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“L’ombra dell’incantatrice” di Giacomo Mariani

05 Ago

L’ombra dell’incantatrice è un romanzo di Giacomo Mariani, rilasciato sotto licenza Creative Commons e scaricabile gratuitamente dal sito web dell’autore. La trama come riportata dal suddetto:

Clarion è un ladro. Da alcuni anni si è stabilito in un regno dove le sue abilità non vengono mai messe alla prova, quando improvvisamente il suo oscuro passato torna a bussare alla porta. E’ un rinnegato.

Ma non è solo. La curiosità e il bisogno di fuggire da un suo rivale lo portano a incontrare Isial, una donna che sta seguendo le orme di un’antica incantatrice. I due condividono la stessa strada con scopi completamente diversi. Creano una rete d’inganni cercando di manipolarsi a vicenda finché non hanno più menzogne dietro cui nascondersi. Allora Clarion si ritroverà a fare una scelta che lo porterà ad affrontare preti fanatici, corsari, nobili, governatori e infine il suo vecchio compagno.

Nel frattempo i mercanti di Emeral devono decidere se continuare la ribellione o arrendersi al nuovo tiranno.

Clarion è un personaggio simpatico (beh, quasi sempre) e questo è quanto di buono c’è in tutto il libro, perché sotto ogni altro aspetto L’ombra dell’incantatrice fa schifo. Il romanzo è scritto male, sia per quanto riguarda la storia in sé che per quanto riguarda lo stile (alcune parti sembrano opera di un analfabeta): è persino peggio di Zodd, che pure non è stato rieditato. A salvare l’autore da una cascata di insulti è il fatto che l’opera sia gratuita e liberamente scaricabile: perlomeno uno non rischia di comprarlo per sbaglio in libreria. La trama non ha senso, le descrizioni sono orribili ed è pieno di errori che dimostrano come Mariani non padroneggi affatto la lingua italiana. Leggere questo romanzo mi ha fatto incazzare per il modo in cui mi sentivo trattato dall’autore, quindi questa recensione sarà particolarmente “cattiva”; se non vi piace il genere, saltate il post.

Marketing di un romanzo fantasy italiano. Mariani ha avuto la dignità di non farlo

La trama

L’ombra dell’incantatrice è composto da una serie di scenette che sembrano slegate fra loro, sensazione rafforzata dai numerosi e pesanti “salti” di spazio e tempo fra una scena e l’altra. La trama va avanti senza che si capisca bene come. Tutti sono gay per Isial, nonostante l’assoluta mancanza di qualità positive della “signorina” (titolo che i suoi interlocutori alternano a quello di “lady” senza provare il minimo imbarazzo – tra l’altro la ragazza è figlia di un mercante, quindi non dovrebbe nemmeno spettarle questo appellativo, e infatti suo padre e suo fratello non sono chiamati “lord” da nessuno); Clarion si innamora di lei all’improvviso, dopo essere stato maltrattato, picchiato, denunciato e sfruttato da lei o dai suoi sgherri per metà romanzo; Anton, il padre di Isial, è presentato come un ubriacone che ha abbandonato del tutto la scena politica, eppure un sacco di gente rischia la vita per salvarlo, salvo dimenticarsi di lui per tutto il resto della storia; le battaglie non hanno senso, scoppiano a caso e il loro andamento è troppo confuso perché ci si capisca qualcosa. La sottrama che riguarda Clarion e il suo vecchio compagno Belthar è qualcosa di penoso, piena di dialoghi infovomitevoli e dal finale assurdo: il ladro piange per la morte dell’uomo che ha cercato di farlo fuori innumerevoli volte, senza mai pentirsi delle proprie azioni. Non che la storia principale si salvi: la leggendaria “ultima dimora” dell’incantatrice Pera’el, dove giace un potere terribbile, è nascosta e protetta malissimo, al punto ci sono tanto di indicazioni per trovarla scritte in un libro che fa bella mostra di sé biblioteca della scuola per maghi (senza che nessuno abbia mai pensato di aprirlo… sigh) e sia Clarion che Belthar riescono a oltrepassare i trabbocchetti senza grossi problemi.

Spoiler: Qual è il segreto di Pera’el? Come dice lei stessa (o meglio, il suo “ologramma” magico), l’incantatrice era quello che colloquialmente si definisce un cesso, così creò una collana magica che facesse innamorare di lei chiunque la guardasse. Purtroppo l’opera le riuscì un po’ troppo bene e, dopo aver scatenato senza volerlo una guerra civile o due, la fanciulla decise che era meglio ritirarsi a vita privata su un’isola deserta, portando con sé l’oggetto. Questo crea due grosse incongruenze nella trama: primo, perché Pera’el non ha distrutto la collana (cosa che, tramite l’ologramma, raccomanda di fare a chiunque la trovi) invece di lasciarla in fono al dungeon più demente della storia della letteratura? Secondo: perché questa sembra non aver alcun effetto durante il secondo processo a Isial, quando lei indossa la collana senza conoscerne i poteri, mentre pare influenzare il governatore durante il colloquio immediatamente precedente? Fine spoiler

La geografia politica dell’ambientazione, che dovrebbe essere importante considerato che si parla per tutto il tempo di ribellioni e tiranni, è assolutamente incomprensibile, complice il fatto che un sacco di nazioni e sovrani nominati nel romanzo non vi appaiono, creando una gran confusione. Ammiragli di una nazione trattano senza problemi con politici di un’altra e Lord Maer, il nobile antagonista di Clarion e Isial, pare avere una giurisdizione universale: ovunque loro due vadano lui li segue, guidando spedizioni militari o imbastendo processi senza che nessuno metta in dubbio la sua autorità.

Quando le cose paiono finalmente sistemate, ecco apparire Lord Maer!

Oltre a questi (gravi) difetti, la trama è piena di momenti WTF?! in cui un paragrafo contraddice quelli immediatamente precedenti, oppure semplicemente accadono cose insensate. Ecco una selezione dei più gustosi (ce ne sono molti di più).

La prima cosa che vide furono le piastrelle color crema ben allineate, poi notò la ringhiera cesellata e costellata di pietre preziose.

Questa ringhiera si trova in un luogo pubblico (una terrazza che domina una città) e senza una guardia che sia una per tenerla d’occhio. Eppure, misteriosamente, nessuno ha mai pensato di staccare nottetempo una gemma con il coltello e portarsela a casa.

A un certo punto, Belthar tenta di assassinare Clarion con un quadrello avvelenato:

Clarion stava passando e gli voltava le spalle.
Belthar prese la mira. Il giovane indossava una corazza in cuoio
che proteggeva il cuore, e la nuca non andava bene come bersaglio:
troppo mobile. Il vecchio collega si sedette davanti al faro, appoggiò
la mano sinistra al mento e restò in attesa.

[…] Il petto del bersaglio era scoperto,
sulla destra. Qualcosa nell’ambiente, forse il fischio particolare del
vento o la luce riflessa dagli occhi della preda, suggerì all’assassino
che la vittima avrebbe spostato la sacca. Trattenne il respiro; subito
dopo scoccò il dardo.
La preda si buttò a terra, ma il dardo aveva colto nel segno. Belthar
aveva mirato al cuore; solo l’ultimo scatto di Clarion lo salvò
da morte istantanea. La freccia penetrò all’altezza della clavicola
destra con un suono umido.

Belthar è descritto come un sicario veterano, ma si comporta come un perfetto idiota. Usando il veleno, gli basterebbe infliggere una ferita in qualunque parte del corpo per raggiungere il suo scopo; ciò nonostante mira a un bersaglio piccolo e difficile come il cuore, che sa essere protetto dal cuoio (tra l’altro, nonostante l’esistenza di questa “corazza” (risigh!) lo preoccupi, il quadrello la perfora con grande facilità). L’assassino, inoltre, non fugge come ci si aspetterebbe da un professionista dopo aver colpito, ma se ne sta fermo e tranquillo a ricaricare la balestra e quando Clarion scappa lo insegue pure, andando ovviamente a imbattersi in Isial, che con i suoi poteri magici lo mette in fuga. Tra l’altro, come se un deus ex machina non bastasse, poco dopo Clarion viene salvato dalle “misteriose arti magiche” di uno sciamano… triplo sigh.

Quando Clarion scassina una serratura, assistiamo alla scena qui riportata:

Uno rumore metallico attirò l’attenzione di Clarion: scattò indietro,
lanciandosi su Isial. Finirono tutti e due a terra. Una luce partì
dalla botola, seguita da un tuono così forte che lo sentì risuonare
nelle ossa.
«Tutto bene, Isial?» Clarion fissò la donna sotto di lui: sentiva
l’impulso di baciarla, ma si trattenne. Dai suoi occhi azzurri gli parve
di notare la luce di un pensiero che se ne andava, così proseguì.
«Non è niente, è una reazione alchemica. Si usa spesso come trappola,
stordisce chi la fa scattare e sveglia tutti quanti nel raggio di
un centinaio di metri

Un tuono da far tremare le ossa che si sente solo in un raggio di centro metri? L’autore è per caso sordo (ma anche in quel caso, avrebbe dovuto scrivere secondo il punto di vista di un normodotato, visto che nessuno dei personaggi ha problemi di udito)? E questa sarebbe una trappola usata per proteggere un tesoro nel corso dei secoli? A questo punto (siamo a pagina 201 di 323) ho abbandonato ogni speranza che il romanzo potesse diventare in qualche modo leggibile nell’ultima parte: Mariani non sa scrivere, punto. Come dimostrato da questa narrazione:

Un masso atterrò sulla superficie del mare, sollevando un
muro d’acqua vicino alla nave dove si trovava Belthar. La
scialuppa con l’assassino stava attraversando una flotta di
velieri le cui bandiere celesti sventolavano sferzate dall’improvvisa
bufera. La tempesta aveva colpito la flotta di Wylhem proprio durante
lo sbarco; in quella che poco prima sembrava una notte tranquilla
e serena.
Belthar aveva deciso di non indossare la maschera: in mezzo a così
tanti uomini era meglio non avere segni di riconoscimento.
Un proiettile incandescente si schiantò sull’albero maestro di una
nave vicina; questo si spezzò con uno schiocco. Poi, con un mostruoso
ruggito che soverchiò il rumore della tempesta, la nave divenne
un’immensa palla infuocata. Il calore raggiunse Belthar nonostante
la distanza.
L’oscuro promontorio al centro dell’isola aveva iniziato a vomitare
fuoco quando le scialuppe avevano quasi raggiunto la spiaggia. Il
riflesso arancione del fuoco tremolava sulle onde del mare.
Belthar maledì gli dei oscuri. La partenza di Anton Sethal era stata
vista di cattivo auspicio dal tiranno. Se si fosse unito ai ribelli avrebbe
potuto creare un pericolo notevole.
La spedizione inviata era composta da un numero ingente di navi.

La “nave” su cui sta Belthar diventa una “scialuppa” nella frase successiva; lo stesso accade ai “velieri”, che tuttavia alla fine ritornano “navi”; il calore dell’incendio raggiunge l’assassino nonostante la nave in fiamme gli sia vicina. Mariani, mi stai prendendo in giro? Uno dedica il suo tempo tempo a leggere il tuo romanzo e si trova di fronte a scene di questo genere? Ma il peggio deve ancora venire:

L’assassino impugnò un’arma, come il resto dei soldati, mentre i
tuoni rimbombavano nelle orecchie. Gli armigeri procedevano silenziosi,
consci del compito che li attendeva. La stessa aria buia era
fonte di cattivi presagi, come se qualcosa di oscuro e indescrivibile
aleggiasse minaccioso. Percepiva i tremiti del terreno che aumentavano
il senso di precarietà. Se non fosse stato per le immagini sfuggenti
generate dalla luce dei fulmini non sarebbe riuscito a scorgere
neppure gli uomini che aveva al fianco.

I soldati che attaccano i ribelli combattono al buio, senza alcuna fonte di luce se non qualche lampo occasionale. Perché lo fanno? Per morire meglio? Un’azione militare del genere non ha alcun senso: capirei se si trattasse di un’infiltrazione, ma stiamo parlando di un assalto frontale!

Quando si tratta di descrivere i duelli, poi, Mariani tocca il fondo:

Infine la schiena di Clarion toccò la parete. Fine dei giochi. Lord
Maer gli era di fronte, pronto a finirlo. Il ladro non si era dimostrato
all’altezza.
«Non sto mentendo. Ti hanno usato per arrivare a me.» Clarion
respirava con affanno, era stanco e bagnato.
«Non mi interessa, io voglio giustizia. Per Sendra!» L’espressione
di Lord Maer pregustava la vittoria.

«Per Sendra? Pensi davvero che lei vuole questo?» Clarion annaspava:
aveva bisogno di fiato. «Ti sei alleato con Wylhem, hai aiutato
un assassino del Kleg. Lo capisci, vero?»
Lord Maer socchiuse le labbra, respirando dalla bocca mentre fissava
Clarion che rimaneva immobile.
«Le menzogne non ti salveranno.» Lord Maer alzò la spada per
trafiggere l’avversario. Attese un istante come per dirgli addio.
E Clarion calciò il fango sul viso dell’antagonista. Questo chiuse
gli occhi, alzando la mano in ritardo. Le abbassò poco dopo, ringhiando,
ma il ladro scagliò un sasso che raggiunse la fronte del
nobile. Lord Maer barcollò come ubriaco e non riuscì a evitare
l’affondo che lo ferì al polso, disarmandolo.

Lasciamo perdere “questo” invece di “questi” e “le abbassò” al posto di “l’abbassò”. Clarion è in piedi e Lord Maer è di fronte a lui, a una distanza sufficiente per colpirlo con la spada: come fa Clarion a calciargli il fango in faccia? Capirei se lo lanciasse con la mano, ma è impossibile che riesca a sollevarlo fino a quell’altezza usando solo la gamba. Se non ci credete, provate a dare calci a una pozzanghera immaginando di dover colpire con gli schizzi il viso di un uomo in piedi a un metro da voi. È una descrizione ridicola, messa insieme perché l’autore probabilmente non aveva idea di come salvare Clarion né alcuna voglia di riscrivere la scena. E non solo ci si aspetta che la gente la legga, ma anche che la trovi perfettamente funzionale (altrimenti non sarebbe lì)!  

Le descrizioni

Mariani non sa descrivere e in diversi punti dimostra di non conoscere nemmeno l’Italiano. L’inforigurgito domina ogni suo paragrafo: non si può nominare una città senza doversi pippare cinque-sei righe sulla sua storia, le attività economiche principali e le previsioni meteorologiche della giornata. Secondariamente, l’autore sembra incapace di mostrare quello che descrive, cadendo quasi sempre nel racconto e non fornendo mai dettagli sufficienti affinché il lettore immagini quello che sta accadendo. La summa di tutti questi difetti è il capitolo La strega:

Isial era al buio, in una cella.
Percepì qualcosa che le strisciava sulla gamba, ma non si mosse.
Si sentiva debole. Perduta.
Sentiva sotto e intorno a sé il liquame sul quale era adagiata. Aveva
fame, sete, freddo. Aveva perfino perso il senso del tempo. Lo
stomaco le bruciava dalla disperazione.
All’inizio aveva cercato di resistere: pensava che con uno sforzo
di volontà avrebbe superato anche quella prova. Poi aveva pianto.
Non riusciva a dormire: le poche volte che si assopiva qualcuno
entrava con una luce accecante e la scuoteva fino a svegliarla.
Nella stanza faceva troppo caldo.
Ebbe delle visioni. O credette di averle. Non era sicura di riuscire
a distinguere la realtà.
Qualcosa la morse, o forse era solo un pizzicore. Quando tentò di
muoversi i capelli sporchi di fango causarono un rumore di risciacquo.
Sollevò la testa, spostandosi a guardare in alto. Il suo corpo
schiacciò qualcosa di molle che si ruppe sotto di lei; cercò di non
domandarsi cosa fosse. Non la facevano uscire e non trovava più il
secchio per i suoi bisogni.
Doveva esserci il soffitto, ma vedeva solo buio. Sentì il liquame
che si agitava, forse perché si era mossa, o forse era un ratto.

Aveva urlato la prima volta che ne aveva sentito uno. Era stato
un’eternità prima; ora sentiva spesso delle zampine su di lei.
L’ultima volta uno di essi aveva cercato di rosicchiargli l’orecchio,
non sapeva per quanto avrebbe avuto ancora le forze per scacciarli.
Sapeva però di non sentire più l’odore della cella e di questo ringraziava
gli dei, sempre che esistessero.
La gola continuava a dolerle. E non aveva le forze neanche per il
più debole degli incantesimi.
Morse qualcosa di simile a un bavaglio sporco. Cercò di spostare
una mano per liberarsene e sentì il rumore del liquame che si agitava,
ma anche lo sferragliare delle catene che le limitavano i movimenti.
Quando sentì passi pesanti che si avvicinavano boccheggiò dalla
paura, ma desiderava del cibo: forse le stavano portando la solita
porzione di pane rancido. L’ultimo che aveva mangiato aveva dentro
qualcosa che si muoveva.
La porta si spalancò e Isial stridette dal dolore che le causava la
luce. Cercò di scuotersi di dosso le mani che la toccavano, togliendole
le catene.
Fu sollevata di peso e percepì un mancamento. Si risvegliò, sentendo
il sapore del sangue: qualcosa l’aveva schiaffeggiata. Due
paia di mani la tenevano in piedi e la trascinarono fuori dalla cella.
Il labbro bruciava, ma non riusciva a mettere a fuoco le persone
che la tenevano, né il corridoio di sfondo. Stavano dicendo qualcosa.
Riuscì a capire solo la parola “domande”.
La avevano già interrogata, ma sembrava fosse passato molto
tempo dall’ultima volta che l’avevano fatta uscire dalla cella.
Fu portata in una stanza ancora più luminosa. Sentì una brezza
fredda che attraversò i pochi stracci che indossava. Sentì l’inguine e
il seno esposti, le parti intime non protette.
La sbatterono su una sedia, e le legarono le braccia dietro a uno
schienale. Qualcosa le prese il volto.

[…]
Isial sollevò le sopracciglia. «Da quanto tempo sono qui?»
«Una settimana.»
Isial spalancò gli occhi: era passato così poco tempo?
«Ascoltami» riprese Lord Maer. «Stavi morendo di stenti e ti ho
salvato. Ma domani morirai lo stesso, e in modo ancora più doloroso:
su un rogo. E la colpa è di quell’uomo.»
«So solo che è un ladro professionista… e probabilmente è un Algeroniano
» disse Isial.
«Un Algeroniano?» ringhiò Lord Maer, stringendo gli stracci del
vestito, sul petto di Isial. «Ma non m’interessa. Devi dirmi dove si
trova ora.»
«Sa usare esplosivi…» La donna stava odiando la paura che le
causava quell’uomo.
«Come?» Lord Maer inarcò le sopracciglia. «Che stai dicendo?»
«Alchimia Algeroniana, non so come la conosce.»
«Veleni?»
«No, esplosivi. Possono distruggere interi muri di pietra.»
«Balle. E perché gli Algeroniani non li avrebbero mai utilizzati
prima d’ora?»
«È instabile, non può essere prodotto in grandi quantità… e diventa
troppo pericoloso dopo poche ore dalla creazione…»
«Spiegati! In modo comprensibile.»
«Laboratori… Gli serve un laboratorio specializzato per crearla.»
«Certo… Pensi che mi beva questa messa in scena?» Maer si alzò,
sollevando anche Isial, insieme alla sedia. La maga vide il fazzoletto
cadere a terra.
«Ti giuro che è la verità non so altro. Non è al mio servizio.» Isial
sentiva i singhiozzi: erano suoi, ma sembravano distanti, come se
fossero di un’altra persona.
«Sta organizzando i tuoi uomini per salvarti domani. Non lo farebbe
se non foste alleati.»
Isial spalancò la bocca.
«È inutile che fingi di essere sorpresa. Quel criminale ha recuperato
perfino le tue cose.» Lord Maer la scagliò di nuovo a terra con la sedia; questa si ribaltò, facendola finire sul pavimento. Isial picchiò
la testa, ma sentiva qualcosa dentro di sé: sorpresa e speranza.
Lord Maer sorrise soddisfatto. «Ma non ce la farà.»
Mentre Isial arrancava per rialzarsi le due guardie andarono dietro
di lei, sollevandola insieme alla sedia.
«No, non ce la faranno.» Il nobile si leccò le labbra e sorrise. «In
questi giorni ho avuto modo di ritrovare Jalmur.»
Isial spalancò gli occhi.
«No, non gli ho fatto niente. L’ho seguito. Di persona. Ho origliato
i loro piani. E ho pure trovato la casa che usavano per nascondersi:
una sarta, ora scomparsa. E ho trovato questi fogli.»
Lord Maer le mostrò una serie di fogli, sfogliandoglieli davanti.
«Hanno trovato un gruppo di guardie con parenti a Emeral. Li
hanno riuniti in una squadra e domani la mobiliteranno, mischiandola
alle altre che avrò posizionato sulle vie di fuga. Il tuo amichetto
si è anche procurato dei lassativi. Probabilmente vuole avvelenare
le guardie oneste per farle sostituire, ma glieli farò ingoiare tutti
appena lo trovo.»
Isial osservò i fogli: c’erano nomi, simboli, insegne. Alcuni gruppi
di ribelli che conosceva.
«Purtroppo non siamo certi di quale sarà il gruppo di guardie traditrici.
E non ho abbastanza militari per controllare tutti.»
Isial tornò a guardare il nobile che aveva raccolto il fazzoletto, riportandolo
al naso.
«Non posso salvare te» disse Lord Maer. «Non mi interessa cosa
hai rubato agli inquisitori, ma hai firmato una confessione. Però
posso offrirti la vita dei tuoi uomini in cambio del criminale.»
Isial sentì una emozione che vibrava dentro le viscere, come se si
stessero attorcigliando in un nodo stretto.
«I tuoi uomini moriranno. Capisci? Dimmi come lo posso trovare,
quali sono i suoi alleati, cosa vuole veramente? Cosa vuole da te?»
«Non lo so.» Isial deglutì; scosse la testa. «Ti prego, farò tutto
quello che vuoi, ma lascia andare i miei uomini.» Una lacrima corse
sul viso di Isial. Si odiò per quella debolezza.
«Voglio Clarion.»
Isial aprì la bocca e la richiuse, non gli veniva in mente niente.

«Li vedi quelli? Sono maniscalchi. Vedi cosa stanno facendo?» Il
nobile la spinse contro la finestra. Isial sentì il volto che premeva
sul vetro fresco. Il sudore fece scivolare la sua faccia con un rumore
viscido, la guancia si graffiò. «Cos’è? Dillo, cos’è?»
Isial singhiozzò in silenzio. Vide una catasta di legna circondata
da anfore.
«È una pira. Ti ci bruceranno domani, sgualdrina. Ricordati di me.
Ricorda che non hai voluto collaborare.» Isial pensò che l’alito di
Lord Maer non era peggio della puzza nella cella. Quindi sentì il
vuoto quando il nobile la scagliò per terra. Parte degli stracci caddero
e sentì la pietra fredda sul seno nudo.

Abuso di “percepire” e “qualcosa”, “ma” che non esprime una contraddizione, tonnellate di infodump, ridondanza (se l’inguine è scoperto è ovvio che Isial ha la patata al vento) e contraddizioni (il seno di Isial era già scoperto prima che il vestito le scivolasse), maniscalchi che fanno i falegnami come se fosse la cosa più ovvia del mondo… e poi quel “gli” riferito a un personaggio femminile, di cui il romanzo è pieno. Se avessi fatto un errore del genere in terza elementare, la maestra mi avrebbe crocefisso; Giacomo Mariani ci ha riempito un libro. La cosa peggiore è che non solo l’errore si ripete, ma a volte l’autore azzecca il pronome corretto, “le”: così non si può nemmeno fare finta che credesse genuinamente nella bontà di “gli”.

Altre perle:

Wairel fece loro l’occhiolino. «Non usano maghi sulle loro navi, non rinforzano con
la magia gli scafi né la velatura. Per non parlare delle vele, è da un
secolo che la velatura triangolare viene unita a quella quadrata qua
a Emeral. Non hanno neanche la vela di fiocco. I remi poi sono la
cosa peggiore. Età della pietra, signori miei.»

A parte l’inforigurgito e l’uso di termini tecnici (cos’è una vela di fiocco?), è da notare quel riferimento all’età della pietra che presuppone una conoscenza moderna della storia evolutiva umana. Non abbiamo imparato dagli “uno a zero” di Licia Troisi, a quanto pare.

Questa, invece, viene subito dopo la ringhiera ingioiellata:

Il sole calante faceva di
sfondo e dominava l’atmosfera, la luce del tramonto addolciva i colori
della città arroccata sulle sponde dell’isola. Da quel punto si
poteva osservare tutto il fascino di quelle case così antiche ed eleganti,
i loro giardini e i colori della primavera.

Ehm, mi fa piacere sapere che la vista è molto romantica, ma un minimo di dettaglio in più? Cos’hanno le case che le rende belle ed eleganti? Che aspetto ha una casa antica nel mondo in cui si svolge la storia? Come sono fatti i loro giardini? Perché devo essere io a inventare tutto invece che l’autore?

Belthar tagliò la gola del novizio senza battere ciglio. Clarion percepì
una fitta al cuore di fronte alla noncurante crudeltà dell’ex
compagno.

[…]Intanto passarono due guardie e altrettante fitte.

Raccontare due omicidi in sette parole? Si può!

Due uomini col saio avanzarono. Wairel balzò avanti colpendone
uno, l’altro iniziò a fuggire urlando.

Come si fa a “iniziare” a fuggire? Al massimo ci si prova e si fallisce. Tra l’altro, il destino del secondo uomo è lasciato in sospeso: nessuna menzione di lui viene fatta dopo questo paragrafo. Bel modo di scrivere una storia!

«Tu dove vai?» Davir stava risolvendo lo scontro: Lord Maer
sanguinava dal braccio e dal volto, ed era costretto a mantenersi
sulla difensiva.

Come fa Davir a risolvere lo scontro? Che mosse usa? Perché lui, figlio di un mercante, riesce a battere quello che è stato presentato come uno degli spadaccini migliori del regno? Come mai può distrarsi a guardare Clarion e persino parlare con lui senza che l’avversario lo infilzi come un tordo allo spiedo?

«Se questi sono gli ultimi istanti della tua vita ti racconterò qualcosa.
Come avrai intuito non mi fidavo delle mie allieve, e così ho
lasciato loro un’informazione errata. In tal modo se volevano tentare
di rubare il mio potere sarebbero incorse nella morte: era la cosa
più giusta.»

Vomitevole. Uno che non conosce l’Italiano dovrebbe astenersi dallo scrivere, altro che pubblicare romanzi su Internet.

Clarion si mosse lungo i bordi del campo di battaglia, allontanandosi
quando lo scenario degli scontri si allargava. Non gli era mai
piaciuto muoversi in una zona ostile durante uno scontro: troppo
caos, troppe situazioni non prevedibili.

Infatti la maggior parte delle persone si diverte a gironzolare sui campi di battaglia.

In breve raggiunsero un grosso atrio pieno di antichi dipinti di
uomini nati nei secoli precedenti, due guardie erano di fronte
all’ingresso di un corridoio. Avevano un aspetto differente rispetto
agli altri soldati che avevano incrociato. Non apparivano dimessi o
disattenti e indossavano uniformi diverse. La loro corazza era nera,
avevano bracciali e mantello purpurei.

Mi fa piacere sapere che, nel mondo dell’autore, esistono dipinti antichi che rappresentano uomini moderni, ma si potrebbe sapere che aspetto hanno quelli che vede Clarion? E poi, dire che le guardie “non appaiono dimesse o disattente” è come dire che un nero “non appare bianco” o che un cane “non somiglia” a un gatto: inutile!

La maga decise per un completo azzurro in tessuto, più provocante
rispetto alla moda Nevariana.

Cos’ha di provocante questo completo? La gonna corta? L’ombelico scoperto? La scollatura profonda? Cosa, perdio?

La maga notò i lunghi capelli biondi e lo stemma di sergente: era
una ragazza giovane per essere ufficiale.

Infatti i sergenti non sono ufficiali, ma sottufficiali.

«Giudici, desidero accusare quest’uomo di…» Il nobile rimase in
silenzio, in un istante di difficoltà. «Di pirateria, di furto, di falsa
impersonificazione di un inquisitore, di evasione, di complicità nella
fuga della strega… e di fornicare con donne fidanzate già promesse
in sposa

Sveglia, Mariani: il concetto di impersonificazione implica l’inganno e la definizione di “fidanzata” è proprio “donna promessa in sposa”.

Conclusione

L’ombra dell’incantatrice è un obbrobrio. L’ho fatto leggere al Lupacchiotto Feroce, che dopo cinquanta pagine è venuto ad azzannarmi una caviglia per vendetta. Ribadisco: non leggetelo. La vita è una linea i cui punti sono momenti che non ritornano più e sprecarli per L’ombra è veramente troppo.

«Cos'è questo schifo? Eh?»

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15 commenti

Pubblicato da su 05/08/2011 in ebook, Letteratura

 

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15 risposte a ““L’ombra dell’incantatrice” di Giacomo Mariani

  1. werehare

    09/08/2011 at 11:32 pm

    Intanto, grazie per la recensione. Credo che a Dottor Jack farà piacere, e vedo che anche qui hai provveduto a fornire il link ;P
    Per quel che mi riguarda ne ho avuto un’impressione meno negativa della tua, che definirò meglio nella recensione di aNobii. Ma diversi degli errori che segnali hanno fatto inciampare anche me, soprattutto la confusionarietà: in particolare nell’incipit, e a tratti anche in seguito, mi sono trovata a leggere scene il cui senso non mi era chiaro fino in fondo, il che è fastidioso. La trama, l’obiettivo dei personaggi non è sempre chiaro; spesso ho avuto l’impressione che i personaggi sapessero cose e capissero allusioni che a me sfuggivano completamente, e la cosa è molto seccante (casi eclatanti sono i momenti in cui si parla di politica, che come fai giustamente notare è proprio confusionaria al massimo). I personaggi poi non ne escono ben definiti, dovendo gestire Clarion o Isial ad esempio in una fanfic personalmente non saprei da che parte prendere.
    La ringhiera con le pietre preziose è davvero pessima senza appello: Dottore, se mi leggi, ti prego toglila ç__________ç
    Un’altra recensione, che segnala altri difetti del romanzo, è qui: http://survivalrule.wordpress.com/2011/05/03/lombra-dellincantatrice-giacomo-mariani/ forse ti fa piacere leggerla °U°

     
    • bakakura

      10/08/2011 at 12:09 am

      L’avevo già letta, ma grazie della segnalazione ^_^ Anche io all’inizio non avevo avuto una brutta impressione del romanzo, ma tutto si spiega leggendo i ringraziamenti: l’autore infatti scrive che

      Ringrazio la nuova generazione di critici Fantasy, in particolare:
      La Barca dei Gamberi (http://fantasy.gamberi.org/) e Chiara
      “Gamberetta” per avermi aiutato a rivedere le prime pagine di questo
      libro

      In pratica le prime pagine sono decenti solo perché ci ha messo mano Hime-sama e non per capacità dell’autore “^_^
      Il resto mi ha deluso profondamente, per i motivi che ho già esposto nella recensione.

       
      • Mi@

        22/09/2011 at 6:17 pm

        Detto da De Sanctis

        -Onde nacque una ortografia in molte parti campata in aria e tentennante, una sintassi complicata e incerta, un guazzabuglio di particelle, pronomi, generi, casi, alterazioni e costruzioni, una grammatica che anche oggi è una delle meno precise e semplici.-

        Francesco De Sanctis cap. XVII – Storia della letteratura italiana-

        Testo online qui ->
        http://it.wikisource.org/wiki/Storia_della_letteratura_italiana/XVII

        Vedo che qui si usa molto l’apostrofo, che io detesto. Una insolita mania, sempre più diffusa e che taluni scambiano per errore. Invece non lo è.

         
  2. papà armando

    11/08/2011 at 11:27 am

    Letta recensione, che ritengo accurata e ben fatta: c’è già tanto schifo in giro, per via di amicizie e parentele e clientele e quant’altro, che questa nuova ‘chicca’ potevano risparmiarcela.
    P.S.: hai un’opzione del tipo ‘segnala ad un amico’? Mi interesserebbe far girare le tue note critiche

     
    • bakakura

      11/08/2011 at 11:29 am

      In fondo a ogni articolo ci sono un tasto “email” (per inviare il testo a un indirizzo email, appunto) e uno “condivisione” (per condividere il post su Facebook, Twitter, ecc). :-)

      In ogni caso, a scanso di equivoci ribadisco che L’ombra dell’incantatrice è un romanzo autopubblicato e distribuito gratuitamente, quindi (almeno) qui non ci sono stati imbrogli, raccomandazioni, ecc. È un punto a favore dell’autore.

       
  3. werehare

    11/08/2011 at 10:08 pm

    “Anche io all’inizio non avevo avuto una brutta impressione del romanzo,”

    Ehi, non ho detto questo °n° in realtà la mia opinione del libro, che è a ora più positiva della tua, non ha altalenato granché nel corso della lettura. Ma l’ho appena inserita su aNobii, cosicché tu possa riempirla di commenti di disapprovazione U,U

     
    • bakakura

      11/08/2011 at 10:11 pm

      *guarg guard* m°VV°m

       
    • bakakura

      11/08/2011 at 10:15 pm

      Ok, l’ho letta e… non capisco in che modo sarebbe positiva O_o

       
  4. werehare

    11/08/2011 at 10:55 pm

    Ho detto “più positiva della tua”, non “positiva” U,U ci sono ben quattro cinque righette alla fine di lati positivi!

     
  5. Giacomo Mariani (@drJack_Eydor)

    23/09/2011 at 3:25 pm

    Ciao!
    Lo ripeto anche qui.
    Grazie per la recensione e per gli errori che hai riportato.
    Sullo stile mi trovo più d’accordo che non, sulla trama sono in disaccordo.

    Oltre a Gamberetta è il caso di ricordare soprattutto Okamis che mi ha dato una mano enorme!
    (Gli errori sono colpa mia, non sua.)

    Qua si trova la risposta completa: http://www.fantasyeydor.com/it/articoli/o-mio-dio-oggi-e-toccata-a-me.

     
  6. Werehare

    24/09/2011 at 11:34 am

    Mi intrometto solo per un suggerimento sulla questione spoiler: forse puoi scriverli in bianco, così si vedono solo se li evidenzi con il mouse °U°

     
    • bakakura

      24/09/2011 at 11:35 am

      Ma guarda, ci ho pensato anche io, però ho dei dubbi; devo provare. U_U

       
  7. Jack Dispade

    09/10/2012 at 8:27 am

    Sono rimasto molto colpito leggendo la tua recensione, perchè la mia si pone in maniera completamente diversa e presenta il libro come fondalmente buono. Nonostante ciò mi piace il tuo stile (forse studiatamente) pungente.

     

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