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I generi della fantasy

06 Giu

Avvertenza: Questo articolo non è altro che un’accozzaglia di riflessioni personali, idee nate dalla navigazione in Internet, citazioni da opere più o meno critiche (da GURPS Fantasy a Wikipedia) e quant’altro messe assieme alla divinità poco attraente (ovvero alla brutto dio). Siccome devo ancora scovare una distinzione chiara e univoca dei generi della letteratura fantastica, ho pensato di contribuire allo sforzo collettivo buttando giù qualche linea guida; inoltre, spero che l’articolo possa essere utile sia ai lettori abituali di fantasy, spesso vittima di un linguaggio vischioso e ambiguo quando si tratta di informarsi riguardo al genere di un’opera, sia agli aspiranti scrittori che vorrebbero scrivere “come scriveva Tolkien” ma per qualche motivo non riescono ad afferrare alcuni elementi del suo stile. Alla peggio, farà schifo come un romanzo di Licia Troisi. ^_^

La fantasy e i sottogeneri

Che le opere fantasy non siano uguali fra loro è chiaro a tutti. In effetti, sembra bizzarro classificare Il Signore degli Anelli e i racconti su Conan nello stesso genere, dal momento che il primo è l’epica di un mondo antico che scompare lasciando il posto al nuovo e i secondi sono incentrati su un singolo protagonista e sulle sue imprese brutali e criminose. Non basta dire che sono accumunati dalla presenza della magia: le differenze sono troppo grandi per metterli assieme. Eppure nessuno può dubitare che si tratti , in entrambi i casi, di letteratura fantasy, perché gli elementi fondamentali del genere (rimando a un passato mitico, presenza di forze soprannaturali, forte simbolismo, personaggi titanici) ci sono tutti; la differenza si spiega col fatto che Tolkien e Howard sono autori appartenenti a due sottogeneri diversi, rispettivamente l’High Fantasy e l’Heroic Fantasy.

La distinzione in sottogeneri è importante perché molte opere, simili sotto diversi aspetti, sono frutto di visioni assolutamente incompatibili della letteratura fantastica. Sebbene un autore possa esprimere la propria creatività in più sottogeneri, come nei casi di Michael Moorcock (autore di High ed Heroic Fantasy, nonché padre dello Steampunk) eTerry Goodkind (nelle cui opere si trovano di volta in volta High, Low e Urban fantasy), il “modo di pensare” la scrittura cambia radicalmente al cambiare del sottogenere: ne sa qualcosa il sottoscritto, che ha cominciato scrivendo Low Fantasy (forse, in futuro, pubblicherò quel romanzo) e dopo aver iniziato Kron, un racconto Heroic Fantasy, si è reso conto dell’enorme differenza dell’approccio necessario ai due tipi di scrittura (i dettagli nei paragrafi dedicati ai singoli sottogeneri). La fantasy è un genere complesso quanto e più del mainstream, che in quanto tale non è soggetto a molte convenzioni e, sopratutto, ha un pubblico di riferimento talmente ampio e variegato che la maggior parte degli autori può essere sicura con un ragionevole grado di certezza che la sua opera (se scritta in maniera decente) piacerà a qualcuno.

Alcuni lettori noteranno, nel discorso che segue, diversi “grandi assenti” come l’Historical Fantasy e la Science Fantasy. Il problema che ho riscontrato nel trattare questi sottogeneri è che le loro definizioni sembrano riguardare solo alcuni elementi di contenuto estetico, come l’ambientazione storica o futuristica, e analizzando più a fondo le opere principali si scopre che esse appartengono in realtà ad altri sottogeneri: è il caso di Guerre Stellari, che è palesemente High Fantasy, e del ciclo di Avalon di Marion Zimmber Bradeley, che è Low Fantasy in tutto e per tutto. Ho pertanto deciso di concentrarmi sui sottogeneri dall’identità più chiaramente definita, cioè l’High Fantasy, il Low Fantasy, l’Heroic Fantasy e l’Urban Fantasy, riservando una menzione speciale a quello che non è un vero e proprio sottogenere della fantasy ma è da molti considerato il genere nella sua interezza: lo Scat Fantasy.

Come sempre quando ci sono di mezzo generi e sottogeneri, questo tipo di classificazione non implica un sistema a scatole chiuse: un romanzo può essere inequivocabilmente High Fantasy pur avendo forti connotazioni Low Fantasy, come alcuni episodi de La Spada della Verità dove il carattere dei personaggi è importante almeno quanto gli ideali che incarnano. La divisione in sottogeneri, per quanto fondata su basi reali, è sopratutto uno strumento di comodo, senza alcuna pretesa di esattezza millimetrica.

High Fantasy

Se consideriamo (come fa Gurps Fantasy) la fantasy come un genere fra il mito e il romanzo storico, l’High Fantasy è il sottogenere che più si avvicina al mito. Personaggi, ambientazione, linguaggio e avvenimenti, tutto ha un valore simbolico e fa riferimento a qualche elemento fondamentale della natura e del modo di pensare umani, come il Bene e il Male. Il Signore degli Anelli è l’archetipo del romanzo High Fantasy; altri illustri rappresentanti sono il ciclo di Earthsea di Ursula Leguin, i romanzi più tardi del ciclo di Elric di Melniboné e il fumetto Elfquest.

Se la fantasy è, nel complesso, il genere del meraviglioso, l’High Fantasy è il sottogenere della grandezza. L’Unico Anello può corrompere mortali, immortali e Dei allo stesso modo; Elric provoca la fine del suo mondo e l’inizio del nostro; Ged viaggia nel mondo della morte e attraversa i Monti del Dolore. Questa sorta di titanismo rafforza il valore simbolico degli elementi narrativi, perché “grande” significa “universale”; persino quando la trama non tocca apparentemente alcun grande tema, come ne I Mabinogion di Evangeline Walton (rielaborazione narrativa di un antico poema gallese), un’opera può essere classificata come High Fantasy in virtù del fatto che il microcosmo dei personaggi corrisponde al macrocosmo dell’umanità.

A volte, nel suo voler incarnare concetti astratti in personaggi ed eventi reali, l’High Fantasy ottiene risultati poco plausibili. GURPS Fantasy cita l’esempio di un Impero del male in cui il cannibalismo è libero e incoraggiato: uno Stato del genere non potrebbe esistere nella realtà per il semplice motivo che gli esseri umani non si riproducono abbastanza in fretta per essere un buon sostegno alimentare della propria stessa popolazione. Eccessi del genere possono minare la credibilità di un’opera, perché metafore e simboli percepiti come distanti dall’esperienza o dal buon senso non sono efficaci; un’altra degenerazione possibile è il moralismo, ovvero il subordinare gli eventi e il comportamento dei personaggi a un dato sistema morale, con esiti ridicoli (antagonisti che, con l’eccezione di monologhi da far sanguinare gli occhi, non fanno nulla di malvagio perché l’autore non vuole mostrare scene truculente!).

Lo stile è fondamentale nell’High Fantasy. Confrontandolo con gli altri sottogeneri, si nota che in esso il registro è mediamente più alto, il tono più epico e il vocabolario più ricco. Questo non significa che un’opera High Fantasy vada infarcita di metafore inutili o debba essere scritta in fiorentino trecentesco: quello non è stile, è idiozia. Il buon High Fantasy riesce a essere profondo usando un linguaggio semplice e diretto, ma ricco di sfumature; da questo punto di vista esso è il genere più difficile da scrivere, perché richiede una grandissima proprietà di linguaggio.

Low Fantasy

Il Low Fantasy è incentrato sui personaggi in quanto individui, non metafore o simboli, sui loro comportamenti e sulla loro interiorità. L’ambientazione è più vicina alla Storia reale rispetto agli altri generi e, di solito, più realistica. Probabilmente il Low Fantasy più famoso al momento sono le Cronache del giacchio e del fuoco di Martin, ma gli esempi sono molti: il ciclo di Deverry di Karatine Kerr, la trilogia dei Lungavista di Robin Hobb, ecc.

Il Low Fantasy si cura poco della lotta fra Bene e Male e molto di cose concrete: citando a casaccio, fra i suoi temi si possono trovare la famiglia (trilogia dei Lungavista), la sessualità (ciclo di Deverry), la legittimità del potere (le Cronache) e quant’altro. Il sottogenere può anche assumere i toni della denuncia, come accade nel ciclo di Avalon di Marion Zimmer Bradley quando i cristiani, fanatici e intolleranti, aggrediscono prima i monumenti dei pagani e poi i pagani stessi. I protagonisti, ben lungi dall’essere semplici marionette in uno spettacolo moraleggiante, sono esseri umani concreti, pieni di speranze, paure e difetti: il lettore è portato a identificarsi con loro o comunque ad assumere una posizione nei loro confronti, a differenza di quanto accade nell’High Fantasy, dove essi sono figure distanti e quasi irraggiungibili.

Le trame Low Fantasy, come i personaggi, comprendono eventi su scala ridotta: la lotta contro un’organizzazione criminale, la successione al trono di un regno, la vita e le imprese di un gruppo di mercenari. Le cause che spingono i personaggi ad agire sono concrete e facilmente comprensibili al lettore moderno: avidità, paura, persino il semplice fatto di essersi trovati al posto sbagliato nel momento sbagliato (o di essere nati in modo sbagliato, come accade a Fitz nel ciclo dei Lungavista). Il fatalismo non è un elemento comune e, per quanta sfortuna possa abbattersi sulle spalle dei protagonisti, non si ha quasi mai l’impressione di un “fato” che income su di loro (quest’ultimo è invece frequente nelle storie High fantasy).

È bene, a questo punto, chiarire la distinzione fra High/Low Fantasy e high/low magic. Quest’ultimo binomio, famoso nell’ambiente dei giochi di ruolo più che in quello letterario, fa riferimento all’importanza della magia nell’ambientazione: nell’high magic essa è diffusa, potente e spettacolare, mentre nel low magic è rara e non influenza granché l’aspetto del mondo. Di per sé, il fatto che un’ambientazione sia high o low magic non pregiudica la sua appartenenza a un sottogenere piuttosto che a un altro: I doni di Ursula Leguin è Low Fantasy pur vedendo la presenza degli equivalenti magici delle armi di distruzione di massa, perché quel romanzo è incentrato sulla figura del protagonista e non su temi morali o metafisici.

Heroic Fantasy

L’Heroic Fantasy ruota intorno alle figure degli eroi: personaggi estremamente individualistici, spesso vagabondi, separati dal resto dell’umanità eppure strettamente connessi alle sue vicende. Esempi classici sono Conan, Kenshiro, Elric e Skafloc, ma anche diversi personaggi dell’epica, come Beowulf o Odisseo, potrebbero benissimo essere personaggi Heroic Fantasy. Spesso guerrieri, a volte brutali, questi eroi sono amorali, ma non immorali: semplicemente, il loro codice di comportamento non corrisponde a quelli considerati socialmente accettabili. Se i protagonisti del Low Fantasy sono importanti per ciò che sono e ciò che fanno, gli “eroi” sono quello che fanno: una distinzione importante, perché questi personaggi sono di una schiettezza tale da renderli quasi inumani eppure, proprio per questo, più umani degli altri. L’ambientazione in cui si muovono è d’aiuto all’affermazione dei loro caratteri, trattandosi spesso di un “tempo dei lupi” in cui nessun diritto è dato per scontato e solo con la forza si può conquistare ciò che si desidera. In questo tipo di letteratura, la speranza è sul filo di una lama.

Gli autori di Heroic Fantasy rigettano apertamente la convinzione che questo tipo di letteratura, per valere qualcosa, debba necessariamente farsi specchio del mondo reale e dei suoi valori. Questo può essere difficile, perché a tutti noi è stato insegnato da piccoli che certe cose non solo non vanno fatte, ma nemmeno menzionate, per non turbare l’animo di qualche benpensante. L’Heroic Fantasy getta queste lezioni al vento proponendo eroi crudeli (Elric), incestuosi (Skafloc) o semplicemente criminali (Conan)… che nonostante tutto possono attirare le simpatie dei lettori, proprio in quanto sono rappresentazioni sincere di pulsioni umane reali.

L’Heroic Fantasy ha un sotto-sottogenere: la Sword&Sorcery, a cui propriamente appartengono le storie di Conan. In essa le vicende dell’eroe si collocano in spazi e tempi ristretti, evitando i grandi viaggi che si vedono in tante opere di altri generi, e hanno un ruolo fondamentale le contrapposizioni nette e le prese di posizione forti, sia da parte dei personaggi che da parte degli autori: in tutti i racconti su Conan, per esempio, non c’è mai un dubbio sul fatto che la stregoneria sia qualcosa di malvagio praticato da uomini malvagi, né si può fraintendere l’opinione di Howard riguardo i popoli neri e gli asiatici. Sword&Sorcery significa brutalità, schiettezza e semplicità; le sono estranee le trame complesse e il politicamente corretto.

Urban Fantasy

L’aspetto più importante dell’Urban Fantasy è il confronto fra modernità e passato, o meglio, fra la razionalità e il cuore sognante dell’umanità; uno scontro che nella realtà è metaforico, ma nell’Urban Fantasy può assumere la concretezza di una guerra fra maghi e vampiri per le strade di Chicago (come accade a un certo punto della serie The Dresden Files di Jim Butcher). I protagonisti possono essere persone normali poste di fronte al magico (come accade in molte opere destinate a un pubblico adolescente) o esseri soprannaturali nei quali i lettori possano comunque immedesimarsi (è il caso di Harry Dresden nei romanzi di Butcher e di Anita Blake in quelli di Hamilton). L’ambientazione è, naturalmente, il presente.

Non sono Urban Fantasy i racconti di “viaggi tra i mondi”, come il film Un americano del Connecticut alla corte di Re Artù, dal momento che manca la fondamentale ambientazione urbana e con essa l’elemento sociale della storia. Se nel Low Fantasy, infatti, i personaggi sono l’elemento centrale, nell’Urban Fantasy la visione si amplia fino a includere spicchi più o meno vasti della società che li circonda e che reagisce in modo più o meno buono alla scoperta che vampiri e ghoul vivono nel suo scantinato. L’eccezione a questa regola sono romanzi come Nessundove di Gaiman, dove “l’altro mondo” non è che una parte o un riflesso di quello “reale”.

L’Urban Fantasy offre agli autori la possibilità di lavorare su uno scenario conosciuto, alterandolo in modo più o meno sottili e più o meno inquietanti. È anche possibile, naturalmente, una Urban Fantasy “light” in cui l’elemento soprannaturale è principalmente positivo (fatine et similia), ma nella mia limitata esperienza ho notato che ciò sembra accadere raramente e, quando accade, non tocca sempre vette di qualità molto alte.

Scat Fantasy

Lo Scat Fantasy (letteralmente “fantasy di merda”) è la fantasy scritta da chi non conosce la fantasy ed è convinto che inserire qualche elfo e un po’ di fuochi d’artificio in un romanzo sia sufficiente per apporgli la tanto agognata etichecca che lo trasformerà in uno dei libri più regalati a Natale. È la fantasy delle armature da zoccola* (vedi illustrazione), delle trame che si risolvono da sole, delle protagoniste lagrimevoli e degli obbrobri linguistici. È la fantasy del lieto fine a tutti i costi, della ritinteggiatura di personaggi e storie vecchi per farsli sembrare nuovi. È la fantasy di Licia Troisi, Sergio Ghirardi, Chiara Strazzulla e altri nemici dell’umanità della buona letteratura.

La differenza fra lo Scat Fantasy e un aborto appartenente a uno dei sottogeneri sopracitati è che lo Scat non è vera fantasy, ma pessima letteratura erotica/di formazione/favolistica travestita da altro. È un inganno, un raggiro fondato su una premessa offensiva**: quella che “i lettori di fantasy sono tutti bimbi speciali”, ovvero mongoloidi. In un Paese civile, lo Scat morirebbe di morte naturale; in Italia, dove manca una cultura dell’informazione e la maggior parte delle recensioni è scritta da gente più o meno venduta, capita che esso abbia un notevole successo commerciale. Questo significa che la narrativa fantastica di qualità è condannata? No! Significa solo che gli editori hanno trovato più conveniente investire sul marketing piuttosto che sulla creatività (una strategia che rischia di rivelarsi pericolosamente fallimentare). Lo Scat Fantasy, di per sé, non ha alcun merito che possa attribuirgli un qualunque valore.

Concludendo…

La fantasy è un genere complesso, forse a causa della sua natura ibrida: in essa si riuniscono il mito, l’epica, la leggenda… insomma, le espressioni della creatività umana attraverso le quali l’umanità cerca da sempre di comprendere se stessa, le proprie origini e il prorio futuro. La sua reputazione di genere superficiale e infantile è abbondantemente smentita dai fatti; rimane in ogni caso una grossa quantità di feccia sul fondo del barile che, se non filtrata via, prima o poi finirà col guastare il vino. La soluzione a questo problema è l’adozione, una volta per tutte, del principio che scrivere fantasy non è facile e richiede almeno tanta preparazione quanto gli altri generi.

Spero che questa piccola classificazione dei generi fantasy sia utile a qualcuno. Come ho già detto, non è del tutto organica ed è fatta per sommi capi, tralasciando alcuni sottogeneri della cui esistenza non sono sicuro. Magari in futuro farò qualcosa di migliore, ma per il momento spero di non aver deluso nessuno. ^_^

*Che, peraltro, è un mestiere onorabilissimo fintanto che le prestazioni le paga il cliente e non migliaia di lettori buggerati.

**S’intende “per le persone normodotate”. Avere la Sindrome di Down non è disonorevole; agire – per il proprio guadagno – presumendo che gli altri siano scemi, lo è.

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14 commenti

Pubblicato da su 06/06/2011 in Letteratura, Uncategorized

 

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14 risposte a “I generi della fantasy

  1. papà armando

    13/06/2011 at 10:13 am

    Mi è piaciuto. Perchè non scrivere un saggetto su questo e proporlo?

     
  2. castelloincantato

    19/07/2011 at 2:23 am

    “Spero che questa piccola classificazione dei generi fantasy sia utile a qualcuno”
    Per me lo è stata, grazie. Articolo interessante.
    Ho cercato informazioni riguardo l’elf punk, ma finora non ho trovato un granché. Sapresti indicarmi dei libri/letture/articoli che ne parlino? Sapresti consigliarmi alcuni libri appartenenti a tale genere?

     
    • bakakura

      19/07/2011 at 2:34 am

      Mi dispiace, ma è un sottogenere che non conosco. :-( Non è il solo: fra steamfantasy, romance e quant’altro, ce ne sono tantissimi che non ho trattato perché li ignoro quasi completamente. Però mi hai incuriosito, cercherò informazioni al riguardo.

       
  3. castelloincantato

    19/07/2011 at 2:34 am

    p.s. ho dovuto lasciare un commento per forza… Come si fa a non far contenti quell’adorabile lupacchiotto ;)

     
  4. castelloincantato

    19/07/2011 at 2:35 am

    ok, quando scopri qualcosa fammi sapere

     
  5. werehare

    24/07/2011 at 12:46 pm

    Mi delurko su questo articolo veramente interessante, chiaro e ben fatto °U° ho un’unica perplessità: parlando dell’urban fantasy dici che l’ambientazione è “naturalmente” il presente, ma IMO questo non è un punto essenziale del genere. Sbaglio?

     
    • bakakura

      24/07/2011 at 12:51 pm

      Secondo me sì: il tema centrale dell’urban fantasy è il “cozzo” fra realtà e fantasia, fra mentalità moderna e romanticismo, fra ordine e caos. Se modifichi la collocazione temporale, questo elemento viene meno: certo, si potrebbe ambientare una storia fantasy – per esempio – ai tempi di Napoleone, ma in quel caso si avrebbe a che fare con un’ambientazione e dei personaggi dalle mentalità radicalmente diverse rispetto a quelli moderni e il contrasto di cui sopra tenderebbe a sfuggire, magari a favore della speculazione pseudostorica. Credo. ò_ò

       
  6. werehare

    24/07/2011 at 2:37 pm

    Hai ragione sul fatto che aggiungere l’elemento storico sposti in parte l’attenzione dal conflitto fantastico/”normale”, ma penso che sia una scelta dell’autore che non pregiudica l’appartenenza del romanzo al genere urban fantasy: mi rifaccio anche alla Wikipedia inglese ( http://en.wikipedia.org/wiki/Urban_fantasy ), che recita appunto “However, the stories can take place in historical, modern, or futuristic periods. The prerequisite is that they must be primarily set in a city.”.

     
    • bakakura

      24/07/2011 at 8:59 pm

      Può essere, ma mi sembra strano che un semplice elemento di contenuto definisca un intero genere. :uhm:

       
  7. BettyBloop

    18/10/2013 at 6:51 pm

    Teniamo presente che lo Scat Fantasy in realtà non è un genere, ma un’invenzione del blogger. Lo dico perché LE scat fantasy sono tutt’altra cosa, ho avuto la sfortuna di imbattermici una volta, ed è meglio evitare di crederle un’altra cosa… rischiando che qualcuno lo cerchi su Google e resti traumatizzato, o che qualcun altro dica: “Ammetto che mi piacciono anche le scat fantasy” e finisce con l’esser guardato strano dagli amici per l’eternità…
    Detto questo, magari le eroine vestite con biancheria intima metallica fossero invenzioni recenti e limitate a brutti libri come sostieni tu.

     
    • bakakura

      18/10/2013 at 6:54 pm

      Oddio, è vero, non avevo pensato all’ambiguità O____O Me tapino! Spero davvero che nessuno rimanga traumatizzato cercando “scat fantasy” XD

      Ci sono anche chainmail bikini in libri belli? Link!

       

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