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Come imparare a essere onesti e fregarsene. Ovvero: l’allegra storia della mia laurea

23 Ott

Esattamente da tre giorni sono entrato nella condizione di uno che deve scrivere “disoccupato” al posto di “studente” alla voce Professione di qualunque modulo. Il racconto di come questo è avvenuto merita qualche riga.

Le discussioni cominciavano alle 9.00 e il mio nome era il terzultimo in una lista di una dozzina di persone. Per fortuna mi sono presentato alle nove in punto, perché appena arrivato mi hanno detto che i laureandi del mio relatore sarebbero stati “fatti” prima (fra poco saprete il perché) e io ero il secondo di quel particolare elenco! Sono entrato in fretta dentro l’aula, giusto il tempo perché quello prima di me finisse di parlare. Immaginatevi la tranquillità, in una situazione del genere, di uno che pensava di avere due ore di tempo per rilassarsi e ripetere fra sé le ultime cose.

A ogni modo hanno chiamato il mio nome, dandomi del “signore” invece che del “dottore” che spetta di diritto a chi ha già conseguito una laurea triennale; ma va bene così, tanto è noto che le lauree brevi sono tre anni passati a fare una sega (a Scienze della Comunicazione, poi!). Mi sono seduto sullo sgabello di fronte alla cattedra e, siccome doveva sembrare comodo, la commissione ha pensato di abbandonarmi a me stesso mentre i suoi membri litigavano su chi dovesse andare via prima perché aveva un’altra commissione in cui presenziare, doveva fare lezione, eccetera eccetera. Insomma, se io non fossi stato così previdente e, pensando di dover aspettare un paio d’ore, fossi arrivato più tardi, non so cosa sarebbe capitato. Avrei discusso la mia tesi senza il mio relatore? Mi sarei laureato un altro giorno/mese/anno? E chi lo sa?

A quel punto una persona normale avrebbe già tirato fuori assi, chiodi e martello per supplire alla mancanza di crocefissi in sala, ma io sono un uomo pacifico e non mi va di usare violenza di prima mattina, per cui dopo questa scenetta edificante ho cominciato a parlare. Purtroppo, fra il nervosismo e la voglia di stemperare un po’ la tensione, alla domanda “come sono tenuti in considerazione i giocatori di ruolo” ho risposto esattamente così: “Le persone esterne all’hobby, tradizionalmente, considerano i giocatori di ruolo come – scusate il francesismo – degli sfigati”. Al che il Capitan Ovvio della situazione (casualmente la docente a cui avevo dapprima chiesto la tesi, la cui proposta per un argomento avevo rifiutato prima di rivolgermi a un altro professore… è un caso, vero?) ha pensato bene di farmi notare che “siamo in una discussione di tesi di laurea” (questa voleva la promozione a Maggiore Ovvio, non ci sono altre spiegazioni). Siccome l’osservazione non era del tutto a sproposito, mi sono scusato e sono andato avanti, rispondendo alle domande non concordate di relatore e corelatore (quest’ultimo manco lo conoscevo, me lo hanno assegnato due giorni prima e non ci avevo mai parlato prima dell’altroieri). Va bene così, la prova è finita, lei parte da punti centoedue più due per la laurea in corso, si levi dalle balle. Erano le 9.30 circa.

La proclamazione dei laureati avrebbe dovuto svolgersi alle 12.30 per i candidati con cognomi dalla A alla M, alle 13.45 per tutti gli altri. Il mio cognome inizia con la P, quindi avrei dovuto presentarmi alle due meno un quarto. Ma, per fortuna, arrivo sempre in anticipo. Sono entrato nell’aula delle proclamazioni a mezzogiorno in punto e mezz’ora dopo, indovinate un po’ come ha esordito il presidente?

“Adesso proclamiamo i laureati con cognome dalla A alla N, visto che sul foglio c’è un errore. Si faccia avanti il dottor [o mi hanno chiamato “signor” anche lì? adesso mi viene il dubbio] P.”

Wait what? Non solo mi convocano per la discussione a un orario sbagliato, mi proclamano pure con un’ora e un quarto di anticipo? E se io fossi venuto all’ora giusta cosa avrebbero fatto? Mi avrebbero proclamato in absentia? Ma dove siamo, nel Congo? Evidentemente no, visto che laggiù muoiono di fame e non fanno certo idiozie del genere.

Adesso viene il bello. Il voto che mi hanno dato è 108, abbastanza basso: in pratica la discussione mi ha fruttato il minimo dei punti previsti. Mi sono girate un po’ le balle, ma nulla di che: probabilmente ero stato impreciso, magari un po’ insicuro verso la fine, e in effetti non mi sembrava di aver brillato nello spiegare alcune cose. Poco dopo, alcune circostanze mi hanno portato a pensare che  la colpa sia dell’aspirante Maggiore Ovvio, rimasta scontenta del mio uso di termini poco appropriati. Paradossalmente, la cosa non mi ha fatto arrabbiare! Anzi, sono stato felice di scoprire che il mio parziale insuccesso non è stato dovuto a mie mancanze, ma alla miseria intellettuale di una persona che per puro caso era in posizione di giudicarmi (Umberto Eco l’avrebbe chiamata “intellettualmente piccolo borghese”).

Tutto questo che senso ha? In parte è uno sfogo, naturalmente. Ma sopratutto voglio portare a esempio la mia esperienza per far capire a tutti che non vale la pena angosciarsi o farsi venire il sangue cattivo a causa di certi individui. Bisogna saper distinguere le proprie mancanze da quelle degli altri, altrimenti si è destinati a rimanere piccoli dentro e frustrati. Allo stesso tempo bisogna capire quando si ha sbagliato: probabilmente avrei dovuto stare più calmo e usare una parola diversa da “sfigati”, anche se non mi pento di averla detta e porterò quel 108 dentro alla stregua di un metaforico Cuore Purpureo (la medaglia che ricevono i soldati americani feriti o uccisi in battaglia). Ma la lucidità nel giudicare se stessi e gli altri è essenziale in ogni aspetto della vita. Per esempio, la docente in questione non è una cattiva persona: mi ha insegnato l’Inglese molto bene e l’ho sempre trovata gentile e professionale. Non mi sono messo a insultarla sull’Internet giusto per sfogarmi, anche perché fare ciò avrebbe significato dare alla faccenda più importanza di quanta non ne abbia.

Da crocifiggere sono semmai gli impiegati amministrativi, quelli che hanno incasinato gli orari delle commissioni e fornito ai docenti elenchi sbagliati. È osceno che esistano persone stipendiate che fanno boiate del genere. Nel privato sarebbero licenziate in breve tempo, ma siccome i soldi pubblici sono sempre i soldi degli altri, costoro continuano a guadagnare a spese nostre. Continua così, Università, e vedrai come andrà a finire.

/rant.

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2 commenti

Pubblicato da su 23/10/2010 in Rant, Slice of life

 

2 risposte a “Come imparare a essere onesti e fregarsene. Ovvero: l’allegra storia della mia laurea

  1. triex

    23/10/2010 at 9:25 pm

    E la pubblicherai questa tesi?

     
    • bakakura

      23/10/2010 at 9:28 pm

      Forse, ma prima dovrei correggere certi refusi imbarazzanti. :P

       

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