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Kron (5)

28 Mag

5. Patto col Diavolo

Ci vollero tre giorni perché gli ordini di Kron venissero eseguiti. L’ira del condottiero non sfumò, pertanto l’esecuzione ricadette interamente sulle spalle di Adrianna, mentre Kron ingurgitava vino (all’apparenza senza sortire alcun effetto, men che meno sul suo umore) e bestemmiava tutti gli Dei noti all’uomo. Nessun guerriero, nemmeno il più giovane, avrebbe obbedito a una donna se le circostanze fossero state diverse; ma le parole con cui Kron le conferiva autorità su di loro erano state udite e in ogni caso nessuno aveva realmente il coraggio di non obbedire a colei che li aveva scagliati all’Inferno e, pensavano i neri, avrebbe potuto farlo ancora.

Lo stato d’animo del condottiero era tale che, fra tutti, solo i figli di Alfhild erano tollerati alla sua presenza; Kron chiedeva loro in continuazione di raccontare quanto era avvenuto nel regno dall’inizio del suo esilio ad allora, in particolare per quanto riguardava il loro padre e coloro che un tempo gli erano stati fedeli. Ascoltava con attenzione assoluta, interrompendo spesso per fare decine di domande sui dettagli più disparati. La maggior parte del cibo che gli portavano tornava indietro intatta. Eppure, ai quattro giovani non sembrava che Kron risentisse di quel digiuno: era qualcosa di diverso dal cibo a nutrirlo.

Nel mezzo di uno di quei dialoghi, un guerriero venne a dirgli che tutto era pronto. Kron strizzò gli occhi quando, per la prima volta dopo tre giorni, uscì dal suo padiglione alla luce del giorno, poi li spalancò in preda all’incredulità, perché di fronte a sé non vedeva mucchi di equipaggiamenti d’assedio, né arieti per sfondare le grandi porte rinforzate in bronzo di Onoria, né trincee scavate fin sotto le mura, né torri d’assedio. I ventimila barbari erano schierati, se per “schierati” ci si accontentava di intendere “ammucchiati nello stesso posto”, ma nessuno sembrava pronto a dare battaglia. Venti passi davanti a loro spiccava la figura candida di Adrianna, a cui Kron si avvicinò a grandi passi.

«Ti avevo dato cinquemila uomini! Si può sapere cosa ne hai fatto?»

La strega non si scompose. «Questi neri sono robusti e non schivano i lavori faticosi, ma nessuno fra loro è un fabbro capace di forgiare rampini d’assedio o teste d’ariete. Cinquemila mi sarebbero stati meno utili dei dieci che ho usato.» Con un gesto, la strega ordinò a un gruppetto di uomini di farsi avanti. Quando Kron incrociò lo sguardo del più vicino, vi colse qualcosa che lo lasciò senza parole: non l’usuale timore del selvaggio per l’uomo bianco, né il rispetto che solitamente egli tributava alla forza, ma il conforto di una visione familiare dopo che gli occhi si erano posati a lungo su cose terrificanti. Non ebbe bisogno di chiedere per sapere che Adrianna aveva riportato quegli uomini nel mondo della Strada nell’Ombra. Ma perché?

La risposta arrivò un attimo dopo, camminando su due zampe, e suscitò in Kron un senso di repulsione tale che il vino che aveva bevuto gli si rimescolò nello stomaco. Era una di quelle cose che lui aveva ucciso, ma in qualche modo differiva da loro: la sua schiena era meno curva, le dita avevano ancora una parvenza di mobilità umana e il cranio, seppure deforme, era dominato da occhi nei quali brillava un sentimento molto più umano della fame: l’avidità. Sebbene la luce del sole paresse darle fastidio, la creatura non mostrava di averne paura, come se in qualche modo ricordasse di un tempo in cui aveva camminato sotto di essa.

«Perché mi hai portato questo essere?» chiese irato. Fu sorpreso quando, al posto di Adrianna, fu l’umanoide a rispondergli, rantolando più che pronunciando le parole:

«Cosa bianca dice io mostra via per cibo. Io mostra se cibo c’è.»

Il primo pensiero di Kron fu di schiantare con le sue mani la mascella di quel mostro che insozzava con la sua lingua la parlata umana. Poi capì che gli stava proponendo uno scambio, anche se non ne intuì la natura.

«Cosa dici, bestia? Tu conosci una via per entrare a Onoria?»

L’umanoide, che evidentemente non attribuiva a quel mucchio di edifici un nome proprio, mosse la testa con aria confusa. «Io conosce strada. Strada buona per cibo. Cosa bianca dice che strada buona per tanto cibo se io mostra.»

Allora Kron capì e quella comprensione gli ghiacciò il sangue. Quale bambino non era mai stato mandato a letto con la minaccia che un mostro lo avrebbe divorato se avesse disobbedito? In quel momento, la conferma di quelle storie gli rivolse un sorriso sghembo che mise in mostra una chiostra di denti da predatore. «Se io mostra via, voi non muore. Altri muoiono. Loro cibo.»

«Dove conduce la tua “strada”, mostro? Sotto un letto? Dentro un armadio? Sotto una rampa di scale?»

L’umanoide indietreggiò nervosamente, spaventato da tutte quelle parole misteriose e sopratutto dal disgusto che trapelava da esse. «Io detto che mostra strada per cibo. Se niente cibo, io va via!»

Troppo rapido per essere fermato, Kron strappò una lancia di mano al guerriero più vicino e la soppesò per lanciarla. «Tu sarai cibo per i vermi di questo mondo!» Sollevò il braccio e fece per scagliare l’arma, quando un grido e il rumore di un cavallo al galoppo attirarono la sua attenzione.

«Potente! Potente! Molte migliaia di uomini marciano contro di noi!» riportò un giovane trafelato il cui cavallo, coperto di sudore, barcollava per la stanchezza. Kron dimenticò immediatamente il proposito a cui aveva dato voce pochi attimi prima.

«Cosa dici? Sei sicuro?»

«Sì, o Potente. Gli uomini che hai mandato a ovest per saccheggiare hanno visto un gran polverone oltre la grande distesa di acqua bassa.»

«Oltre le paludi di Gift? No! Maledetto Björn e maledetto tuo figlio, con tutti gli anni che avete avuto dovevate ribellarvi proprio adesso?»

«Esiliato, si può sapere chi stai maledicendo?»

Il condottiero piantò la lancia nel terreno con tanta forza da spezzarla poco sopra la punta. «La Baronia del Cinghiale è per tradizione una spina nel fianco della Corona. Mi sono sempre chiesto quando sarebbero arrivati alla ribellione aperta e quel momento deve essere appena trascorso! Il Re ha sicuramente radunato l’esercito e lo ha mandato a sedare la rivolta… e adesso chiunque lo comandi può rivolgerlo contro di me, invece di essere costretto a impiegare mesi per radunare gli uomini in un solo posto, equipaggiarli e addestrarli!»

«Non puoi affrontarlo?»

«Non adesso! Dovrei dare battaglia con le spalle alla città, rischiando che i soldati chiusi dentro di essa facciano una sortita nel bel mezzo dello scontro, e dividere le mie forze è fuori questione: non ci sono capitani nell’Orda a cui potrei affidare una parte del mio esercito. Maledizione a questi barbari senza disciplina! Se avessi avuto a mia disposizione un esercito civile…» Parve rendersi conto che lamentarsi della casualità o del Fato non avrebbe portato a nulla e tacque.

«In questo caso, non ti resta che la possibilità che ti offro. Ci sono meandri della Strada nell’Ombra che nemmeno io conosco, ma questa creatura sì; percorrendoli potremmo entrare in città nottetempo e prenderla quasi senza colpo ferire.»

Kron arricciò le labbra per il disgusto. «No! C’è un’altra possibilità: possiamo ripercorrere la Strada all’indietro e tornare nel deserto. Una volta la, potremmo ritornare in qualunque momento…»

«E tu credi che questi barbari, dopo aver visto quanto è ricca questa terra, la abbandonerebbero in cambio di una promessa? Sarai anche riuscito a diventare il loro capo, ma conosci ben poco il loro animo. Fai come hai detto e perderai ogni autorità su di loro, e a quel punto non avrai più un armata con cui conquistare il trono. Rifletti: cosa sono per te i morti del nemico? Li faresti gettare in una fossa, senza dubbio; e allora perché non comprare con essi la tua corona?»

Kron fece per rispondere, ma all’ultimo momento tacque. Si guardò intorno in cerca di un consiglio, ma sui volti di chi lo circondava non c’erano che attesa e dubbi. Un Re avrebbe avuto dei consiglieri; Kron era un tiranno e come tale doveva prendere le sue decisioni da solo, perché era ciò che ci si aspettava da lui.

«Sta bene» disse dopo un lungo silenzio «ma divorerete solo i morti. Se vedrò uno di voi anche solo sfiorare un uomo vivo, frantumerò il suo teschio con queste mani.»

L’umanoide ghignò scuotendo la testa e, sebbene non avessero compreso le parole, i neri seppero che un qualche patto osceno era stato stretto. Non ce ne fu uno che non rabbrividì; ma la sola forma di dissenso che conoscevano era la sfida a duello e nessuno di loro era tanto folle da credersi in grado di battere Kron. Invece, col fatalismo tipico della loro razza, si prepararono a un altro viaggio nella valle della morte, con un peso in più sul cuore all’idea di trovarsi in debito con un demone mangiatore di uomini.

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7 commenti

Pubblicato da su 28/05/2011 in Racconti

 

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7 risposte a “Kron (5)

  1. Artic Swan

    16/08/2011 at 9:12 pm

    Dicevo….senti, io penso che tu abbia dimenticato un soggetto,ma potrei sbagliare. Dunque: il tuo amico alcolista (no, non gliela faccio a trovarlo simpatico, porta pazienza) sta litigando con il mostriciattolo mangia-bambini. Arriva il ragazzotto a cavallo e gli dice che gli eserciti stanno marciando verso di lui e il tizio si mette a cristonare. Qualcuno dice: “Esiliato, chi stai maledicendo?” e di lì parte la spiegazione.
    Dal momento che non c’è un soggetto, parrebbe che la discussione sia con il giovane a cavallo, ma “esiliato” è l’aggettivo con cui lo chiama Adrianna e la discussione sembrerebbe effettivamente con una del suo livello, non con un giovanotto piovuto lì suo malgrado o quasi…che dici? Manca un soggetto o a me mancano dei neuroni?…ok, a me ne mancano parecchi, però…

    P.S.: hai visto che mi hanno copiata? Adesso stanno dando la “Spada della Verità” su rai2. Anzi, la sto riguardando. Tanto mentre faccio altro, tipo commentare gli scritti altrui, se mi perdo una scena fa niente, l’ho già visto! XD!

     
    • bakakura

      16/08/2011 at 9:25 pm

      Come sempre Adrianna appare, nelle scene come nelle conversazioni, fornendo il proprio parere non richiesto. ^_^
      In effetti, col dialogo così serrato, un po’ di confusione potrebbe esserci, ma proprio perché “Esiliato” è il marchio di fabbrica di Adrianna (assieme al vestirsi di bianco e all’essere una troia frigida) confido che non ce ne sia troppa. ^_^

       
    • bakakura

      16/08/2011 at 9:26 pm

      Dimenticavo: cielo, è tornata Artic :O

       
  2. Artic Swan

    16/08/2011 at 11:46 pm

    …non so, a volte ho come la sensazione che sia un attimino maschilista…

    E comunque: “Dimenticavo: cielo, è tornata Artic :O”

    :-P! :-P! :-P! :-P! :-P! :-P!

     
  3. bakakura

    16/08/2011 at 11:55 pm

    “…non so, a volte ho come la sensazione che sia un attimino maschilista…”

    Io o Kron? XD

     
  4. Artic Swan

    17/08/2011 at 12:39 am

    Fa differenza? :-P

     

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