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Grandi speranze deluse in poche ore

06 Apr

L’altroieri mi sono trovato nella casella di posta elettronica la seguente comunicazione dell’Ufficio Stage e Orientamento al Lavoro della mia (ex) Università:

Gentile laureato

l’Ufficio Orientamento al Lavoro ha il piacere di informarti che saranno realizzati “Incontri di orientamento al lavoro volti ad agevolare il tuo ingresso nel mondo del lavoro.

Gli incontri si configurano come workshop sulle professioni che consentono ai partecipanti di conoscere i profili professionali richiesti dalle aziende, i criteri e le modalità di selezione, i piani di formazione, i percorsi di carriera.

Gli incontri si configurano come presentazioni di aziende impegnate in campagne di recruiting e prevedendo la consegna di curricula vitae ai referenti aziendali.

Gli incontri si terranno in Aula Silos di Ponente D (Via Cantarane 24) dalle ore 14.30 secondo il seguente calendario:

 

6 Aprile – Fondazione Accademia di Comunicazione

“Finalmente un’esperienza di lavoro – I professionisti del marketing”

 

13 Aprile – Consorzio CTM Altromercato

“Lavorare in Altromercato: professionalità nel no profit”

 

20 Aprile – Unicredit

“Employer branding 2011”

 

27 Aprile – PricewaterhouseCoopers

“Il percorso professionale nel settore della revisione”

 

4 Maggio – AGSM Verona

“I profili professionali e le modalità di recruiting”

 

11 Maggio – Volkswagen Group Italia

“Top employer branding”

 

18 Maggio – Credem Banca

“Creare valore nel tempo”

 

25 Maggio – Unilever

“Unilever: great things come to those who want”

 

La partecipazione agli incontri è libera e gratuita.

 

Cordiali saluti

Ufficio Orientamento al Lavoro

Visto che si parlava di prospettive di lavoro e che io, come ben sapete, sono disoccupato, ho deciso di andare all’incontro di oggi, che era pubblicizzato così: si parla di workshop su alcune professioni della comunicazione, con la supervisione di professionisti del settore. In particolare, l’Ufficio Orientamento scrive:

Gli incontri si configurano come presentazioni di aziende impegnate in campagne di recruiting e prevedendo la consegna di curricula vitae ai referenti aziendali,

Ho pensato che si trattasse di un’occasione per farsi notare. Come avrete intuito, mi sono sbagliato come nel caso de Il re lupo. Anzi, peggio: nel caso del fumetto ho solo buttato via cinque euro e novanta, mentre oggi ho visto nascere e morire una speranza nel giro di poche ore.

Innanzi tutto, non c’è stato nessun workshop. La relatrice ha parlato per tutte le tre ore e mezza dell’incontro, salvo che per una pausa di un quarto d’ora circa, presentando le professioni della comunicazione e promuovendo l’Accademia in cui insegna lei stessa. Niente di male, intendiamoci, sopratutto perché l’argomento mi interessava, ma sono rimasto fortemente deluso per i motivi sopra indicati. Non so se la colpa sia della Fondazione Accademia di Comunicazione o dell’Ufficio Stage.

Tuttavia, quando la professoressa ha parlato degli stage dell’Accademia di Comunicazione (poca teoria, molta pratica; lavoro su commissioni vere e proprie da parte di grandi aziende), ho pensato che, forse, non avevo perso il mio tempo dopotutto. Al termine dell’incontro ho preso una delle brochure della Fondazione e, leggendola, ho trovato molto interessante i contenuti e le modalità del Master in copywriting, sopratutto perché (nella brochure) è scritto che il 100% dei partecipanti al Master ha trovato lavoro dopo lo stage. Per principio sono contrario al lavoro gratis, ho pensato, ma se c’è veramente questa possibilità

Guardando il sito dell’Accademia, tuttavia, le mie speranze sono crollate del tutto. Innanzitutto, nella pagina Informazioni pratiche sui corsi di Accademia si legge qualcosa di un po’ più approfondito e inquietante rispetto a quanto scritto nella brochure:

Soltanto negli ultimi due anni il ritmo dell’inserimento nel mondo del lavoro si è leggermente ridimensionato a causa della crisi in cui versa non solo il mercato italiano ma anche – e soprattutto – il mercato internazionale. Comunque, non solo tutti gli studenti hanno avuto ottimi stages, ma stanno collocandosi, se pure più lentamente del solito, nel lavoro a contratto, raggiungendo la percentuale del 98% di inseriti.

Fra 100% e 98% c’è poca differenza, d’accordo, ma non mi piacciono gli arrotondamenti di questo tipo. Inoltre, la definizione di “lavoro a contratto” è spaventosamente vaga e fa correre immediatamente il pensiero ai famigerati “mille euro al mese a tempo determinato senza ferie, malattia, tredicesima, ecc ecc”. Le rubriche della posta dei quotidiani sono piene di lettere di gente che ha fatto Master ed è finita così. Ne varrà veramente la pena? ho cominciato a pensare.

La cosa che mi ha veramente distrutto, in ogni caso è la voce Rette. In base al reddito dei miei genitori, infatti, dovrei pagare undicimila euro l’anno, ossia ventiduemila euro per due anni di studio e uno stage (presumibilmente) non retribuito di sei mesi. Fanno trenta mesi di mancato guadagno, con una spesa folle per le disponibilità economiche della mia famiglia. Per cosa? Un collocamento non garantito e con ogni probabilità precario?

Io non posso permettermi quella cifra. Certo, potrei chiedere un prestito d’onore, ma se non trovo lavoro, come diavolo faccio a restituirlo? E se lo trovassi, ma non fosse ben retribuito, cominciare con ventiduemila euro di debiti (più interessi) sarebbe veramente auspicabile?

So bene che i Master costano, ed è giusto che sia così (frequentarne uno è un privilegio, non un diritto), ma ci sono rimasto veramente male. Se venissi da una famiglia ricca, potrei anche provarci; per come stanno le cose, invece, non me la sento di esporre me stesso e i miei genitori a un rischio del genere. Mi è tornata in mente una battuta che ho fatto a mia madre, qualche tempo fa, quando voleva convincermi a partecipare a un altro Master (molto meno costoso): “Quei soldi sarebbero investiti meglio se li spendessi in bustarelle per farmi assumere da qualche parte.” Ora suona ancora più amara, perché se per avere una vaga speranza di lavorare onestamente devo spendere più di quanto posso permettermi, forse sarebbe davvero meglio fare così.

P.S. Ho appena notato che sono saltati un po’ di link, sopratutto a video, nell’articolo su “Gioventù Ribelle”; mò ci metto mano.

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2 commenti

Pubblicato da su 06/04/2011 in Lavoro, Slice of life, Uncategorized

 

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2 risposte a “Grandi speranze deluse in poche ore

  1. Artic Swan

    28/05/2011 at 9:23 pm

    Un privilegio, d’accordo, ma non dovrebbe essere un privilegio dato dal merito e non dal portafoglio?

     
    • bakakura

      28/05/2011 at 9:27 pm

      Sicuramente. Il problema, qui, non è però la questione “diritti vs. privilegi”, ma il fatto che il prezzo del master sia ENORMEMENTE sproporzionato: stiamo parlando di, boh, il doppio di un Master universitario, senza alcuna garanzia. Per non dire di tutto il male che ho letto riguardo QUEL master in particolare (trattandosi, però, di affermazioni non provate, non ne ho parlato).

       

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