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Dei cervelli strinati, o “La leggenda del Re Lupo”

25 Mag

Ebbene sì: nonostante avessi detto di ogni contro Il Re Lupo, qualche giorno fa mi sono comprato il seguito. Sfogliandolo, La leggenda del Re Lupo non sembrava orribile come il primo volume, così gli ho concesso il beneficio del dubbio. Ma questo fumetto è come le ex: quando si è tentati di riavvicinarsi, bisogna ripetere a se stessi che c’era un fottuto motivo se eravate scappati urlando. Peccato che io non ci abbia pensato.

La leggenda del Re Lupo si apre con la caduta della Grande Muraglia, ovviamente a opera delle truppe di Iba/Gengis Khan. Notevole il duello in cui, per “temprarlo”, Iba combatte con il figlio Kublai in braccio: brutto idiota, ogni dieci pagine hai una crisi di panico all’idea che la Storia cambi e rischi la vita di Kublai Khan in questo modo? Allora sei deficiente (oltre che un pessimo padre). Non pago di ciò, Iba fa violenza alle inclinazioni naturali di Kublai (che vorrebbe diventare uno studioso) facendolo addestrare da Benkei, l’ex-braccio destro di Gengis Khan, affinché diventi un guerriero. Cosa che puntualmente avviene, ma in modo meno brusco di come accadde a Iba: Kublai piange e protesta, dimostrandosi un po’ più realistico e meglio caratterizzato rispetto a suo padre nel primo volume. Naturalmente, essendo anche lui un personaggio di Buronson, è in grado di compiere imprese impossibili di cui non viene data la minima spiegazione: la sua prima azione militare lo vede conquistare una fortezza con soli mille uomini. Non si sa bene come facciano lui e i suoi, senza macchine d’assedio, ad aprire una breccia nelle mura e a prendere una roccaforte che, a sentire Iba, ha resistito all’assedio di cinquemila Mongoli: o quegli altri erano mongoli in ben altro senso oppure Kublai buffa gli alleati con la sua aura di possanza (come i paladini di Diablo II). In ogni caso, Kublai e i suoi guerrieri conquistano la fortezza senza nemmeno che il Khan sapesse dell’attacco e, dunque, presumibilmente in pochissimo tempo; viene da chiedersi ancora una volta come, ma… lasciamo perdere.

In una cella della fortezza Kublai trova Rissho, un bambino giapponese destinato a diventare un santone, nonché il personaggio più inutile della storia del fumetto. Quando Benkei finisce in un’imboscata a un giorno di galoppo dall’accampamento dell’esercito, è Rissho a ideare lo stratagemma che salverà lui e i suoi uomini… e che è qualcosa di assolutamente idiota.

Preparate tutto l’esercito e i vari cavalli. Metà dei cavalli la mettete a trainare [dei grossi carri] e l’altra metà, insieme coi soldati, la raggruppate senza sella sui vari carri. Quando i cavalli che trainano saranno stanchi, li sostituirete con gli altri riposati! Proseguendo con questa alternanza, riuscirete a far correre i cavalli ininterrottamente non solo per mezza giornata, ma anche per un giorno intero!

Facepalm tattico: a volte un facepalm normale non rende l’idea

Il disegno della scena mostra enormi carri, che trasportano uomini e cavalli, trainati da pariglie di otto animali ciascuno. Ora, non so voi, ma io sono quantomento dubbioso sul fatto che si possa andare più svelti in questo modo: è vero che si possono alternare i cavalli al traino, ma è anche vero che questi devono tirare un peso enorme (diverse tonnellate, come minimo) e che, ipotizzando che ciascun Mongolo abbia almeno un cavallo di riserva, il tempo perso a staccare diecimila cavalli dal traino e a sostituirli con altri diecimila non deve essere poco. Nel fumetto, però, questa idea funziona. Mah!

Un bel giorno, Iba viene a conoscenza di una rivolta nello stato di Seika e va a reprimerla con il suo esercito. Peccato che giunto sul posto trovi… l’esercito cinese del XX secolo! A quanto pare, le famose nuvole a forma di lumacone hanno colpito ancora, trasportando un’interna armata (mezzi corazzati inclusi) nel 1227. Ovviamente i Mongoli vengono massacrati dalle armi moderne e sono costretti alla ritirata. A questo punto, qualunque idiota (e Iba, avendo contribuito a fondare un impero, dovrebbe essere un po’ più sveglio di così) farebbe due più due e se ne starebbe seduto ad aspettare che i carri armati finiscano la benzina (che i soldati non hanno gli strumenti per produrre), dopodiché ordinerebbe di sferrare attacchi mirati a distruggere le scorte di armi e munizioni (che i soldati non possono rimpiazzare, non esistendo ancora le fabbriche); secondo voi, Iba farà così?

Strategia: usate quella che vi sembra migliore anche se da un fastidio porco a tutti

No, ovviamente. Prima di tutto manda un messaggero al capo dei cinesi, inviando il messagio “La Storia non può cambiare”; il comandante (che i soldati chiamano “capitano”… i gradi militari cosa sono, una barzelletta?) risponde cannoneggiando l’intero drappello (perché sprecare munizioni così, sapendo che non se ne possono produrre altre? è idiozia pura!) e i comandanti dell’esercito mongolo, spaventati, decidono di passare al nemico. Iba propone loro un patto: se il suo piano non funzionerà, si consegnerà spontaneamente nelle loro mani.

In cosa consiste questo piano in cui Iba ripone tutta la sua fiducia, al punto da affidare la propria vita alla sua buona riuscita? Far sorvolare l’esercito cinese da acquiloni zavorrati con vesciche piene di petrolio, rompere queste ultime per inzuppare i nemici di liquido infiammabile e dar loro fuoco con frecce infuocate. Mai fu ideato un piano più cretino, eppure funziona: un esercito munito di armi moderne viene sconfitto da un pugno di arcieri che non dovrebbero nemmeno essere in grado di colpirli, perché i fucili d’assalto con cui sono equipaggiati (dall’aspetto si direbbero Kalashnikov) hanno una gittata diverse volte maggiore di quella degli archi; per non parlare dei carri armati distrutti dalle fiamme sprigionate da un sottile strato di petrolio… sigh!

Durante la battaglia Iba finge la propria morte, perché secondo la Storia Gengis Khan muore proprio nella battaglia di Seika, lasciando Kublai a governare il suo impero e tornandosene in giappone assieme a Rissho. Fine (grazie a Dio).

Alcune cose non finiscono mai; altre sì, per fortuna

Concludendo…

La leggenda del Re Lupo è, proprio come il suo predecessore, una presa per i fondelli. I lettori pagano per trovarsi di fronte a una trama che non sta in piedi, personaggi tutto sommato stereotipati e plot twist ridicoli oltre i limiti del vergognoso, per non parlare degli innumerevoli dettagli sbagliati. Se Il Re Lupo faceva schifo, il seguito è anche peggio. Una cosa fatta tanto male non ha senso di esistere: piuttosto che fare un fumetto storico pieno zeppo di errori, sopratutto se non si ha voglia di faticare, non sarebbe meglio fare una serie fantasy con solo una vaga ambientazione storica, tante donne discinte e la giusta dose di lesbiche? Perlomeno chi lo comprasse avrebbe speso i suoi soldi per qualcosa.

Se Buronson e Miura avessero fatto la versione manga di “Xena” sarebbe stato molto meglio

Da quel che so, non sono previste altre ristampe di “grandi classici”; spero sia veramente così, perché finora ci hanno venduto merda a prezzi troppo alti sfruttando una reputazione acquisita dagli autori solo successivamente alla produzione di questa robaccia. È disgustoso.

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Pubblicato da su 25/05/2011 in Fumetti, Uncategorized

 

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