RSS

Perché non sono cristiano – Parte 1

11 Dic

Di recente ho riletto la raccolta di saggi di Bertrand Russel pubblicata dalla Tea col titolo Perché non sono cristiano. Come ricordavo, i saggi interessanti sono sopratutto i primi: negli altri Russel parla di argomenti più generali, come l’educazione tradizionale, che riguardano la religione solo marginalmente (anche se alcune sue osservazioni, nonostante scrivesse negli anni ’30, sono valide ancora oggi). Ciò nonostante il libro è molto interessante: Russel ha le idee chiare e scrive con grande semplicità e ludicità. Consiglio a tuti, cristiani e non, di leggerlo, dal momento che parecchie idee dell’autore mi paiono condivisibili da tutti.

La rilettura mi ha dato l’idea per una serie di post in cui discutere delle mie credenze e, sopratutto, dei motivi per cui considero la religione organizzata inutile nel migliore dei casi e deleteria nel peggiore (non diversamente da Russel). Nei miei discorsi farò riferimento quasi esclusivamente al cristianesimo, perché è la regione monoteista con cui ho la maggiore familiarità, ma credo che la maggior parte di quello che dirò sia applicabile anche alle altre fedi.

La copertina della mia edizione del libro

Tengo a sottolineare che quanto esporrò sarà il mio pensiero, non quello di Russel: qualora citassi il filosofo, lo farò esplicitamente. Quindi non andate a dire che quello che scrivo io è quello che dice Russel, altrimenti il fantasma del caro Bertrand potrebbe venire a tirarmi le coperte e fissarmi col suo sguardo torvo perché io corregga l’ingiustizia. :P

La mente di Dio e la mente umana

Qualunque essere umano si pone delle domande su questioni fondamentali della vita; le più importanti, a mio parere, sono quelle che riguardano il dolore e il male. Da dove vengono? Qual è il loro rapporto con la divinità? A questi dubbi ha risposto Epicuro, duecento e rotti anni prima della nascita di Cristo, con il famoso tetralemma:

La divinità o vuole abolire il male e non può; o può e non vuole; o non vuole né può; o vuole e può.
Se vuole e non può, bisogna ammettere che sia impotente, il che è in contrasto con la nozione di divinità; se può e non vuole, che sia malvagia, il che è ugualmente estraneo all’essenza divina; se non vuole e non può, che sia insieme impotente e malvagia; se poi vuole e può, sola cosa conveniente allla sua essenza, donde provengono i mali e perché non li abolisce?

Insomma, l’esistenza di un Dio buono e onnipotente è logicamente impossibile, perché se il male esiste i casi sono due: o Dio lo consente, nel quale caso non è buono, o Dio non può evitarlo, nel qual caso non è onnipotente.

A questo punto i cristiani, vedendo menzionata la logica, tirano inevitabilmente in ballo la questione dell’imperscrutabilità della mente di Dio, che è troppo grande e complessa perché i mortali possano intuirne i piani. Se esiste il male, dicono, è perché Dio ha le sue ragioni per consentirgli di esistere, ma noi non possiamo nemmeno immaginare quali esse siano. Questa risposta è un “perché sì” bello e buono: se un adulto rispondesse in modo simile a qualunque altra domanda, lo prenderemmo in giro. Invece tale spiegazione è accettata quando si parla di religione. Lol?

Questa è la prima ragione per cui non sono cristiano: il cristianesimo fornisce agli adulti giustificazioni per comportarsi come bambini. Rifiutare di mettere in discussione le proprie credenze in nome di un malinteso “rispetto per le opinioni” non è un atteggiamento da persona civile: è un chiudersi a riccio quando c’è anche la minima possibilità di avere torto. Ci vuole poco a estendere questo atteggiamento ad altri ambiti della vita sociale, coi risultati che vediamo ogni giorno: una Chiesa cattolica potentissima e intoccabile, per esempio.

Fra l’altro, il discorso riguardo la differenza fra mente divina e mente umana è facilissimo da smontare. Se la mente umana è opera di Dio, infatti, ci possono essere solo due motivi per cui essa non è pari alla Sua: o Dio non lo ha voluto, oppure Dio non poteva creare esseri con una mente pari alla sua. Nel primo caso, non vedo altra ragione al di là del timore che la creatura potesse in qualche modo detronizzare il creatore; nel secondo, Dio è impotente e quindi non si vede perché dovrebbe interessarci qualcosa di lui.

La metafora dei ciechi

Spesso i cristiani, per “dimostrare” che Dio esiste, ricorrono alla metafora dei ciechi e dei colori. All’interno di un dialogo, essa si presenta solitamente così:

Agnostico/Ateo: “Io non sono in grado di percepire Dio in alcun modo, dunque Dio non esiste.”

Cristiano: “Se tutti, tranne te, fossimo ciechi e tu venissi a parlarci dei colori, avremmo ragione a dire che non esistono perché non possiamo vederli?”

La risposta alla domanda dovrebbe essere un netto “sì”. In un mondo di ciechi nessuno avrebbe bisogno dei colori, esattamente come nel mondo reale nessuno ha bisogno di Dio. Chi è cieco dalla nascita vive benissimo senza avere alcuna idea di cosa sia il rosso, perché non fa affidamento sull’aspetto delle cose per distinguerle.  Allo stesso modo, se il mondo che ci circonda si può spiegare tranquillamente senza ricorrere a teorie sull’Onnipotente ed Egli stesso non dà alcun segno della propria presenza, possiamo dedurne che Dio non esiste o che, se esiste, non serve proprio a niente.

Da notare l’atteggiamento implicito nel proporre una metafora del genere: i ciechi sarebbero i non credenti, che non vedono ciò che invece per il cristiano è evidente.  Il messaggio è: “Se qualcuno ti parla di qualcosa che potrebbe benissimo non esistere e non porta la minima prova in favore delle sue argomentazioni, ha ragione lui. Pirla!” Educativo, eh? Sarebbe come se, in un processo, la colpevolezza fosse assunta e la difesa avesse l’onere di dimostrare il contrario: un’impresa molto difficile, se non impossibile, perché dimostrare che qualcosa non esiste è di svariati ordini di grandezza più complesso che dimostrarne l’esisteza. Per il pensiero cristiano, invece, è sufficiente la fede, ovvero il “perché sì”, per essere sicuri: se gli altri non sono d’accordo, dimostrino che il cristianesimo ha torto! Un bel modo di ragionare per conservare i privilegi acquisiti nel corso dei secoli.

Annunci
 
1 Commento

Pubblicato da su 11/12/2010 in Religione

 

Tag: , , , , , , ,

Una risposta a “Perché non sono cristiano – Parte 1

  1. Ardens

    19/06/2014 at 4:32 pm

    Anche se l’ articolo è vecchio ti rispondo lo stesso. u.u
    Dio non ha eliminato il male, non perchè non ne fosse capace ma semplicemente perchè teneva di più alla nostra libertà che non a un mondo perfetto. In questo modo non saremmo delle semplici marionette. A me questa cosa piace molto :)

     

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

 
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: