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Consigli per lo scrittore: “Writing tools”

03 Ago

Writing Tools. 50 Essential Strategies for Every Writer è un libro di Roy Peter Clark, insegnante di scrittura americano. Contiene cinquanta consigli per lo scrittore, dal modo di scrivere le frasi a “come sfruttare gli amici per scrivere meglio”. Ciascuno “strumento” è sintetizzato in un breve paragrafo e spiegato con tanto di esempi. Nel complesso, il manuale è molto buono; credo che a Gamberetta piacerebbe. ^_^

Alcuni “strumenti”, come “Identificate le radici delle storie”, sono abbastanza banali per chi ha un minimo di conoscenza della narrativa; altri, per esempio “Citazioni e dialoghi”, sono applicabili al giornalismo più che alla stesura di romanzi e racconti. Quelli più interessanti riguardano la struttura atomica della scrittura: i verbi da non usare, il modo di organizzare la frase, l’uso della lunghezza di quest’ultima per controllare il ritmo della narrazione.

Un atomo di narrativa. Il puntino blu è il soggetto, quello rosso il verbo, gli altri due non lo so ma ci stavano bene

Clark scrive che molti usano gli strumenti da lui citati senza nemmeno accorgersene. Un esempio è la ramificazione a destra delle frasi: iniziare con il soggetto e il verbo, lasciando che gli altri elementi “si estendano” verso la destra della pagina o dello schermo. Come le frasi di questo paragrafo. L’attenzione del lettore si “ancora” a queste due parti del discorso e metterle all’inizio lo aiuta a seguire anche periodi lunghi. Ad esempio,

«Il tuo comportamento è inqualificabile» sentenziò la preside, puntando il dito contro Giuseppe.

si legge meglio di

«Il tuo comportamento» sentenziò la preside, puntando il dito contro Giuseppe «è inqualificabile.»

Le parole sono le stesse, ma nel secondo esempio il soggetto del dialogo è diviso dal suo verbo e il lettore deve leggersi l’inciso prima di trovarlo. Fin qui non è un grosso problema, perché il tutto sta su una riga; ma immaginate una pagina scritta così:

«Il tuo comportamento» sentenziò la preside, puntando il dito contro Giuseppe «è inqualificabile. Non è possibile, caro mio, che un ragazzo della tua età, perdipiù di buona famiglia e dalla condotta finora impeccabile, salti tutte le lezioni di matematica. Cos’hai da dire a tua discolpa?»

Giuseppe, grattandosi l’ombra della barba che cominciava a spuntare, rispose: «Niente, proprio niente, è quello che ho da dire.»

Ho dovuto sforzarmi per scrivere questa robaccia, quindi spero che il senso sia chiaro. “^_^

«Problem, preside?»

Gli avverbi vanno usati con attenzione. Il loro compito è specificare l’azione espressa dal verbo; se sono ridondanti o ne diluiscono il significato, vanno tolti. Nella frase “La mazza di Bedivere si schiantò violentemente sull’elmo di Jacques”, per esempio, “violentemente” è superfluo, perché “schiantarsi” (sopratutto se riferito a un’arma) implica di per sé brutalità. Sembra un consiglio stupido, ma sono pronto a scommettere che chi obietta in questo modo mette decine di avverbi a caso nei suoi scritti, come in questi esempi:

«Non mi fai paura» disse tranquillamente.

Premendo sulla ferita, Riccardo arrancò lentamente verso la porta.

Giovanna corse rapidamente in farmacia per comprare l’Aulin.

Nelle ultime due frasi, togliere l’avverbio fa solo bene. Nella prima, se si vuole sottolineare la tranquillità del personaggio si può sostituire l’avverbio con una breve descrizione: “Rocco tirò una lunga boccata e sorrise. «Non mi fai paura» disse.” Certo, è un po’ più lungo, ma che ci importa? A meno di non avere un limite di spazio (per esempio se si scrive per un giornale o una rivista cartacei), le parole in più non sono un problema. Anche nel caso lo fossero, “tranquillamente” va comunque tolto, perché è brutto.

Riccardo Affilati, noto anche come Richard Sharpe, nell’interpretazione di Giovanni Fagiolo (Sean Bean)

Un concetto interessante è quello di territorio delle parole, che Clark introduce nel tool numero 5. Ricordate quando, alle elementari, vi hanno insegnato a non ripetervi? Secondo Clark, questa è una semplificazione a volte dannosa. Le parole hanno una loro territorialità, che difendono azzannando gli occhi del povero lettore, ma c’è differenza fra ripetizioni volontarie (usate per creare una certa atmosfera) e ripetizioni involontarie (dovute all’inesperienza o alla disattenzione). Hemingway era solito ripetere in successione stretta diverse parole chiave  – “mare”, “roccia”, “pesce” – per sottolineare l’onnipresenza di alcuni elementi e perché, a volte, l’uso dei sinonimi può risultare stucchevole. Per esempio:

Giovanni guardò il mare. Quella distesa d’acqua salata gli aveva tolto il padre; quell’abisso si era mangiato la sua fortuna; quelle acque, infine, gli avrebbero dato la pace.

Il terrore di ripetersi fa sì che lo scrittore cada nella retorica. Sarebbe stato meglio scrivere:

Giovanni guardò il mare. Quel mare gli aveva tolto il padre; quel mare si era mangiato la sua fortuna; quel mare, infine, gli avrebbe dato la pace.

Persino Licia Troisi si renderebbe conto, leggendo quelle due righe, che la ripetizione è voluta. Il lettore fissa lo sguardo sul mare, non sul vortice dei suoi sinonimi.

Ho nominato Licia Troisi! Per farmi perdonare, ecco una gnocca ^_^

Gli altri “strumenti” sono troppo complessi per sintetizzarli qui, oppure riguardano argomenti come la struttura della storia o la revisione. Anche loro sono scritti bene, comunque. I miei preferiti sono il numero 23 (“Piazzate monete d’oro lungo la via”), il 28 (“Scrivete per il cinema”), 38 (“Lucidate i gioielli”) e il 49 (“Imparate dalle critiche”). Se volete sapere cosa dicono, leggete il manuale!

Metto anche uno gnocco, per le signore

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1 Commento

Pubblicato da su 03/08/2011 in Consigli per scrittori, Letteratura

 

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Una risposta a “Consigli per lo scrittore: “Writing tools”

  1. papà armando

    11/08/2011 at 11:13 am

    Letti i ‘consigli di scrittura’, penso che, attenendosi rigorosamente ad essi, si corra il rischio di mandare la crativitàa farsi friggere, fermo restando che l’impianto del testo debba comunque attenersi alle fondamentali regole che inquadrano l’apparato linguistico del proprio Paese. Ovvero, come si diceva sadicamente, ma pure efficacemente, un tempo: gettare il bambino con l’acqua sporca………..Che ne dite?

     

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