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Il Parlamento attacca i lettori e il mercato

10 Mar

Prima di scrivere questo articolo, ho voluto documentarmi sulla fondatezza della notizia che riguarda il famigerato disegno di legge che limita al 15-20% gli sconti massimi applicabili ai libri, dal momento che i link su Facebook (dove ho appreso della cosa) non sono proprio il massimo dell’affidabilità. Vedendo che anche Il sole 24 ore accenna al fatto, mi ero rassegnato all’idea che non si trattasse di una bufala, ma dell’ennesima trovata corporativa e liberticida di un governo presieduto dal più grosso imprenditore d’Italia… se non che, a quanto pare, autore della legge sarebbe un senatore del PD, tale Ricardo Levi. Un altro punto a favore di chi sostiene che il Partito Democratico sia un partito di destra moderata come il suo equivalente statunitense, visto che aumentare il costo di accesso alla cultura non è proprio roba di sinistra (altro che “legge comunista” come scrive l’autore del primo articolo, LOL).

Ecco cosa penso del senatore Levi e del suo partito

La proposta di legge, guarda caso, arriva pochi mesi dopo che Amazon è arrivato anche in Italia , con i suoi sconti che arrivano al 30% e le spese di spedizione gratuite (basta abbonarsi ad Amazon Prime, un servizio che costa 10 euro annui). Come si fa sempre in Italia quando il progresso si affaccia (in ritardo) alla nostra porta, invece di accoglierlo in modo razionale si cerca di salvaguardare gli interessi di pochi a danno di quelli della massa: chi, infatti, trarrebbe vantaggio da una legge che limita lo sconto massimo applicabile ai libri? I librai e chi possiede catene di librerie (in rigoroso ordine alfabetico: Feltrinelli, Giunti, Mondadori…), che ormai, come da anni ha dimostrato il Duca, sono relitti di un’epoca passata. Come il libro carteceo, del resto.

È comprensibile che chi, come un libraio, ha costruito un’attività economica sul commercio di un dato bene, si senta minacciato da chi, essendo più “grosso”, può applicare sconti maggiori e sottrargli la clientela. Istintivamente, si tende a simpatizzare con persone del genere. È una grandissima cazzata, ma si tende a farlo. Perché è una cazzata? Perché la Rivoluzione Francese insegna che il bene di molti è superiore al bene di pochi e, quando i due vengono in contrasto, i pochi devono farsi da parte.  A me dispiace se un libraio deve chiudere perché Amazon.it fa sconti più alti dei suoi, ma non posso fare a meno di essere contento di quel 10% in meno sul prezzo di copertina, che mi consente di comprare qualche libro in più all’anno e/o di acquistare volumi più costosi che, magari, altrimenti non avrei preso in considerazione.

Questo romanzo (NUOVO!), in libreria, costa 20 euro; Amazon me lo fa pagare 13. Dannato capitalismo!

Peraltro, il limite dello sconto colpisce anche e maggiormente le librerie tradizionali: per esse la riduzione massima del prezzo è pari al 15%, aumentato al 20% durante periodi particolari. Spariranno, dunque, le offerte natalizie ed estive con sconti del 25-30% che si sono viste fino a oggi. Spariranno i prezzi convenienti su Amazon.it e i libri a metà presso su Ibs.it. Tutto questo per colpire il kattifo monopolien berluzkonianen dell’editoria? Qualcuno spieghi al senatore Levi che ci vogliono leggi serie, non questa porcata.

L’Italia è un Paese semianalfabeta, dove il 40% delle persone legge meno di un libro all’anno (fonte: Istat) a fronte di, se non ricordo male, il 20% in Gran Bretagna. Disincentivare ulteriormente la lettura è roba da pazzi o da oligarchi, tanto è vero che io, leggendo la notizia, ho pensato subito che l’autore della legge facesse parte della maggioranza e non dell’opposizione. Opposizione che farebbe meglio a fare il suo mestiere, invece che tentare di salvare la faccia con proposte di legge che fanno il male del popolo.

Questo ragazzo ha a disposizione il 25% di quello che avete voi, ma molto probabilmente legge di più. Cosa ne pensate?

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5 commenti

Pubblicato da su 10/03/2011 in Letteratura, Rant, Uncategorized

 

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5 risposte a “Il Parlamento attacca i lettori e il mercato

  1. dicksick

    10/03/2011 at 3:46 pm

    I libri qui costano troppo. Penso che sia inutile da parte di alcue persone dell’editoria lamentarsi del fatto che in Italia si legge poco e si scrive molto di più di quanto si dovrebbe. Parlo di quelle persone dell’editoria che si sono lamentate circa un anno fa degli eccessivi sconti sui libri e di determinati fattori che tendevano ad economizzare i libri. Secondo me bisognerebbe cominciare a promuovere la lettura non solo agli addetti ai lavori, ma anche agli insoliti noti.

     
    • bakakura

      10/03/2011 at 4:28 pm

      Non credo sia una questione di “addetti ai lavori” o meno. In Italia non c’è mai stata una forte tradizione di alfabetismo, come invece accaduto in altri Paesi europei, e il modo perverso in cui si cerca di far leggere gli studenti (appioppando loro libri vecchi, pesanti e per certi aspetti ormai superati) non contribuisce certo a migliorare le cose. Come si può pretendere che una persona di 15 anni sviluppi l’abitudine alla lettura, se poi si usano strumenti che portano all’identificazione di questa come attività spiacevole o addirittura irritante? Io ho imparato a leggere da piccolissimo, sui fumetti e i libri per bambini, e solo grazie a essi ho sopportato “Le ultime lettere di Iacopo Ortis” e “La monaca” di Diderot, per non parlare di quell’orrendo Harmony che sono “I Promessi Sposi”. Non dico che fra le letture consigliate dovrebbe esserci (orrore!) “La spada di Shannara”, ma qualcosa di uscito negli ultimi 20 anni sì. Non si può pretendere che uno studente legga solo libri scritti in un linguaggio che non gli appartiene.

       
      • dicksick

        10/03/2011 at 7:05 pm

        Concordo in parte. In realtà quelli che ci fanno leggere sono dei capolavori, il problema è che li spiegano male e li rendono pesanti. Un buon insegnante è quello che ti coinvolge nella lettura e ti dà anche la possibilità di dire che quel capolavoro che hai appena letto non ti è piaciuto per questo e quel motivo. Forse, secondo me, si tratta solo di un errore di impostazione.

         
        • bakakura

          10/03/2011 at 8:08 pm

          Non credo che il problema sia questo, anzi, trovo che un libro che può essere apprezzato solo dopo un’esegesi non sia un buon libro, perché il suo contenuto non è accessibile. Il vero problema è il mito del classico eterno, completamente scisso da un’epoca storica: i grandi autori sono coloro che riescono a cogliere e a criticare lo spirito del proprio tempo, ma proprio per questo non si può pretendere che le loro opere siano avvicinabili e godibili da tutti. Agli occhi del lettore moderno, Manzoni è un vecchio bigotto che scriveva male e descriveva troppo, Dante scrive in una linga straniera e ha un metro di giudizio quantomeno bizzarro, mentre Machiavelli è quasi commovente quando immagina un’Italia unita difesa da un esercito di milizia (roba da suicidio politico e militare). Eppure, inseriti nel contesto delle loro epoche, tutti costoro hanno avuto grandi meriti letterari.
          In un certo senso hai ragione quando parli delle colpe degli insegnanti: invece di invogliare alla lettura critica, molti presentano i classici come opere sacre e intoccabili. Il risultato è che uno si stufa di trovarsi di fronte a difetti che non gli è permesso di criticare e, in preda alla frustrazione, decide di tirare a campare senza fare più del minimo necessario e, sopratutto, senza leggere nulla (dopotutto, se i “grandi autori” sono così, chissà quelli peggiori!).

           

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