RSS

Tolkien sì, Tolkien no

17 Feb

Premessa indispensabile, in corsivo e grassetto: non sono un tolkieniano né un grande appassionato di Tolkien. Ho letto Lo hobbit, Il Signore degli Anelli e Il ritorno di Beorhtnoth figlio di Beorhtheim; non ho letto alcun saggio o opera critica riguardo l’autore o le sue opere, a parte quelli (molto brevi) contenuti nell’ultima edizione del Beorhtnoth. Se qualcuno vuole intervenire a colmare queste mie lacune, ben venga. Tenete dunque presente che quello che dirò non è basato su chissà quale documentazione o apparato critico.

Vivendo in una casa “di sinistra”, non ho mai sentito parlar bene di Tolkien. Informandomi meglio, ho scoperto che le opinioni negative riguardo questo autore sono molto diffuse tra persone di certe posizioni politiche: si va dal considerarlo un semplice conservatore al ritenerlo un vero e proprio fascista. Io non sono d’accordo, ma ammetto che gli equivoci, quando si parla di quest’uomo, sono piuttosto facili.

Il buon vecchio prof. Tolkien

Analizzando i miei ricordi de Il Signore degli Anelli, per esempio, ho potuto ritrovare i seguenti elementi che facilmente si prestano a una lettura “politica”:

  • Celebrazione (apparente) del passato mitico. La trilogia, sopratutto Il ritorno del Re, ha un tono fortemente crepuscolare: la magia del mondo sta svanendo, gli Elfi (più forti, più saggi, più belli degli esseri umani) sono andati quasi tutti oltre il mare (e, alla fine, non ne rimarrà più uno nella Terra di Mezzo), il futuro è nelle mani di Uomini litigiosi e ignoranti. Non va bene.
  • Celebrazione (apparente) dell’assolutismo. Il “vero” Re, Aragorn, è tale per diritto divino e nessuno sembra negare questo principio (o, se lo fa, è un folle come Denethor o un corrotto come Boromir). Le sue mani sono mani di guaritore, solo lui può guidare i Popoli Liberi contro Sauron, ecc.
  • Razzismo (apparente). I “cattivi” sono esseri mostruosi: orchi, goblin, warg, demoni, ecc. Quando Saruman, detto “il Bianco”, è corrotto dal Male, tocca a Gandalf assumerne il “colore” (ciò avviene dopo la sua “resurrezione”), poiché il precedente assegnatario non ne è più degno: al “bianco” sono associati valori positivi, in contrasto col “nero” di Mordor e delle sue creature.
  • Culto (apparente) dell’uomo forte. A salvare la Terra di Mezzo sono pochi eroi, come se i popoli non fossero in grado di farlo da soli, ma avessero bisogno di “qualcuno” che agisca per e in nome loro.

Perché ho aggiunto (apparente) a tutte le osservazioni? Perché è sufficiente un esame più attento della trilogia per smontarle tutte. Innanzitutto, non è vero che Il Signore degli Anelli è un’opera nostalgica: è vero, il passato degli Elfi era più bello e più magico del presente, ma esso ha generato anche Sauron e l’Anello, nonché una quantità di guerre (spesso fratricide) e di sofferenze. Quando i suoi ultimi rimasugli svaniscono dalla Terra di Mezzo (il cui nome può essere interpretato come “terra di ciò che sta fra il passato e il futuro”, ossia “terra del presente”, il solo tempo che si vive), comincia una nuova era di possibilità e di scelte per gli esseri umani. Questa epoca non è senza rimpianti, come del resto è normale: la nostalgia è un sentimento presente in ogni età e non è necessariamente qualcosa di negativo. Ma non è un’era più povera o triste di quelle che l’hanno preceduta.

Una nave elfica approda a Valinor

Allo stesso modo, dire che Tolkien celebra il culto della forza e degli eroi significa ignorare completamente le figure degli hobbit, in particolare Frodo: un essere debole e pavido, che pure si carica del peso più grande e, anche se alla fine cede sotto di esso (ricordate, vero, che è Gollum – involontariamente – a far cadere l’Anello nel Monte Fato), ciò nonostante può essere considerato il vero eroe della trilogia. Dopotutto, gli altri personaggi sono tutti dei guerrieri: per loro combattere e rischiare la vita è qualcosa di naturale. Frodo, dal canto suo, è un individuo pacifico catapultato in un mondo che non è il suo; un mondo pieno di rischi, che affronta per senso di responsabilità.

E il razzismo? Francamente, su questo punto sono dubbioso. Sicuramente è una tradizione della fantasy assegnare alle figure negative un aspetto mostruoso, probabilmente per una mera questione psicologica: più sono brutti, meno ci dispiace vederli morire (è l’inverso della ragione per cui la storia di Sara Scazzi o quella di Livia e Alessia commuovono tanto il pubblico: l’idea che qualcosa di bello possa scomparire fa male). Detto questo, Il Signore degli Anelli ha un “cast” decisamente multirazziale (ricordo, fra l’altro, che Aragorn non è neppure del tutto umano, avendo tracce di sangue elfico nelle vene), ma non saprei dire quanto ciò sia importante ai fini di definire Tolkien “razzista” o meno. Sicuramente non siamo ai livelli di Robert Howard (avete presente Conan il barbaro? ecco, l’ha inventato lui), dove “nero” significa sempre uno o più fra “assassino”, “selvaggio”, “cannibale” e “vigliacco”.

Conan: dategli del razzista e non si offenderà. Al massimo vi aprirà in due con quell'ascia

Quello che voglio sottolineare è che Tolkien si presta a molte letture diverse, il che è un bene: sono gli scrittori migliori, infatti, quelli dalla cui lettura nascono opinioni diversificate. I peggiori sono tristemente univoci: un Enrico Passaro, per dire (vi rimando a Gamberi Fantasy per una recensione del suo Le Maschere del potere), è talmente ansioso di trasmettere la propria ideologia che la sua scrittura è uno schifo, pesante e noiosa, che allontana chiunque non voglia semplicemente essere rassicurato della propria posizione e, dopo un po’, fa fuggire anche questi ultimi verso opere migliori. Un bravo scrittore, invece, possiede l’onestà necessaria a scrivere cose che fanno riflettere.

In conclusione, “Tolkien sì, Tolkien no” non è neppure una vera domanda (infatti non ho messo il punto interrogativo), perché il dubbio ha poco senso: si può cercare di comprendere le sue posizioni, condividerle o meno (in tutto o in parte), ma accettarlo o rifiutarlo acriticamente è da stupidi. E, nonostante lo slogan di una certa campagna pubblicitaria, be stupid non è mai una scelta che paga.

Annunci
 
12 commenti

Pubblicato da su 17/02/2011 in Letteratura

 

Tag: , , , , , , , , , , , , ,

12 risposte a “Tolkien sì, Tolkien no

  1. negrodeath

    04/03/2011 at 2:13 pm

    Bel pezzo. Sono in disaccordo solo su Conan: il cimmero ha avuto lunghi trascorsi nel Kush (l’Africa howardiana), ha avuto come amico fraterno il nero… mmh, non mi ricordo il nome, forse Youma.

     
    • bakakura

      04/03/2011 at 3:08 pm

      Grazie per il commento!
      Ora come ora, non ho presente il rapporto di Conan con quel personaggio, ma in generale Howard non si cura di nascondere il suo disprezzo per tutto ciò che non è occidentale: l’Oriente e l’Africa, reali o figurati che siano, sono sempre dipinti come culle di tutto ciò che è selvaggio, odioso e persino inumano. Basta pensare agli stregoni, che nel migliore dei casi sono dei folli assetati di potere e nel peggiore dei veri e propri mostri: quanti appartengono al tipo caucasico incarnato da Conan, da Kane o dagli altri protagonisti howardiani? Nessuno, che io ricordi. Sono tutti asiatici.
      I neri sono dipinti ancora peggio: selvaggi, cannibali, superstiziosi. Persino i coraggiosi pirati di Belit sono buoni solo come servi dell’uomo (e della donna) bianchi, quasi che nel loro DNA sia scritta la sottomissione alla “razza migliore”. Questo vorrà pur dire qualcosa, no? :-)
      Il bello di Howard, comunque, è che nonostante sia razzista non si può dire che scriva male: pur con qualche ingenuità, è un autore geniale, leggibilissimo. Quando si tratta di mostrare qualcosa, dieci sue parole valgono come dieci righe di molti altri scrittori. Una perfetta dimostrazione di come idee e stile siano totalmente distinti.

       
      • negrodeath

        04/03/2011 at 3:19 pm

        Howard è un colosso, poco da dire. Questo post molto bello tra l’altro sarà linkato a momenti dal mio nuovo!

         
    • Sciuscia

      11/03/2011 at 10:27 am

      Ha pure scopato un sacco di trowioni asiatici, se èpperquesto.

       
  2. Pingback: neyven
  3. ari

    21/02/2012 at 6:45 pm

    Oh, finalmente un qualcosa di chiaro scritto su Tolkien, senza pretese né imposizioni!! Che dire, sono d’accordissimo.. Solo una cosa sul fatto del razzismo, l’accusa contro Tolkien che meno mi va giù: non é proprio della fantasy, ma dell’Uomo, fin dal mito arrivando anche ai romanzi moderni più acclamati e tutto il resto (non faccio esempi, ogni persona nella sua vita avrà letto almeno un libro in cui la descrizione dell’individuo spregevole indugia su particolari “scuri”), associare il nero al male. E’ lo stesso per il fatto del “rumore sinistro”: io sono mancina, e questa cosa mi dà fastidio, poiché il fatto che qualcosa di “sinistro” sia malvagio non ha nessun fondamento, eppure ormai é radicato in noi.. Se scrivessi di un “rumore destro” nessuno mi capirebbe.. E penso proprio che Tolkien intendesse fare lo stesso con ciò, ottenere l’effetto che solo con questi “trucchi ancestrali”, radicati in noi nel profondo, sarebbe riuscito ad ottenere; per di più, lui intendeva rifarsi proprio ad una miticità primordiale, fiabesca, e quando mai si é sentito parlare di una strega dalla pelle eburnea e di una Neraneve col naso adunco? (;

     
    • bakakura

      21/02/2012 at 7:05 pm

      Però, se così fosse, non mi sembra una strumento molto sano da usare: non farebbe altro che alimentare pregiudizi da combattere, no?

       

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

 
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: