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Perché non sono cristiano – Parte 2

17 Gen

Proseguo il discorso con un tema che mi è venuto in mente questa mattina.

Divinità ed evoluzione

Conosciamo tutti, se non altro per sentito dire, l’affermazione in base alla quale teoria dell’evoluzione e religione non sono necessariamente in contrasto; mi pare la si faccia risalire a Darwin, anche se leggendo su Wikipedia delle sue credenze religiose la cosa mi lascia piuttosto perplesso (in sintesi: Darwin era agnostico). In ogni caso, indipendentemente dalla sua origine, considero questa idea assurda e completamente infondata: una cosa da “relazioni pubbliche” più che una seria affermazione teologica e/o scientifica.

Le parole dello stesso Darwin (in una lettera del 1860) sintetizzano il pensiero che andrò a esporre:

 

Charles Darwin (1809 - 1882)

 

I cannot persuade myself that a beneficent & omnipotent God would have designedly created the Ichneumonidæ with the express intention of their feeding within the living bodies of caterpillars, or that a cat should play with mice.

Non posso convincermi che un Dio benevolo e onnipotente avrebbe creato seguendo un disegno le Ichneumonidæ (un tipo di vespa, ndt) con l’intenzione specifica che trovassero il nutrimento nei corpi vivi dei bruchi, o che un gatto dovrebbe giocare coi topi.

Che cos’è, in concreto, l’evoluzione? Vista la quantità di fraintendimenti diffusi dell’argomento, sarebbe più semplice dire che cosa non è. L’evoluzione non ha niente a che vedere con un ipotetico “miglioramento” delle specie e le stesse non “si adattano” all’ambiente: il processo evolutivo vede principalmente individui con mutazioni vantaggiose che ne soppiantano altri nella competizione per la sopravvivenza. Un po’ come il celebre caso delle farfalle bianche e nere.

Il caso delle farfalle bianche e nere (riassunto)

 

In una foresta inglese vivono farfalle di due colori: alcune sono bianche, altre nere. Fatta eccezione per questo aspetto, le farfalle sono identiche e appartengono alla medesima specie. Gli alberi della zona hanno tronchi bianchi, quindi le farfalle chiare si mimetizzano meglio e sfuggono più facilmente ai predatori, mentre quelle scure, avendo meno “luoghi sicuri” a disposizione, vengono mangiate più spesso. La conseguenza è che ci sono molte farfalle bianche e poche farfalle nere.

Un bel giorno qualcuno costruisce una fabbrica nelle vicinanze del bosco. Il fumo delle ciminiere annerisce i tronchi, rendendo facile mimetizzarsi per le farfalle nere e praticamente impossibile per quelle bianche, che diventano il nuovo piatto preferito degli insettivori locali. La situazione sembrerebbe essersi invertita, ma non è così: in un bosco, infatti, la quantità di sfondi chiari è sensibilmente inferiore rispetto a quella di fondi scuri e, una volta perso il loro vantaggio principale (la possibilità di nascondersi “in piena vista” posandosi sui tronchi), le farfalle chiare diminuiscono di numero fino a estinguersi.

Ora, in quel bosco inglese, ci sono solo farfalle scure.

 

Il caso delle farfalle bianche e nere dimostra che c’è ben poco di “amorevole” o “divino” nell’evoluzione, a meno che qualcuno non voglia ipotizzare che il Signore abbia suggerito all’industriale inglese di costruire la sua fabbrica proprio nelle vicinanze di quel bosco. Un cambiamento nell’habitat ha modificato i requisiti necessari all’affermazione e alla sopravvivenza: chi era in possesso di quelli nuovi è andato avanti, gli altri sono stati cancellati dall’esistenza. Chi mai potrebbe considerare una cosa del genere come opera della Provvidenza?

La convivenza fra teoria dell’evoluzione e religione (come del resto quella fra religione e qualunque teoria scientifica seria) presentare anche un altro problema, che poi è lo stesso a cui ho accennato nel post precedente di questa serie ed è anche la domanda a cui nessun credente pare in grado di rispondere in modo accettabile: perché? Ovvero, perché milioni di miliardi di esseri viventi, a partire dalla nascita della vita sulla Terra, sono stati condannati a morte da cambiamenti ambientali che non potevano in alcun modo influenzare? Perché Dio non ha dato alle Sue creature la possibilità di adattarsi come certi supereroi dei fumetti, che si trasformano istantaneamente per far fronte a determinati pericoli? Oppure, in alternativa, perché Dio non ha impedito che questi cambiamenti si concretizzassero?

Le possibilità sono le solite due: o Dio non ha potuto fare queste cose (e allora, per definizione, non è Dio), oppure non ha voluto (e allora bisognerebbe far propria l’opinione espressa da José Saramago in Caino, secondo la quale Dio è un gran pezzo di merda). Non vedo alcuna possibilità che un Dio buono e onnipotente possa avere qualcosa a che fare con quella strage di innocenti che è l’evoluzione. A meno che Dio non si preoccupi degli esseri umani e basta, nel qual caso vorrei fargli presente che il restante 99,999…9% dei viventi, se potesse parlare, avrebbe parecchie cose da dirgli.

 


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Pubblicato da su 17/01/2011 in Religione, Uncategorized

 

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