili in Robin Hobb, a partire da Kettriken per finire con Ronica Vestrit.
    Da non trascurare poi il tema dell’abuso, sia mentale che sessuale, trattato con la delicatezza che merita ma anche con una veridicità che rispecchia la vita reale.
    La protagonista di Cloven hooves, scritto come Megan Lindholm;
    la Kiyan e l’Amat del Season’s quartet di Daniel Abraham.

    @Chagall: continuiamo a inciampare l’uno nell’altra! XD

     
    • bakakura

      08/09/2011 at 2:45 pm

      Mmm, però i personaggi femminili in Hobb sono abbastanza secondari e il loro ruolo è subordinato a quelli maschili: Kettriken, per esempio, gravita intorno alla figura di Veritas prima e a quella di suo figlio poi.
      Gli altri me li segno. ^_^

       
  6. amnell

    08/09/2011 at 3:31 pm

    Io detesto le donne, nella vita come (e soprattutto) nei libri. Nelle poche schifezze che mi diletto a scrivere non ne compare nemmeno una, e se lo fa è perché serve uno stupido che metta in risalto la genialità del protagonista. Quindi la risposta alla tua ultima domanda secondo me è No, non c’è speranza né spazio per le donne nella fantasy. ^_^
    Per quanto riguarda Kahlan che si vendica di Demmin Nass, concordo con te: anche la Spada della Verità ha i suoi cliché, e non sarà quest’oggettivista a negare il vero!
    Non ho “eroine” da indicare; avevo pensato a Nicci, sempre nella Spada della Verità, ma è secondaria ed è il classico cattivo che, a contatto col fulgore dei buoni, cambia bandiera.

     
    • bakakura

      08/09/2011 at 3:32 pm

      “Io detesto le donne, nella vita come (e soprattutto) nei libri.”

      Quindi odi te stessa? O_o

      “Non ho “eroine” da indicare; avevo pensato a Nicci, sempre nella Spada della Verità, ma è secondaria ed è il classico cattivo che, a contatto col fulgore dei buoni, cambia bandiera.”

      Più che col fulgore dei buoni, direi col fulgore del protagonista masculo. ^_^

       
      • amnell

        08/09/2011 at 3:47 pm

        “Quindi odi te stessa?”
        Quando riconosco di indulgere nei classici vizi femminili – debolezza fisica, lagnanza, volubilità, facilità allo stupore; quando sorrido o rido troppo; quando decido di lasciarmi allungare i capelli – , sì, mi odio, proprio come odierei chiunque altro con queste caratterisitiche. U_U
        “Più che col fulgore dei buoni, direi col fulgore dell’antagonista masculo.”
        Eh no! Tutto sta nella filosofia, non nel fascino dell’eroe! xD Altrimenti Richard diventerebbe lo gnokko di turno: delitto inconcepibile.

         
  7. bakakura

    08/09/2011 at 3:49 pm

    Beh, Richard ha una discreta tendenza alla Marysuaggine, ammettiamolo. ^_^

     
    • amnell

      08/09/2011 at 4:11 pm

      Alt! Tutte le donne del mondo, tutti i romanzi del mondo, ma Richard NO. Dove lo trovi un altro che non combatte perchessì o per vigliaccheria o per sete di potere, ma perché è razionale? Perché ha un ideale? Dipende da cosa cerchi in un personaggio, ovviamente, ma non è che ce ne siano molti come lui…

       
      • bakakura

        08/09/2011 at 4:15 pm

        Questo non toglie che sia l’unico al mondo in grado di usare entrambe le Magie senza vendersi l’anima, sia coinvolto in migliaia di profezie, risolva due o tre guerre in un batter d’occhi, crei una dimensione parallela con le sue sole forze, sia più sveglio del Sommo Mago (di cui, incidentalmente, è anche nipote), tutte le donne che incontra si innamorino di lui, sia sovrano ereditario di un regno e trombi la Madre Depositaria. Mancano solo i capelli blu o rosa e poi ci siamo. ^_^

         
  8. amnell

    08/09/2011 at 4:38 pm

    Bah! A costo di apparire né più e né meno di una fan della Troisi, persisto nella mia convinzione: mentre con Richard (mi) sembra assolutamente naturale che tutto quel che accade accada, c’è sempre un perché valido – non ho mai avuto l’impressione che si trattasse dell’Eletto di turno, visto che è nato per volere di gente vissuta millenni prima e questo non gli risparmia certo le sofferenze – e le conseguenze razionali dei suoi errori, in qualunque altro romanzo mi suonerebbero come dici tu. Se Richard non credesse nella ragione lo odierei.
    Ma probabilmente non siamo d’accordo solo perché io mi sento simile a Richard e ne condivido gli ideali, mentre tu badi ai fatti!
    Ad ogni modo, Goodkind è imbattibile nel narrare i momenti di sofferenza, sia fisica che mentale: per quanto mi riguarda, il pezzo del primo volume con le sevizie di Denna è forse il momento più emozionante di tutti. Dunque spero in qualche bella tortura nella Macchina del Presagio xD

     
  9. talesdreamer

    12/09/2011 at 12:45 am

    Vi sono molte figure femminili interessanti nei libri di Pratchett, specie nel suo ciclo sulle streghe. Rammento di una ragazza che voleva essere una maga anziché una strega, ad esempio, da tutti osteggiata perché la magia vera era cosa “da uomini” (inutile a dirlo, dimostra di avere molto più cervello e abilità dei maghi veri e propri). E poi c’è l’allegra combriccola di streghe, nonnina Weatherwax in primis, che riesce a essere un personaggio stereotipato riuscendo nel contempo a sfottere il suo essere stereotipata. E poi c’è la figlia adottiva di Morte, e la guardia cittadina Angua… in generale, le donne di Pratchett le ho apprezzate tutte. Sarà perché quel che scrive lui, alla fine, non è certo fantasy tradizionale… genere in cui non riesco proprio a ricordare personaggi femminili convincenti, neppure sforzandomi intensamente.

     
    • bakakura

      12/09/2011 at 4:30 am

      Purtroppo io sono nella tua stessa situazione. :-( È un peccato, perché ci sono molte scrittrici di fantasy e sarebbe bello che producessero personaggi femminili interessanti. Forse il pubblico di riferiimento del genere è prettamente maschile, e pertanto si cerca di attrarlo stereotipando le donne e concentrandosi sugli uomini (è tutta un’ipotesi, eh)?

       
  10. werehare

    16/09/2011 at 1:56 pm

    Mi piacciono molto questi tuoi articoli, in poco spazio riesci a fare delle riflessioni interessanti °U°
    In questo caso sono d’accordo con te, neanche io ho mai trovato una donna nella fantasy che mi abbia davvero appassionata o convinta. C’è da dire che anche sul fronte uomini sono tirchia di onorificenze :P ma le donne mi sembrano sempre più deboli come personaggi, e non mi riferisco a una debolezza morale o fisica. Ad esempio tra i personaggi maschili di Walter Moers, che adoro, ci sono delle perle, ma quelli femminili – quando ci sono – sono tutti mosci e con una caratterizzazione risibile rispetto alle loro controparti °n°
    Ti propongo comunque alcune fanciulle: Sabriel di, ehm, “Sabriel”; Kitty della Trilogia di Bartimeus; Rala di “Rumo”; Yennefer di “Il guardiano degli innocenti”; Phedre de “Il dardo e la rosa”; Sophie de “Il castello errante di Howl”. E IMO sbagli nel voler escludere dall’indagine Nihal e tutte le sue sorelle nel trash: sono un esempio lampante della fanciulla che per vincere deve comportarsi come un uomo, il che convalida il punto del tuo articolo :P

     
    • bakakura

      16/09/2011 at 2:01 pm

      Gioite gioite, la leprotta è tornata! *_*
      A parte questo, in effetti Nihal è abbastanza colpevole da questo punto di vista (inclusa la scena in cui non sa se indossare l’armatura o l’abito lungo per andare a incontrare Sennar), ma secondo me non è un personaggio abbastanza approfondito da meritare poco più che una menzione sfuggente.

       
  11. werehare

    16/09/2011 at 6:13 pm

    Ehi, ho anche io le mie tane da scavare e le mie cucciolate da dodici da mandare avanti :P
    Hai ragione sul fatto che confrontarla con personaggi più strutturati può essere un problema (o una stupidaggine, a seconda dei punti di vista), nondimeno secondo me è significativo che nel fantatrash – il sottogenere della fantasy che ultimamente vende di più – ci sia tutta una serie di personaggi femminili fatti con lo stampino di Nihal, ovvero “vorrei essere un uomo”. Nella produzione della Troisi eroine di questo genere spuntano come i funghi, ma ci sono anche Eynis ed Eryn ne “Il Libro del Destino”, Arya in “Eragon”, Femke ne “La spia di Shandar”, Slicha in “Estasia” – questi per citare libri che ho letto, ma molti altri che ho solo adocchiato sembrano avere protagoniste del genere. Nonostante la scarsa qualità dei personaggi in sé, il fatto che questo stereotipo vada di moda IMO è significativo.

     
    • bakakura

      16/09/2011 at 6:21 pm

      Mmm, potrebbe trattarsi di una sorta di wish fullfillment, un modo per rispondere al quesito “perché devono divertirsi solo i maschi?” Peccato che la risposta sia sbagliata. “^_^

       
  12. werehare

    16/09/2011 at 6:58 pm

    LOL, “Divertirsi: lo stai facendo sbagliato” xD
    Però penso che il problema sia un po’ più a fondo, cioè nel fatto che il modello maschile viene percepito e presentato come positivo e vincente – viceversa, quello femminile come perdente. Non è un caso credo che in ciascun fantatrash che ho citato UNA donna si comporti da uomo e venga premiata per questo: certe cose riesce a farle perché ha accantonato la sua femminilità e perciò è “diversa dalle altre donne”, cosa che i personaggi maschili sottolineano a più riprese; notare anche come gran parte delle eroine citate abbia una sessualità inesistente e non la dia neanche a morire (non sono “donne”). Non credo quindi che sia una rivendicazione del diritto delle donne a fare qualcosa: più che altro mi ricorda – st…upidata a memoria in arrivo, eh – la celebrazione delle Amazzoni nella Roma antica, anche loro donne guerriere che si comportano da uomini ma che non servono ad affermare la parità dei sessi, al contrario confermano la superiorità del maschile sul femminile (infatti nessuna donna romana si sarebbe mai sognata di imitarle).

     
    • bakakura

      16/09/2011 at 7:35 pm

      Ma il wish fullfillment non è, appunto, una rivendicazione: è un surrogato di qualcosa che si vuole ma non si può avere, un po’ come il feticismo. In questo caso si basa sull’idea ingenua che basti prendere in mano un’arma per poter fare tutto quello che fanno i maschi, incluso combattere (i draghi sono un bonus). Peccato che non sia vero. XD

       
  13. werehare

    17/09/2011 at 2:54 pm

    Ti odio, avevo fatto un discorso roboante e mi sentivo fighissima :P

     
  14. PlatinumV

    05/10/2011 at 10:13 pm

    Commenti random: intanto la serie de La Spada Della Verità è scritta da un uomo… e poi Kahlan impone al gentil signore di tagliarsi i testicoli per punirlo di essere un pedofilo e aver molestato dagli 80 ai 120 bambini! Penso che neppure ai lettori maschi sia dispiaciuta quella scena!
    Adoro Goodkind e quella serie (li ho qui tutti impilati accanto a me, pure se non li ho ancora letti tutti), ma ammettiamolo… stillano cliché ovunque. Resta il fatto che la storia scorre bene, lo stile è assai buono, i personaggi (cliché ma) credibili e quell’uomo è molto bravo a instillare angoscia nel lettore senza descrivere cm per cm le budella di un cadavere.
    Ma Richard E’ un Gary Stue. Il più simpatico che io abbia trovato, ma lo rimane! :-D
    V

     
    • bakakura

      05/10/2011 at 10:19 pm

      Appunto perché la serie è scritta da un uomo, la scena della “donna di potere” che evira un maschio mi pare significativa :D È ovvio che Demmin Nass sia un malvagio: deve esserlo, per non trasformare Kahlan in un personaggio negativo. Sta di fatto che la simbologia è chiara. ^_^

       
      • PlatinumV

        05/10/2011 at 11:33 pm

        Scusa, ma non riesco a capire cosa intendi. Penso che la reazione di Kahlan sia “normale e commisurata”, adatta ad una donna. Come una madre ucciderebbe chi potrebbe far del male a suo figlio, atteggiamento alquanto “femminile” se vogliamo, così trovo lineare e adatto al personaggio che Kahlan mazzuoli Demmin Nass. Non lo trovo “fuori dal personaggio” o “una donna che rinuncia alla sua femminilità per seguire degli stereotipi più maschili”. Puoi spiegare meglio il tuo punto di vista, please?
        V

         
  15. bakakura

    05/10/2011 at 11:59 pm

    Il punto è questo: Kahlan è un esempio di personaggio femminile che esprime valori di stampo chiaramente maschile (e, se vogliamo, maschilista): è praticamente una sublimazione del terrore dell’evirazione, se mi passi l’assonanza. Il suo tocco schiavizza gli uomini e, nella scena incriminata, viene usato in un modo che farebbe rabbrividire qualunque maschio…
    Del resto, Goodkind è colpevolissimo quando si tratta dei personaggi femminili: fra torturatrici (le Mord-Sith), schiaviste (le Sorelle della Luce e, in un certo senso, le Depositarie) e ragazze, che, per avere una qualche utilità, devono trasformarsi in uomini senza pene (Rachel), ce n’è per tutti i gusti.

     
  16. PlatinumV

    06/10/2011 at 2:08 pm

    Scusa, ma non sono d’accordo. Tu dici che Kahlan mostra valori di stampo maschile. Io ti garantisco che quella scena è tipicamente femminile. Qualunque donna avrebbe voluto tagliarli gli attributi, credimi! Un uomo non lo avrebbe mai fatto proprio perché “gli viene male al solo pensiero”, magari un uomo lo avrebbe frustato o picchiato a sangue… ma il taglio degli ammennicoli lo avrebbe considerato come “eccessivo”.
    Comunque, sì, la parte sulle Mord-Sith è stata parecchio inquietante… lì ho proprio iniziato a chiedermi se il sig. Goodkind abbia qualche gusto strano… :-P

     
  17. Harmonia

    06/10/2011 at 7:18 pm

    Questo articolo mi è piaciuto molto, tratta di un argomento interessante quanto problematico per chi, come me ù_ù, vorrebbe scrivere fantasy con una protagonista femminile. Come renderle abbastanza forti da affrontare lunghe missioni e battaglie, senza attribuire necessariamente loro caratteri maschili o renderle poco credibili? Ho visto che qualcuno ha già citato Phedre de Il Dardo e la Rosa. Lei è senza dubbio molto, molto femminile, ma la scrittrice riesce a trasmormare le sue qualità di donna, sia fisiche che psicologiche, nella sua più grande forza. Probabilmente il personaggio femminile fantasy meglio riuscito di cui abbia mai letto.

     
    • bakakura

      06/10/2011 at 7:23 pm

      Ho sentito parlare molto di quel romanzo, sia in modo negativo che in modo positivo, ma non l’ho mai letto. È il caso di rimediare ^_^

      P.S. Hai già scritto qualcosa? Si può leggere da qualche parte? :D

       
  18. Harmonia

    06/10/2011 at 7:52 pm

    Secondo me sì ^_^ Credo che sia il tipico romanzo che può piacere moltissimo (superato lo scoglio delle prime cento pagine) oppure fare totalmente schifo. La protagonista è sicuramente il suo punto di forza, lei è, come dire… particolare :D Se Kahlan incarna alcune delle più profonde paure degli uomini, forse Phedre incarna molti dei loro desideri, ma non sono la persona più adatta a stabilirlo :P In ogni caso, non credo si possa rimproverarla di caratterizzazione debole.

    P.S: sì, ho già scritto qualcosa, ma al momento è tutto sepolto nel mio pc e temo vi resterà ancora a lungo^_^

     
  19. tolmancotton

    21/01/2012 at 2:28 pm

    I miei due centesimi: quasi mai una donna viene presa come protagonista fantasy senza perdere le caratteristiche femminili per lo stesso motivo per cui nell’80% dei romanzi fantasy il protagonista è orfano o ha perso la famiglia: si vede necessaria una mancanza di legami che impediscano le avventure. La donna, come procreatrice, è legata alla prole (almeno nei mammiferi, ma gli essere umani mica sono pinguini), e quindi alla “tana”. Lasciando da parte le fesserie con esili donzelle pettorute che sventolano spade come fossero piumini (per usare una spada a lungo ci vogliono i muscoli, c’è poco da fare, e per farsi i muscoli ci vuole il testosterone, l’ormone maschile per eccellenza: prendi una donna, imbottiscila di testosterone per renderla più forte, e ti ritrovi una lanciatrice del peso della ex-DDR, o una culturista che oltretutto avrà serie difficoltà a procreare, non certo un’indossatrice) in tutte le culture la figura della donna rimanda alla casa, magari alla difesa della stessa, ma non all’attacco, a meno che non si vada a perdere le caratteristiche femminili tipiche (le amazzoni che si mutilano il seno, l’imperatrice giapponese che si veste da uomo e si mette una pietra sul ventre per non partorire, etc). Al momento le uniche eccezioni alla regola della femmina maschilizzata che mi vengono in mente sono Mirtai di David Eddings (comunque appartenente ad una popolazione di guerrieri che sublima nel servizio dei loro padroni l’istinto di protezione della prole) e Susannah nel ciclo della Torre Nera di Stephen King (tant’è vero che, quando rimane incinta, perde il capo e pensa esclusivamente al proprio pargolo, il “tizio”). Ma del resto quest’ultima è anche l’unico esempio che mi venga in mente di protagonista fantasy che vada in sedia a rotelle…

     
  20. tolmancotton

    10/02/2012 at 10:34 am

    Correggo il tiro, o meglio, aggiungo all’esigua lista di eccezioni Zamira Drakashta di Scott Lynch. Piratessa e mamma affettuosa che si porta i bambini a bordo della nave. Anzi, diciamo quasi tutte le donne descritte da Lynch. Ma del resto i suoi personaggi si muovono nel mondo del sotterfugio, al massimo della pirateria (e le piratesse sono esistite anche nella realtà), e lì si sventolano raramente spadoni a due mani.

     

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