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Kron (2)

14 Mag

2. La Strada nell’Ombra

Sotto il cielo incrostato di stelle, dominato dalla luna piena, la distesa sabbiosa era non meno minacciosa che di giorno: pareva un immenso calderone di ombre, dove dietro ogni duna poteva nascondersi un’insidia.  Kron svuotò in un sorso la coppa e si versò dell’altro vino, all’apparenza immune al freddo pungente della notte,  mentre i suoi occhi andavano alla ricerca di un certo punto sull’orizzonte.

«Onoria è laggiù, a tre settimane di viaggio a cavallo. E questa» aggiunse, accennando alla polla grande come un piccolo lago intorno a cui era sorto l’accampamento «è l’ultima oasi. Fra l’Orda e Nara ci sono centinaia di miglia di deserto senz’acqua. Sei forse in grado di materializzarla dal nulla?»

Adrianna sollevò una mano e percorse l’orizzonte con un gesto elegante che non le scoprì nemmeno un lembo di pelle dei polsi. «Tu sei venuto da là, Esiliato, senza acqua né cibo. Conosci già il modo di attraversare il deserto, dico bene?»

Kron rispose al sorriso che lei non gli aveva rivolto. «Forse. Ma forse la strada che conosco può percorrerla un uomo solo, non un esercito.» Riempì di nuovo il bicchiere, ma questa volta lo offrì ad Adrianna, che non mosse un dito per accettarlo.

«Ci sono molte strade, alcune talmente vecchie che la luce di queste stelle non può illuminarle. Se io te ne mostrassi una su cui tutte le armate del mondo antico potrebbero marciare fianco a fianco, troveresti la cosa interessante?»

«Se una via del genere esiste, sì.»

Per un momento, Arianna guardò Kron come se lo stesse valutando, anche se in quell’oscurità era difficile distinguere la luce negli occhi di un altro. «Dovrai fare esattamente ciò che ti dico, altrimenti potresti impazzire o morire.»

Per tutta risposta, Kron spalancò le braccia come per indicare le migliaia di tende che riempivano il deserto dietro le sue spalle. «Per giungere a questo ho rischiato di morire svariate volte. Per quanto riguarda la pazzia, molti dicono che mi ha già visitato, quindi cosa ho da temere? Fai le tue stregonerie, Adrianna, e spera che bastino per salvarti la vita.»

«Molto bene. Chiudi gli occhi, Esiliato, e non riaprirli fino a quando non te lo comanderò.»

Kron abbassò le palpebre e attese. Sulla pelle avvertiva i morsi del freddo e le carezze della sabbia sollevata dal vento, il cui mormorio era l’unico rumore oltre a quello dei loro passi. Gli odori dell’acqua, delle palme e dei cavalli chiusi nel recinto dall’altra parte del campo gli solleticarono le narici; c’era anche una traccia di tabacco bruciato, segno che anche altri non dormivano quella notte. Gli unici a mancare all’appello erano il suo odore e quello di Adrianna.

Poi, nel silenzio, si fece strada una canzone. Era una nenia senza parole, o forse le parole erano in una lingua che Kron ignorava, fatta di suoni acuti e gorgoglianti che pareva impossibile uscissero da una gola umana. Nonostante la loro bizzarria, esercitavano su di lui una strana attrazione, come se in qualche modo sapesse di averne conosciuto il significato un tempo, forse in un’altra vita. Poteva essere solo Adrianna a cantare; eppure quella non sembrava la sua voce, calda e ricca, ma quella di una creatura antica e decrepita, rifugiatasi da tempo immemorabile in qualche antro nascosto agli occhi dei mammiferi che ora dominavano il mondo.

L’aria sembrò farsi ancora più fredda e il vento si alzò, ma questa volta Kron non avvertì sulla pelle la carezza graffiante del deserto né annusò il suo odore pulito; le sue narici furono aggredite da un tanfo stantio che non aveva mai sentito ma che, come la canzone, era familiare a una parte remota del suo cervello. Aprì gli occhi.

Quella che vide era senza dubbio una strada piana e pavimentata con ciottoli di una strana pietra bianca lucida, talmente ampia da non riuscire a vederne il ciglio; ma avrebbe potuto essere anche la valle dove, secondo i racconti di certi nomadi dalle vesti rosse, vagavano i morti, perché parallele a essa correvano catene montuose scoscese senza un’ombra di vegetazione e il cielo non era azzurro, ma del colore del sangue venoso. Da tutt’intorno non proveniva alcun suono, a parte il fischio del vento.

Adrianna si voltò e sul suo viso apparve un’ombra di disapprovazione. «Ti avevo detto di chiudere gli occhi.»

«E camminare con te lungo un percorso sconosciuto? Per quanto sia bizzarro, questo scenario non mi sembra affatto terrificante.» In realtà c’era qualcosa, in quella visione, che lasciava sbalordito persino uno abituato alla vastità del paesaggio desertico: mentre quest’ultimo era opera della natura, la strada era chiaramente frutto di un’intelligenza simile a quella umana, ma ovunque l’occhio potesse spingersi non c’era altro segno della presenza di creature viventi. Inoltre guardare direttamente la pavimentazione faceva dolere la testa e Kron, schermandosi gli occhi, scoprì il perché: la luce che gli consentiva di vedere non proveniva dal cielo, ma dalla pietra bianca stessa. Se fosse stata appena più intensa lo avrebbe accecato e, forse, avrebbe mostrato il vero colore del cielo.

«Questa è la Strada nell’Ombra» disse Adrianna. «Fu costruita tanto tempo fa per facilitare gli spostamenti fra luoghi lontani: le distanze non sono le stesse qui che altrove. Ora è in rovina, ma alcuni sentieri sono ancora percorribili. Segui esattamente i miei passi e non guardarti attorno, se puoi.» C’era un velo di sarcasmo nelle ultime parole.

Kron fissò lo sguardo su un punto fra l’orizzonte e il cielo. Mentre camminava dietro alla donna, si chiese chi fossero gli artefici di quell’opera, cosa intendesse Adrianna dicendo che era “in rovina” e, sopratutto, dove si trovasse. Tranne che per il materiale con cui era pavimentata, forse originario di quel mondo, e le dimensioni, era in tutto e per tutto identica a una strada costruita dagli uomini; ma chi poteva aver avuto bisogno di un percorso ampio quanto una valle? Il suo primo pensiero fu che qualcuno, come lui, avrebbe potuto servirsene per spostare i propri eserciti con grande velocità: doveva essersi trattato di un popolo molto potente, forse addirittura dei fondatori di un impero. Eppure, di loro non c’era alcuna traccia nella Storia conosciuta. Cosa aveva potuto far svanire nel nulla genti tanto progredite da aver creato un passaggio come quello?

Man mano che procedevano in quello scenario monotono, Kron cominciò a notare sulla strada i segni dell’incuria: in diversi punti la luminosità della pietra bianca era chiazzata di buio dove dei ciottoli si erano spezzati o mancavano del tutto. Lì crescevano ciuffi di una bassa pianta dalle foglie carnose, di un rosso più chiaro di quello del cielo, che si agitava in modo non del tutto conforme al soffiare del vento. Era difficile stimare lo scorrere del tempo in un luogo come quello, ma Kron pensò che fosse trascorsa mezz’ora quando Adrianna deviò verso la loro destra ed egli, seguendola, scoprì che dopotutto la strada non era una sola: dalla via che avevano percorso fino a quel momento se ne ramificava un’altra, abbastanza stretta da poterne intravedere il bordo e fiancheggiata da una distesa frusciante di quell’erba rossastra che in quel punto sembrava prosperare, raggiungendo l’altezza del ventre di un uomo. Kron ne sfiorò una con un dito e la sentì ritrarsi come avrebbe fatto una creatura senziente di fronte a  qualcosa di sgradevole; quell’idea, assieme alla consistenza molliccia delle sue foglie, lo spinse a ritrarre il braccio in fretta.

«Questa è la via che conduce a Onoria. Fra meno di un’ora saremo lì.»

«Ho visto cose bizzarre finora, strega, ma nulla di tanto terribile che avrei preferito non vederlo. Perché avrei dovuto chiudere gli occhi?»

«Per sicurezza. Questo non è un posto per animi impressionabili» rispose Adrianna, distogliendo lo sguardo da lui. Nei suoi occhi era balenato un lampo di stupore, come se quel commento l’avesse lasciata di stucco; un’occhiata simile a quelle che i neri le avevano rivolto nella tenda del loro dominatore.

I due proseguirono il cammino nello stesso silenzio che li aveva avvolti fino a quel momento. Ogni tanto il vento frustava Kron con maggiore intensità, ma a parte quello il percorso era monotono in maniera desolante. Anche quel tratto di strada era danneggiato, forse più dell’altro. Arrivarono a un punto in cui la pietra mancava del tutto: la luce si interrompeva e cominciava a intravedersi solo dopo un centinaio di passi. Kron si voltò verso Adrianna per chiedere spiegazioni e vide volto della strega contratto in una smorfia di paura. «Un imprevisto?»

«La strada non era interrotta l’ultima volta» mormorò lei. «Non possono essere stati loro… Dobbiamo tornare indietro!» Si voltò per dar seguito alle sue parole, ma Kron lasciò cadere la brocca d’argento ormai vuota e la trattenne per un braccio. Il tintinnio del metallo contro la pietra parve un tuono in mezzo a quel silenzio.

«Ricordi cosa ti avevo promesso? Non ho ancora visto nulla che mi abbia convinto della bontà di un’alleanza con te. Puoi scegliere: andare avanti e mostrarmelo, o morire qui e ora.»

«Non oserai! Non puoi tornare indietro da solo!»

«Questo è vero. Ma senza di me tu non tornerai indietro affatto, quindi è il momento di decidere se sapermi condannato a vagare quaggiù sarebbe una consolazione sufficiente per te all’Inferno.»

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11 commenti

Pubblicato da su 14/05/2011 in Racconti

 

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11 risposte a “Kron (2)

  1. Artic Swan

    15/05/2011 at 10:07 pm

    Ciao!
    Come promesso ho letto i due capitoli, anche se sono un po’ distratta da altre cose, in questo momento…dovrei riguardarle con calma più tardi. Me li salvo su word, così me li “aggiusto” per rendermeli leggibili.

    In che senso, dirai tu…appunto.
    Io sono dislessica e l’idea che un dislessico adulto non sia in grado di leggere alcunché è un’idiozia, anche perché, dal momento che, in genere, siamo dei geni (Igh,igh!), riusciamo quasi sempre a gestire la faccenda.

    Ho notato che alcune cose, frasi, punti, mi danno difficoltà a leggere, e penso ti sia utile avere il punto di vista, come dire, alternativo.
    Se sei d’accordo, mi riguardo tutto e poi ti mailo la mia visione del mondo. Eh? :)

     
    • bakakura

      15/05/2011 at 10:42 pm

      Ciao! Grazie per aver letto il racconto (o almeno quello che finora ho postato). Aspetto con ansia di leggere la tua opinione. :-) Concordo poi con questa affermazione: ” l’idea che un dislessico adulto non sia in grado di leggere alcunch un’idiozia”. Sopratutto se consideriamo che Terry Goodkind, considerato uno dei pi grandi autori fantasy viventi, dislessico pure lui. ;-)

       
  2. Artic Swan

    16/05/2011 at 10:24 pm

    E pure Agatha Christie… :D
    Dammi un paio di giorni, sono un po’ incasinata con il lavoro che si accavalla! Ciao!

     
    • bakakura

      16/05/2011 at 10:35 pm

      Fai pure con calma. Non c’ alcuna fretta. ^_^

       
  3. Artic Swan

    19/05/2011 at 10:14 pm

    Eccomi!

    Dunque: come ti dicevo, ci sono alcune cose che per me sono di difficile lettura, ma questo vale per noi, non per “voi normali”! :-p
    Vero è che, sia al liceo che all’Università, i miei appunti andavano a ruba.
    Evidentemente le pagine ideate per la mia struttura mentale, tanto schifo non facevano neppure a “loro”, i “normali”.

    Ergo, vien da supporre che lo stesso valga per le altre cose: caratteri ad alta leggibilità, per esempio, colori che non creino stress a livello oculare (che poi è nella decodifica neurologica degli stimoli visivi), impaginazione e via dicendo.

    Con tutto ‘sto popo di premessa, intendo che, se a me vien bene leggere e comprendere una cosa, a tutti gli altri dovrebbe sembrare una figata pazzesca!
    (sei libero di censurare il mio linguaggio disdicevole).

    Mi incomincio, una cosa alla volta: ti ho accennato che non riuscivo a leggere una certa frase, nel primo capitolo.
    Questa fu:
    “Non erano il volto e le mani di una donna del deserto…
    …che i sei giganti neri in piedi accanto al trono d’ebano al centro della tenda non avrebbero fissato con lo stesso miscuglio di sorpresa e spavento nemmeno se fosse apparsa, come lei, dal nulla, un lampo bianco ai margini del loro campo visivo”

    Non sono in grado, così alla veloce, di spiegarti perché mi dia problemi: sappi, però, che proprio le parole danzano, al contrario delle frasi precedenti (le parole, per un dislessico, danzano sulla carta, sfuggono, tendono a creare un vero e proprio dolore fisico quando si tentano di leggere determinate frasi. Non succede se le frasi non creano gli stimoli di disagio o tensione a livello neurale).
    Ci sto di nuovo provando, ma non riesco a capire il senso.

    ‘spe…dunque: i giganti neri sono vicini al trono. Il trono è nero (ebano) ed è al centro della tenda. I giganti non avrebbero…fissato che? Il mio misero cervellino sta tentando di decodificare.
    Penso di aver capito che i tizi guardano la ragazza con tanto spavento, che…? Non avrebbero dedicato manco ad un’apparizione.
    È giusto? Ma Adrianna non è, effettivamente, un’apparizione, dal momento che appare (da che ho capito) nella tenda, praticamente dal nulla? Loro la considerano un demone…

    Non so se il concetto in sé sia giusto o meno, ma per me è davvero di difficile comprensione.
    Ehm…più che difficile. In una settimana non ci sono proprio arrivata.
    Ovviamente ho saltato la frase e sono andata oltre.
    Il racconto in sé mi intriga, e questo penso sia il tuo obiettivo principale.

    Più avanti, all’inizio della “strada nell’ombra” (che, perdonami, dal titolo ricorda terribilmente l’ultimo starnuto della strazzu!), invece, dici: “Kron svuotò in un sorso la coppa e si versò dell’altro vino, all’apparenza immune al freddo pungente della notte, mentre i suoi occhi andavano alla ricerca di un certo punto sull’orizzonte.”
    Qui il mio appunto è un po’ diverso: ma Kron è un alcolista incallito?
    No, perché, non solo prima di uscire con la fanciulla (dopo aver tentato di avvinazzare anche lei), si versa il vino, ma si porta pure dietro la brocca!!
    Mi rendo conto che, andando avanti, la coppa diventa un’ottima arma di offesa, ma…ehm…a me sembra che il ragazzo abbia bisogno di assistenza dall’alcolisti anonimi, più che di aiuto per raggiungere Onoria.
    Subito dopo io visualizzo una cosa strana: “fra l’Orda e [nazione]”
    Presumo che sia o una svista (volevi mettere un nome in un secondo tempo e te ne sei scordato) oppure un problema di visualizzazione del mio pc.
    Ho segnato un altro paio di cose, ma penso di mettertele in seguito, così non faccio dei messaggi troppo lunghi.
    ‘notte,nottina!!!

     
    • bakakura

      19/05/2011 at 10:22 pm

      Bel commento! Vorrei che gli altri miei lettori ne facessero di simili. :-(
      Ora me lo leggo bene e confronto le tue osservazioni col testo; nel frattempo posso dire subito che [nazione] è l’eredità di una vecchia stesura del testo, quando ancora non avevo deciso il nome dell’oggetto delle mire di Kron… ecco cosa succede a usare le parentesi quadre come placeholder e poi NON andare a cercarle con “Trova/Sostituisci” (*** criceto!). Questo lo correggo immediatamente, che è meglio. “^_^

       
    • bakakura

      19/05/2011 at 10:54 pm

      Come non detto, non sono riuscito a trattenermi dal leggere tutto subito. :D Le tue osservazioni sono davvero puntuali! Comincio dalla prima:

      Non sono in grado, così alla veloce, di spiegarti perché mi dia problemi: sappi, però, che proprio le parole danzano, al contrario delle frasi precedenti (le parole, per un dislessico, danzano sulla carta, sfuggono, tendono a creare un vero e proprio dolore fisico quando si tentano di leggere determinate frasi. Non succede se le frasi non creano gli stimoli di disagio o tensione a livello neurale).
      Ci sto di nuovo provando, ma non riesco a capire il senso.

      In effetti la frase è molto lunga e forse inutilmente complessa. Il suo senso è questo: la comparsa dal nulla di Adrianna spaventa i neri. Tale spavento è accresciuto dal fatto che i suoi tratti somatici sono molto diversi rispetto a quelli delle donne a cui loro sono abituati, ossia (grossomodo) quelli dell’Africa del nord. Insomma, ‘sti poveracci si vedono apparire dal nulla quella che non solo è, a tutta evidenza, una strega o un demonio, ma è probabilmente anche il secondo bianco che vedono in vita loro… e il primo è Kron, il che è tutto dire :D.
      Riguardo la passione di Kron per il vino: ma insomma, un uomo non ha il diritto di bere quanto gli pare? Fare il signore della guerra fa venire una gran sete! Senza contare che scolarsi una brocca (direi che, a occhio e croce, un litro e mezzo c’è tutto!) e rimanere sobrio è utile per fare colpo sui seguaci e (ma forse no) sulle streghe in visita.
      Scopo secondario di questo elemento è… fare una citazione. XD Più precisamente ho cercato di richiamare “Il tesoro di Tranicos” di Howard, in cui Conan “uccide” un demone scagliandogli contro un candiere d’argento. La scena in cui Kron uccide gli umanoidi con la coppa è figlia di quell’altra. ;-)
      Buonanotte anche a te; ti auguro di sognare notti nel deserto e affascinanti streghe, o (se preferisci) virili condottieri desiderosi di ammazzare qualche compatriota. ^_^

       
  4. Artic Swan

    20/05/2011 at 11:07 pm

    Beh…supponiamo che io sia una strega, nella fattispecie Adrianna, no?

    Vedo ‘sto tizio piuttosto montato (se ti sogni di farli finire insieme, ti strangolo!), che per una passeggiata nel deserto si porta la brocca piena…mica lo trovo molto fascinoso, no!
    Semmai gli direi: “‘Scolta, biondo? Ma se adesso ti scoli un litro e mezzo, in battaglia ci vai con l’autobotte? No, perché la strada non so se regge te (con la tua umiltà), l’esercito e pure l’autobotte!”

    Oppure, alla fine della battaglia con i cosi, lì, cui, noto, la ragazza non si sogna minimamente di prendere parte così non si impolvera, la immagino guardare i cadaveri ai suoi piedi, sollevare un sopracciglio in perfetto stile Spock e dire: “Beh…ma non c’era bisogno di fare tutto ‘sto pòpò di casino, baby! Con la gradazione alcolica del tuo alito, bastava soffiargli in faccia!”

    Ok, il tuo racconto NON è una parodia. Sei una persona seria, o quasi. Sicuramente la tua Adrianna è più seria di me.
    Però, dai, va bene , approvo la tua protesta, il tizio ha diritto di scolarsi un pintone quando vuole, soprattutto se lo ha pagato, ma subire il fascino…beh…il fascino della cirrosi? Nàààààààààààààààààà!!!!!!!!!!!!!!!!!!
    Quando metti il resto?
    P.S.: se invece delle notti nel deserto, sognassi giorni oltre i 4000, va bene lo stesso?

     
    • bakakura

      20/05/2011 at 11:16 pm

      Cristo, mi hai crittato XD Ho riso per cinque fottuti minuti XDDDD Grazie per il “quasi”, a proposito XD Il resto ancora in fase di scrittura, quindi penso che arriver nel tardo fine settimana-inizio settimana prossima. “Giorni oltre i 4000” non l’ho capita O_o

       
  5. Artic Swan

    21/05/2011 at 10:16 pm

    Vai qui:

    http://gmagnin74.chamonix.pagesperso-orange.fr/lyskamm.htm

    dovrebbe rendere l’idea…

     
    • bakakura

      21/05/2011 at 10:46 pm

      Ah, intendevi l’altitudine. Bei paesaggi, anche se preferisco le foreste. ;-)

       

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