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Lo spettatore del 18 giugno – Parte prima: acqua e fuoco

17 Mar

La pioggia scorre sulla mia pelle, bagna il terreno intorno ai miei piedi e mi riempie, fresca e nutriente assieme ai sali della terra. Sono stato fortunato a nascere qui, su questa collina, senza fratelli a contendermi questo cibo. Il cielo è coperto, ma non importa. Smetterà di piovere e allora dentro di me potrà compiersi l’alchimia della vita, quella sequenza di combinazioni e scomposizioni di elementi che consuma e ricava energia da quando ero un germoglio. Ora sono vecchio e grande; fra le mie braccia hanno fatto il nido molte famiglie di uccelli e il mio tronco è così largo e forte che i parassiti hanno rinunciato ad attaccarlo.

Comincio a sentire un rombo nella terra, come se migliaia di piedi in lontananza la stessero calpestando. Il tremore si fa più forte, fino a quando i proprietari di quei piedi arrivano in vista della mia collina: sono tantissimi, avvolti in quella seconda corteccia che hanno tutti gli esseri umani, di un colore rosso spento. Con loro portano quelle specie di rami sormontati da punte d’acciaio che per loro sono come gli artigli e dai quali ho visto sbocciare, in passato, fiori di fuoco che lanciano nell’aria un polline pesante e mortale. Ne ho visti molti, in passato, quando i diversi branchi di uomini, distinti dal colore della corteggia, si sono combattuti intorno a me; dentro di me ci sono ancora alcuni di quei grani pesanti, a cui ormai sono tanto abituato da non sentirli quasi più.

Alcuni di loro non camminano, ma siedono in groppa a cavalli. Osservando gli umani, ho imparato che un amico cavallo è come il primo boccone di cibo per un lupo: chi ne ha diritto è il capo. Tuttavia, un branco di lupi ha un solo capo, mentre gli umani ne hanno molti. Questo non lo capisco. Alcuni dei cavalli trascinano dei tronchi di ferro, più corti e pesanti del mio. Uomini, cavalli e tronchi mi passano accanto a migliaia, senza sfiorarmi; non ne ho mai visti così tanti. Dietro di loro, distanziati, ne vengono altri, diversi, bianchi e blu. Credo che abbiano vinto una lotta e li stiano scacciando dal territorio conquistato.

Improvvisamente l’aria rimbomba e un grande sasso rotondo si conficca nel fango della collina, non molto sotto i miei piedi. Altri lo seguono. Se uno qualunque mi colpisse, mi spezzerebbe. Non ho paura: per averla dovrei essere come gli animali, che hanno i mezzi per fuggire. Io sto fermo. Gli uomini rossi prendono i loro tronchi e vi fanno scivolare dentro altri sassi rotondi, assieme a una polvere scura. Ci sono altri scoppi e alcune palle volano contro gli uomini blu. La cosa va avanti per un po’, dopodiché gli uomini blu indietreggiano e quelli rossi smettono di usare i tronchi. Nonostante i loro nemici si siano allontanati, non sembrano contenti: dai loro volti si capisce molto di più che non da quelli degli altri animali e io vi vedo ansia, preoccupazione per qualcosa che deve ancora accadere. Se fossero volpi, avrebbero il pelo ritto e annuserebbero l’aria.

Alcuni di loro si riparano sotto le mie braccia. Io li accolgo; non potrei mandarli via se volessi, ma non voglio. Ho imparato i diversi linguaggi degli uomini, in tanti anni che sto qui, ed è da molto tempo che non odo questo.

«Che giorno è oggi?»

«Il diciassette. Diciassette di giugno.»

Gli umani, quando dicono le cose come stanno, spesso vogliono dire altro; anche questo l’ho imparato ascoltandoli. Il secondo non è contento di ciò che i suoi versi descrivono, ma non lo dice. “Giugno” vuol dire “caldo” e “luce”, ma adesso queste cose non ci sono; eppure, lui dice “giugno”.

«Cosa credi che farà il Nasone? Ci farà combattere?»

«Penso di sì. Da quella parte abbiamo i francesi, da questa la foresta; scommetto che fra poco arriverà l’ordine di piazzare qui le batterie.»

«Sotto questa pioggia? Porco mondo! E domani?»

«Domani si vedrà.»

«Sean, se domani dovesse accadermi qualcosa, la mia paga…»

«Stà zitto! Domani non ti succederà niente. Non pensarci. Ecco, bevi un goccio di questo: scaccerà il freddo e la paura.»

«Mmm. Da quando il rum dell’esercito è diventato così buono?»

«Da mai. Questo non è dell’esercito: riserva personale, diciamo.»

«”Riserva personale”, già. Brutta feccia irlandese!»

«Gli insulti dei senzadio inglesi non mi feriscono minimamente.»

«Tecnicamente, il mio Dio e il tuo sono lo stesso.»

«Come no! Ti piacerebbe!»

Non capisco a cosa si riferiscono molte delle loro parole. So che “la foresta” vuol dire i miei fratelli, che stanno lontano da me e non bevono la mia acqua. “Domani” è un concetto difficile per me, anche se so che per loro è qualcosa di diverso da “adesso”, che è diverso da “ieri” e da “prima”. Io non conosco “domani”.

“Dio” deve essere una cosa che gli umani possiedono: so che essi, per risolvere i loro bisticci, spesso comparano le loro proprietà e chi ne ha di più e di migliori vince. Ma se usano questo metodo, perché si uccidono anche fra di loro? Vorrei imparare, ma ora i due tacciono.

Gli uomini rossi smettono di camminare e si preparano per il riposo. Poiché piove, non possono dare vita al mio nemico, il fuoco: ma anche se fosse, dietro la collina è pieno di sterpi e di salici da cui strappare facilmente dei rami, senza che ciò disturbi un vecchio olmo come me.  I loro volti sono contratti, i loro occhi bassi. Sono stanchi e arrabbiati; molti hanno paura. Anche i due che si sono riparati sotto di me si muovono per unirsi a loro. Uno, però, si volta e ulula in direzione degli uomini blu: «A domani!»

Sento ancora gli uomini rossi parlare, sparpagliati dietro e tutto intorno alla collina, anche se sono distanti. Dal lato opposto, il lontananza, brillano delle luci dove un altro gruppo di umani vive nelle tane coperte che sanno costruire. Quelle luci sono le uniche, in questa notte, che le mie foglie riescono ad assaggiare, ma non mi nutrono per niente. Quando il sole sorgerà, anche se le nuvole lo nasconderanno, non saranno che un pallido ricordo.

Un giorno capirò come mai “domani” è così importante per gli umani.

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2 commenti

Pubblicato da su 17/03/2011 in Racconti, Uncategorized

 

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2 risposte a “Lo spettatore del 18 giugno – Parte prima: acqua e fuoco

  1. Elena

    17/03/2011 at 10:20 pm

    Se solo con tre parole ho contribuito a creare questo vedrò di elargirne di più ^^

    p.s. posso dire che per quanto breve è scritto magnificamente? o è come sottolineare l’ovvio?

     
    • bakakura

      17/03/2011 at 10:23 pm

      Guarda che non è ancora finito ^^ Nelle prossime puntate compariranno cavaliere e ranocchia.
      Ti ringrazio per i complimenti, ma non credo di aver fatto chissà che roba. Non sono molto esperto. ^_^

       

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