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Kron (4)

24 Mag

4. La scelta

«A cosa somiglia, Masambe?»

«Sembra il regno degli Dei, mio signore» mormorò il guerriero, ancora scosso per la marcia attraverso quello che per lui e il resto dei nomadi non poteva essere che l’Inferno, ma incantato dalla visione che gli si presentava davanti: più acqua di quanta ne avesse mai vista in vita sua e una distesa tanto verde da fargli dolere gli occhi. Persino il sole, il nemico di sempre nel deserto, sembrava divenuto gentile.

Kron, che si riferiva alla città, rise ferocemente. «E invece è uno stomaco senza fondo, che inghiotte ogni giorno tonnellate di cibo. In questa stagione i magazzini sono quasi vuoti, in attesa del raccolto delle campagne; ci basterà star seduti fuori dalle sue mura fino a quando non cominceranno ad avere fame… ossia entro un mese, se non ho torto.»

Masambe annuì, umettandosi le labbra. Solo la fedeltà al loro signore impediva a lui e al resto della guardia del corpo di abbandonare il fianco di Kron per correre alle sponde del lago, dove in quel momento alcune migliaia di barbari constatavano sulla loro pelle che tutta quell’acqua non era un miraggio: veterani di mille saccheggi piangevano mente si lavavano il viso e donne che avevano sgozzato nemici imploranti pietà immergevano i loro bambini, condividendone le risate gioiose. Lo spettacolo era impressionante: la riva brulicava di un’umanità scura e selvaggia, come se una strana vegetazione fosse spuntata dal nulla nel corso della notte.

«Hai dei figli, Masambe?»

Il nero, sorpreso da quella domanda, tardò un attimo a rispondere. «Non ancora, o Potente. Prima devo cavalcare fino all’Oasi Bianca e uccidere una delle grandi bestie pelose che assomigliano a uomini, ma non lo sono; solo quando avrò fatto una coppa con il suo teschio potrò riempirla di latte mescolato al suo sangue e offrire tale bevanda alla donna che desidero.»

Kron si alzò dal trono d’ebano, posizionato in quell’occasione su una collina che garantiva una magnifica vista sul lago e sulla città, e camminò fino a che non diede le spalle a Masambe; il nero, non avendo ricevuto ordini, non si mosse. «Queste terre, fino all’orizzonte e oltre, sono piene di acqua fresca e facile da attingere. D’ora in avanti non ci sarà più bisogno di questi riti: con acqua e cibo in abbondanza, ognuno potrà avere tutti i figli che vuole.»

Un brivido si fece strada lungo la schiena di Masambe quando lui si rese conto delle implicazioni. Molti costumi del suo popolo derivavano dalle condizioni terribili in cui vivevano, come il rito di passaggio: un uomo debole avrebbe avuto figli deboli, un peso insostenibile per la tribù, ma al tempo stesso, l’idea che le proprie imprese sarebbero state tramandate ai discendenti era una spinta formidabile a eccellere come guerriero. Il cibo abbondante, l’acqua facilmente disponibile, avrebbero posto fine a tutto ciò.

Kron si rivolse a una schiava che sedeva sull’erba accanto al trono: «Porta qui il mio vino.» Dovette ripetere l’ordine per essere obbedito: la ragazza, una gazzella con la pelle scura e il naso piccolo, era rimasta incantata dai fili d’erba che le solleticavano la pelle delle gambe e dei piedi. Quando si rese conto di aver ricevuto un comando e di non averlo eseguito scattò in piedi e corse a prendere la brocca e una coppa nuova da un tavolo vicino, nella speranza che la rapidità le valesse una punizione meno pesante. Rimase stupita quando Kron, dopo aver bevuto il primo sorso, la rimandò al suo posto senza dire nulla.

«È così che il grande condottiero passa il suo tempo? Beve invece di organizzare l’assedio di Onoria?»

Balzare di lato e sguainare la spada fu un movimento unico per Masambe. Adrianna, la diavolessa bianca, ignorò la punta di bronzo a mezzo pollice dalla sua gola e non degnò di uno sguardo il guerriero.

«Ho già dato disposizioni al riguardo. Tutte le vie d’accesso alla città sono sorvegliate dai miei uomini, che hanno l’ordine di non far entrare o uscire nessuno; altri gruppi stanno rastrellando vettovaglie dal contado. Un sorso di vino? Schiava, porta un’altra coppa.» Questa volta la ragazza si mosse subito: prese una coppa di semplice bronzo, la riempì di vino e la porse, tremando, alla strega.

«Credevo avessi capito, Esiliato, che quel vino non è di mio gradimento.»

La schiava rimase a bocca aperta di fronte a una tale maleducazione, ma ebbe il buon senso di non farne uscire alcun suono. Kron, dal canto suo, rise di gusto.

«È vero, è vero! Il mio vino non è certo una bevanda per tutti. Suvvia, Masambe, non ti rendi conto che questa scena sta diventando ridicola? Riponi la spada!» Il guerriero esitò per una frazione di secondo, prima di fare ciò che gli era stato detto. Aveva intuito un significato sotteso a quello scambio di battute, ma la sua curiosità svanì com’era venuta: da buon selvaggio qual era, la sua attenzione si concentrava sempre su ciò che aveva una rilevanza immediata, come lo strano oggetto simile a un guscio di noce di cocco svuotato (in vita sua non aveva mai visto una barca) che stava attraversando il lago in quel momento, spinto dalla forza di alcuni uomini che manovravano dei lunghi bastoni. Anche da quella distanza, Masambe poteva vedere che faticavano molto, nonostante fossero in quattro a eseguire quella manovra; solo uno, l’ultimo, non lavorava affatto, ma stava seduto a prua e si sporgeva in avanti, come se stesse cercando con lo sguardo qualcosa o qualcuno.

Quando la barca toccò terra, i barbari più vicini si avvicinarono con un misto di timore e sospetto a quella cosa che permetteva agli uomini di muoversi sulla superficie dell’acqua. L’uomo sulla prua scese per primo, barcollando e appoggiandosi a un bastone; immediatamente uno degli altri lo sorresse. Masambe vide l’invalido sollevare il capo e udì un vago eco delle parole che gridò, anche se non riuscì a intenderle. Anche Kron si sporse per dare un’occhiata a quanto stava accadendo.

«Una delegazione? Hanno fatto presto. Conduceteli a me! Sentirete come implorano gli uomini civilizzati!» Sghignazzò, tornando a sedersi sul trono.

Ma quando i suoi ordini furono eseguiti e i cinque visitatori furono portati di fronte a lui, il volto di Kron divenne terreo. Quattro di loro erano giovani uomini, magri come sciacalli,simili nell’aspetto al punto da non poter essere che fratelli; il quinto era un morto vivente, la pelle ridotta a una membrana sottile penzolante dalle ossa. Eppure il suo volto segnato dalle cicatrici era illuminato da un sorriso stanco, che metteva in mostra la bocca priva di denti, e la vista di Kron sembrò dargli forza sufficiente per abbandonare il braccio che lo sorreggeva e farsi avanti da solo. Il condottiero dell’Orda di Bronzo fissava l’uomo con gli occhi spalancati; le sue dita stringevano così forte i braccioli del trono da far scricchiolare il legno. Sembrava che di fronte a lui ci fosse un mostro e non un vecchio innocuo.

«Signor conte!» esclamò il visitatore, con la voce rotta dal pianto. «Signor conte, mi vergogno del mio aspetto, ma… Oh, signor conte, voi siete vivo!»

Attorno alla scena si era creata una folla di curiosi, ansiosi di vedere quale trattamento avrebbe riservato il loro signore a quegli uomini cenciosi. A essi sfuggì un gemito di stupore quando, di fronte ai loro occhi, accadde un fatto incredibile: Kron si alzò in piedi. Tremava fino alla radice dei capelli e l’orrore campeggiava sul suo volto. Si avvicinò al vecchio, che lo guardava con occhi adoranti, e fissò le sue cicatrici, soffermandosi su un lungo segno che percorreva il lato sinistro della sua mascella.

«Voi!» esclamò. «Per l’Inferno, siete veramente il capitano Alfhild! L’uomo dalla spada di luce, che da solo abbatté cento uomini nella battaglia di Flodgift! Cosa vi ha ridotto in questo stato?»

«Ah, signore!» disse Alfhild, senza curarsi di cacciare indietro le lacrime. «Voi non sapete quello che è successo dopo che vi hanno cacciato! All’inizio, solo le persone più vicine a voi a furono private dei loro beni e messe in catene; poi toccò a chiunque avesse militato sotto di voi e, adesso, persino nominarvi è un crimine. Io sono sopravvissuto, ma gli altri…» La sua voce si ruppe e non riuscì a continuare.

Kron e Alfhild parlavano nella lingua di Nara, che era ignota agli abitanti del deserto, ma nessuno fra gli spettatori avrebbe potuto fraintendere la nota di rabbia mescolata a paura che risuonò nelle parole di Kron: «Vecchio, chi è morto nelle prigioni del Re?»

Dapprima Alfhild, nonostante si sforzasse, non riuscì che a balbettare parole inintelligibili; poi disse alcuni nomi e a ognuno di questi Kron sussultò e si morse le labbra, fino a che non udì l’ultimo.

«No, non lei! Cosa aveva da temere il Re da una ragazza?»

«Niente da una ragazza, molto dalla donna fiera che era diventata» rispose il vecchio, con un certo orgoglio che filtrava attraverso la tristezza. «Quando fu convocata a corte, tutti sapevano cosa voleva il Re: che vi rinnegasse. Ma quando lei entrò nella sala del trono indossando il verde e l’oro dei Lancieri del Conte, con l’alabarda in mano e la spada al fianco, non fu necessario che parlasse per far capire a tutti qual era la sua scelta.»

Per un istante, immaginando quella scena, Kron sorrise. E, a differenza del solito, quel sorriso non era inquinato da sarcasmo, ironia o disprezzo. Nulla gli sembrava più coerente con il comportamento di quella persona della scena che il vecchio soldato stava raccontando.

«Il Re ordinò che fosse spogliata e gettata nelle segrete, ma i soldati non osarono toccarla: era la loro Signora delle Battaglie, colei che li aveva guidati dopo che voi eravate stato cacciato e io imprigionato. Il Re minacciò di punire anche loro se non avessero obbedito e allora lei… lei…» Le spalle di Alfhild erano troppo curve per reggere anche quel peso; sarebbe caduto se Kron non si fosse affrettato a sostenerlo.

Il vecchio risollevò la testa e urlò, per quanto gli consentiva il fiato corto: «Perché non avete ucciso il Re allora? Se lo aveste fatto, la mia Kai non avrebbe dovuto trafiggersi con la propria spada!» Dopo quell’esplosione, il suo respiro si fece ancora più affannoso.

L’ombra di colore rimasta sul volto di Kron fuggì. Immobile, gli occhi fissi nel vuoto, il condottiero sembrava essersi tramutato in pietra, non fosse stato per un dettaglio: una statua non avrebbe versato lacrime dai suoi occhi vuoti.

Come pentito delle sue parole, Alfhild aggiunse: «Lei conosceva i vostri sentimenti, signor conte, eppure ha scelto di morire in vostro nome. Non vi do la colpa di questo. Chiedo solo che facciate ciò che avreste dovuto fare anni fa.»

«La vendicherò, amico mio. Lo giuro sul mio nome, se vale qualcosa» bisbigliò Kron, accarezzando la chioma canuta del padre di chi lo aveva amato.

«Ancora una cosa» rantolò l’altro. «Costoro che mi accompagnano sono i miei figli. Prendeteli con voi, ve ne prego!»

«Lo farò.»

Alfhild guardò Kron negli occhi. In quello sguardo, Kron ebbe l’impressione di vedere l’uomo com’era un tempo: il guerriero la cui lama era tanto veloce da sembrare un lampo, l’uomo più avventuroso e amante della vita che avesse mai conosciuto. Poi un velo si posò e su quegli occhi e la testa di Alfhild Spada Lucente ricadde in avanti assieme al resto del corpo, un peso morto. Kron non lo scosse né chiamò il suo nome, perché sapeva che ormai non poteva più raggiungerlo.

«Chi era quell’uomo, Esiliato?» chiese Adrianna.

La voce di Kron era tanto bassa che la risposta si udì appena. Cominciò nella sua lingua madre, ma passò immediatamente a quella dell’Orda: «Chi era? Era un uomo onesto, valoroso, fedele, forse l’ultimo rimasto in quel calderone di veleno che è Nara! E in nome di ciò che si contorce sul fondo dell’Abisso, farò in modo che il suo ultimo desiderio sia esaudito!» Prese fra le sue braccia il corpo scheletrico del vecchio, come se non pesasse nulla, e lo sollevò per esporlo allo sguardo dell’intera Orda di Bronzo. Il suo grido risuonò lungo le sponde del lago:

«U zul ka ne!»

Come una sola, ventimila bocche ripeterono quelle parole e la terra tremò quando ventimila piedi la percossero per dare l’estremo saluto a colui che il grande Kron aveva chiamato “padre”. Il frastuono fu udito in tutta Onoria e migliaia di cuori tremarono quando l’eco della barbarie li sfiorò come un cattivo presagio. I figli di Alfhild rabbrividirono, ma non distolsero lo sguardo: il loro posto, adesso, era in mezzo ai selvaggi, non più fra mura di pietra.

Ruggendo e bestemmiando, Kron convocò i capitribù. In piedi davanti al trono, la sua figura sembrava oscurare completamente lo scranno d’ebano.

«Che tutti i guerrieri si preparino a marciare!» comandò. «Ma prima, che ergano una grande pira su cui possa bruciare il corpo di mio padre! Dopodiché, ve lo prometto, sarà quella città che vedete laggiù ad ardere!»

I neri erano sconcertati, poiché bruciare i morti non faceva parte delle loro tradizioni: quando uno di loro perdeva la vita, era usanza che fosse lasciato agli avvoltoi. Ma Kron non avrebbe consentito un tale scempio del corpo di Alfhild e non intendeva seppellirlo perché nutrisse quella terra che, in quel momento, odiava più di ogni altra cosa.

«Sei impazzito, Esiliato? Onoria è circondata da mura! I tuoi seguaci, per quanto numerosi, non sono in grado di espugnarla!»

Nel momento in cui lui si voltò per risponderle, Adrianna fece un passo indietro e ringraziò qualunque demone l’avesse ispirata ad attendere che i capi si fossero allontanati prima di protestare: se così non fosse stato, probabilmente le mani di Kron non si sarebbero strette intorno alle sue spalle, con tanta forza da strapparle un grido, ma l’avrebbero strangolata.

«E allora insegna loro a farlo, strega! Ti do il comando di mille… no, cinquemila uomini! Fa in modo che costruiscano arieti, rampini e scale, abbattendo una maledetta foresta se necessario! Sii utile, donna, perché Onoria non è ancora caduta!» Non disse altro, ma dalla violenza con cui la spinse via era chiaro quali sarebbero state le conseguenze se Kron non avesse visto soddisfatta la sua brama di vendetta. Cadendo, Adrianna urtò la schiena contro uno dei braccioli del trono e un’ondata di dolore si propagò in lei, lasciandola senza fiato. Rannicchiata su se stessa come un animale, si morse le labbra per non urlare quello che invece bisbigliò a se stessa, gustandolo assieme al sapore del suo stesso sangue:

«Grida pure, omuncolo, e mostra i muscoli alle bestie tue simili! La civiltà che ti ha rifiutato e la barbarie che disprezzi sono un disgustoso interludio della Storia che non avrebbe mai dovuto esistere. Presto sarà tutto finito! Ma tu, Kron, tu rimarrai per essere il giocattolo di chi ti è superiore in tutto, povero cucciolo di una razza abortita!»

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24 commenti

Pubblicato da su 24/05/2011 in Racconti

 

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24 risposte a “Kron (4)

  1. Artic Swan

    24/05/2011 at 9:46 pm

    Ok, leggo e poi ci sentiamo…
    P.S.: sono depressa. Dopo ANNI di insistenze alcuni amici mi hanno convinta ad iscrivermi a feisbùk…e non mi piace per niente!
    Dicono che serva un sacco per lavoro…ma non mi piace, ohcome non mi piace!

     
    • bakakura

      24/05/2011 at 10:03 pm

      Mah, io posso garantire che almeno per quello NON serve a un accidenti: sono iscritto da anni, ma sono ancora disoccupato. XD

       
  2. Artic Swan

    24/05/2011 at 11:44 pm

    Mah, diverse persone che conosco invece hanno avuto dei risultati, anche piuttosto velocini…qualche mese, intendo. Per quello mi sono (quasi) convinta.
    Mah, vedremo…

     
  3. papà armando

    25/05/2011 at 10:18 am

    Buono questo seguito, mi piace

     
  4. Artic Swan

    28/05/2011 at 10:20 pm

    Dunque: ehm…Il signore anziano e malconcio, sappiamo che era un grande guerriero. Immagino non cinquant’anni prima, perché sennò il nostro amico alcolista si sarebbe semmai stupito di trovarlo ancora in giro, non di verderlo “ridotto in quello stato”, no?
    Lui dice che, dopo la sua partenza, sono successe cose terribili, parla di persone uccise, ma…’somma, sarò pignola oltre ogni immaginabile buonsenso, ma a lui…cos’è che lo ha ridotto così?

    Visto che ormai è chiaro che uscirà un tomo da 600 pagine (Hig!Hig!), io a me mi piacerebbe un racconto più dettagliato: torture? Carcere del tipo “Goya’s Ghost” (ok , non so se lo hai visto, ma rende l’idea)? Magia? Solletico?

    Io però sono un po’ perplessa da lui che stende Adrianna…’somma, ma lei non potrebbe stendere lui con una folgore senza nemmeno toccarlo, tipo lui cerca di spintonarla, ma lei è circondata da un campo di energia e…lo troviamo la scena dopo lungo disteso che canta la Vispa Teresa?

    …ehm…si nota che non mi è tanto simpatico, vero?

     
    • bakakura

      28/05/2011 at 10:29 pm

      Pensavo fosse evidente (però magari sbaglio XD): se le prigioni del Re sono tanto terribili che alcuni ci sono addirittura morti dentro, non è impensabile che un uomo robusto possa esserne uscito minato nel fisico, no? Se mio nonno (ex-prigioniero in un Gulag durante la Seconda guerra mondiale, morto – se non ricordo male – a poco più di sessant’anni con la medicina moderna ad assisterlo) fosse vivo, penso che avrebbe due o tre cose da dire al riguardo.
      Per il resto, povero Kron. :-(

       
  5. Artic Swan

    28/05/2011 at 10:21 pm

    …E magari si nota pure che mi sto scar…sto prendendo in videoteca tutte le puntate di The Legendo of The Seeker?

     
    • bakakura

      28/05/2011 at 10:30 pm

      Di LotS ho visto il trailer e una parte della prima puntata: mi sono bastati. Dopo aver visto Darken Rhal scuro e brutto invece che biondo e bello, Richard che riceve il Libro delle Ombre Importanti da Kahlan e un mucchio di altre schifezze, non ce l’ho fatta a proseguire. “^_^

       
  6. Artic Swan

    28/05/2011 at 11:09 pm

    Lo capisco, ma io non ho letto i libri e quindi per me non è peggio di un sacco di altre cose…dal mio ingenuo punto di vista, è perfino grazioso. Scontatuccio, ma grazioso, da guardare mentre si fanno collier, per esempio.

    Scusa, ma per gulag intendi lager o gulag nel vero senso della parola, cioè Siberia?

    Il fatto è…’somma, c’è una che strillerebbe: “Ok, ma dillo cosa gli hanno fatto, no?!? Non puoi lasciarlo sottinteso!Mostrare, mostrare bisogna!!!! Il lettore deve rabbrividire, inorridire, non devi essere politically correct!!!”

    Ora, i gamberi solo una li dà, io al massimo posso dare i criceti, però visto che ci sono…mi calo nel ruolo. :))

    Ricordami di non darti mai da leggere niente di mio, manco i temi delle elementari, eh!

    Dai, la strega con il campo di forza intorno è il mio sogno d’infanzia! E ci sto ancora provando, eh!

     
    • bakakura

      28/05/2011 at 11:23 pm

      Attenzione: il motto “show, don’t tell” si riferisce a un modo di DESCRIVERE e non al contenuto della narrazione. Buttar lì 1.000+ parole di dialogo in cui il povero Alfhild (che peraltro ha un nome da donna, ma mi piaceva il suono XD) raccontava le sevizie a cui lo hanno sottoposto sarebbe stato un infodump intollerabile, così vi ho accennato in parte attraverso le sue parole, in parte attraverso la descrizione fisica (è ridotto a uno scheletro, fatica a camminare e non ha più i denti – perché glieli hanno strappati, non certo perché è anziano, altrimenti Kron non sarebbe rimasto sorpreso) e in parte attravero lo stupore di Kron, che lo conosce ma non lo vedeva da diversi anni e quindi lo ricordava piuttosto diverso. ^_^
      Per il resto, con “Gulag” mi riferisco ai campi di concentramento del buon Stalin. Dove fosse esattamente quello in cui fu imprigionato mio nonno durante la ritirata dell’Armir, non lo so. Comunque, in onore dei tuoi sogni d’infanzia prima o poi scriverò una storia piena di “lazor witcher pew pew!”. U_U

       
  7. Artic Swan

    28/05/2011 at 11:10 pm

    …Ma perché il libro delle ombre importanti (che è un nome troppo scemo!) non lo riceve?

     
    • bakakura

      28/05/2011 at 11:25 pm

      A me risulta che, nella serie TV, lo riceva da Kahlan. Nei romanzi è un eredità di suo padre (quello adottivo, non Darken Rhal) intorno a cui ruota, tipo, TUTTA la storyline principale che si conclude nell’ultimo libro. Da qui la mia perplessità. ^_^

       
  8. Artic Swan

    28/05/2011 at 11:50 pm

    Si, lo riceve da Kahlan che lo ha custodito per vent…beh, forse non proprio lei per vent’anni. Però lo brucia subito.
    Non mi è sembrata una cosa carina.

    Mah, non so, in effetti leggendo si intuisce, ma io, non dico mille parole o più, ma un paio di particolari li avrei aggiunti, non avrei lasciato tutto sottinteso…per esempio, nella mia assoluta tontaggine, non mi era venuto in mente che i denti glieli avessero strappati…non li ha più, ok…boh?
    Forse anche perché non ho proprio idea di quanto quel signore con il nome da ragazza (ad Artemis Fowl ha portato fortuna!) sia anziano o meno.
    Comunque questa è una mia opinione, un sacco di gente potrebbe pensarla diversamente.

    In ogni caso, fino adesso è meglio di qualsiasi cosa di licia troisi o della meyer.
    Non fare quella faccia, lo so che ti aspettavi un complimento un po’ migliore, ma sai quanto vendono?
    Altro che master a pagamento, baby!!

    Io avrei anche il sogno di diventare invisibile, di trasportarmi tipo Samantha di vita da Strega di qua e di là, con gran risparmio di tempo, tram, treni e abolizione dei tempi morti, di viaggiare nel tempo…quanti volumi? XD

     
    • bakakura

      29/05/2011 at 12:25 am

      Anche nel romanzo il Libro viene bruciato dopo che Richard lo impara a memoria, per non rischiare che cada nelle mani di Darken Rhal.
      Sul dettaglio dei denti mi hai fatto venire un dubbio: avrei potuto metterla giù in modo diverso, in effetti. Terrò presente il tuo prezioso consiglio in futuro. ^_^
      Per il resto… non facciamola troppo complicata, vah. ;-)

       
  9. Artic Swan

    29/05/2011 at 9:18 pm

    Se mi prometti di non diventare enorme, verde e con i bermudini ti dico un’altra cosa…

    Non solo Richard brucia il libro subito, dopo manco averlo aperto, ma Darken Rahl è suo fratello.
    Ora, io ho visto pochi episodi, non l’ho visto ancora, ma ho sentito commenti in giro…
    Però ci sono dei gran bei panorami!

     
    • bakakura

      29/05/2011 at 10:31 pm

      … [bestemmia] [altra bestemmia] [bestemmione spaccacielo e scuotiterra]

       
  10. Artic Swan

    30/05/2011 at 9:09 pm

    …eh, che carattere!!!

    Ci sono dei bellissimi panorami. Davvero!!!

     
    • bakakura

      30/05/2011 at 9:25 pm

      M’importa una sega dei panorami, guarda come hanno ridotto la storia ‘-_-

       
  11. Artic Swan

    30/05/2011 at 11:30 pm

    …pensa…un giorno potrebbe succedere anche a te, alla TUA storia!
    Potrebbero fare un film in cui Kron è soave, gentile e con il mascara.
    E coltiva margheritine…

    …ok, vado a leggere il quinto, eh…

     
    • bakakura

      30/05/2011 at 11:36 pm

      Ti dirò, in fondo in fondo non sarebbe impossibile: Kron fa quello che gli pare, dopotutto. Se ha voglia di bere, lo fa. Se ha voglia di uccidere umanoidi con le stoviglie, lo fa. Se gli venisse voglia di coltivare margheritine, non dubito che lo farebbe. ^_^

       
  12. Siobhán

    26/07/2011 at 10:05 pm

    Ciao!
    Ho scoperto il blog un po’ di tempo fa, e sono tornata indietro a rileggere Kron. In generale è scritto abbastanza bene, nonostante qualche infodump sparso su usi e costumi dei popoli dei neri, ma sono abbastanza brevi, quindi non mi sembra un problema.
    La cosa che mi ha dato più fastidio, che ho notato soprattutto in questi capitoli, è che alcune battute dei dialoghi mi sembrano un po’ forzate.

    Ad esempio:
    «Grida pure, omuncolo, e mostra i muscoli alle bestie tue simili! La civiltà che ti ha rifiutato e la barbarie che disprezzi sono un disgustoso interludio della Storia che non avrebbe mai dovuto esistere. Presto sarà tutto finito! Ma tu, Kron, tu rimarrai per essere il giocattolo di chi ti è superiore in tutto, povero cucciolo di una razza abortita!»

    Ora,nessuno parla così! E’ troppo letteraria come battuta, oltre al fatto che spoilera quello che succederà senza alcun motivo, rischiando di venire sentita e ammazzata. Insomma, se anche una fosse disposta a rischiare la vita per borbottare minacce non sarebbero certo così elaborate, soprattutto dopo che è stata picchiata ed è ancora scossa.

    Secondo me ci sta al massimo un: “Grida pure, bestia in mezzo alle bestie! Presto sarà tutto finito.”

    Poi mi ha infastidita anche questa parte:

    Dapprima Alfhild, nonostante si sforzasse, non riuscì che a balbettare parole inintelligibili; poi disse alcuni nomi e a ognuno di questi Kron sussultò e si morse le labbra, fino a che non udì l’ultimo.

    «No, non lei! Cosa aveva da temere il Re da una ragazza?»

    Intanto perché non mostrare la lista di nomi direttamente, invece che raccontare un paio di frasi? Il lettore non è che ci mette più tempo a leggere qualche nome. Poi è fastidioso che il nome della ragazza venga omesso fino alla fine del discorso: nascondere parte di quello che accade nella scena sbalza il lettore fuori dalla storia.
    In più anche la battuta suona fasulla, la seconda frase è troppo elaborata.
    Io avrei scritto:

    Alfhild mugugno, masticando sillabe con la bocca sdentata. Tossì
    “C’era *nome*, e anche *nome*”
    Kron sussultò.
    “E poi?”
    “E poi *nome*, e *nome* e *nome*. E soprattutto…” abbassò lo sguardo.
    “Soprattutto chi? Ti prego, Alfhild!”
    Il vecchio sollevò gli occhi. Erano lucidi, ma fieri.
    “Kai”
    “No” le mani di Kron tremarono “Non Kai! Come… perché? Lei non era pericolosa!”
    “Lo era diventata…”
    (o qualcosa del genere. Sto scrivendo di getto, in realtà si può fare molto meglio)

    Ovviamente le mie sono opinioni, commento perché mi è piaciuto e secondo me lavorandoci potrebbe diventare davvero bello ^^

     
    • bakakura

      26/07/2011 at 11:07 pm

      Ciao! Bel commento, molto articolato e puntuale. ;-) Vediamo se ho capito bene le tue osservazioni.

      “La cosa che mi ha dato più fastidio, che ho notato soprattutto in questi capitoli, è che alcune battute dei dialoghi mi sembrano un po’ forzate.”

      In effetti hai ragione: volevo recuperare lo stile un po’ arcaico di Howard (a cui è dedicato il racconto), ma mi sa che ho un po’ esagerato. Vedrò di modificare qualche dialogo nella stesura finale.

      “Intanto perché non mostrare la lista di nomi direttamente, invece che raccontare un paio di frasi? Il lettore non è che ci mette più tempo a leggere qualche nome.”

      Perché gli altri nomi non sono importanti. :D

      “Poi è fastidioso che il nome della ragazza venga omesso fino alla fine del discorso: nascondere parte di quello che accade nella scena sbalza il lettore fuori dalla storia.”

      Mi è sembrato più naturale fare così: quel “lei” in corsivo esprime i sentimenti di Kron molto meglio di un nome che, al lettore, non direbbe niente, perché è un personaggio mai comparso. Per quanto riguarda la battuta seguente, credo sia questione di gusti: a me piace di più porre l’accento sulla paura del Re (che, in seguito, si rivela essere davvero un vigliacco) piuttosto che sull’eventuale “pericolosità” della fanciulla (peraltro, credo che tu abbia fatto un po’ di confusione: Alfhild dice «Niente da una ragazza, molto dalla donna fiera che era diventata»,sottolineando il concetto già espresso – un Re che teme una femmina! – e implicando che quella che Kron ricorda come una ragazza è cresciuta, pure bene… ma lui non l’ha vista, perché era in esilio, e non la vedrà mai, perché è morta). Ma sopratutto, Kron non implora. Mai. ^_^

       
  13. Siobhán

    27/07/2011 at 10:35 am

    ““Intanto perché non mostrare la lista di nomi direttamente, invece che raccontare un paio di frasi? Il lettore non è che ci mette più tempo a leggere qualche nome.”

    Perché gli altri nomi non sono importanti. ”

    Gamberetta direbbe: le cose importanti mostrale, quelle non importanti ignorale, non raccontarle.
    Tra l’altro mostrare è sempre utile, perché rileggendo la scena mostrata mi sono resa conto di un problema: perché, se Kai è la figlia del vecchio, ed è il nome più importante tra quelli che sono morti, non comincia da lei e la nomina per ultima?
    Se i nomi degli altri non sono importanti, taglia la parte in cui vengono elencati, e passa subito alla ragazza. Se lo sono, ad esempio per mostrare come il vecchio è restio a parlare della storia di sua figlia (e se lo è, perché?) allora mostralo.

    “Mi è sembrato più naturale fare così: quel “lei” in corsivo esprime i sentimenti di Kron molto meglio di un nome che, al lettore, non direbbe niente, perché è un personaggio mai comparso.”

    Quello che criticavo era il fatto di non mostrarlo, il nome, visto che era importante, e che finora era una scena tutta mostrata.
    Orson Scott Card in Characters & Viewpoint faceva l’esempio del detective sulla scena del crimine, che dopo aver esaminato tutto in una scena accuratamente descritta dice “E poi notai un’altra cosa, a cui sul momento non detti importanza, ma che alla fine si rivelò fondamentale”
    Se è più importante di tutto quello che finora hai descritto, perché non mi descrivi anche questo? Se non è importante, perché me lo racconti?

    “Per quanto riguarda la battuta seguente, credo sia questione di gusti: a me piace di più porre l’accento sulla paura del Re (che, in seguito, si rivela essere davvero un vigliacco) piuttosto che sull’eventuale “pericolosità” della fanciulla (peraltro, credo che tu abbia fatto un po’ di confusione: Alfhild dice «Niente da una ragazza, molto dalla donna fiera che era diventata»,sottolineando il concetto già espresso – un Re che teme una femmina! – e implicando che quella che Kron ricorda come una ragazza è cresciuta, pure bene… ma lui non l’ha vista, perché era in esilio, e non la vedrà mai, perché è morta).”

    Qui ti chiedo scusa, non volevo cambiare il significato della battuta, volevo solo metterla in una forma che mi sembrasse naturale. Ho scritto in fretta per mostrare quello che intendessi dire, ma la mia non voleva certo essere una versione definitiva. Potrebbe andare bene anche “Era solo una ragazza! Cos’aveva il Re da temere da lei!” (tra l’altro anche questo ripetere “Il Re”, al posto del nome del re suona innaturale. Le persone parlando di un re di solito lo chiamano col suo nome, a meno che non sia in un contesto ironico, che escluderei, visto il pathos della scena)

    “Ma sopratutto, Kron non implora. Mai. ^_^”
    Chiedo umilmente perdono per l’eresia U.U

     
    • bakakura

      27/07/2011 at 1:50 pm

      Boh, mi sa che su questa scena devo riflettere un pochino. :-P

       

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