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“Zodd” di Zweilawyer

27 Lug

Stamattina sono andato a Verona in treno e, per passare il tempo, ho letto i primi due capitoli di Zodd, il romanzo del buon Zweilawyer. Zwei è un ottimo saggista e conosce molto bene le materie di cui tratta (principalmente armi e massacri), quindi ero fiducioso quando ho sbloccato il Kindle (a proposito: Zwei, se mi leggi, perché non hai messo online anche l’epub e/o il mobi del romanzo, invece di lasciarmi con una conversione da PDF con gli spazi scazzati? ç_ç) e mi sono messo a leggere.

Qualcuno sta pensando ai vecchi articoli su Il Re lupo e al fatto che iniziavano esattamente con il tradimento della mia fiducia? Fate bene.

Zodd, purtroppo, contiene tanti e tali errori che potrebbe essere citato come esempio negativo in metà degli articoli di Gamberetta. POV che saltella manco gli stessero sparando ai piedi, sequenze raccontate invece che mostrate, gergo tecnico buttato lì senza spiegarlo e descrizioni bolt-action rendono il romanzo, o almeno i primi due capitoli, quasi doloroso da leggere. Mi pare di ricordare che Zwei avesse una revisione in cantiere; spero che sia così, perché al momento Zodd è brutto.

Nel resto dell’articolo analizzerò dapprima l’incipit del romanzo, poi farò alcune osservazioni sugli errori peggiori che seguono.

L’incipit

Zodd inizia così:

Il vento umido gli sbatteva quel fottuto pulviscolo di cenere dritto negli occhi, giù nella gola. Ogni respiro arroventava un pugno di chiodi ficcati nei polmoni. Alzò la visiera per osservare meglio quei pulciosi bastardi.

Venti passi davanti a lui, forse qualcosa in più.

Avanzò nel vicolo: una latrina a cielo aperto. Rigagnoli di smaltimento provenienti dal frantoio chiazzavano il fango e la merda di vacca. Raggiunse uno slargo sterrato e piantò i piedi in terra.

Lì c’era abbastanza spazio per manovrare l’addhur.

Guardia lunga. Attesa.

Venite a prendermi.

L’ambiente in cui si svolge la scena non è descritto. Sappiamo che si tratta di un vicolo, ma non che aspetto ha; tra l’altro, il vento colpisce il protagonista con forza (“gli sbatteva” la cenere in faccia), il che è impossibile se Zodd è circondato da muri alti (più o meno la definizione di “vicolo”), a meno che non si tratti delle pareti di un’arnia. Il sesto periodo è in buona parte raccontato: l’autore menziona un frantoio che non si vede e non si vedrà mai, l’accenno al quale è del tutto superfluo (basta descrivere il rigagnolo) e ci dice persino a quale animale appartengono le feci sparse in giro. Fra l’altro, cosa ci fanno delle vacche in città? Non si sa, tantopiù che in nessuno dei due capitoli è descritto un animale che sia uno. Che si tratti di vacche ninja che appaiono in una nuvola di fumo puzzolente, scagazzano e poi scompaiono nel medesimo fumo?

Zodd usa un’arma chiamata “addhur”, che in seguito si rivelerà essere una spada a due mani. Il problema è quel “in seguito”: l’arma non è descritta nell’incipit. A tutti gli effetti, in questo momento Zodd sta brandendo un cartello con la scritta addhur in pennarello nero. Ritardare la descrizione non crea suspence, come qualcuno potrebbe pensare: è fastidioso e basta, perché il lettore non riesce a visualizzare la scena.

Il protagonista dimostra subito la propria intelligenza: si lamenta della cenere e poi cosa fa? Alza la visiera dell’elmo, in modo che il vento gliela soffi tutta in faccia. O meglio, l’autore non lo scrive, ma questa è la conseguenza naturale di un’azione tanto cretina; da notare che Zodd è circondato da avversari armati e che (come si scoprirà in seguito) fra i nemici che infestano il villaggio ci sono anche degli arcieri, quindi scoprirsi il volto non è proprio il massimo della furbizia.

Infine, quel paragrafo:

Guardia lunga. Attesa.

Una delle tecniche di scrittura più brutte in assoluto è l’elisione del verbo. I verbi non si limitano a dare movimento alle descrizioni: le rendono vive, aiutano il lettore a seguirle. Un paragrafo come questo sembra uscito da un telegramma il cui mittente volesse risparmiare sulle parole: certo, il lettore ci arriva a capire che Zodd si mette in guardia lunga e aspetta che gli avversari si facciano avanti… ma perché deve arrivarci? Perché deve urtare contro una bruttura di questo genere? E poi, cos’è una guardia lunga? Io lo so perché ho letto Clements, ma vogliamo spiegarlo anche ai poveri Cristi che non sanno nulla di scherma antica?

Proseguiamo…

Avvertì la presenza di un nemico alle spalle e scostò la testa di scatto. Una lama tagliò l’aria a un pollice dal suo orecchio destro.
Graffiare assordante di acciaio contro acciaio.
Un colpo sbilenco. Lo spallaccio lo sbalzò verso l’esterno.
Zodd ruppe la difesa con cui teneva in scacco tre avversari. Poco più di tre sagome deformate dalla foschia miasmatica del vicolo.
Ruotò sui talloni per fronteggiare la nuova minaccia, l’addhur pronto ad assecondare la frustata delle braccia.
Davanti a lui un uomo dall’aspetto macilento. Un corpetto di cuoio bollito macchiato di fango, barba come un rovo fradicio, occhi dilatati.

Zodd sembra dotato di un sesto senso: non sente il nemico muoversi, no, ne avverte la presenza. Ridicolo: è un altro pezzo di descrizione che manca. Subito dopo c’è un altra frase senza verbo, seguita da una che ha poco senso: cosa vuol dire “Lo spallaccio lo sbalzò verso l’esterno”? Si riferisce al colpo? In questo caso, perché non usare il più umano “lo deviò”? “Sbalzare” può riferirsi a oggetti o persone, ma non l’ho mai visto usare per un’azione.

“Zodd ruppe la guardia con cui teneva in scacco tre avversari”: ma come, se l’aveva appena assunta! Se invece passa una quantità considerevole di tempo fra un paragrafo e l’altro, bisogna dirlo in qualche modo. E poi, se questi tre avversari sono “poco più che sagome deformate dalla foschia miasmatica” (sigh!) – qui nominata e qui dimenticata -, come mai tre righe sotto c’è una descrizione dettagliata di uno di loro?

Subito dopo, arriva quello che tutti aspettavamo: la violenza!

L’addhur arrivò un istante dopo i suoi occhi.
Penetrò a fondo, ingordo di carne.
La sua folle corsa fra membra e vene s’interruppe solo con un schiocco sordo di costole fracassate. Un braccio cadde nella morchia. Zodd calciò il petto dell’uomo per liberare la lama dallo sterno frantumato, portandosi dietro uno sbuffo di schegge d’osso e il fiottare martellante del sangue.
Si voltò di scatto, digrignando i denti come un cane randagio.

La prima frase non significa niente. Non si capisce se Zodd colpisce subito dopo aver visto l’uomo in volto o se è quest’ultimo a non accorgersi del colpo prima dell’impatto. La personificazione dell’arma, “ingorda di carne” e “folle”, è qualcosa di stucchevole, così come la descrizione dell’atteggiamento di Zodd: “digrignando i denti come un cane randagio”? Perché, i cani domestici non ringhiano? Provate a scavalcare una ringhiera con un pastore tedesco o un doberman dietro e ditemi un po’ come vi accoglie… dopo che siete usciti dall’ospedale, naturalmente.

In ogni caso, il paragrafo successivo contiene la descrizione dei tre aggressori di Zodd:

I tre uomini si erano fatti avanti. Tre idioti. I volti tramutati in maschere di pietra dai lineamenti deformi.

“Ma Bakakura, dove sarebbe la descrizione? Lì non c’è scritto niente!” Bravi, volevo vedere se eravate attenti. Il buon Zwei sbatte in quei tre periodi un parere del protagonista e una metafora, ma nessun elemento utile all’identificazione dei tre energumeni –  e la cosa non si può giustificare con la famosa “foschia”, perché come abbiamo visto poco sopra questa non è abbastanza fitta per bloccare la visuale.

Forte di quasi sette piedi d’altezza e coperto da un’armatura completa d’acciaio, li sovrastava di un’intera testa. Si guardarono l’un l’altro in preda al panico. Solo uno di loro aveva una maglia ad anelli arrugginita, gli altri due indossavano vesti di cuoio indurito che coprivano a malapena il busto.
Zodd si fece avanti brandendo l’addhur, diciotto libbre di dolore metallico. I suoi avversari avevano le bocche cucite, ma i loro occhi gridavano: “nessun uomo può maneggiare una spada del genere”, “che gli dei ci aiutino”, “siamo morti”.
Deglutirono un boccone di paura.
Al cospetto dell’addhur, le loro spade e asce di ferro apparivano come fuscelli in mano a dei bambini.

Il soggetto della prima frase dov’è? Si suppone sia Zodd e facendo un po’ di sforzo si capisce che è così, ma sarebbe stato un crimine orrendo esprimerlo? Tantopiù che i soggetti della frase precedente sono gli aggressori, quindi la confusione è possibile, anche se di breve durata. Nel paragrafo successivo abbiamo la conferma degli ipersensi di Zodd, che è in grado di percepire i pensieri esatti di una persona semplicemente guardandola in faccia… risigh! E non dimentichiamo la bellixxxima immagine del “boccone di paura”, che non mostra assolutamente nulla ma fa tanto… chi voglio prendere in giro? Fa tanto ficcina.

Il dettaglio della maglia di ferro mi ha lasciato perplesso, conoscendo Zwei. Nei due capitoli compaiono diverse armature di questo tipo, una delle quali è indossata dal generale Sarcazzo (sì, ho il PDF aperto, no, non ho voglia di cercare il nome); ma Zodd indossa un’armatura a piastre e, dal momento che la sua arma (uno spadone) è fatta per contrastare armature di questo tipo, ne deduco che deve trattarsi di una tecnologia piuttosto comune, tantopiù che si accenna all’esistenza di un intero corpo dell’esercito – diverse migliaia di uomini – equipaggiato in tale maniera; allora da dove sbuca tutta questa obsoleta maglia di ferro? Questa volta non sono ironico, è una domanda vera.

Il primo capitolo è tutto così: descrizioni vaghe e parti raccontate a go-go. Nel secondo la cosa migliora, ma è solo perché c’è poca azione, altrimenti penso proprio che sarebbe stato identico. Ora passiamo a esaminare alcuni aspetti generali del romanzo.

Le boiate

Alcuni elementi di Zodd non si possono classificare in modo diverso. La prima e più evidente è il combattimento di Zodd contro una sorta di minotauro:

Nonostante l’armatura, l’addestramento e l’addhur, per chiunque le speranze di sopravvivere sarebbero state una su un milione. Meglio gettarsi dal Faro di Kalisan e pregare di non rompersi nulla.
Ma Zodd non era chiunque.
Il minotauro lo aveva puntato.
Figlio di troia, sono io che punto te.
Negli occhi della bestia guizzi di umanità bestiale, grosse escrescenze ossee facevano le veci delle sopracciglia.
Sapeva che era solo questione di attimi.
Lo avrebbe caricato.
Nel silenzio della scaramuccia appena terminata, un muggito addentò i suoi timpani.
Scalpiccio frenetico di zoccoli sul selciato. Colpi sordi sul fango.
Su quel volto mostruosamente feroce, era difficile dire dove finissero i lineamenti umani e iniziassero quelli bovini. Apparivano mescolati in un guazzabuglio contorto dal quale irrompeva una dentatura famelica.
Settanta iarde.
Guardò il minotauro.
San-gue! San-gue! San-gue!

Due soldati si misero in mezzo, opponendosi con i grandi scudi rettangolari e scagliandogli contro i giavellotti. Nessuno dei due andò a segno.
Il minotauro incornò il primo sotto lo sterno e colpì il secondo con un pugno alla gola. Sangue e un collo che oscillava sulla schiena, la testa adagiata sulle scapole, la lingua di fuori.
Non rallentò. Si liberò del corpo inerte che gli penzolava sulla testa e concentrò le sue attenzioni su Zodd.

Lasciamo perdere la ridicola cantilena nella testa di Zodd, i soggetti che vanno in ferie e la dentatura “famelica” (tra l’altro il minotauro ha i denti da carnivoro, ma questo si scopre solo più in là, quando Zodd menziona casualmente la cosa, mentre nel momento più adatto per parlarne il fatto viene taciuto). Il problema, qui, è il minotauro che carica. La struttura fisica umana non è ottimizzata per questo genere di attacco, dal momento che si estende in verticale, ha solo due zampe e la testa in cima al corpo; non è un caso che gli animali muniti di corna siano tutti quadrupeti. Il minotauro avrebbe dovuto finire a culo per aria dopo pochi metri, sbilanciato dal testone pesante e cornuto – tra l’altro, se ha le corna deve avere anche un teschio piuttosto spesso -, invece si rivela uno schiacciasassi. Sorvoliamo sul fatto che la creatura, in carica e con la testa abbassata, riesca a colpire con un pugno alla gola uno dei due soldati (spezzandogli l’osso del collo a man nude, niente di meno): chi diavolo è? Bruce Lee?

Il modo in cui la bestia viene uccisa è qualcosa di triste, ma solo per come è narrato:

Attese fino all’ultimo istante e riuscì a schivarlo con un passo laterale. Il minotauro frenò bruscamente, uscendo dal selciato e alzando spruzzi di fango in tutte le direzioni. Ma Zodd aveva già portato lo spadone dietro il fianco destro.
Colpo a due mani, indirizzato dietro al ginocchio della bestia.
Schiocco sonoro.
La zampa massiccia rimase attaccata al corpo, ma al primo passo le cartilagini si sfaldarono come le cime consunte di un vascello. Il minotauro muggì di dolore cadendo carponi.
Capacità offensiva dimezzata.
Sfruttò l’arto funzionante per aggredire Zodd. Accecato dalla furia come un cinghiale ferito, mulinò le grandi braccia e colpì il descariano al gomito sinistro. La cubitiera volò in aria e ricadde nel fango un secondo dopo.
Troppo veloce, troppo reattivo per essere un minotauro.
Sbilanciato, Zodd riuscì a contrattaccare. L’addhur si schiantò sul polso del mostro. Dita semiumane e rugose unghie nere gli sfiorarono la guancia, spinte da una fontana di sangue.
Noncurante della mutilazione, il minotauro si lanciò in avanti e lo atterrò con una spallata, bloccandolo in terra. Il ginocchio glabro, un pollice sotto iniziava la folta peluria bovina, deformava la piastra pettorale. Il minotauro pesava quasi il doppio di Zodd, cinquecento libbre contro trecento.
Il figlio di troia voleva sfondargli lo sterno.
La pressione sul petto aumentò, mozzandogli il fiato.
Uccidilo! Uccidilo! Uccidilo!
La mano di Zodd era già stretta sulla daga. Lama triangolare da quindici pollici, punta rinforzata. L’affondò nell’addome del minotauro con un colpo secco dell’avambraccio. La bestia quasi non se ne rese conto.
La strattonò verso l’alto fino a sentire l’impatto con una costola.
La bestia comprese.
Un muggito grave. Le interiora guizzarono fuori in una cascata di sangue come bisce di fiume impazzite. Zodd scivolò via, mentre il minotauro si contorceva e tentava di tenersi dentro le budella. Chissà perché tutti cercano di rimettersi dentro le budella. Non sono patate uscite da un sacco. Escono e sei fottuto. Punto.
Finiscilo! Finiscilo! Finiscilo!
Il minotauro continuava a dimenarsi con vigore sempre minore. Zodd si avvicinò, la daga salda nella destra. Qualcosa non quadrava. I tratti umani erano molto più marcati di quando ricordasse, in particolare gli occhi. Minotauro un cazzo, chissà che razza di aborto era.
E poi mugugnava. Dannazione, sembrava volesse parlare.
Zodd non voleva ascoltare.
Si limitò ad affondare la lama nella giugulare del minotauro

Zodd schiva la bestia in corsa, ma nonostante abbia una spada di sette piedi e la usi efficacemente, il mostro è comunque abbastanza vicino per colpirlo (chi è? Mister Fantastic?); per abbattere il soldato il minotauro fa un giro completo su se stesso, reggendosi in piedi su una gamba sola, e Zodd non riesce comunque a schivarlo; il peso del minotauro è sufficiente a piegare la lastra di acciaio del pettorale; alla fine, il temibile mostro viene sconfitto con una semplice pugnalata. Epicità? No, grazie.

(tra l’altro, il peso del mostro – che il narratore ci indica cortesemente – è due terzi in più di quello di Zodd, ma la loro altezza è identica: sette piedi. Il minotauro ha le ossa di piombo o una muscolatura da incarcerazione per violazione della legge dei quadrati e dei cubi? Non lo sapremo mai, perché gli unici aggettivi relativi alla corporatura del mostro sono “gigantesco” e “nerboruto” e potrebbero riferirsi allo stesso modo a Zodd, che è alto uguale e muscoloso)

Ultima nota di lulz riguardo questa scena: riguardo il minotauro, il narratore scrive che

Per quanto ne sapeva Zodd, non erano creature dotate di grande intelletto, più o meno come delle scimmie.

… il che implica che Zodd conosca questi animali. Ma Zodd ha un aspetto caucasico e usa armi e armature dall’aria europea. Magari nel mondo del romanzo ci sono scimmie dappertutto, ma in questo momento la faccenda mi lascia alquanto perplesso.

Dopo lo scontro, Zodd parla con un suo sottoposto, il tenente Lucio:

Zodd lanciò un’occhiata all’ufficiale.
«Quanti uomini abbiamo perso?»
In assenza di altri soldati, ogni formalismo andava a farsi fottere.
«Undici, sette rettangolari e quattro Corazzati, più una decina di feriti non gravi. Se ne sta occupando il medico.»
«Ci è andata bene. Quando li ho visti irrompere da tutte le parti ho temuto il peggio.»
«Anche io.»
«Per fortuna il generale ha raddoppiato il numero dei soldati all’ultimo momento. Erano una banda di disperati, ma con soli cinquanta uomini il bilancio sarebbe stato molto più pesante.»

Certo, l’ufficiale inferiore non conclude le frasi con “signore”, ma per il resto si esprime in modo impeccabile. Un po’ poco per dire che il formalismo va “a farsi fottere”. Poco dopo, lo stesso Lucio fa un bel as you know…:

«I soliti estremisti muriani» sentenziò Lucio. Cercò di strapparsi il sangue rappreso dalle tempie rasate e dai riccioli rossi. «L’Editto di
Dustennio li ha fatti impazzire completamente. Ormai ci stiamo occupando solo di loro.»

Successivamente, Zodd incontra le guardie cittadine o come diavolo si chiamano e, quando scopre che erano impegnate a stuprare le donne dei ribelli invece di combattere, non la prende bene:

Fece un passo verso il primo della fila. Mani e piedi legati, tremava come centrato da un fulmine. Un rivolo di urina e sangue gli scendeva lungo le ginocchia, verso le caviglie, fra le dita dei piedi immerse nel putridume. Un piagnucolare sommesso aveva macchiato la stoffa logora davanti agli occhi.
Tirò via il cappuccio, provocando un’eruzione di riccioli biondi sporchi di fango.
Non aveva più di quattordici anni, lo sguardo fisso davanti a lei, le labbra screpolate e livide di terrore. Uno sfregio ancora fresco vicino al naso le faceva colare il sangue in bocca.
Una ragazzina.
Zodd le poggiò un dito sotto il mento e la voltò verso di lui. Occhi liquidi, fissi nel vuoto. Se l’erano lavorata per bene, in gruppo. Un servizio completo.
«No… No…» sussurrò la ragazza. «Non ancora… Basta… Preferisco morire.» La sua voce era una corda d’arpa sfibrata.
«Controllate gli altri» comandò Zodd. Dopo qualche secondo d’ispezione, i prigionieri si rivelarono essere tutti prigioniere. Adolescenti, probabilmente figlie dei rivoltosi. Sfondate avanti e dietro, almeno a giudicare dal sangue e dalle emulsioni corporee che le ricoprivano.
Zodd si rivolse ai soldati che avevano accompagnato Lucio.
«Prendete in consegna queste piccole troie, sono prigioniere dell’Impero.»
«Capisco» disse Criziano strizzando l’occhio. «Volete divertirvi anche voi.»
Forse non vide partire la risposta di Zodd, ma di sicuro sentì il manrovescio di ferro che gli frantumava lo zigomo. Stramazzò al suolo con un grugnito, ai piedi dei consiglieri terrorizzati.
Zodd si piegò sui talloni.
«Vi siete nascosti come ratti mentre noi combattevamo per il vostro villaggio. E invece delle armi avete impugnato i vostri cazzi marci per stuprare delle ragazzine.»

Peccato che il secondo capitolo si apra con la descrizione di Zodd che stupra la stessa prigionera nella sua cella! Come mai allora reagisce con tanta violenza all’insinuazione dell’uomo? Se è furioso perché lui e i suoi uomini sono rimasti a combattere da soli, non si vede perché quella frase in particolare dovrebbe essere il bottone che scatena la sua ira. Tra l’altro, la descrizione dello stupro (che non riporto per ovvi motivi) è qualcosa di imbarazzante per il linguaggio usato: non credevo che il verbo “pompare” si usasse al di fuori dei racconti erotici da quattro soldi e delle ficcine.

(tra l’altro, il carcere ha poco senso in un’ambientazione precedente l’età contemporanea: prima, nessuno aveva tempo o voglia di mantenere e sorvegliare i colpevoli di reati, che venivano semplicemente puniti – con la gogna, la fustigazione, il marchio a fuoco e altre amenità – o eseguiti a seconda della gravità del reato)

Per concludere questo elenco (non esaustivo, ma a questo punto mi sono pure stufato) di chicche, la parte finale del secondo capitolo, quando Zodd è mandato in missione:

«Ti ho fatto chiamare anche per un altro motivo» disse con tono grave.
«Lo immaginavo, ho sentito che i Balariti si stanno raccogliendo in massa dietro l’Orthos.»
«I Balariti non c’entrano, se non indirettamente. Il problema è dentro i confini, ad Aratan, ma non posso spostare un solo soldato dai castelli di confine, né dai forti interni.»
«Aratan? Non dovrebbero occuparsene i rothiani?»
«Il Governatore ha dato il preciso ordine di non scomodarli.»
«Cos’è, sono troppo occupati ad attaccarsi lo scolo fra di loro?»
«Una parata a Kalisan; arriveranno degli emissari dall’Impero al di là delle steppe e Ulpio Mettico vuole impressionarli» con un mezzo sorriso, il Generale scoprì un canino rotto alla base. «O forse non hanno voglia di marciare fino ad Aratan.»
«Strano, i muriani sono la loro passione» disse Zodd. «A Gordium ne hanno fatti a pezzi talmente tanti che si sentiva puzza di decomposizione a tre miglia di distanza. Neanche si sono presi la briga di scavare una fossa comune.»
«Sulla gestione dei muriani non ho alcun potere, e sulle città minerarie non posso aprir bocca senza ritrovarmi un emissario di Ulpio Mettico a contarmi i peli del culo» disse il Generale. Intrecciò le dita sotto al mento, inarcando le folte sopracciglia. «Eppure continuano a chiedermi di mandare uomini in giro per la provincia a sedare le rivolte muriane.»
Viveva nell’Impero da qualche anno, ma Zodd aveva ancora qualche difficoltà a comprendere come diavolo fosse possibile che il “potere militare”, come lo chiamavano gli imadiani, potesse essere sottoposto al “potere civile”. Uno aveva armi e soldati, l’altro codici di leggi e libri contabili.
In particolare, Zodd era sorpreso dal fatto che la cosa sembrava funzionare, e anche piuttosto bene. Nei regni descariani la regola era un po’ diversa, più orientata verso il “Io ho le armi. Obbediscimi o muori”, eppure tutti insieme non raggiungevano un terzo, forse anche meno, dell’estensione dei territori imperiali.
«Per ora abbiamo trovato solo dei gruppi poco organizzati, ma Aratan è una città con migliaia di abitanti, troveremo parecchi muriani in grado di combattere.»
«Sono riusciti a cacciare l’intero drappello rothiano di stanza lì, quindi sì, sono molti. Lo spionaggio dice mille-millecinquecento.»
«I miei Corazzati potrebbero non bastare» disse Zodd grattandosi la nuca. Fra i capelli radi trovò altri grumi di sangue e fango secchi.
«Capitano Zodd, devo ricordarti chi è il Generale qui?»
«Nossignore.»
«Molto bene. Comunque non sarai da solo. Ho deciso di affiancarti due contingenti di arcieri e i Corazzati di Geleas» il Generale lo fissò come a volergli trasmettere i suoi pensieri con lo sguardo. «E sarai tu a guidare l’operazione.»
Perfetto. Proprio quello che voleva.
Già gli cascavano i coglioni quando organizzava i suoi cinquecento Corazzati, e ora doveva preoccuparsi dell’ordine di marcia, del supporto logistico e dello schieramento di un contingente quattro volte più numeroso.
«Duemila uomini sotto il mio comando?» disse sospirando.

A parte l’as you know… del generale, i problemi qui sono due. Primo: in quale esercito si assegna a un ufficiale un comando al di sopra delle sue funzioni, per di più con un numero di soldati quattro volte superiore del normale? Non sarebbe meglio inviare un ufficiale di grado superiore, abituato a missioni di questo genere? Secondo: in quale esercito gli ufficiali – si presume che gli arcieri e i Corazzati di Gelesa abbiano ciascuno i propri comandanti – accettano di sottomettersi all’autorità di un parigrado? Si tratta di un’offesa gravissima da parte del generale! Però può darsi che Zwei approfondisca la questione nei capitoli successivi, ancora non resi pubblici, quindi tengo in sospeso il giudizio su questo aspetto.

Il POV

Il punto di vista della narrazione è, solitamente, quello di Zodd, ma a volte ci sono dei cambiamenti repentini e ingiustificati. Un esempio tratto dal primo capitolo:

Caricò il fendente un attimo prima di sentire una lama schiantarsi sulla sua piastra posteriore. Sorpreso alle spalle per la seconda volta. Scarafaggi, ma fottutamente silenziosi.
Un pezzo di ferro scadente vibrò nell’aria per un istante.
L’altro uomo era scivolato dietro di lui. Ora se ne stava a contemplare la scheggia di metallo arrugginita che spuntava dall’elsa come un dente rotto.
Zodd colpì con la punta della cubitiera alle sue spalle e si voltò. L’aggressore franò in ginocchio con entrambe le mani serrate sulla radice del naso, spaccata in due.

Zodd si gira dopo essere stato colpito, ma l’autore descrive quello che accade alle sue spalle prima che si volti. Non va bene: è un cambio di punto di vista ingiustificato e troppo brutale. Poco dopo ce n’è un altro, meno grave:

Intanto occhi-di-porcello era già scattato in avanti, in mano l’ascia sottratta a un cadavere. La scagliò con tutta la forza che aveva in corpo a meno di due braccia di distanza.

“Tutta la forza che aveva in corpo” esprime il punto di vista di occhi-di-porcello, non quello di Zodd: il soldato può solo stimare lo sforzo dell’aggressore… e non sappiamo nemmeno se lo sta guardando, perché in questo momento dovrebbe dare le spalle all’uomo con l’ascia. Mah!

Poco dopo ce n’è un altro ancora:

Girò il collo, pensando che ci fosse un altro ribelle dietro di lui. In realtà si trattava solo di un bambino, tutt’al più dodicenne. Faceva capolino dall’angolo di una casetta di mattoni. Tremava di terrore. Il viso sporco rigato dalle lacrime. Il figlio di naso-a-frittata, almeno a giudicare da come lo fissava.
«Vai figliolo, liberalo! Le chiavi… Quelle del mercante. E poi scappa!» urlò l’uomo, la mano ancora premuta sulla faccia.
Zodd fulminò il bambino con lo sguardo.
«Papà, ho paura…» si appiattì sul muro per nascondersi allo sguardo del guerriero.
«Vai! Papà ti vuole bene.»
Scosso dal grido paterno, zompettò fra le pozze nauseabonde disseminate sulla via e si fiondò in direzione di un tendone verdastro.

“Scosso dal grido paterno” esprime il punto di vista del bambino: per quello che ne sa Zodd, egli potrebbe anche essere spaventato per il sangue, i cadaveri, le teste mozzate in giro per il vicolo e l’omaccione che gli sta di fronte.

Di POV ballerini come questi ce ne sono parecchi; alcuni, come l’ultimo, non sono pesantissimi, ma danno comunque fastidio.

La volgarità

I personaggi di un romanzo devono esprimersi in modo consono al loro carattere, provenienza, educazione, ecc. Zodd è un soldataccio e non c’è nulla di male se parla come un soldataccio, ma a tutto c’è un limite: fra cazzi, merda, troie e quant’altro sparsi come formaggio sulla pasta, dopo un po’ ci si annoia. Leggendo Zodd ho avuto l’impressione che l’autore abbia calcato troppo la mano per “darsi un tono”, un po’ come fanno certi autori (tipo Ammaniti) per dare l’impressione di essere ggiovani; personalmente, lo ritengo un atteggiamento stupido. Se anche il romanzo si svolge in un ambiente “basso” e degradato, non è necessario essere più volgari di Beppe Grillo sotto LSD: bastano le descrizioni degli ambienti, personaggi che agiscono in un certo modo ed eventi di un certo tipo che magari non toccano direttamente i protagonisti, ma fanno colore (come dei bambini che si fingono mendicanti, attirano gli ignari benefattori nei vicoli e li stordiscono a sassate sul cranio per rubare loro i borsellini). Infarcire semplicemente il romanzo di volgarità è noioso.

Conclusione

In Zodd c’è del buono, non fosse altro perché parla di un omaccione che ammazza tutto ciò che gli capita a tiro ed è scritto da qualcuno che sull’argomento ne sa parecchio. Questo buono, però, potrà essere realmente enfatizzato solo dopo una totale riscrittura del romanzo, che per quanto ne so potrebbe essere già in atto; così com’è, Zodd non si può vedere. L’autore dovrebbe tenere d’occhio il POV, dettagliare le descrizioni delle mosse in modo che si capiscano, misurare le oscenità verbali e sostituire tutte le parti raccontate con parti mostrate; solo così il romanzo potrà valere i famosi 0,99 euro a cui Zwei intende metterlo in vendita.

Lo Zodd più famoso. Entrambi sono grossi e usano armi grosse; che siano parenti?

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29 commenti

Pubblicato da su 27/07/2011 in ebook, Letteratura, Uncategorized

 

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29 risposte a ““Zodd” di Zweilawyer

  1. werehare

    27/07/2011 at 11:44 pm

    E’ un articolo molto accurato, potresti segnalarlo a Zwei (se non l’hai già fatto): penso che gli farebbe piacere °U° diversi dei problemi che hai fatto notare sono già stati discussi nei commenti, ma altri mi sembrano “nuovi”.
    Per quel che mi riguarda ti ringrazio, avevo dato solo una scorsa veloce all’incipit seguita dal famoso “Continuo dopo” e ovviamente non ho continuato – tra l’altro per alcuni dei motivi che segnali tu :P ma mi ha fatto piacere leggere un’analisi di tutti e due i capitoli disponibili in rete, mi sono fatta un’idea. Quindi grazie °U°

    >> Zodd, purtroppo, contiene tanti e tali errori che potrebbe essere citato come esempio negativo in metà degli articoli di Gamberetta.

    Infatti se non erro a lei non è piaciuto :P

     
    • bakakura

      27/07/2011 at 11:49 pm

      Ho linkato apposta il blog di Zwei nell’articolo: in questo modo dovrebbe arrivargli una mail di segnalazione. ^_^
      Ho letto i commenti nella pagina da dove si possono scaricare i primi due capitoli, ma non ho trovato osservazioni di alcun genere; magari stanno altrove, ma la pigrizia mi ferma °u°

      P.S. Mi hai rovinato, continuo a riempire i miei post di faccine stupide m°_°m

       
  2. werehare

    28/07/2011 at 12:23 am

    Sono prima, ci sono un fottio di pagine di commenti e ti mostra solo l’ultima… comunque dovevi saperlo che a frequentare me si diventa scemi :P

     
    • bakakura

      28/07/2011 at 12:30 am

      Tra l’altro in questi giorni sto leggendo Sharpe’s Enemy, dove ci sono lunghi discorsi su come si cucina la lepre :Q_____

       
  3. fos87

    29/07/2011 at 11:03 am

    Trovo lo stile un pochino pesante, però devo spezzare una lancia a favore del buon Zodd: lui sa benissimo che cosa tiene in mano, che cosa è una guardia lunga ecc. Perché ce lo dovrebbe spiegare? :D

     
    • bakakura

      29/07/2011 at 11:20 am

      Perché noi non lo sappiamo! XD
      Scherzi a parte, ovviamente Zodd non dovrebbe mettersi a fare lo schemino delle guardie di spada a due mani nella sua testa, ma “avanzò il piede destro e sollevò la spada fino all’altezza del volto, allineando la lama col suolo” (o qualcosa del genere) è più chiaro di “guardia lunga”, no?

       
      • fos87

        29/07/2011 at 11:43 am

        Ma un soldato penserebbe “avanzò ecc”? Secondo me no, probabilmente taglierebbe corto con la definizione tecnica, che noi non conosciamo ma che a lui ormai viene naturale.
        Penso che quello di Zwei non sia un errore, ma più che altro una scelta narrativa condivisibile o meno: conviene usare un punto di vista così interno, quando il rischio è che il lettore non capisca?

         
  4. bakakura

    29/07/2011 at 11:56 am

    Cosa c’entra quello che penserebbe un soldato? La frase che ho scritto descrive quello che Zodd fa, esattamente come “l’affondò nell’addome del minotauro con un colpo secco dell’avambraccio.” È lo stesso che dire “Zodd assunse la posizione di guardia lunga”, con la differenza che nel primo caso si mostra l’azione, nel secondo caso la si racconta usando un termine tecnico che, per sua natura, è astratto.

     
    • fos87

      29/07/2011 at 12:08 pm

      Ma il punto di vista è interno, quindi tiene necessariamente conto di come vede le cose Zodd e di cosa pensa.

       
      • bakakura

        29/07/2011 at 12:17 pm

        La descrizione che ho proposto non contrasta con il punto di vista interno: sono sempre movimenti compiuti da Zodd in persona.
        Per rendere più chiaro il problema, posto due descrizioni da confrontare:

        “Massimo ricaricò il moschetto, bestemmiando quando la bacchetta per poco non gli scivolò di mano.”
        Cosa vede un lettore che non sa nulla delle armi a pietra focaia? Una ceppa.

        “Massimo versò un pizzico di polvere fine dalla fiaschetta nello scodellino, lo chiuse e mise mano alla fiasca della polvere grossa. Versò una dose robusta di quest’ultima nella canna, fece seguire a essa una palla presa dalla bisaccia e pressò il tutto con la bacchetta di ferro, bestemmiando quando per poco non gli scivolò di mano.”
        È una roba scritta alla brutto dio, ma almeno si vede quello che Massimo sta facendo.

        Lo stesso problema delle due descrizioni di cui sopra sussiste per quanto riguarda Zodd: se il lettore non conosce la terminologia tecnica, non può visualizzare gli eventi. Certo, probabilmente una persona addestrata non pensa ai movimenti che sta effettuando, ma descriverli è una convenzione, proprio come è convenzionale scrivere i dialoghi eliminando le esitazioni, i ripensamenti e le forme tipiche del parlato, a meno che non si voglia sottolineare aspetti del carattere o della provenienza del personaggio. Facendo altrimenti si lede la leggibilità del testo.

         
  5. werehare

    29/07/2011 at 10:16 pm

    “Penso che quello di Zwei non sia un errore, ma più che altro una scelta narrativa condivisibile o meno: conviene usare un punto di vista così interno, quando il rischio è che il lettore non capisca?”

    “[…] se il lettore non conosce la terminologia tecnica, non può visualizzare gli eventi. Certo, probabilmente una persona addestrata non pensa ai movimenti che sta effettuando, ma descriverli è una convenzione, proprio come è convenzionale scrivere i dialoghi eliminando le esitazioni, i ripensamenti e le forme tipiche del parlato, a meno che non si voglia sottolineare aspetti del carattere o della provenienza del personaggio. Facendo altrimenti si lede la leggibilità del testo.”

    Perché mi sembra che stiate dicendo tutti e due la stessa cosa? °,°

     
    • bakakura

      29/07/2011 at 10:20 pm

      Non è così. fos87, a quanto capisco, afferma che la descrizione incriminata è una conseguenza del punto di vista scelto dall’autore; io sostengo il contrario. :P

       
  6. werehare

    29/07/2011 at 10:44 pm

    … cioè che il punto di vista scelto dall’autore è una conseguenza del fatto che non descrive la guardia lunga o l’addhur? °___________°

    PS: “Tra l’altro in questi giorni sto leggendo Sharpe’s Enemy, dove ci sono lunghi discorsi su come si cucina la lepre :Q_____”
    OnO guarda che vado da Zwei a tirarti i sassi! :P

     
    • bakakura

      29/07/2011 at 11:01 pm

      A quanto pare sì. fos87 scrive: “Ma un soldato penserebbe “avanzò ecc”? Secondo me no, probabilmente taglierebbe corto con la definizione tecnica, che noi non conosciamo ma che a lui ormai viene naturale.”
      La lepre, ora che ci penso, non l’ho mai mangiata…

       
  7. werehare

    29/07/2011 at 11:16 pm

    “A quanto pare sì.”

    Perdonami, sono scema e continuo a non capire il tuo punto °__________° tu e Fos siete d’accordo, mi pare, sul fatto che l’autore impiega termini tecnici in luogo di descrizioni più comprensibili a un profano. Nell’estratto che citi lei dice che probabilmente lo fa per rendere più verosimili i pensieri di Zodd (soldato), tu rispondi che probabilmente è così ma il lettore non capisce una ceppa uguale – possibilità che tra l’altro lei aveva ammesso:

    “conviene usare un punto di vista così interno, quando il rischio è che il lettore non capisca?”

    A questo punto mi sembrava che entrambi aveste esposto la stessa questione, sottolineandone magari aspetti diversi (caratterizzare il PoV vs far capire qualcosa al lettore). Ma da qui a “il punto di vista scelto dall’autore è una conseguenza del fatto che non descrive la guardia lunga o l’addhur” mi sono completamente persa °n° sarà l’ora tarda, non ho più l’età per certe cose…

     
    • bakakura

      29/07/2011 at 11:35 pm

      Lol XD Credo che la differenza stia tutta nel fatto che, secondo me, il punto di vista non richiede né giustifica l’uso di termini tecnici incomprensibili ai più. Tutto qui :P

       
      • werehare

        29/07/2011 at 11:47 pm

        Ah, ok. Stavo già per prenotare un esame specialistico, maledetto te che ti spieghi male °_________°

         
  8. werehare

    29/07/2011 at 11:19 pm

    “La lepre, ora che ci penso, non l’ho mai mangiata…”

    NON è il momento di rimediare a questa mancanza °n° *fugge*

     
  9. fos87

    02/08/2011 at 8:38 am

    “Lol XD Credo che la differenza stia tutta nel fatto che, secondo me, il punto di vista non richiede né giustifica l’uso di termini tecnici incomprensibili ai più. Tutto qui :P”
    Esatto ^^
    Scusate se non ho risposto prima, ma sono un po’ incasinata :p

     
  10. amnell

    03/08/2011 at 7:58 pm

    Solidarietà per quelle schifezze di critiche che ti hanno fatto nei commenti alla “contro-recensione” di Zwei, non ci potevo credere O.o
    P.S.: il tuo sarcasmo ci stava proprio bene, e NON è criticabile da chicchessia u.u va di moda tacciare di invidia/astio/pignoleria… sarà un segno di affetto!

     
    • bakakura

      03/08/2011 at 8:30 pm

      Le “risposte” più divertenti sono quelle in cui si dice che questa recensione sarebbe una vendetta nei confronti di Zwei… come se lui mi avesse mai fatto qualcosa, lol (probabilmente non ha nemmeno mai letto il blog prima che gli arrivasse la notifica del pingback). Del resto, è noto che quando vuoi male a qualcuno lo metti nel blogroll.
      Sintomatico, poi, il fatto che tutti abbiano commentato di là e quasi nessuno di qua, come se fare quadrato intorno all’autore ferito (Zwei, da quando hai dei sentimenti? le zweihander sono d’acciaio, non debole carne!) fosse più importante che rispondere punto per punto al ragionamento. ^_^

       
  11. Sherminator

    29/08/2011 at 6:02 pm

    chi di stronzaggine ferisce, di stronzaggine perisce

     
    • bakakura

      29/08/2011 at 6:20 pm

      Intervento illuminante. Su altri blog, dove è in vigore l’approvazione preventiva dei commenti, non sarebbe stato pubblicato; grazie alla politica di questo, esso potrà brillare di luce marrone fino a quando l’intero Web non si spegnerà. Gioisci al pensiero che il mio buon cuore ti consente di umiliarti da solo. ^_^

       
  12. Sherminator

    29/08/2011 at 6:38 pm

    devi ammettere che è una perla di grande saggezza…

    la moda degli “ammazza-libri”, che tanto spopola su questi blog, mi fa sorridere :) credo che Zweilawyer sia stato ripagato della stessa onesta moneta!

     
    • bakakura

      30/08/2011 at 2:09 am

      I commenti facciamoli un po’ più criptici, eh, che altrimenti la gente (me compreso) rischia di capirli… :-/
      I libri recensiti da Zwei fanno onestamente schifo. Che poi lo faccia anche il suo, è un problema a parte. Come ho già scritto ventimila volte, non ce l’ho con Zwei e non è mia intenzione metterlo in cattiva luce.

       
  13. Giorgio

    15/05/2012 at 2:57 am

    Perché non provi a recensire il Signore degli Anelli? È pieno di cazzate, incongruenze, Deus Ex Machina a go go, parti raccontate. In più il Signore degli Anelli viola pressoché tutte le 100 regole del Signore del Male. La stupidità di Sauron è disarmante. Tolkien è un vero incapace. Non è chiaramente (oh Cristo un avverbio!) in grado di “salvare” la vita ai suoi personaggi senza ricorrere a stupidaggi eclatanti. Ad ogni buon conto, mi frebbe piacere leggere una tua recensione sul Signore degli Anelli.

     
    • bakakura

      15/05/2012 at 10:56 am

      Prima dovrei rileggerlo tutto (in inglese, tra l’altro, perché nessuno mi dice che eventuali errori non siano dovuti al traduttore) e non è che la cosa mi attiri tantissimo XD

       
      • Giorgio

        15/05/2012 at 8:15 pm

        Non sto parlando di errori di grammatica o di stile, bensì errori assai più gravi, in un certo senso. E cioè notevoli incongruenze della storia, personaggi a cui vengono dati poteri e capacità che poi non usano altrimenti la storia finirebbe subito, personaggi malvagi inetti, scene di combattimenti assolutamente improbabili (una fra tutte, un hobbit che combatte contro un semi dio ragno e la scampa – per inciso, un ragno, senza che sia un semi dio, delle dimensioni di 3 uomini, avrebbe proporzionalmente la forza di schiacciare un carro armato). Tolkien, inoltre, molto spesso racconta e non mostra. Tutto questo non può certo essere attribuito ad un errore di traduzione; si tratta proprio di Tolkien.

        Dunque, perché nessuno ha le palle di recensire il Signore degli Anelli e mostrare (non raccontare) al pubblico quanto faccia schifo, quanto sia irrealistico, quanto Tolkien sia stato un incapace?

         

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