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Videolettera aperta alla Games Workshop

08 Giu

Ho appena finito di vedere il video embeddato qui sotto. Come da richiesta dell’autore, trovandomi d’accordo con quanto in esso affermato ho deciso di condividerlo, in modo da rendere più probabile che la Games Workshop risponda alla lettera. I punti principali del discorso sono tre: l’ostilità della Games Workshop verso i rivenditori online (talmente intensa che i produttori di Warhammer sono riusciti a eliminare del tutto questo business per quanto riguarda i loro prodotti, ovviamente nell’unico Paese che consente un’azione del genere e cioè gli Stati Uniti), il problema dei prezzi differenziati per valuta (col risultato che diversi negozi locali sono strangolati dalla concorrenza a livello internazionale) e l’abuso che l’azienda fa della propria posizione dominante.

Molte delle argomentazioni di questo personaggio sono talmente semplici e ovvie da confermare, nel caso ce ne fosse bisogno, l’idiozia dell’atteggiamento delle grandi aziende e della Games Workshop in particolare. La GW, per dirne una, proibisce che altri usino i disegni e le immagini contenuti nei suoi prodotti (manuali di regole, ecc), senza fermarsi a pensare che più visibilità significa più vendite (o perlomeno maggiori possibilità di suscitare interesse per i proprio prodotti): a loro importa soltanto che nessuno prenda “ciò che è loro” e – orrore! – lo usi senza pagare, anche se questo significa perdere moneta sonante. Deficienti.

Il problema dei prezzi diversi in valute diverse è lo stesso che esiste, ad esempio, nel mercato dei DVD: non si può vendere lo stesso prodotto, alla stessa cifra, a Roma e a Calcutta (per ovvi motivi), così si fanno prezzi differenziati e si introducono limitazioni artificiali alla circolazione dei prodotti, come il sistema delle “regioni” nel caso dei DVD o il divieto imposto dalla Games Workshop ai distributori europei di vendere i loro prodotti al di fuori dell’Unione. Nel caso della Games Workshop non l’hanno nemmeno fatto bene: è possibile per molti, infatti, ordinare le miniature da Paesi stranieri dove queste costano meno, il che riduce ovviamente alla fame i rivenditori locali (perché pagare x una scatola quando posso ordinarla dall’estero spendendo, fra prezzo e spedizione, 2/3 di x?). Fra l’altro, nonostante la GW abbia vietato la vendita online dei propri prodotti negli Stati Uniti, essa stessa ha un negozio online: piuttosto ipocritca, non trovate?

Infine, l’abuso della posizione dominante è un tema talmente discusso al giorno d’oggi che non mi pare il caso di approfondirlo ulteriormente. Fino a quando la GW ha detenuto il monopolio pressoché totale dei wargame tridimensionali, ha potuto fare le peggiori porcate (aumenti osceni dei prezzi a fronte del passaggio a materiali più economici per le miniature; istituzione di veri e propri embargo commerciali; prezzi d’ingresso all’hobby molto alti; ecc), sfruttando la potentissima leva psicologica del forever alone: “o giochi ai nostri giochi o abbandoni del tutto l’hobby, perché tutti giocano a questi e passando alla concorrenza non troverai nessuno con cui giocare nel raggio di duecento chilometri da dove vivi”. Ora diverse nuove imprese hanno cominciato a conquistare fette sempre più ampie di mercato e la GW sarà costretta a cambiare politica oppure a perdere inesorabilmente terreno… col risultato, magari, che un giorno fallirà e tutte quelle persone che giocano solo ai suoi giochi abbandoneranno l’hobby, facendo subire un gran danno a chi sull’hobby ci vive (negozianti e distributori). Bello, eh?

L’articolo finisce qui, perché non ho altro da dire.

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Pubblicato da su 08/06/2011 in Rant, Uncategorized

 

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